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AFORISMA DEL GIORNO

04 ottobre, 2011

Wikipedia sciopera contro il DDL Intercettazioni: l'obbligo di rettifica per i siti mette a rischio la libertà della rete

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Tratto dalla Home Page di Wikipedia:
 
Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero. Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.

Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiederne non solo la rimozione, ma anche la sostituzione con una sua "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.

L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".

Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?

Gli utenti di Wikipedia

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03 ottobre, 2011

Nobel della Medicina 2011 a Beutler, Hoffmann e Steinman (morto tre giorni fa) per le loro ricerche in campo immunitario

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Tre nomi spesso incontrati nello studio dei passaggi chiave dell'attivazione del sistema immunitario. Tre nomi che hanno fatto, fra i tanti, la storia della medicina e che vengono insigniti per questo del premio nobel 2011. Premio purtroppo postumo per uno di loro, lo scienziato canadese Ralph Steinman morto tre giorni fa e vincitore del premio per la medicina 2011 insieme con l'americano Bruce Beutler e al lussemburghese Jules Hoffmann. "Steinman - si legge in un comunicato Rockefeller University, dove lavorava - è deceduto il 30 settembre. Quattro anni fa, gli era stato diagnosticato un carcinoma al pancreas. Il ricercatore è riuscito ad allungare il decorso della malattia grazie all'immunoterapia basata sulle cellule dendritiche". Proprio le nuove scoperte sulle cellule dendritiche sono valse a Steinman l'importante riconoscimento di Stoccolma, pur se post mortem.

I suoi lavori, uniti a quelli degli altri due premiati, hanno aperto la strada a una nuova serie dei cosiddetti "vaccini terapeutici" contro il cancro. Le loro ricerche hanno contribuito anche a comprendere meglio il funzionamento del sistema immunitario di fronte a patologie infiammatorie quali l'artrite reumatoide. "Hanno rivoluzionato la nostra comprensione del sistema immunitario scoprendo i principi chiave per la sua attivazione", si legge in una nota del Karolinska Institutet di Stoccolma che assegna il premio.

Beutler, 54 anni, lavora nell'istituto Scripps ed è stato premiato con Hoffmann, 70 anni, per avere scoperto le proteine dei recettori che attivano l'immunità innata, il primo meccanismo del nostro sistema di difesa. Steinman era ricercatore presso la Rockefeller University ed è stato premiato per aver osservato per primo le cellule dendritiche che regolano l'immunità adattativa, la fase successiva della risposta di difesa durante la quale i microrganismi vengono cancellati dal corpo.

Jules Hoffmann ha compiuto la sua scoperta pionieristica nel 1996, quando con i suoi collaboratori si è concentrato sullo studio dei moscerini della frutta e del modo in cui combattono le infezioni. Il team ha analizzato insetti con mutazioni a livello di numerosi geni tra cui il "Toll". Infettando i moscerini con batteri o funghi, Hoffmann scoprì che i Toll mutanti morivano perchè non erano in grado di scatenare una difesa efficace.

Bruce Beutler era invece alla ricerca del recettore che si lega al lipopolisaccaride (Lps), l'involucro esterno dei batteri, causando shock settico. Nel 1998, Beutler e i suoi colleghi hanno scoperto che i topi resistenti al Lps avevano una mutazione in un gene molto simile a quella del gene Toll nei moscerini della frutta. Il recettore simil-Toll (Tlr) si è rivelata la chiave.

"Un premio meritatissimo a tre scienziati che hanno dato un contributo essenziale allo sviluppo dell'immunologia", commenta Piergiuseppe De Berardinis, primo ricercatore all'Istituto di Biochimica delle proteine del Cnr di Napoli, che aggiunge: "Le scoperte sulle cellule dendritiche sono fondamentali per gli studi sull'immunoterapia dei tumori e nelle terapie farmacologiche sperimentali per la cura del cancro, in quanto definiscono i meccanismi di risposta immediata e a lungo termine del sistema immunitario nei confronti degli agenti patogeni".


FONTE: Repubblica.it
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28 settembre, 2011

Neutrino: la particella dissidente e trisaporita che sfida Einstein e viaggia indietro nel tempo? Spiegazione chiara di un dato (forse) epocale...

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Dopo la sua morte, Albert Einstein non ha certo avuto una vita facile. Nonostante le migliaia di verifiche sperimentali che hanno confermato con assoluta precisione la sua teoria della relatività, che all’epoca in cui fu per la prima volta esposta – nel 1905 – era appunto solo una teoria priva di riscontri empirici, c’è sempre chi spera di demolire quello che oggi è il più solido tempio della fisica moderna. Non fosse altro perché Einstein è Einstein, un’icona, un “mostro sacro”, e coglierlo in fallo vorrebbe dire riscrivere in buona parte la fisica odierna e aggiudicarsi un sicuro premio Nobel. Perciò, di dichiarazioni sensazionalistiche al riguardo ne sono state fatte tante, nessuna delle quali davvero capace di incrinare la solidità della fisica relativistica. Eppure, il risultato raggiunto dall’esperimento CNGS (Cern Neutrinos to Gran Sasso) è tale da far tremare i polsi, perché ad annunciarlo non è certo un misconosciuto scienziato fai-da-te, ma la più importante comunità scientifica oggi attiva, che fa a capo al miracoloso acceleratore di particelle LHC del Cern di Ginevra. Proprio quello che, secondo teorie catastrofiste in voga qualche anno fa su Internet, avrebbe potuto produrre un buco nero capace di inghiottire tutta la Terra. Invece, il potentissimo acceleratore sta producendo scoperte sorprendenti e gli scienziati di tutto il mondo guardano a Ginevra allo stesso modo in cui le borse mondiali attendono trepidanti i responsi di Wall Street. Di per sé, la storia sembra molto più banale rispetto alle dichiarazioni sensazionalistiche dei media. Un fascio di neutrini, sparato dal Cern di Ginevra in direzione dei laboratori del Gran Sasso penetrando immense barriere di roccia (non certo viaggiando all’interno di un tunnel…) è arrivato a destinazione con 60 nanosecondi d’anticipo sui tempi previsti. Per capirci, un nanosecondo è un miliardesimo di secondo, e la differenza registrata rispetto alla velocità prevista, quella della luce – circa 300.000 km/s –, è di appena lo 0,0025%. Ma le implicazioni sono enormi. Gli scienziati si aspettavano che i neutrini viaggiassero a una velocità di poco inferiore a quella della luce: mai avrebbero immaginato che invece la superassero! Per capire le conseguenze possibili di questa scoperta bisogna comprendere alcuni elementi di base della fisica contemporanea. Che conseguenze ha la scoperta del Cern?

