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AFORISMA DEL GIORNO

28 gennaio, 2018

Elezioni, fra protezionismi e fandonie la politica si "scorda" del "problema SSN"

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Basta coi tagli: la sanità italiana va rafforzata e riallineata ai principi di equità. Lo chiede all’unanimità una recente indagine conoscitiva della 12esima Commissione del Senato, che spinge per il rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. Senza però aver trovato grande eco da parte dei partiti: il tema della salute dei cittadini è praticamente assente dal dibattito politico di una campagna elettorale dove ha trovato spazio perfino la riapertura delle case chiuse. Anche a dispetto del fatto che la sanità rappresenta circa l’80% dei bilanci delle Regioni e che, come nel caso del Lazio, sia pure motivo di pesante indebitamento (10 miliardi su 25 dell’intera sanità italiana).

A leggere le parole del resoconto sommario, la situazione della sanità italiana rischia di peggiorare ulteriormente se la politica non interviene per garantire il diritto alla salute dei cittadini. “La sanità sta pagando un pesante contributo alle politiche di contenimento dei costi messe in atto dai governi succedutisi fino ad oggi, attraverso manovre di particolare entità per il Servizio sanitario nazionale che se da un lato hanno favorito una razionalizzazione del sistema, dall’altro stanno mettendo a dura prova i bisogni dei cittadini”, si legge nelle conclusioni dell’indagine sul Ssn. “Le restrizioni imposte alla sanità pubblica, in particolare nelle regioni sotto Piano di Rientro (…) stanno producendo effetti preoccupanti in termini di funzionamento dei servizi e di assistenza erogata ai cittadini, alimentando importanti diseguaglianze all’interno di un sistema che, al contrario, dovrebbe rispondere ai principi di equità”.

Secondo il Senato, questa tendenza non può continuare ancora a lungo: “la Commissione ritiene che, nei prossimi anni, il sistema non sia in grado di sopportare ulteriori restrizioni finanziarie, pena un ulteriore peggioramento della risposta ai bisogni di salute dei cittadini e un deterioramento delle condizioni di lavoro degli operatori”. Per questo, prosegue il documento, “la Commissione (Igiene e sanità, ndr) ritiene che la tutela della salute debba ritornare a pieno titolo a far parte dell’agenda delle priorità dei governi (nazionale e regionale)”. In che modo? Con un piano straordinario di investimenti, la ridefinizione e il monitoraggio dei livelli essenziali assistenziali (Lea) che, secondo il Senato, non sono garantiti su tutto il territorio nazionale. Parole che suonano come musica alle orecchie della Cgil che si sta battendo anche contro la tendenza del governo Renzi prima e Gentiloni poi di favorire lo sviluppo di welfare aziendale sottraendo risorse agli investimenti nella sanità pubblica e quindi alla sua universalità.

“Speriamo che la questione sanità entri a pieno titolo in questa campagna elettorale”, confida il responsabile welfare della Cgil, Stefano Cecconi. I precedenti non testimoniano a favore: “Da Monti in poi abbiamo assistito a dichiarazioni programmatiche di governi che non hanno assolutamente affrontato la questione della salute pubblica e del futuro del Servizio sanitario nazionale”, racconta Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaoo Assomed. “Siamo di fronte ad una colossale opera di mistificazione – prosegue Troise –. La politica chiede un voto nascondendo il progetto che ha in mente per la salute dei cittadini. Direi che è quanto meno curioso che i partiti non si esprimano sui piani che hanno per garantire il diritto alla salute in un sistema sanitario che avrebbe bisogno di un innesto di nuovi risorse economiche e professionali per far fronte alle esigenze di una popolazione che invecchia”. Per questo i medici di Anaoo Assomed hanno lanciato la campagna: #prima di votare, pensa alla salute. Un modo per invitare la gente a difendere con i denti il costituzionale diritto alla salute e per spingere la politica ad invertire la rotta su un tema del peso dell’universalità delle cure pubbliche per i cittadini.


AUTRICE: Fiorina Capozzi
FONTE: Il Fatto Quotidiano

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19 gennaio, 2018

Stasera in onda su Raitre "La Linea Verticale", una fiction "medical drama" ispirata alla drammatica realtà sanitaria italiana

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Tratto da un libro "best seller" dello scorso anno e ispirato ad una storia vera, "La Linea Verticale" è un "drama" con forti contorni di commedia e di ironia, che descrive la storia di un paziente qualunque alle prese con la dura realtà sanitaria italiana. Le tante facce della vita di reparto vengono riproposte in una chiave di lettura nuova, dove il paziente vive e racconta con i suoi occhi quegli aspetti di una  "Linea di potere" immaginata come una verticale e generante una gravità troppo spesso fonte di derisione per gli addetti ai lavori e svantaggiosa per il paziente stesso.

Di seguito la recensione tratta dal famoso sito Movieplay.it (a cura di Chiara Apicella):

"" Quando uscì sugli schermi italiani l'incomparabile serie Boris, urlammo al miracolo: non eravamo abituati da anni a un prodotto nostrano per la televisione così acuto e gustoso, che raccontasse vizi e slanci dell'Italia in maniera tanto realistica e al contempo surreale. Ne eravamo deliziati: avevamo saputo prenderci in giro con arguzia, esorcizzando e denunciando un microcosmo lavorativo che sembrava il plastico dell'Italia tutta.

La Linea Verticale è la nuova serie in onda su Rai3, in prima serata dal 13 gennaio e interamente disponibile sulla piattaforma gratuita RaiPlay già dal 6, scritta e diretta da Mattia Torre, una delle vulcaniche menti dietro Boris; di questa conserva l'umorismo cattivo, molti irresistibili interpreti, e quelle pennellate surreali. Ma lo spunto è più serio, l'impianto narrativo è di un medical drama (per ironia della sorte, come quello della serie fittizia in Boris, Gli occhi del cuore), e lo sguardo dietro la macchina da presa non è solo di scherno, ma anche di profonda gratitudine.

Primi minuti della prima delle otto puntate, da venticinque minuti l'una: Luigi (uno sferzante, annichilito e sempre in parte Valerio Mastandrea) fa le sue considerazioni dopo la scoperta di un cancro al rene. Immagina il suo funerale, che dovrà essere molto doloroso; a questo scopo, è escluso il rito cattolico, troppo criptico e distraente. Si racconteranno invece aneddoti della sua vita che uniscano "lo strazio a quella nota comica", e che faranno venire voglia a tutti gli astanti di farla finita. Già nei primi minuti s'intuisce la cifra della serie: tra il commovente e l'ironico, quell'umore vibrante e verissimo di chi ci è passato in prima persona, come Mattia Torre, conservando quella lucida tenerezza con cui ha potuto scriverne un libro e poi una serie, che inizialmente sarebbe dovuta essere uno spettacolo teatrale.