Innanzitutto, perché esiste il limite della velocità-luce? Nella sua teoria della relatività ristretta, Einstein aveva fatto notare che tutto è relativo, compresi lo spazio e il tempo. Viceversa, la velocità di luce è una costante universale (indicata con c): dovunque e in qualsiasi momento ci troveremo a misurarla, scopriremo che è sempre pari a circa 300.000 km/s nel vuoto. Ma perché proprio la luce? Perché la luce è impacchettata all’interno di una particella, il fotone, che non ha massa. Una conseguenza dalla nota equazione E=MC2 è che un qualsiasi corpo accelerato alla velocità della luce (c) dovrebbe aumentare la sua massa (m) all’infinito e richiedere un’energia necessaria per accelerarlo (e) infinita, entrambi cose impossibili. Il problema non si pone con il fotone, che non ha massa e quindi ha una velocità che è la massima raggiungibile nel cosmo: qualsiasi altra particella dotata di massa, dunque, deve necessariamente muoversi a una velocità inferiore. Per molto tempo si è ipotizzato che il neutrino non avesse massa, e pertanto viaggiasse alla velocità della luce. Esperimenti successivi hanno messo in dubbio questo assunto. Dunque, il fatto che un neutrino possa superare, per quanto di pochissimo, la velocità della luce, vuol dire che la costante fondamentale c non è più tale: o che, perlomeno, il record di velocità nell’universo non appartiene più al fotone ma al neutrino.

Ma cos’è un neutrino? Quella del neutrino è una storia molto italiana. A suggerirne per la prima volta l’esistenza fu Enrico Fermi, che battezzò così una particella allora soltanto teorizzata ma non osservata sperimentalmente. Doveva esistere, secondo gli scienziati, perché altrimenti la meccanica del decadimento radioattivo aveva qualcosa di sbagliato: quando un nucleo atomico radioattivo decade, produce infatti un’energia che all’epoca non si capiva bene da cosa fosse veicolata. Doveva trattarsi di una particella priva di massa dotata solo di una certa quantità di energia. Trovarla non fu facile: essendo priva di massa, non interagiva facilmente con il resto della materia. In effetti i neutrini viaggiano nell’universo superando qualsiasi barriera: passano all’interno del nostro corpo senza lasciare traccia, penetrano la Terra senza fermarsi nella loro folle corsa verso l’infinito. È stato calcolato che un neutrino dovrebbe sfrecciare all’interno di un blocco di piombo spesso 100 anni luce prima di avere solo il 50% di probabilità di fermarsi, interagendo con una particella dotata di massa e venendo da essa assorbito. Non c’è da stupirsi che la caccia al neutrino abbia costretto gli scienziati a fare salti mortali. I laboratori del Gran Sasso si trovano in profondità sotto la roccia perché in questo modo tutte le altre particelle dell’universo vengono fermate dal suolo terrestre tranne i neutrini, che penetrano il terreno e giungono fino ai rilevatori costruiti dai fisici. Un altro italiano, Bruno Pontecorvo, suggerì un metodo per individuare l’esistenza dei neutrini. Nelle profondità del sottosuolo del South Dakota, nel 1968, fu posto un enorme serbatoio riempito con 400.000 litri di tetracloroetilene. Si tratta di un composto organico costituito principalmente dall’isotopo Cloro-37, così detto perché costituto da 17 protoni e 20 neutroni (la loro somma costituite il “peso atomico” di un atomo). Se un neutrino si scontra con uno dei neutroni di Cloro-37, il fortunato neutrone decade emettendo un elettrone e trasformandosi in un protone. Quello che ne deriva è un nuovo atomo, costituito ora da 18 protoni e 19 neutroni: l’Argo-37. Raccogliendo nel serbatoio i neutrini prodotti dal Sole, fu possibile osservare che una minuscola ma sperimentalmente significativa quantità di Cloro-37 si era trasformata in Argo grazie all’interazione con i neutrini. Da allora, sappiamo che esistono.

Ma la storia non finì lì. Infatti si scoprì, con grande stupore degli scienziati, che il neutrino, dopo tutto, ha una massa. Nel 1980 un primo esperimento compiuto a Mosca portò ad annunciare che il neutrino possiede una massa di 45 eV (elettronvolt). Questo risultato è stato successivamente messo in discussione: verifiche sperimentali ne hanno significativamente abbassato il valore, che oggi risulta compreso tra 1 e 2 eV. Una massa così insignificante, fino a un milione di volte inferiore a quella dell’elettrone, che è la particella atomica più leggera, è talmente elusiva che ancora non si può dire con certezza che il neutrino abbia davvero una massa. E qui arriviamo alle sorprendenti conseguenze derivanti dalla scoperta del Cern-Gran Sasso. Delle due l’una: o il neutrino non ha massa, e allora può effettivamente viaggiare a una velocità di circa 300.000 km/s, o la possiede, e quindi non può viaggiare a quella velocità ma deve andare un po’ più piano. Come è possibile allora che vada addirittura un po’ più veloce? Può anche essere che verifiche successive, che verranno effettuate dagli Stati Uniti, mettano in discussione questa scoperta. Ma non è detto. È molto probabile che invece venga effettivamente confermato che il neutrino supera dello 0,0025% la velocità della luce. Secondo alcuni, c’è poco di cui preoccuparsi: magari i neutrini vanno più veloci, e allora semplicemente la costante c sarà data non più dalla velocità dei fotoni ma da quella dei neutrini nel vuoto, e l’equazione E=MC2 resterà tale, considerando solo che c è appunto ora dato dalla velocità del neutrino. Anche in questo caso le conseguenze sarebbero significative, ma non tanto quanto quelle che emergerebbero se effettivamente si ammettesse che il neutrino possiede una massa. Infatti, riprendendo l’equazione di Einstein, si è detto che nessun corpo dotato di massa, per quanto piccola, possa viaggiare alla velocità della luce; figuriamoci superarla! Ma se il neutrino ha massa, come invece sembra accertato, nel momento in cui interagisse con un’altra particella, venendone arrestata, dovrebbe trasformare la sua massa in energia, e produrre quindi un’energia infinita. Nulla di tutto questo è stato osservato, anche perché se ciò avvenisse l’universo sarebbe distrutto dalla liberazione di un’energia siffatta.

Allora la prospettiva è quasi fantascientifica: la velocità del neutrino non sarebbe la velocità-limite, ma esisterebbe una velocità ancora superiore, al di sotto della quale il neutrino può quindi tranquillamente viaggiare senza incorrere nel problema della massa-energia infinita. Se questo limite fosse significativamente superiore, e non di pochi nanosecondi, anche corpi di massa superiore a quella del neutrino potrebbero in teoria viaggiare a velocità vicine, uguali o superiori a quella della luce. Secondo alcuni fisici, particelle battezzate tachioni sfreccerebbero in effetti a velocità superluminali. Le bizzarre leggi della meccanica quantistica, per la verità, prevedono già che l’informazione superi la barriera di c. E’ il fenomeno dell’entanglement, che secondo Einstein costituiva un paradosso proprio perché imponeva il superamento della velocità della luce, un effetto considerato impossibile (si chiama “paradosso EPR” dalle iniziali di Einstein, Podolsky e Rosen che per primi lo teorizzarono). Senza entrare nei complessi dettagli, le verifiche sperimentali hanno accertato che due particelle prodotte dalla stessa particella-madre restano ‘legate’ anche a distanze superluminali, potendo istantaneamente produrre effetti l’una sull’altra quale che sia la loro distanza nell’universo. Un’eventuale conferma della scoperta del Cern-Gran Sasso potrebbe dare maggiore credibilità al fenomeno dell’entangelment, smentendo davvero Einstein, che riteneva tale fenomeno impossibile. Allora, in qualche modo, non esisterebbe nessun limite alla velocità dell’informazione nell’universo. La c non sarebbe più una costante.

C’è un problema che però frena gli scienziati. Le più grandi fonti naturali di neutrini sono le stelle, e soprattutto le supernove, poiché quando una grossa stella esplode libera una quantità enorme di neutrini. Nel 1987 i resti di una supernova lontana 168.000 anni-luce giunsero sulla Terra sotto forma di fotoni e neutrini. Se i neutrini avessero viaggiato a una velocità superiore a quella dei fotoni sarebbero dovuti arrivare circa quattro anni prima del segnale luminoso, ma invece la loro presenza fu individuata solo con poche ore di anticipo rispetto ai fotoni a causa del fatto che, secondo le previsioni, i neutrini vengono espulsi dalle supernove poco prima dell’esplosione finale (che emette i fotoni). Quindi, quei neutrini non andavano più veloce della luce. È vero però che si trattava di neutrini diversi da quelli dell’esperimento CNGS: erano neutrini elettronici, diversamente da quelli sparati dal Cern che sono muonici. Sì, perché i neutrini hanno tre “sapori” diversi (elettronico, muonico e tau) che possiedono masse diverse. Forse allora esiste un quarto sapore, il neutrino tachionico, che viaggia più veloce della luce? Forse, si sono spinti a ipotizzare altri, la velocità della luce è diversa nelle varie zone dell’universo? O magari i neutrini del Cern hanno preso una scorciatoia, penetrando per qualche istante all’interno di una dimensione nascosta, come prevede la teoria delle stringhe, secondo la quale esistono 10 dimensioni, di cui solo 4 (tre spaziali e una temporale) avvertibili con i nostri sensi?

Quale che sia la soluzione all’enigma, i fisici sanno che non sarà semplice. Se la scoperta sarà confermata, la teoria della relatività, pur restando valida, sarà superata da una teoria più completa, così come quella di Einstein superò perché più completa la teoria della gravità di Newton, che ancora oggi resta valida a scale “umane”. Pochi nanosecondi potrebbero stravolgere la nostra concezione del mondo; ormai, nemmeno la velocità della luce è più quella di una volta.

FONTE: Fanpage.it



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Dal CERN al Gran Sasso tra stupore e cautela si presentano i risultati delle misure sulla velocità del tempo di volo del neutrino nell’ambito dell’esperimento CNGS-OPERA. Dopo il comunicato stampa e il seminario di presentazione al CERN, lunedì 26 settembre è stata la volta del seminario ufficiale di presentazione dei nuovi e inattesi risultati presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso. I risultati, anticipati da un’inaspettata fuga di notizie giovedì 22, sono stati mostrati in un seminario da Pasquale Migliozzi, trasmesso in streaming anche nella giornata inaugurale del XCVII congresso nazionale della Società Italiana di Fisica, che si svolge questa settimana a L’Aquila. L’esperimento, frutto di una collaborazione di 160 fisici, 30 istituti di ricerca, 4 centri di metrologia internazionali e 11 nazioni coinvolte, mostra per la prima volta un dato sperimentale in cui una particella, il neutrino, supera (seppur di poco) la velocità della luce. Queste particelle continuano a far parlare di sé come figlie anarchiche, ma particolarmente amate nella famiglia della fisica delle particelle elementari. Dapprima previste, ma non osservate. In seguito osservate, ma con pochissimi eventi. Massive, ma con masse sfuggenti. Ora si permettono anche di andare più veloce della luce (e quindi, potenzialmente, tornare indietro nel tempo. n.d.R)

“Il risultato ha potenzialmente un grandissimo impatto nel mondo della ricerca e pertanto richiede la massima cautela e prudenza”, ha sottolineato Antonio Ereditato, coordinatore dell’esperimento, all’inizio del seminario di Migliozzi, “e pertanto non è possibile parlare di scoperta, almeno fin quando non verranno effettuate misure indipendenti per confermare la sorprendente osservazione”. Stupore e cautela sono le parole più ricorrenti tra gli scienziati coinvolti nella ricerca, come confermano Alessandra Pastore dell’Università di Bari e Fabio Pupilli dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso – INFN che partecipano all’esperimento OPERA.

“Inizialmente siamo rimasti stupiti dall’inattesa osservazione sperimentale e questo ci ha spinto a essere cauti nella divulgazione dei risultati. Sono stati necessari 3 anni di presa dati e analisi accurate per scartare tutte le fonti di possibili errori sperimentali. Solo quando il dato è stato considerato abbastanza robusto si è ritenuto di poter passare al vaglio della comunità scientifica presentando la ricerca in un articolo“, raccontano i due ricercatori. In effetti i dati mostrati si riferiscono a misure relative a più di 15.000 eventi e le misure di sincronizzazione tra il momento della produzione del fascio di neutrini al CERN e quello della rilevazione nel rivelatore di OPERA mostrano un errore (10 nanosecondi) ben al di sotto del tempo di anticipo osservato (i neutrini arrivano con 60 nanosecondi prima di quanto aspettato). Ma nonostante questo, gli stessi autori della pubblicazione sono consci della necessità di andare più a fondo e trovare delle verifiche o delle smentite al di fuori della cerchia dei ricercatori direttamente coinvolti nel progetto.

“L’intento della pubblicazione e divulgazione dei risultati è principalmente di raggiungere un audience più vasto rispetto ai partecipanti all’esperimento per ricevere feedback dal mondo scientifico, senza scatenare clamore mediatico attorno a nuove presunte teorie prima della conferma, anche attraverso misure indipendenti, del risultato”. “La divulgazione dei dati avrebbe dovuto seguire un iter ben preciso con una successione di comunicati stampa e seminari ufficiali al CERN e al LNGS già in calendario da alcuni giorni”. La fuga di notizie che ha preceduto l’ufficializzazione della notizia il 23 settembre ha creato non poco scompiglio non solo nel mondo scientifico, ma anche nel mondo della comunicazione, soprattutto in Italia.

“L’approccio dei media stranieri è stato molto cauto con una maggiore attenzione ai contenuti del lavoro, mentre la stampa italiana è sembrata molto più attenta a titoli sensazionalistici che non rispecchiano le intenzioni degli autori del lavoro”. L’articolo, come sottolineato da tutte le persone coinvolte sia al CERN che al Gran Sasso, si chiude volutamente senza un’interpretazione teorica del dato e con una richiesta alla comunità scientifica di maggiori e indipendenti verifiche vista la portata dei nuovi risultati.