La voice-over di Luigi commenta continuamente la routine in ospedale, e dà vita a squarci e siparietti immaginati dal protagonista per evadere dal presente con filosofia e cinismo. È così che Luigi ci spiega come la rabbia anche lì dentro si sfoghi verticalmente, dal medico allo specializzando all'infermiere, e che sia da cercare in questa linea verticale il motivo per cui l'addetto alle pulizie è la persona più frustrata e scortese dell'ospedale. Ed è ancora con questo espediente che Luigi spiega come tutti si sfoghino sul pulsante dell'ascensore, premendolo nevroticamente o addirittura saltandoci sopra come farebbe un ninja. Le riprese ieratiche dal basso o dall'alto, e quelle inquadrature che quasi ricordano il "Cristo morto" di Mantegna, aggiungono un'aura di sacralità all'ironia, perché negli ospedali tutti i pazienti sono uguali, e non c'è distinzione per reddito o ceto, ma ognuno sviluppa una "intima e profonda dipendenza dai medici", esattamente come si fa con una divinità. Figure quasi ultraterrene e spesso presenti nei sogni, i medici che gravitano intorno a Luigi hanno un qualcosa in più rispetto agli altri esseri umani: possiedono le risposte. Peccato che, da parte dei medici meno ispirati e molto più sbrigativi del dio-chirurgo (Elia Schilton) che opera Luigi con affetto e dedizione, la diagnosi medica sia sempre la stessa: "è colpa dei vasi". Battuta geniale e sconsolata, che torna nelle puntate come un refrain.

Luigi non è un paziente abbandonato a sé stesso, ma ha un'amorevole moglie incinta (Greta Scarano) e una figlia di sette anni che gli compare di continuo, insieme alla compagna, in quei ricordi cui ci si aggrappa per sopravvivere. La moglie di Luigi va sempre a trovarlo, lo incoraggia parlando di resilienza, ma a un occhio più attento mostra un'espressione stanca e la radice dei capelli imbiancata, come quando si hanno pensieri più seri del rifarsi la tinta. E poi c'è la caposala (Alvia Reale), che ha un modo di fare ruvido ma si rivela comprensiva, e ama evadere con la mente dai corridoi ospedalieri grazie al melenso pop italiano.

C'è l'impareggiabile compagno di stanza Amed (Babak Karimi), considerato da tutti un migrante nonostante parli un italiano da filosofo, alternando momenti di compassione a deliri mistici e minacce di dieta vegana agli altri pazienti. C'è "il competente delirante" (Giorgio Tirabassi), che non si comporta da malato ma da dottore, elargendo diagnosi a tutti con bonaria petulanza e in fondo rimpiangendo gli aromi della sua trattoria. C'è Peppe (Gianfelice Imparato), che affronta la malattia col tipico ottimismo del "paziente recidivo", e si ricorda di tutti ma non viene riconosciuto da nessuno. C'è l'infermiera Giusy (Cristina Pellegrino), che minaccia in romanesco i pazienti ma in realtà li sostiene in tutte le loro assillanti pretese. E c'è il dottor Barbieri (Ninni Bruschetta), che la corteggia insistentemente e, coi pazienti, mescola diagnosi di un secondo a ottimi consigli spassionati, celando un odio viscerale nei confronti degli oncologi che, a differenza dei chirurghi, non combattono sul campo. E tutti i personaggi sono caratterizzati perfettamente, dai medici che minimizzano ai medici catastrofici, dal chirurgo primario fino alla paffuta infermiera filippina, che viene chiamata "Filippa" e lo spiega col fatto che gli italiani sono un popolo "semplicistico".

E c'è poi chi riserva al proprio mestiere molta meno dedizione: dal dottor Policari (Antonio Catania), che preferisce la musica alla medicina e si distrae ascoltando l'evocativa suoneria del suo cellulare, al dottor Rapisarda (Federico Pacifici), che si defila quando intravede domande, lamentele e rogne di varia natura, e che secondo le congetture di Luigi ha perfezionato un passetto apposito per voltare i tacchi senza dare troppo nell'occhio. E non solo i medici, ma anche i preti sembrano poco convinti della propria vocazione: Don Costa (Paolo Calabresi) dopo la scoperta della malattia non dispensa più consigli fumosi tra i letti dell'ospedale, ma si mostra impaurito e vulnerabile, e confessa che anche lui, come Ratzinger, pensa: "Boh!". In quella linea verticale che è la vita, tutti vacillano, con maggiore o minore empatia, con maggiore o minore egoismo; ma tutti sognano il mare, o quantomeno di raggiungere "a piccoli passi" il bar, se i valori dell'emoglobina lo consentono, facendo diventare un traguardo ordinare cinque caffè per gli infermieri che possono berlo.

Questo medical nostrano, un po' comico e un po' drammatico, racchiude un amore per la vita e per il ritorno alla vita che può consolare chiunque, malati e non, e che a un certo punto prende in prestito i meravigliosi versi di Borges, estendendo la celebrazione per la vita a quella per i medici, per gli infermieri, e per chiunque nel proprio mestiere profonda amore e impegno. Perché, oltre a essere un popolo semplicistico, l'Italia è anche composta da persone che fanno guarire gli altri, con tutti gli strumenti che hanno a disposizione. ""


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18 gennaio, 2018

Influenza, il "Yamagata" gioca un brutto scherzo: record di incidenza e quasi quattro milioni di casi

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Il 2017 sarà ricordato come una delle stagioni peggiori per la diffusione del virus influenzale, con un'incidenza fra le più elevate rispetto agli ultimi 15 anni. Tuttavia, questa non dovrebbe aumentare: gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità sono sicuri sulle stime secondo le quali l'influenza sta raggiungendo il picco proprio in queste prime due settimane di inizio anno. Sempre l'ISS stima un numero di casi pari a poco meno di 4 milioni: un'influenza che segna il record di casi, come 0non si vedeva dalle stagioni 2004-05 e dal 2009-10, anno dell'influenza A. Precisamente, nell’ultima settimana si contano 832mila nuovi casi, che hanno portato il totale a 3 milioni e 883mila. Il livello di incidenza è pari a 13,73 casi per mille assistiti. La fascia di età maggiormente colpita è quella dei bambini al di sotto dei cinque anni in cui si osserva un’incidenza pari a circa 30,8 casi per mille assistiti e quella tra 5 e 14 anni pari a 15,9. L’incidenza nei giovani adulti è pari a 13,8 e negli anziani a 7,8 casi per mille assistiti. In tutte le Regioni italiane il livello di incidenza è pari o superiore a dieci casi per mille assistiti tranne in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Provincia autonoma di Bolzano.

A favorire l'elevato numero di casi vi è stata la diffusione di una variante del ceppo B, il "Yamagata", variante non molto aggressiva e tuttavia "non coperta" dal vaccino trivalente (ma soltanto dal quadrivalente, solitamente utilizzato solo se richiesto specificatamente dal paziente o dal medico stesso). Tale variante ha contribuito a colpire soprattutto nell'età pediatrica e nel periodo festivo. Sarebbero quindi tre i fattori che hanno determinato quest'anno ad innalzare l'incidenza: 1) la vaccinazione anti-influenzale spesso non diffusa per quanto si dovrebbe 2) un ceppo meno atteso e che si diffonde maggiormente in età pediatrica cioè in individui immunologicamente "naive" 3) un vaccino paradossalmente "inefficace" poichè il trivalente è molto più utilizzato del quadrivalente.

L'influenza si presenta con i soliti sintomi: raffreddore, tosse e febbre molto alta che dura anche diversi giorni, malgrado l’uso di antipiretici. L’unico rimedio, visto che si tratta di una patologia virale, è quello di stare a letto, bere molto per prevenire la disidratazione, e seguire un’alimentazione leggera, ricorrendo agli antibiotici (ricordando che gli antibiotici sono poco utili nelle fasi iniziali di una malattia virale) solo sotto consiglio/prescrizione medica e soltanto per prevenire possibili complicanze (sovrainfezioni batteriche causanti bronchiti, otiti, ect).