L’anomalia riscontrata nella velocità del neutrino maggiore di 20 parti per milione rispetto alla velocità della luce, considerato il limite massimo di velocità, dovrà pertanto essere discussa e verificata dalla comunità scientifica. Non ci resta che aspettare prima di poter aprire un nuovo capitolo nella storia della fisica.

AUTORE: Pietro Parisse
FONTE: Oggiscienza Blog
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La guerra italiana alla Diabesity: le ultime cifre

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L’Italia, un tempo terra di navigatori, oggi Paese "dei sedentari", si avvia a diventare la nazione degli obesi (sono 6 milioni gli adulti e il 35% i bimbi e ragazzi in sovrappeso o obesi) e dei diabetici (3 milioni in tutto, escluso il milione di italiani ignaro della propria glicemia troppo alta). Non proprio un bel primato quello del Belpaese, che vede diminuire di 15 anni l’aspettativa di vita dei diabetici, registrando un tasso di crescita (sempre rispetto al diabete) del 9% in 5 anni. Se ne e’ discusso oggi al ministero della Salute, alla presentazione del decimo ‘Quaderno del ministero’ dedicato proprio alla prevenzione e all’assistenza per le persone con obesita’ e diabete. Emergenza sociale e sanitaria, quindi: la cosiddetta ‘epidemia di diabesity’ -le due condizioni sono strettamente legate, oltre l’80% dei diabetici e’ obeso- porta con se’ importanti ripercussioni di carattere sociale ed economico. Tanto che nel corso del 2010 ha determinato il 10-15% dei costi complessivi dell’assistenza sanitaria nazionale, facendo registrare oltre 70mila ricoveri per complicanze.
“Questo ‘Quaderno’”, ha sottolineato il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto al ministero di via Ribotta per la presentazione del lavoro, “testimonia la piena consapevolezza del ministero dell’estrema rilevanza della tematica e soprattutto l’intenzione di fornire elementi necessari a definire i criteri di appropriatezza, clinica, strutturale, tecnologica e operativa per la prevenzione di obesita’ e diabete. Un concetto base, quello dell’appropriatezza” a 360 gradi, “della politica sanitaria del nostro Paese - ha continuato Fazio - che deve consentirci di riportare a un sistema virtuoso le regioni rimaste indietro”.
In Italia, le persone con diabete rappresentano ufficialmente il 4,9% della popolazione (ISTAT 2010). Nel nostro Paese, ogni anno, si e’ appreso nel corso dell’incontro, 75mila persone con diabete subiscono un infarto, 18mila un ictus, 20mila vanno incontro a insufficienza renale cronica, mentre 5mila patiscono l’amputazione degli arti inferiori e 18mila muoiono. Inoltre, due terzi dei soggetti con diabete di tipo 2 sono obesi (BMI superiore a 27) e solo meno del 20% risulta normopeso. Invece, nel diabete di tipo 1, l’obesita’ riguarda circa un quarto dei pazienti. Dati contenuti negli Annali AMD 2010, il rapporto nazionale sulla qualita’ dell’assistenza offerta nei centri di diabetologia redatto annualmente dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD).

FONTE: Agi.it
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Il governo blocca la liberalizzazione della vendita dei farmaci di fascia "C" e continua la sua lotta alle parafarmacie...

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C’è un salvagente nascosto nella manovra finanziaria alla voce "liberalizzazioni, privatizzazioni e altre misure per favorire lo sviluppo" che mette al sicuro i farmacisti italiani e li mantiene al riparo dal mercato e dalla concorrenza. Nell’ultima versione del testo, prima del voto in Senato, è stata inserita una postilla attraverso la quale si riconosce la libertà dell’attività economica privata ad eccezione dei casi in cui intervengono «disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana». Poche parole che vogliono dire molto perché grazie ad esse le farmacie in Italia mantengono il loro status di casta chiusa alla domanda di liberalizzazione che arriva dall’esterno. E un’altra vittoria dello status quo è stata messa a segno il 5 settembre scorso quando la commissione Bilancio del Senato ha respinto tre emendamenti che chiedevano la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, quelli venduti con la presentazione di una ricetta medica ma non a carico del Sistema sanitario nazionale. «Ancora una volta – ha denunciato l’Associazione nazionale parafarmacie italiane – abbiamo verificato che il governo nei confronti delle caste non può fare riforme liberali». La lobby, del resto, agisce dall’interno se è vero che il presidente della commissione Sanità del Senato, il senatore Pdl Luigi D’Ambrosio Lettieri, è anche presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari dal 1996 e vicepresidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani. Da parte sua la categoria si difende: «Anche noi siamo per un processo di ammodernamento – spiega Andrea Mandelli, presidente della Federazione nazionale dei farmacisti – nel quale però si riconosca il farmaco come un bene esistenziale e non di mercato». «Il rischio – continua – è quello di una commercializzazione del settore che guardi solo all’interesse economico perdendo di vista il servizio pubblico fornito alla collettività».

In realtà la legge parla chiaro: lo Stato, in particolare le Regioni, possono rilasciare licenze per aprire una farmacia ogni 5mila abitanti se il comune ha una popolazione inferiore alle 12mila anime, e ogni 4mila se l’anagrafe del comune supera quella cifra. Questo significa che in regioni come Lazio e Puglia i concorsi non si svolgono da 15 anni, ancora di più nel caso della Campania. Ristretto è quindi anche il numero degli attori in gioco: il business delle farmacie italiane è in mano a 17mila titolari, mentre sono 34mila i collaboratori che hanno preso la laurea e superato l’esame di stato, ma sono costretti a svolgere le funzioni di semplici commessi. «Siamo l’unica categoria – attacca Vincenzo Devito, presidente del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti – in cui la maggioranza degli iscritti all’ordine non può esercitare la professione. L’esame di stato viene superato in media dal 95% dei candidati. Questi ragazzi si iscrivono all’albo e poi diventano manovalanza a basso costo». In realtà le barriere alzate contro la liberalizzazione non penalizzano solo i giovani che bussano alle porte del mercato, ma il mercato stesso e minano i principi della libera concorrenza. Secondo il Codacons, la riforma Bersani del 2006 con la liberalizzazione dei farmaci da banco ha prodotto in cinque anni 1,6 miliardi di euro di risparmi per i cittadini grazie agli effetti benefici introdotti dalla concorrenza. Non solo: dal 2006 ad oggi sono nate circa 3.600 nuove aziende specializzate nella vendita di questi farmaci e sono stati creati oltre 7mila posti di lavoro. Ma non è tutto perché l’impatto delle liberalizzazioni di cinque anni fa è scritto nei numeri. A maggio 2011 il numero delle parafarmacie aperte era di 3.616 unità, di cui solo il 15% legato alla grande distribuzione e la stragrande maggioranza (85%) di proprietà di giovani farmacisti. Inoltre nel 2010 lo sconto praticato da farmacie e parafarmacie sui farmaci d’automedicazione è stato pari a 100 milioni di euro. E un impatto ancora più consistente sul mercato l’avrebbe avuto oggi la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, bloccata dalla maggioranza di governo. L’apertura del settore avrebbe assicurato un risparmio annuale minimo sul prezzo di acquisto nell’ordine di 480 milioni di euro con la creazione di 9mila nuovi posti di lavoro e investimenti privati per 700 milioni di euro.