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13 gennaio, 2018

Medici italiani in fuga dal "Malpaese", il 52% dei medici europei scappa dall'Italia

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C'era una volta la valigia di cartone, quella dei migranti in cerca di fortuna. Adesso il bagaglio si sarà pure trasformata in un trolley, ma a quanto pare la ricerca di una vita migliore resta una costante. Con la differenza, rispetto al passato, che tra gli espatriati ci sono professionisti con importanti specializzazioni, costate anni di studio e il sacrificio economico delle famiglie. E' il caso dei 10.104 medici che tra il 2005 e il 2015 hanno lasciato il loro Paese: su 100 dottori europei espatriati, ben 52 sono italiani.

A parlarne è il primo Rapporto di Enpam-Eurispes sul sistema sanitario italiano, in base ai dati forniti dalla Commissione europea. Il secondo Paese per maggiore numero di medici che vanno via è la Germania, ma si ferma al 19%. Meta principale degli stetoscopi viaggianti è la Gran Bretagna con il 33% di scelte, seguita dalla Svizzera con il 26%. Il dato, segnala il Rapporto, è tanto più allarmante per l'Italia in vista del futuro prossimo, ovvero da oggi al 2025, periodo per il quale si prospetta una forte quota di pensionamenti. Si stima che verranno collocati a riposo 47.300 medici specialisti del SSN, a cui si aggiungono i circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000. Se si conferma il trend dei giovani medici che scelgono l'estero, il saldo risulterà fortemente passivo, e i fenomeni di carenze professionali già diffusi ma non ancora esplosi si manifesteranno appieno, allargando oltre misura la forbice tra pensionamenti e nuovi ingressi.

"Lo Stato spende mezzo milione di euro per formare un medico specializzato e poi se lo prende la Svezia", ha commentato la signora Beatrice Lorenzin alla presentazione del Rapporto Enpam-Eurispes. "La realtà è che se un giovane medico va a lavorare altrove, vuol dire che sono state investite risorse a beneficio di altri Paesi", ha aggiunto, "l'Italia si impoverisce del proprio capitale umano, e se non c'è demografia, non c'è crescita economica".

Del resto il blocco del turnover, che da anni impedisce un ricambio del personale negli ospedali e nei presidi del Ssn, ha creato un esercito di medici, assistenti sanitari e tecnici che lavorano a partita Iva o addirittura con logica interinale. Il Rapporto definisce queste presenze a chiamata, o a gettone, vere e proprie presenze "ectoplasmatiche", poiché pur non risultando tra gli organici, lavorano come dipendenti e svolgono le stesse mansioni ma in una condizione di precariato assoluto.

Impossibile in queste condizioni pensare a una carriera, così come è risultato finora impossibile censire queste figure e determinare quanto incidano sul sistema. In particolare il rapporto cita l'area del Napoletano e del Casertano dove viene impiegata una media di 250 assistenti sanitari interinali nelle corsie dei maggiori ospedali. Con riferimento al 2011, e il dato non è stato aggiornato, risulta che nelle strutture della sanità pubblica operavano almeno 35mila precari, tra cui 10mila medici, con lavoro a gettone.

FONTE: Repubblica.it
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Statali, pugno di ferro sulle visite fiscali: varati incentivi economici per i medici compienti visite domiciliari

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Da oggi le visite fiscali per gli statali in malattia potranno essere anche ripetute più volte ed eseguite in prossimità dei giorni festivi e di riposo settimanali. In pratica, visite fiscali con controlli ripetuti più volte in un giorno, soprattutto a ridosso del fine settimana o in prossimità delle feste. E' una delle novità della riforma Madia che riguarda circa 3 milioni di dipendenti: previsti anche incentivi economici ai medici per spingerli a effettuare più accertamenti nelle zone d'Italia meno battute.

Salta invece l’armonizzazione tra il settore pubblico e quello privato che avrebbe parificato le fasce di reperibilità. La riforma Madia non si è adeguata alle osservazioni del Consiglio di Stato e ha lasciato invariate le vecchie fasce orarie peri i controlli per l’accertamento delle assenze dal lavoro per malattia.

Il decreto numero 206/2017 firmato dal ministro della Pubblica amministrazione di concerto con il ministro del lavoro Poletti, pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 dicembre, è entrato in vigore oggi. L'obiettivo è quello di ridurre il più possibile l'assenteismo "strategico" dei dipendenti, specie a ridosso di festività o week end: una stretta iniziata dopo il famigerato capodanno dei vigili di Roma a cavallo tra il 2014 e il 2015 con l'85% del personale a casa per malattia. Dunque, tra le novità spicca la possibilità dei controlli reiterati. Il medico durante una malattia potrà recarsi anche più volte al giorno a casa del lavoratore, anche a distanza di poche ore. E, per incentivare i controlli fiscali, sono previsti dei premi economici ai medici proprio in base al numero delle visite effettuate.

Rimangono invariate, almeno per ora, le fasce orarie di reperibilità. Sette ore per i dipendenti pubblici(contro le 4 dei privati), e cioè dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L'obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi. Il dipendente inoltre è tenuto a comunicare preventivamente al datore, che a sua volta informerà l'Inps, l'eventuale variazione di indirizzo durante il periodo di prognosi. Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti con “patologie gravi che richiedono terapie salvavita; causa di servizio riconosciuta” con riferimento alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del presidente della Repubblica 30 dicembre 1981 n. 834 o a patologie della Tabella E dello stesso decreto; “stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%”.

All’articolo 1 viene stabilito che la visita fiscale può essere richiesta, dal datore di lavoro pubblico, fin dal primo giorno di assenza dal servizio per malattia del dipendente pubblico mediante utilizzo del canale telematico messo a disposizione dall’INPS. All’articolo 2, invece, viene scritto che le visite fiscali possono essere effettuate con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità delle giornate festive e di riposo settimanale. All’articolo 3, invece, si parla di fasce orarie di reperibilità: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e festivi. Nell’articolo 4, invece, spazio alle esclusioni dall’obbligo di reperibilità. Con l’articolo 5, il medico è tenuto a redigere, nelle modalità telematiche indicate dall’INPS, il verbale contenente la valutazione medico legale relativa alla capacità o incapacità al lavoro riscontrata. L’articolo 6, invece, parla di variazione dell’indirizzo di reperibilità: deve essere comunicato dal dipendente all’amministrazione presso cui presta servizio. L’articolo 7 si parla della mancata effettuazione della visita per assenza del lavoratore all’indirizzo indicato: il medico fiscale rilascia apposito invito a visita ambulatoriale per il primo giorno utile presso l’Ufficio medico legale dell’INPS competente per territorio. Nell’articolo 8, invece, si afferma che, qualora il dipendente non accetti l’esito della visita fiscale, il medico è tenuto ad informarlo del fatto che deve eccepire il dissenso seduta stante e questo deve essere sottoscritto dal dipendente. L’ultimo articolo, il numero 9, infine, parla di rientro anticipato al lavoro: il dipendente deve richiedere un certificato sostitutivo che viene rilasciato dallo stesso medico che ha redatto la certificazione di malattia ancora in corso di prognosi o da altro medico in sostituzione.




FONTE: Web
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23 dicembre, 2017

Giovani in fuga dall'ospizio "Italia"

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Trentottomila mila giovani adulti, il 28,5% dei quali laureati, nel 2016 hanno abbandonato l’Italia secondo quanto ci racconta Istat. Questo dato, che fa riferimento alla classe d’età dei 25-39enni, è solo la punta di un iceberg sul quale la nostra già periclitante demografia rischia di andare a sbattere, affrettando quella trasformazione dell’Italia in un gigantesco ospizio a cielo aperto, visto che sempre nel 2016 i dati Istat ci dicono che sono nati circa 12 mila bambini in meno.

Non riesco a dar torto a questi emigranti italiani per la semplice ragione che molto probabilmente là fuori troveranno quello che qui non c’è: un lavoro decente, quindi, ma soprattutto le grandi assenti nel nostro paese: le opportunità. Una constatazione che sembra ormai diffusa nel nostro paese, visto che Istat nota con un certo sconcerto che il saldo demografico dei residenti, ossia la differenza fra gli italiani che rientrano dall’estero e quelli che si cancellano dall’anagrafe per andare all’estero, è in costante peggioramento da dieci anni, passando da praticamente zero a  80 mila.

Per essere ancora più precisi, “sono 81 mila gli emigrati italiani con più di 24 anni nel corso del 2016, l’11% in più rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 25mila posseggono la laurea (31%)”. Parliamo quindi di tutte le classi di età superiori ai 24 anni. Complessivamente gli italiani finiti all’estero sono stati 115 mila, il 73% del totale delle emigrazioni dall’Italia per l’estero. “Il numero degli emigrati italiani si è più che triplicato rispetto a dieci anni prima passando da 36mila del 2007 a 115mila del 2016. Le immigrazioni, d’altro canto, interessano i nostri connazionali solo nel 13% dei casi (38mila). I due flussi danno origine così a un saldo migratorio dei soli cittadini italiani di -77mila unità”. Quanto alle destinazioni, il 2016 è stato l’anno del Regno Unito, probabilmente perché molti hanno pensato di farsi registrare laggiù nel timore che la Brexit chiudesse i cancelli di accesso. Ma poi rimangono le destinazioni classiche, nell’ordine la Germania, la Svizzera e la Francia, con la Spagna a chiudere la classifica dei principali paesi di arrivo. Quanto alle regioni di provenienza, si segnalano i movimenti migratori di confine, ossia dalle regioni del nord verso i paesi limitrofi, e poi dalla Sicilia. È interessante poi osservare che la voglia di stare in Italia scema anche fra gli stranieri.

Arrivano meno persone dall’estero, mentre aumentano sempre più le emigrazioni, in gran parte di italiani, come abbiamo visto. Tutto ciò rende vagamente surreale il nostro dibattito sull’immigrazione e soprattutto non fa altro che peggiorare la nostra piramide demografica, ormai sempre più sbilanciata verso la cima (gli anziani) a scapito della base (i giovani). A fronte di questi numeri è più che legittimo chiedersi quanto il leggero miglioramento della disoccupazione giovanile, registrato sempre da Istat negli ultimi dati tendenziali di ottobre relativi al mercato del lavoro in ottobre, dipenda dall’emigrazione piuttosto che dal miglioramento del mercato del lavoro. Cancellarsi dall’anagrafe italiana porta con sé anche la cancellazione dalle liste di disoccupazione, evidentemente.

Ma aldilà di questa circostanza, è facile comprendere questi giovani più o meno adulti e istruiti che hanno la (s)ventura di  esser nati in un paese che ormai, per evidenti ragioni di senilità incipiente, volge la sua attenzione alla popolazione anziana assai più che a quelli che lo diventeranno. Basta ricordare l’ossessione nazionale per le pensioni, che anche in occasione della ultima legge di bilancio ha dato ampia prova di sé.  E’ sufficiente un semplice esperimento per verificarlo. La voce “pensioni”, ricercata in una agenzia di stampa nell’arco di tempo 1 novembre/1 dicembre, ha originato 920 record . La voce “lavoro giovani” più o meno la metà, circa 500. La voce bebé 217. Per quanto rudimentale, questo metodo consente di misurare l’attenzione della stampa e della politica su questi argomenti in occasione del Grande Dibattito che si sta consumando sulla manovra finanziaria. E se andiamo a vedere gli stanziamenti osserviamo anche come questa differenza si replichi nelle risorse che queste categorie mobilitano. L’ennesima riforma delle pensioni, che allarga la platea dell’Ape social, costerà circa 250 milioni in più di spesa pensionistica fino al 2020. Costi che certo non si esauriscono in un triennio. Al contrario durerà solo un triennio il bonus bebé per il quale sono pure stati notevolmente ridotti i fondi. Ciò a fronte di una situazione di grave denatalità.

Ce n’è abbastanza per capire chi decida di tentare la fortuna fuori dall’ospizio Italia. Si comprende un po’ meno come sia possibile che tutto ciò non susciti granché attenzione: nel migliore dei casi, una rassegnata alzata di spalle.

FONTE: Il Sole 24 Ore
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15 dicembre, 2017

Internet, 8,8 milioni di italiani vittime di "fake news" sanitarie

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Internet è pieno di notizie false. Un problema che riguarda anche la salute.  Come conferma uno studio del Censis, realizzata con Assosalute, sempre più italiani sono vittime di fake news. Secondo i dati presentati circa 8,8 milioni di persone hanno trovato sul web informazioni mediche sbagliate, in tutto il corso dell'anno: studenti, anziani ma soprattutto 3,5 milioni di genitori che senza il parere del medico si sono fidati di quanto hanno letto su internet.

Il web è fonte d'informazione per oltre 15 milioni di persone in Italia.Tra questi il 17% consulta siti generici, il 2,4% i social network e solo il 6% siti istituzionali. Un dato importante della ricerca dimostra, però, che oltre il 69% degli italiani vorrebbe trovare informazioni certificate da esperti. Una richiesta che, come sostiene Marco Cossolo di Federfarma, potrebbe rigurdare il ruolo del farmacista, figura chiave nel rapporto tra medico e paziente. Secondo l'associazione di categoria, infatti,  "il rapporto tra internet, social e negozio fisico potrebbe essere  rinnovato per confutare le notizie false in circolazione".

L'importanza del ruolo di questa professione lo dimostra il fatto che sempre più italiani decidono di curare piccoli disturbi come gastriti, mal di testa e influenza con un'autodiagnosi. Nonostante ciò, nel nostro Paese spendiamo in farmaci da banco il 39% in meno rispetto alla media europea. Un consiglio, per curarsi nel modo adegiato, potrebbe venire proprio dai farmacisti che utilizzando il web promuoverebbero un'informazione corretta verso quanti finora erano caduti nella trappola delle fake news.

FONTE: TgCom24
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14 dicembre, 2017

Biotestamento, via libera dal Senato per la nuova Legge, tutte le novità

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Via libera dall'Aula del Senato al provvedimento sul biotestamento. I sì sono stati 180, 71 i no e 6 astenuti. Il testo diventa legge. Un grande applauso si è levato dall'Aula. Viene così riconosciuto, tra le altre cose presenti nel testo, il diritto del paziente a rifiutare le cure.

Grazie alla legge appena promulgata, Ogni persona maggiorenne in previsione di una futura malattia che la renda incapace di autodeterminarsi può, attraverso le Dat, le disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie preferenze sui trattamenti sanitari, accettare o rifiutare terapie e trattamenti, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali.