Sarebbe stato un passo importante anche per riavvicinare l’Italia all’Europa dove la liberalizzazione delle farmacie non è più un tabù. È così in Polonia, Belgio e Grecia dove tutti i vincoli professionali sono stati abbattuti; poco più stringente è la normativa inglese che richiede l’autorizzazione del servizio sanitario e del sindacato dei titolari di farmacie, mentre in Francia nel 2008 il governo è intervenuto sui numeri, concedendo l’autorizzazione ad aprire una farmacia ogni 2.500 abitanti. Anche su questo fronte il nostro Paese si mostra indietro rispetto all’Unione europea dove in media esiste una farmacia ogni 3.300 cittadini, ben al di sotto della soglia italiana dei 4/5mila. Per gli aspiranti farmacisti si tratta di un muro invalicabile, eretto da frange corporative ancora forti che trovano una sponda amica in Parlamento. Per abbatterlo e favorire la libera concorrenza, sarebbe sufficiente approvare una riforma che riconosca la farmacia come un bene patrimoniale privato, liberamente trasferire a chiunque, aperta senza vincoli e limitazioni territoriali, con il solo obbligo della direzione responsabile di un farmacista, non necessariamente titolare o proprietario. Per scrivere una riforma del genere non servirebbe guardare al futuro, ma basterebbe rileggere la legge 5849 del 22 dicembre 1888 che porta il nome del suo promotore, l’allora presidente del Consiglio del Regno d’Italia, Francesco Crispi

AUTORE: Daniele Auteri

FONTE: Repubblica.it Affari e Finanza
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Addio a Wilson Greatbatch, l'inventore del pacemaker impiantabile

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E' morto a Buffalo, l'americano Wilson Greatbatch: ingegnere, aveva 92 anni ed era passato alla storia come il papà del pacemaker impiantabile, la micromacchina stimola-cuore che ha salvato la vita a una lunghissima lista di pazienti cardiopatici. Un invenzione nata per "sbaglio "però. Nato sempre a Buffalo, il 6 settembre 1919 Greatbatch iniziò a interessarsi all'elettronica in gioventù, mentre lavorava in una radio amatoriale. La passione per le "onde corte" continuò anche negli anni dell'università e durante la Seconda Guerra, dove fece il radio-operatore in Marina. Dopo essersi laureato in ingegneria, iniziò a studiare le correlazioni tra cuore e sistema elettrico e a lavorare a dei nuovi transistor che rivelassero accelerazioni del ritmo cardiaco. Ed ecco come nacque il pacemaker: un giorno installò un resistore con una resistenza sbagliata. Greatbatch si accorse però che le pulsazioni da quella create erano identiche al normale battito del cuore. E si rese conto che questo nuovo circuito si sarebbe potuto utilizzare per controllare il battito dell'uomo. Da qui l'idea del pacemaker: Greatbatch ci lavorò nel laboratorio di casa sua: «Dovevo risolvere il problema di come ridurre un'apparecchiatura elettronica che aveva le dimensioni di un armadio, in un dispositivo grande come la mano di un bambino». Dopo alcune sperimentazioni sugli animali, e le prime diffidenze del mondo della medicina, nel 1960 il pacemaker venne finalmente impiantato in un uomo, il 77enne Henry Hennafeld che sopravvisse i successivi 18 mesi senza alcun problema. Cinque dei 15 pazienti che avevano ricevuto i pacemaker erano vivi 19 anni dopo. Wilson depositò il brevetto il 22 luglio del 1960. Oggi circa un milione di persone in tutto il mondo hanno un pacemaker nel cuore.
 

Greatbatch fu un inventore instancabile: più di 150 brevetti portano la sua firma. Una passione lunga una vita. Tanto che nel 1998 fu ammesso nella Hall of fame degli inventori ad Akron (Ohio). Il papà del pacemaker aveva fondato anche una sua società, la Greatbatch Ltd - un tempo Wilson Greatbatch Ltd - che produce batterie per i pacemaker impiantabili. Il dispositivo che oggi fa battere i cuori di milioni di pazienti gli è valso diversi premi, non ultimo il Lemelson-MIT Prize nel 1996, ricevuto all'età di 76 anni. Guardava con interesse al lavoro della nuova generazione di inventori ai quali lanciò anche una sfida, proponendo loro di lavorare alla fusione nucleare usando un tipo di elio che si trova sulla luna. Prima di morire ha avuto anche modo di lanciare una previsione sul futuro delle risorse enrgetiche del pianeta: secondo Greatbatch, i combustibili fossili si esauriranno entro il 2050.


FONTE: Corriere.it Salute
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05 settembre, 2011

Test di Ingresso 2011: al via i quiz per l'ammissione alle facoltà con il numero chiuso. Ed è record di pretendenti al camice bianco...

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Novantamila candidati per poco più di 10 mila posti: parte la lotteria dei test di ammissione all'università. Ed è record di pretendenti al camice bianco. Domani mattina, in tutti gli atenei italiani si svolgeranno le prove di ammissione alla facoltà di Medicina e chirurgia che, quest'anno, varranno anche per l'ammissione alla facoltà di Odontoiatria. Secondo i dati forniti dal Cun (il Consiglio universitario nazionale), quest'anno gli aspiranti medici e odontoiatri sono poco meno di 90 mila. Nel 2009/2010, le prove di ammissione alle due facoltà di sono svolte in giorni diversi e furono 92 mila le domande presentate, ma poi si sedettero a svolgere le prove in 78 mila: parecchi avevano presentato domanda per tutte due le facoltà.

Gli studenti che intendono intraprendere la professione di medico o di odontoiatra saranno chiamati a svolgere un questionario di 80 domande a risposta multipla, con qualche novità rispetto all'anno scorso. "Questo anno  -  dichiara Andrea lenzi, presidente del Cun  -  i quiz di ammissione cambiano: gli 80 quesiti a risposta multipla contengono meno domande di tipo nozionistico e più quiz di logica, di risoluzione dei problemi e di comprensione di test. I quesiti di tipo scientifico fanno inoltre riferimento in modo più guidato a programmi dedotti da quelli delle scuole secondarie".