Queste le novità

CONSENSO INFORMATO - La legge stabilisce che nessun trattamento sanitario possa essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. Il consenso informato tra medico e paziente è espresso in forma scritta o, nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Il consenso informato può essere revocato anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento, incluse la nutrizione e l'idratazione artificiali che, viene specificato nel testo, 'sono trattamenti sanitari', in quanto 'somministrati su prescrizione medica di nutrienti mediante dispositivi sanitari'.

ASSISTENZA PSICOLOGICA - Il medico, se il paziente rifiuta o rinuncia a trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, gli prospetta le conseguenze della decisione e le possibili alternative ed è tenuto a promuovere ogni azione di sostegno al paziente, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

POSSIBILE OBIEZIONE DI COSCIENZA MA OSPEDALE DEVE GARANTIRE ATTUAZIONE DAT - Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo e, in conseguenza di ciò, è esente da responsabilita' civile o penale. Il paziente non puo' esigere trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali. A fronte di tali richieste il medico non ha obblighi professionali quindi può rifiutarsi di dare corso alle Dat, tuttavia ogni azienda sanitaria pubblica o privata anche cattolica garantisce la piena e corretta attuazione dei principi della legge sul biotestamento.

DIVIETO DI ACCANIMENTO TERAPEUTICO - Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati.

TERAPIA DEL DOLORE E SEDAZIONE PALLIATIVA PROFONDA - Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico. A tal fine, e' sempre garantita un'appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico puo' ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico.

MINORI - Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dai genitori o dal tutore tenendo conto della volonta' della persona minore, in relazione alla sua eta' e al suo grado di maturità e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacita' di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nella condizione di esprimere la sua volontà. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno, in assenza delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT) o il rappresentante legale della persona minore rifiuti le cure proposte e il medico ritenga invece che queste siano appropriate e necessarie, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

DAT - Ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonche' il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali.

FIDUCIARIO - Chi sottoscrive le Dat indica una persona di sua fiducia ('fiduciario) che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Il fiduciario deve essere una persona maggiorenne, capace di intendere e di volere. Il fiduciario può rinunciare alla nomina con atto scritto. L'incarico del fiduciario può essere revocato. Al fiduciario e' rilasciata una copia delle Dat. Nel caso in cui le Dat non contengano l'indicazione del fiduciario o questi vi abbia rinunciato o sia deceduto o sia divenuto incapace le Dat mantengono efficiacia in merito alle convinzioni e preferenze del disponente. In caso di necessità, il giudice tutelare provvede alla nomina di un amministratore di sostegno

DAT DISATTESE IN CASO DI NUOVE TERAPIE - Il medico è tenuto al rispetto delle DAT le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora le Dat appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente ovvero sussistano terapie non prevedibili all'atto della sottoscrizione capaci di offrire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

REGISTRO REGIONALE DELLE DAT - Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle Dat, compresa l'indicazione del fiduciario, e il loro inserimento nella banca dati, lasciando comunque al firmatario la libertà di scegliere se darne copia o indicare dove esse siano reperibili.

NIENTE BOLLO E TASSE SULLE DAT - Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o per scrittura privata consegnata dal disponente presso l'ufficio di stato civile del suo comune di residenza che provvede a inserirlo in un registro dove istituito o presso la struttura sanitaria che poi la trasmette alla regione. Le Dat tuttavia sono esenti dall'obbligo di registrazione, dall'imposta di bollo e da qualsiasi altro tributo, imposta, diritto e tassa. Le Dat possono essere revocate con dichiarazione verbale raccolta o videoregistrata da un medico con l'assistenza di due testimoni in casi di emergenza e urgenza.

DAT VIDEOREGISTRATE - Nel caso in cui le condizioni fisiche del paziente non lo consentano, possono essere espresse attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le stesse modalità sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento.

PIANIFICAZIONE CONDIVISA DELLE CURE - Rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico, alla quale il medico è tenuto ad attenersi qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. Anche in questo caso può essere indicato un fiduciario. L'atto di pianificazione delle cure può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

FONTE: TgCom24
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Inghilterra, arrestato chirurgo che incideva il proprio nome sugli organi trapiantati

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Passava per uno dei migliori chirurghi dell'ospedale universitario Queen Elizabeth di Birmingham, in Gran Bretagna, e solo per caso, nel 2013, fu scoperto il suo "vezzo": il medico, infatti, lasciava le sue iniziali - SB - sul fegato che trapiantava. Il chirurgo-zorro, come era stato ribattezzato dalla stampa britannica Simon Bramhall, 53 anni, davanti al giudice ha ammesso le sue responsabilità. Due gli episodi dei quali risponderà risalenti al periodo da febbraio ad agosto 2013: la sentenza arriverà a gennaio.

Il chirurgo-zorro ha lavorato per 12 anni al Queen Elizabeth Hospital, fino alla sua sospensione nel 2013. Nel maggio 2014 presentò le sue dimissioni, ammettendo davanti a una commissione disciplinare, "l'errore".

Difficile stabilire quante volte il dottore abbia lasciato il "segno". Esperti chiamati a relazionare al processo hanno confermato che l'uso, seppur improprio, del gas argon non è ritenuto dannoso per l'organo e che normalmente i segni scompaiono.

Simon Bramhall usava gas argon, solitamente impiegato negli interventi per cicatrizzare, per lasciare, invece, la sua "firma". Il segno identificativo fu scoperto da un collega, che intervenne durante un'altra operazione su un suo paziente "marchiato".

La sua difesa punta sul fatto che l'uomo non fosse solo mentre operava e che quindi il tutto sia avvenuto "in presenza di colleghi". Per l'accusa, invece, le azioni del medico sono state eseguite "con un disprezzo per i sentimenti dei pazienti incoscienti".

FONTE: TgCom24
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11 dicembre, 2017

Martedi 11 dicembre sciopero nazionale medici: "Problemi gravi nel settore sanitario, governo tratta SSN come bancomat"

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I medici denunciano: la sanità pubblica è al collasso eppure continua ad esser usata come bancomat dal governo che anno dopo anno sottrae finanziamenti al settore. Per questo i camici bianchi incroceranno le braccia per 24 ore martedì 12 dicembre. Come sempre saranno garantite le urgenze ma i disagi saranno tantissimi, a cominciare dall'annullamento di migliaia di interventi programmati che salteranno in conseguenza dell'adesione allo sciopero anche degli anestesisti rianimatori, in prima fila sulle barricate della protesta. Un vero e proprio black out di 24 ore al quale hanno aderito tutte le principali organizzazioni di categoria (Anaao Assomed, Cimo, Aaroi-Emac, Fvm, Fassid, Cisl medici, Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl) che insieme presidieranno con un sit-in il ministero dell'Economia.

Nei prossimi 5 anni 35.000 medici dipendenti del ssn verranno pensionati. Con il turn over a singhiozzo si prevede una carenza di circa mille medici all'anno nelle varie specializzazioni. Ma la carenza di personale non è l'unico problema come spiega Antonio Vergallo, presidente degli Anestesisti «Non si tratta solo di un problema di assunzioni ma della mancanza di specialisti a disposizione a causa di una annosa e miserrima pianificazione dei fabbisogni. - denuncia Vergallo- Eppure abbiamo assistito pochi mesi fa all' annuncio trionfante dell'inserimento della partoanalgesia nei Lea: pura utopia, come avevamo preannunciato. Come si possono aggiungere servizi quando per coprire quelli già esistenti ed essenziali siamo costretti a centinaia di ore di lavoro a fondo perduto?»
Gli anestesisti denunciano la mancata assunzione di personale specializzato e l'abuso da parte delle strutture sanitarie pubbliche della pratica degli appalti dei servizi «a cooperative che utilizzano medici low cost». Prassi, assicurano ormai diffusa in diverse aziende ospedaliere. Inoltre, denuncia ancora Vergallo: «questo sciopero è l'occasione per mettere a nudo la sostituzione dei medici specialisti con medici in formazione, gli specializzandi». Un fenomeno che viene tacitamente accettato e che si configura, insiste Vergallo, come «una vera e propria truffa ai danni di tutti, professionisti e cittadini».