I posti a disposizione sono 9.501 per iscriversi a Medicina e 860 per i futuri dentisti. Un numero che il Cun considera insufficiente. "Abbiamo

bisogno in media, di 9 mila nuovi medici ogni anno. Da dieci anni  -  spiega Lenzi  -  gli immatricolati ai corsi di laurea in medicina sono, in media, 7 mila e 500 e arrivano alla laurea in 6 mila e 500, ovvero circa l'85 per cento. Oggi il numero dei medici supera ancora la media dei paesi Ocse ma a breve la situazione potrebbe cambiare ed è necessario aumentare le immatricolazioni". Lo spauracchio che, in assenza di medici a disposizione, il mercato venga saturato dai camici bianchi stranieri è più che concreto.

"Con i circa 9 mila immatricolati di questa tornata  -  continua il presidente del Cun  -  possiamo prevedere, nel 2017, circa 8 mila laureati. L'università italiana ha il potenziale formativo in grado di accogliere 11 mila immatricolati che garantirebbero 10 mila nuovi medici all'anno che sarebbero necessari per essere a regime entro il 2018". Ma tra il diploma di maturità e l'accesso a Medicina c'è di mezzo il test, che alcuni considerano una lotteria. E dall'indagine condotta dal Cun sugli ammessi degli anni precedenti si scopre che sono favoriti coloro che hanno una buona preparazione in ambito umanistico. La preparazione nelle discipline scientifiche risulta invece carente.

Quaranta degli 80 quiz che si troveranno di fronte domani i 90 mila candidati saranno di cultura generale e ragionamento logico, 18 di biologia, 11 di chimica e 11 di fisica e matematica. "Le prove di selezione a quiz commenta Lenzi  -  hanno il vantaggio fondamentale della prova unica nazionale che premia il merito e si svolge in assoluta trasparenza. Ma non sono sufficienti, le prove vanno riformate. E' auspicabile inserire delle varianti nella selezione, migliorando il peso del curriculum degli studi precedente. Inoltre è ora di dedicarsi ad un aspetto fino ad oggi trascurato ma fondamentale per le scelte professionali dei giovani: rafforzare l'orientamento pre-universitario".

E gli studenti dell'Udu esortano i colleghi a "non perdere la testa" e ad "affrontare il test in sicurezza". Si tratta della campagna lanciata dall'Unione degli universitari per evitare i trucchi dei soliti furbetti. Attraverso un vademecum viene "spiegato l'iter che deve avvenire in aula durante l'esame, per evitare eventuali irregolarità lungo lo svolgimento". Sin dal primo giorno dei test, in più di 30 città italiane, da Brescia a Catania, ci sarà la distribuzione dei moduli e del vademecum da parte dei ragazzi dell'Udu che "esprime forte contrarietà al numero chiuso e all'utilizzo dei test d'ingresso".

"Non solo perché  -  spiegano gli studenti  -  questi ultimi non rispondono ai criteri di scelta meritocratica cosi tanto decantata dal ministro Gelmini (basta vedere determinate domande banali dei test) ma anche perché sono indice di un altro tentativo del governo di non investire sul mondo del sapere, riducendo il numero degli studenti invece di adeguare e migliorare le strutture universitarie". Martedì 6 settembre si proseguirà con i test di ammissione a Veterinaria e il giorno dopo con quelli per l'accesso ad Architettura. Per le cosiddette Professioni sanitarie (infermiere, ostetrica, ecc.) i test si svolgeranno l'8 settembre e il 9 sarà la volta di medicina in lingua inglese, che non richiede più la certificazione di conoscenza della lingua.

AUTORE: Salvo Intravaia
FONTE: Repubblica.it
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02 settembre, 2011

I politici della "qultura": con la "Legge Levi" niente più sconti oltre il 15% sui libri (e nessun sconto a natale)

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Da questa estate il governo (l'idea è di un deputato di sinistra ma il consenso per l'approvazione è stato bipartisan) ha attuato un provvedimento che vieta promozioni sui libri nel periodo natalizio e limita gli sconti al solo 15% del prezzo originale di copertina nei restanti periodi stagionali. Per chi "sgarra" facendo sconti più pesanti o in periodo natalizio, multe e chiusura d'esercizio. La scusa ufficiale è "Salvaguardare le piccole librerie dalla concorrenza dei colossi dell'e-commerce tipo Amazon che fanno sconti di prezzo molto più corposi". Ammesso pure che la gente non reagisca all'aumento dei prezzi comprando presso i siti di e-commerce esteri o semplicemente contraendo gli acquisti, secondo voi chi pagherà invece, e in modo salato, il divieto di far sconti sui libri originali? Gli studenti universitari, ovviamente, che vedranno un'ulteriore lievitare dei prezzi su testi costosissimi e spesso sempre più "infotocopiabili".

Di seguito uno degli articoli che descrivono il provvedimento, passato praticamente sottosilenzio nei media nazionali:

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I detrattori lo hanno ribattezzato «provvedimento anti-Amazon» e sono convinti che finirà per uccidere la lettura. Secondo i sostenitori, invece, garantirà la ricchezza e il pluralismo dell’offerta culturale. Entra in vigore il primo settembre, dopo un acceso dibattito e oltre due anni di gestazione, la nuova legge sul prezzo dei libri, meglio nota come «legge Levi», dal nome del primo firmatario Ricardo Franco Levi, deputato del Partito Democratico. Il testo, approvato in via definitiva lo scorso 20 luglio con un consenso bipartisan, stabilisce un tetto massimo del 15 per cento allo sconto che tutti i venditori (dai piccoli librai, alla grande distribuzione, agli store online) possono applicare sul prezzo di copertina. Limiti di sconto vengono imposti anche agli editori: mai oltre il 25 per cento e solo nell’ambito di promozioni che non devono superare la durata di un mese né possono tenersi a dicembre.

La legge raccoglie i consensi soprattutto delle librerie indipendenti e dei piccoli editori. I protagonisti del settore, cioè, che più hanno sofferto la concorrenza dell’e-commerce e di ineguagliabili campagne di sconti come quelle di Amazon o dei grandi gruppi editoriali. «Finalmente una normativa che corregge l’anomalia dell'Italia, Paese in cui i grandi editori sono anche venditori, con inevitabili squilibri sui prezzi» commenta Paolo Pisanti, presidente dell’Associazione librai italiani (Ali). «Una legge equilibrata che garantirà un'offerta plurale» commenta Marco Polillo, presidente dell'Associazione italiana editori (Aie). Sulla stessa linea Marco Cassini, cofondatore di Minimum Fax e uno degli animatori di Mulini a Vento, il gruppo di editori che si è a lungo battuto per la regolamentazione del prezzo dei libri. «La legge è un importante passo in avanti» sostiene Cassini. Pur ammettendo che «non è la migliore in assoluto e che alcuni aspetti, come ad esempio le sanzioni per chi non rispetta le regole, andrebbero comunque precisati».