Nel mirino del sindacato della dirigenza medica, Anaao Assomed, la legge di Bilancio. Inconcepibile che «in una manovra da 20 miliardi, di cui 12 sono rappresentati da bonus di ogni tipo» il governo non riesca a trovare le risorse da destinare al personale del settore sempre più scarso e anziano.

FONTE: Il Giornale
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08 dicembre, 2017

Salute, ansia e stress da lavoro al terzo posto fra le principali fonti di preoccupazione degli italiani

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Tormentati dall’ansia e dallo stress, legati soprattutto al lavoro, e impensieriti dalle malattie, gli italiani mettono la salute fra le loro preoccupazioni principali. Subito dopo le paure legate al terrorismo (47%) e alla precarietà del lavoro (43% che sale al 49% per i Millennials) c’è il timore di contrarre una malattia grave (41%), la diffusione di pandemie (36%) o più in generale di soffrire di salute precaria. La preoccupazione di non stare bene impensierisce più dell’instabilità finanziaria globale (26%) e del cambiamento climatico (23%). E a completare il quadro un italiano su tre pensa che il proprio stato di salute non sia “buono” ma solamente “medio”. È il ritratto che emerge dalla Consumer Attitude Survey, indagine realizzata dal gruppo assicurativo Aviva e condotta da Ipsos Mori sulla percezione della salute in 14 Paesi (Italia, Stati Uniti, Canada, Irlanda, Regno Unito, Francia, Spagna, Polonia, Turchia, Cina, India, Hong Kong, Singapore e Indonesia).

Sono i malanni “fisici”, ma anche disturbi come ansia e stress che impensieriscono gli italiani. Il 40% ne ha sofferto nelle ultime quattro settimane, percentuale superata solo dagli indiani che arrivano al 60%. E la situazione è peggiorata nel 2017 rispetto al 2016, sia in Italia che negli altri Paesi.

Le cause? Il lavoro, dicono 2 italiani su 5.  Un malessere testimoniato anche dal fatto che c’è una fetta ampia, il 26%, che dichiara di non riuscire a staccare la spina quando non è in ufficio. Lo stress è però provocato soprattutto dall’insicurezza lavorativa, che tocca tutte le fasce di età ma per quasi la metà dei Millennials è la preoccupazione principale.

Il sogno degi italiani, in tema di salute, per i prossimi dodici mesi è proprio liberarsi dall’ansia, dallo stress e dalla depressione (33%) e dormire meglio (28%), più ancora che perdere peso e migliorare la propria forma fisica (25%).

Per quanto riguarda le cure, gli italiani le cercano online. Quando si sentono malati, prima ancora di rivolgersi ai medici, navigano in rete per informarsi su sintomi e patologie. Una propensione all’autodiagnosi online in cui ci superano solo turchi e indonesiani (rispettivamente 42 e 48%) e che ci accomuna agli irlandesi (39%). Ma per la propensione a leggere sui forum e social media le esperienze di altre persone con gli stessi sintomi e disturbi gli italiani detengono il primato.

Un ultimo dato riguarda le assicurazioni: a fronte di un’attenzione elevata sul fronte della salute meno di uno su dieci dei partecipanti al sondaggio di Aviva ha dichiarato di avere un prodotto assicurativo dedicato.

AUTRICE: Monica Zunino
FONTE: Repubblica.it
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07 dicembre, 2017

Quali prospettive lavorative per un medico neolaureato?

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Questo articolo vuole riassumere il panorama lavorativo attuale per un medico neolaureato e neo abilitato. L’ABILITAZIONE è infatti una condizione fondamentale per poter accedere al mercato del lavoro. Attualmente, il percorso di abilitazione è composto da tre mesi di tirocinio ripartiti in 1 mese in uno studio di un medico di medicina generale, 1 mese in un reparto ospedaliero appartenente all’area di medicina interna e 1 mese in un reparto appartenente all’area della medicina chirurgica. Ogni medico di riferimento esprime un giudizio finale in 30/30, per un totale di 90 punti. Al termine di questi tre mesi, vi è la prova scritta con un duplice test per un totale di 180 domande a risposta multipla, sull’area delle materie della preclinica e della clinica. L’esame viene svolto in due sessioni distinte ogni anno, in caso di fallimento della prova scritta è possibile ritentare l’esame scritto, mantenendo intatto il voto del periodo del tirocinio, nella sessione successiva. Una volta superata la difficile fase dell’abilitazione, avviene l’iscrizione all’Ordine dei Medici, dove è necessario adempiere annualmente ad una serie di costi (Iscrizione annuale all’Ordine, Quota fissa A Enpam variabile in base all’età di laurea e quota B variabile in base al reddito). La quota A va pagata indipendentemente dalla possibilità o meno di generare reddito. Non è possibile alcuna gestione previdenziale separata, pena l’esclusione dall’Ordine.

Al di là dei due concorsi nazionali (Specializzazione e Medicina Generale), le opportunità di lavoro sono poche e molto precarie. Proviamo comunque a riassumere il panorama che si trova di fronte un medico neo laureato, nella speranza che questo articolo possa rappresentare una guida per riordinare le idee. 

CONCORSO DI SPECIALIZZAZIONE: bandito una sola volta ogni anno, negli scorsi anni a Luglio mentre da quest’anno in poi si terrà a fine Novembre. Le regole del bando cambiano di anno in anno, spesso sulla base dell’influenza esercitata sia da vari “sindacati improvvisati” (cioè concorsisti che si auto-eleggono sui social come rappresentanti di tutti i restanti neolaureati concorsisti e che, come accaduto quest’anno, “manipolano” i social più conosciuti per poter trarre “consenso popolare” al fine di proporre al Miur/Ministero i cosiddetti "dossier", cioè una raccolta di modifiche per influenzare il concorso), sia dalle scuole private di preparazione (che spesso dialogano con i membri di questi “sindacati"). Attualmente, stando al bando di quest'anno, la graduatoria è nazionale e totalmente integrale. Il test è sostenuto in un unico giorno (e non più su tre giorni), al pomeriggio (e non più al mattino), con un totale di 140 domande su tutte le materie dei sei anni di medicina. Il Ministero ha imposto che non debba esistere alcuna bibliografia ufficiale su cui preparare il concorso: eventuali domande "sbagliate", cioè con risposte palesemente errate ma date come giuste dal Miur, possono essere segnalate nei giorni successivi al concorso, ma questo giusto per finalità statistiche, poichè la graduatoria non varia. Da quest’anno il test è strutturato su “casi clinici concatenati”, sullo stile del concorso spagnolo (casualmente le due più importanti scuole private italiane nascono proprio come ramo delle analoghe società spagnole). Il test si svolge da quest'anno col sistema delle “micromacrosedi”: non più sedi locali, ma 11 sedi in capoluoghi di provincia su 20 regioni. Molte regioni del centro e del sud Italia non hanno avuto alcuna sede, costringendo molti medici concorsisti al disagio di spostarsi fuori regione (es. colleghi calabresi in Campania, colleghi umbri in Toscana). Inoltre, in ogni città i concorsisti vengono ripartiti con criteri di assegnazione (apparentemente anagrafici) in un centinaio di piccole aule. La selezione delle città e del corso da frequentare da quest’anno avviene in modo “Integrale” e “a scaglioni”: ha priorità chi fa un punteggio maggiore e viene prima in graduatoria, chi appartiene ai successivi scaglioni "prende ciò che rimane". Si "vince" se si arriva entro i primi 6 mila posti di graduatoria (quest'anno, 2017, circa 15 mila partecipanti). I "vincitori" iscritti alle scuole private "pagano", con il primo stipendio, il costo finale del corso sostenuto. Durante gli anni di specializzazione è inibita la libera professione, mentre sono consentite le seguenti attività: sostituzioni di medico di medicina generale, medico di continuità assistenziale (ex guardia medica), guardia turistica, libera professione intramuraria, borse di studio per formazione all’estero. E’ inibita anche l’iscrizione contestuale a master ed altri corsi universitari; l’ultimo anno di specializzazione è consentita l’iscrizione al dottorato di ricerca. Il titolo di specialista è necessario per lavorare a tempo determinato o indeterminato all’interno degli ospedali del SSN oppure per svolgere specialistica ambulatoriale. 