Il tetto agli sconti non piace invece per nulla a chi i libri li acquista e che, in tempi di tagli e manovre, potrà risparmiare di meno. Nelle scorse settimane si è accesa la protesta sui blog e ha avuto un sorprendente successo (oltre 2.500 firme in tre giorni) la petizione online promossa dall’Istituto Bruno Leoni perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non firmasse la legge. Chi sostiene il provvedimento, in realtà, ritiene che l'impossibilità di fare grossi sconti avrà come conseguenza, sul medio e lungo termine, l'abbassamento del prezzo di copertina e che, quindi, i lettori non spenderanno di più. «Nessuno può garantirlo - ribatte però Serena Sileoni, ricercatrice del Bruno Leoni -. E comunque l'effetto immediato sarà che i lettori non compreranno o compreranno di meno». Critiche poi anche sull'«inefficacia» e la «pericolosità ideologica» della legge: «Basta registrare un sito di vendita all'estero per aggirarla - spiega la Sileoni -. Senza contare quanto anacronistico sia tentare di arginare l'e-commerce e lo sviluppo tecnologico».

Grande preoccupazione, infine, tra i bibliotecari. La legge Levi prevede che lo sconto che gli editori possono fare alle biblioteche che si riforniscono di libri è al massimo del 20 per cento. «Ma finora riuscivamo a ottenere riduzioni fino al 25-30 - denuncia Stefano Parise, presidente dell'Associazione italiana biblioteche (Aib) -. Solo nel polo che dirigo, Fondazione Per Leggere – Biblioteche Sud Ovest Milano, ho stimato che potremmo acquistare, e quindi offrire ai nostri utenti, 3.500 libri in meno all'anno». «L'Aib non è contraria a una regolamentazione del prezzo del libro - precisa ancora - ma, se come è scritto nel testo, si farà un bilancio della legge tra dodici mesi, chiediamo che per le biblioteche, già penalizzate dai pesanti tagli ai finanziamenti statali, non si applichino tetti di sconto».

Vantaggi, invece, potrebbero scaturire per il settore dei libri digitali. Sebbene rappresentino ancora una fetta esigua del mercato (o,3-0,4 per cento) e siano penalizzati dall'Iva al 20% (contro il 4% dei volumi cartacei), gli ebook non sono infatti soggetti alla legge Levi. E possono quindi essere ancora venduti con i discussi, ma vantaggiosi, saldi e promozioni da record.

AUTRICE:  Alessia Rastelli
FONTE: Corriere.it

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28 agosto, 2011

Test di Ingresso 2011: su Facebook un "gioco" per esercitarsi puntando alla "medaglia d'oro"...

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Su universita.it, il quotidiano online di informazione universitaria, è attiva una nuova applicazione Facebook per permettere ai neo-diplomati di esercitarsi gratuitamente, dal proprio profilo, per i test di ingresso. Cinque sono le aree in cui lo studente può esercitarsi: medicina odontoiatria veterinari, architettura, lauree triennali professioni sanitarie, orientativi area umanistica, orientativi area scientifica.

Scelta l’area, si inizia la simulazione; in base al tempo e alle risposte giuste lo studente, alla fine della prova, potrà ricevere la denominazione di: genio-medaglia d’oro; fenomeno-medaglia d’argento; diligente-medaglia di bronzo; spensierato-medaglia di legno; sbadato-medaglia di carbone. Dopodichè all’interno della pagina Facebook di universita.it-test d’ammissione, il giocatore potrà condividere l’applicazione con i propri amici e sfidarli alle simulazione di esami. «Insomma studiare non è mai stato così divertente!!!!» commenta in una nota lo stesso quotidiano online.

«Questo programma - prosegue la nota - permette di far conoscere agli studenti le basi necessarie per iscriversi ad un determinato corso di laurea, di esercitarsi gratuitamente e per tempo in modo da stimolare le proprie capacità di ragionamento logico e anche di valutare il proprio livello di preparazione. Requisiti fondamentali e indispensabili per superare le prove di accesso all’Università, e grazie a questa nuova applicazione si ha l’opportunità di prepararsi al meglio allenandosi in modo originale, concreto ma soprattutto stimolante, con la possibilità di mettere in gioco se stessi e anche i propri amici».

All’interno dell’applicazione è possibile trovare anche il link diretto alla pagina del sito internet di universita.it, sezione «Esercitati con le simulazioni dei test d’ammissione» dove è possibile fare la versione approfondita dei test e dove sono visibili anche altre materie su cui potersi preparare, quali Ingegneria, Eco-Giuridica, Comunicazione e Formazione e Psicologia.

La stesura delle prove simulate che si trovano sia sul portale che sul social network di Universita.it sono state create in collaborazione con la società caposcuola del settore quale Alphatest, da anni leader di spicchio nell’area dell’orientamento e della formazione. Una collaborazione questa che permette di offrire agli studenti, soprattutto a quelli che ogni anno si ritrovano sui banchi universitari (circa 250 mila) per superare gli esami d’ammissione, un servizio utile, reale, gratuito, facile da usare, ma soprattutto da oggi anche divertente.

FONTE: La stampa.it
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Test di Ingresso 2011: corsi e tasse, la "stangata" dei costi per i test...

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Archiviata la pausa estiva, è tempo di test di ingresso negli atenei capitolini. Ad aprire la caccia ai nuovi immatricolati sarà martedì la Cattolica. Ed è già boom di iscrizioni. "Esplode" Medicina e chirurgia a cui si sono iscritti 7333 studenti, con una netta maggioranza "in rosa" (4766 donne contro 3139 uomini): 2mila più dello scorso anno. In calo invece Odontoiatria con 567 pretendenti rispetto ai 1025 del 2010. Lazio a parte, i candidati arrivano in prevalenza da Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Lombardia. Il primo esame preliminare si terrà il 30 agosto: un test scritto psicoattitudinale, scientifico e di inglese diviso quest'anno su tre sedi: oltre a Roma, Milano e Bari. Il 7 settembre ci sarà poi l'orale a cui accederanno i primi 600 candidati della graduatoria per i 282 posti a concorso di Medicina, e i primi 75 per i 25 posti di Odontoiatria. Alla Sapienza, che aprirà le sue aule agli aspiranti camici bianchi il 5 settembre, si conferma, stando ai dati provvisori, il trend dello scorso anno: 7mila iscritti alla nuova megafacoltà di Medicina e Chirurgia e Odontoiatria per 908 posti, divisi tra Umberto I, Sant'Andrea e Latina. Quattro giorni dopo toccherà a chi vuole iscriversi all'ultima novità dell'ateneo di piazzale Aldo Moro: la facoltà di Medicina in inglese appena istituita dal ministero dell'Istruzione. A numero chiuso anche Architettura e Ingegneria, entrambe il 7 settembre. A Tor Vergata i posti per Medicina sono invece 232 (41 per Odontoiatria) e la prova si svolgerà il 5 settembre.

Diversi anche i costi: se nel primo ateneo ogni studente deve versare 35 euro, a Tor Vergata il quiz costa 70 euro, fino ai 120 della Cattolica. Nelle casse degli atenei, grazie alle prove di accesso, finiscono quindi tra i 245mila euro e gli 880mila euro. E i ragazzi di Link, coordinamento universitario, lanciano la proposta: "Ribadiamo la nostra contrarietà al numero chiuso. Ma vogliamo almeno che questi soldi vengano investiti in progetti per gli studenti".