CORSO DI FORMAZIONE DI MEDICINA GENERALE: corso bandito e organizzato a livello regionale, dura 3 anni e si accede per concorso. Il numero di posti varia da regione a regione, ma quasi sempre si viaggia con un rapporto posto/concorsisti di 1 a 10 (uno entra, nove stanno a casa). Durante il corso sono consentite le sostituzioni dei medici di medicina generale, la medicina di continuità assistenziale, la guardia turistica, la guardia presso strutture penitenziarie. E’ inibita la libera professione con il SSN, enti pubblici e privati e il corso di 118. L’acquisizione del diploma di formazione specifica in Medicina Generale consente l’inserimento nella graduatoria regionale di assistenza primaria di medicina generale, continuità assistenziale, emergenza sanitaria territoriale e attività programmata per i servizi territoriali. Il titolo di medico di medicina generale conferisce priorità nelle graduatorie delle ASL per le sostituzioni di continuità assistenziale (ex guardia medica) e per gli incarichi di guardia turistica, rispetto ai medici neo laureati e agli specialisti ospedalieri. Secondo l’ACN l’attestato conferisce 7,20 punti nella graduatoria regionale.

MEDICO DEL 118 A TEMPO DETERMINATO: si presta servizio sull’ambulanza e si gestiscono le emergenze direttamente sul territorio. Per diventare medico del 118 a tempo determinato bisogna accedere al corso semestrale indetto dalla ASL, con un costo medio di 1500 euro e con accesso mediante graduatoria (punteggio di medicina generale). Il corso di formazione è incompatibile con l’iscrizione a corso di medicina generale e specializzazioni ospedaliere.

MEDICO DI BORDO (per le imbarcazioni): necessaria abilitazione previo concorso. Si può sostituire il medico di bordo in qualità di medico di bordo ‘supplente’ (senza abilitazione di medico di bordo) in attesa del concorso ufficiale.

MEDICO DELL’ESERCITO: concorso del ministero della difesa. Per partecipare bisogna avere massimo 32 anni e la laurea in medicina. In caso di vittoria, si diventa tenenti dopo 6 mesi.

MEDICO DEI SERVIZI INPS: Domande di Invalidità Civile/SS3 , commissione invalidi, medicina fiscale (il lavoro consiste nell’effettuare controlli domiciliari ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, in stato di malattia).

MEDICO DEI SERVIZI INAIL: gestione pratiche di infortunio.

ESERCIZIO NELLA PROFESSIONE IN CONVENZIONE ASL. E’ potenzialmente (sulla carta) possibile effettuare, in convenzione, le seguenti attività:
  • MEDICINA DI CONTINUITÀ ASSISTENZIALE (EX GUARDIA MEDICA) E GUARDIA MEDICA TURISTICA: In assenza di Attestato di formazione specifica in medicina generale, il neo laureato è coinvolto soltanto in caso di carenza.
  • SOSTITUZIONI DEL MEDICO DI MEDICINA GENERALE: si può esser chiamati a sostituire il Medico generale per contatto diretto di quest’ultimo oppure mediante iscrizione ad una graduatoria.
  • MEDICO PENITENZIARIO: assistenza nelle carceri.

ESERCIZIO DELLA LIBERA PROFESSIONE

E’ potenzialmente (sulla carta) possibile effettuare, in attività privata e con regime a partita IVA, le attività di seguito elencate. Quasi sempre i pochi incarichi vengono ottenuti con offerte su siti specifici (es. Doctorworks) o con annunci su Facebook. Guadagno ed equipaggiamento richiesto sono molto variabili.
  • ATTIVITÀ DI CONSULENZA CON ENTI PUBBLICI E PRIVATI: case di cura private, istituti termali, centri benessere, aziende farmaceutiche, tribunali (CTU)
  • MEDICO ADDETTO AI PRELIEVI presso laboratori privati e associazioni.
  • ASSISTENZA SANITARIA DURANTE EVENTI SPORTIVI
  • MEDICO ACCOMPAGNATORE DURANTE VACANZE STUDIO di gruppi di studenti.
  • INSEGNANTE PRESSO ISTITUTI DI FORMAZIONE: ecco alcuni esempi: Corsi per OSS, scuole per estetiste ed acconciatori, corso di ottica ed optometria, scuola di osteopatia, corsi di pronto soccorso-emergenze per le scuole, le aziende e gli addetti ai lavori.

OFFERTE DI LAVORO ALL’ESTERO. A causa della controversa organizzazione dei concorsi (pochissimi posti per migliaia di candidati) e conoscendo bene una lingua straniera, l’opzione di emigrare all’estero è diventata una delle prospettive più concrete per i neolaureati italiani al fine di poter riuscire a “formarsi”. Esistono agenzie che organizzano programmi per importare in altri paesi professionisti laureati, spesso è affidata a loro la cura degli aspetti organizzativi di base. Successivamente al riconoscimento/omologazione del titolo con eventuale esame di stato è possibile cercare lavoro e specializzarsi negli altri stati dell’Unione Europea e non. Tuttavia a causa della Brexit e dell’irrigidimento delle regole in altre nazioni (es. Germania), rispetto agli scorsi anni è diventato molto più complicato riuscire ad emigrare, con molti medici costretti a “tornare indietro” per l’assenza dei sufficienti criteri/punteggi per restare oppure e più semplicemente per l’insormontabile barriera linguistica.


Foto Articolo copyright Dr. V. Lucisano
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Sanità, deflagra la guerra fra ASL e medici di Continuità Assistenziale: "restituite le indennità decennali e usate le vostre auto gratuitamente" - "piuttosto visitiamo i pazienti in bicicletta" ...

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Abruzzo, Basilicata, Campania e prossimamente anche Calabria. Le aziende sanitarie di tutta Italia vanno al recupero coatto dei forfait giudicati illegittimi. Qualcuno risponde rifiutandosi di usare l'auto privata: le Asl hanno 7mila vetture che non mettono a disposizione. A Matera e Potenza ce ne sono 95 adibite "ad attività ispettiva di prevenzione umana e del benessere animale”, ma troppo vecchia per garantire la sicurezza

C’è chi va casa del paziente a piedi o si fa portare in auto dai parenti. Chi inforca la bicicletta, anche di notte, per una visita a domicilio come nell’Ottocento. Succede in Basilicata dove le guardie mediche da giorni sono scese letteralmente sul piede di guerra. Sulla loro testa, e sul portafogli, s’è abbattuto un gigantesco pasticcio: devono restituire le indennità accessorie che le Asl hanno versato per 10 anni – 5 euro l’ora circa per coprire i vari buchi della sanità lucana – come fossero una refurtiva e non il risultato di un accordo integrativo decentrato firmato in Regione da sindacati e parte pubblica tuttora in vigore, contemplato a sua volta nell’Accordo Collettivo Nazionale. Poco importa, ai medici tocca ora restituire anche 60-70mila euro. ​E non solo in Basilicata, perché la grana è esplosa anche in Abruzzo e Campania e sta arrivando in Calabria dopo che la Procura contabile nazionale ha contestato ratio e quantum di quelle identità che, solo per la Basilicata, avrebbero prodotto un danno all’erario di 18 milioni di euro. Così, mentre si ingrandisce il buco nero per i conti pubblici ​man mano che si contagia tutta l’Italia​, si impone il tema di garantire la continuità assistenziale, cosa che i medici si impegnano a fare non senza colorite (quanto risolute) proteste.

Il pasticcio nasce da lontano. Dal 2001 i medici addetti al servizio di guardia medica, ribattezzati oggi di continuità assistenziale, a fronte di sedi fortemente disagiate, montane, isolate, percepiscono, in aggiunta al compenso professionale previsto dall’ Accordo Collettivo Nazionale un’indennità di rischio pari a 3,5 e di 4 euro (dal 2008) lordi ora onnicomprensiva. E’ una voce integrativa regionale prevista dagli accordi decentrati, contemplati a loro volta nell’Accordo Collettivo Nazionale. In totale il medico di guardia che lavora di notte (orario di servizio 20 – 08) e nei giorni festivi (dalle 8 alle 20) percepisce la somma oraria complessiva lorda di 26 euro. Per cui da quasi 10 anni questi medici riescono a guadagnare, mediamente 2400 euro lordi al mese, che privati di tasse (circa 700 euro) e contributi previdenziali (circa 200 euro), si riducono a 1500 euro al mese, ma senza 13esima, senza diritto a indennità di malattia, senza diritto a ferie, senza copertura assicurativa professionale che deve essere stipulata da singolo medico. Ecco perché restituire queste somme fa imbestialire molti camici.

Appreso che le aziende sanitarie di Potenza e Matera avevano fermato le indennità e si apprestano a stilare un piano di recupero di quelle versate alcuni sono passati al contrattacco. Un centinaio secondo i sindacati, poche decine per i vertici dell’azienda sanitaria hanno inscenato una protesta dell’auto. In pratica hanno notificato formalmente la propria indisponibilità a coprire ulteriormente la mancanza di vetture di servizio usando la propria, giacché è proprio una delle voci sulle quali si sta abbattendo la scure. E come fanno? Non è mai finita da queste parti, vista anche l’orografia della regione che vuole tanti piccoli paesini a distanza di chilometri, la pratica dei parenti che prelevano il medico a casa o in ambulatorio e lo portano dal congiunto malato. Ma in gran voga torna anche la bici. “Che è un problema quando piove, ma un modo sano per conciliare rivendicazioni e responsabilità professionale”, racconta Pino Di Sario, medico di continuità assistenziale a Carbone, 614 abitanti in provincia di Potenza.

In Regione, dove è stato partorito il pasticcio, si spremono le meningi per garantire un ristorno ai camici che non incorra nella scure dei magistrati, ora che si è chiarito che non si può più usare forfettari generici ma ci si deve attenere a una corresponsione che abbia “una corrispondenza in atti tra l’indennità accessoria e il lavoro effettivamente svolto”, come dice il Direttore Generale Asp Potenza Giovanni Battista Bochicchio. Nel frattempo le Asl lucane vanno al recupero delle somme e ammoniscono i camici alla “responsabilità”, invitandoli a usare l’auto propria. E tuttavia passano all’incasso spogliandoli materialmente delle indennità incassate per anni. “Non possiamo fare altro – spiega Bochicchio – perché potremmo andare incontro a prescrizione e questo potrebbe essere imputato a noi come danno erariale”. Perché nulla cancella l’anomalia di partenza.

La procura contabile aprire tre filoni di indagine, uno a carico dei due dirigenti che hanno liquidato per anni le indennità, uno a carico del livello regionale dove è stato redatto l’accordo decentrato da cui discendono, un terzo a carico della giunta che ha deliberato quel tipo di accordo. Responsabilità penali e patrimoniali tutte da accertare ma di sicuro, per ora, gli unici a pagare un prezzo al “pasticcio” sono proprio gli incolpevoli medici che subiscono lo stop alle indennità e il recupero coatto di quelle erogate. E a fronte di tutto ciò devono pure metterci l’auto privata. Il 15 novembre è arrivata infatti una nota dell’Asl che intima loro di usarla, giacché nel contratto nazionale (in attesa di rinnovo da 9 anni) l’art. 72 dice che “spetta al medico, qualora l’azienda non sia in grado di assicurargli un mezzo di servizio, utilizzare il proprio in cambio di un rimborso forfettario pari al costo di un litro di benzina per ogni ora di attività, nonché adeguata copertura assicurativa”.

La guerra sull’auto porta a galla però un altro aspetto surreale della vicenda. Le Asl in realtà le auto per i medici le hanno eccome: 6436 secondo gli ultimi dati del ministero della Funzione pubblica, di cui 2.133 a noleggio senza conducente e 4.797 di proprietà. Restando in Basilicata ne risultano per l’esattezza 52 a Potenza e 43 a Matera, quindi pure in abbondanza rispetto alle poche decine di medici che non si sono piegati al perentorio richiamo della stessa Asl. Ma quelle auto, manco a dirlo, non vengono date ai medici che fanno assistenza ai pazienti. Lo spiega proprio il direttore generale dell’Asp Potenza: “Sono in uso ai due dipartimenti che si occupano di attività ispettiva di prevenzione umana e del benessere animale”, dice Bochicchio, ricordando anche che “si tratta di un parco auto ormai vecchio che in larga parte andrebbe sostituito per garantire la sicurezza ai medici”. La situazione è analoga in molte zone dello Stivale. “Noi ci stiamo ponendo il problema, ma dobbiamo individuare le risorse per acquisirne di nuove“, aggiunge il dg. “Certo, gli ispettori non le usano tutti i giorni e si potrebbero forse gestire in maniera diversa, ma ripeto quelle efficienti ormai sono davvero poche. L’accordo decentrato che consentiva un sereno utilizzo dell’auto privata del medico era funzionale a contenere anche questa spesa. Nella prossima programmazione aziendale si dovrà tenere conto che oggi sono intervenuti elementi nuovi, se i medici ritengono di non dover più aderire a un contratto come questo provvederemo diversamente”.

AUTORE: Thomas Mackinson
FONTE: Il Fatto Quotidiano
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