Ma è polemica soprattutto sui costi dei corsi di preparazione ai quiz. Se la Sapienza infatti organizza seminari gratuiti di "recupero", tantissimi ragazzi si rivolgono a società private che attingono pesantemente nelle tasche delle famiglie. Alpha test, azienda tra le più quotate ed editrice di libri di ripasso ed esercitazione, propone minicorsi da 18 ore a 590 euro, mentre per un intero ciclo di 150 ore si tocca quota 4400 euro. Per le iscrizioni alla Cattolica o alla Luiss c'è una sovrattassa: 170 euro in più. Al Cepu ci sono esercitazioni di base, tutoraggio e full immersion collettive da un minimo di 2700 euro fino ad un massimo di 9mila euro. "Saldi" da Unidformazione che offre corsi scontati di 280 euro per 100 ore. Ma solo online.

FONTE: Repubblica.it
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Test di Ingresso 2011: il 5 settembre in Fiera si presenteranno 2221 aspiranti candidati per Medicina

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Si avvicinano le prove di ammissione ai corsi di laurea 2011-2012 della facoltà di Medicina e chirurgia. Reso noto il calendario delle prove che si terranno nei locali della Fiera campionaria di Messina: il 5 settembre Medicina e chirurgia e Odontoiatria, l'8 settembre Professioni sanitarie. I test di ammissione a Veterinaria, invece, sono stati fissati il 6 settembre nei locali della facoltà. In aumento il numero dei candidati, dal momento che il trend registrato per l'anno accademico ormai alle porte riguardante Medicina e chirurgia vede 2221 domande rispetto alle 2067 del 2010-2011. Saranno 703 quanti puntano all'ammissione a Veterinaria (109 in più) e 3753 i candidati per le professioni sanitarie. (NOTA: cliccare su "Test di ingresso" in alto nel menù sotto il logo per accedere alle notizie precedenti del sito riguardanti appunto i test)

Nel frattempo, i test 2010 parrebbero risultare "in salvo" nonostante le irregolarità denunciate nei mesi scorsi: il Tar di Catania ha disposto «l'iscrizione per tutti i ricorrenti che, ormai dal secondo trimestre, erano già iscritti con riserva grazie a una sospensiva». Il riferimento è al test di ammissione relativo all'anno accademico 2010-2011, sul quale molti candidati avevano denunciato anomalie. Quanto alla garanzia dell'anonimato e all'anomala gestione della prova di concorso da parte dell'Ateneo peloritano, sulle quali avevano puntato l'indice l'Udu (Unione degli studenti universitari) e gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia (in rappresentanza di alcuni aspiranti), il Tribunale amministrativo ha rilevato come «non risulti logica e coerente con il regolare svolgimento» del concorso «la documentata circostanza che la consegna dei moduli non è stata casuale, ma eseguita in modo progressivo nei confronti dei candidati effettivamente partecipanti alla selezione».

Quindi, i test sarebbero stati forniti secondo lo stretto ordine già assegnato secondo l'elenco predisposto, omettendo la consegna di quelli che sarebbero stati assegnati ai candidati assenti. Secondo il collegio composto dai giudici Biagio Campanella, salvatore Schillaci e Agnese Anna Barone, «tale anomala modalità di distribuzione dei plichi, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento», anche se, in assenza di alcun accertamento dei fatti in sede penale, «non è possibile stabilire "se" ed eventualmente "in quale misura" il modus operandi abbia falsato» il concorso. Ragion per cui il Tar di Catania ha trasmesso gli atti alla Procura di Messina, chiamata, a questo punto, alla valutazione della sussistenza di eventuali ipotesi di reato.
In ogni caso, il test svoltosi nel settembre 2010 non è annullato, soprattutto in mancanza «di una prova "regina" grazie alla quale vi sarebbe la certezza che un soggetto sarebbe stato avvantaggiato a scapito di altri» e per evitare «una generalizzata e più grave ingiustizia nei confronti di coloro che hanno regolarmente svolto le prove» e si sono piazzati in una posizione «utile per l'immatricolazione al primo anno del corso di laurea». Toccherà, adesso, all'autorità giudiziaria peloritana accendere i riflettori sui presunti casi di redistribuzione dei posti inizialmente riservati agli extracomunitari o lasciati comunque liberi da studenti comunitari per rinunce, trasferimenti o passaggi ad anni di corso successivi. Da chiarire, inoltre, la sussistenza delle presunte violazioni alla tutela dell'anonimato.


AUTORE: Riccardo D'Andrea
FONTE: Gazzetta del sud
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Nuovi studi tracciano nuove terapie per la cura del mesotelioma

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I ricercatori del laboratorio di Antonio Giordano, MD, Ph.D., fondatore e direttore dell'Istituto Sbarro per la Ricerca sul Cancro e Medicina Molecolare, hanno identificato nuovi potenziali agenti anti-tumorali che potrebbero essere efficaci nel trattamento del mesotelioma, uno dei tumori più letali, causato dalla esposizione all'amianto. Gli scienziati hanno testato nuove molecole del tipo pirazolo[3,4-d] pirimidina che inibiscono la chinasi SRC, un consolidato bersaglio molecolare nella terapia del cancro. I ricercatori hanno dimostrato che questi inibitori di SRC inducono in maniera efficace la morte cellulare, mediante apoptosi, specificamente in linee cellulari di mesotelioma mentre non mostrano effetti tossici su linee cellulari di mesotelio normale, sostenendo così un possibile uso di questi agenti per un trattamento sicuro del mesotelioma. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista Oncogene del Nature Publishing Group.
I ricercatori hanno anche scoperto che gli inibitori di SRC inducono un aumento della stabilità nucleare dell'inibitore delle chinasi ciclina-dipendente p27.
Questo è "particolarmente interessante se si considera che la perdita di espressione di p27 nucleare è un noto fattore prognostico negativo nel mesotelioma e la localizzazione nucleare di p27 è di fondamentale importanza per la sua funzione di oncosoppressore", ha detto il primo autore dello studio, la Dott.ssa Paola Indovina dell'Università degli Studi di Siena e assistant Professor presso l'Istituto Sbarro.
"Pensiamo che questi dati rappresentino un contributo tempestivo e suggeriscano che lo status di p27 dovrebbe essere attentamente analizzato nel valutare l'uso di inibitori della chinasi SRC negli studi clinici per i pazienti affetti da mesotelioma", ha detto il responsabile dello studio la Dott.ssa Francesca Pentimalli, dell'Istituto Nazionale dei Tumori "Fondazione Pascale" - CROM-Cancer Research Center di Mercogliano e assistant Professor presso l'Istituto Sbarro.
"I risultati confermano SRC come bersaglio terapeutico fondamentale nel mesotelioma e rivelano un nuovo meccanismo, dipendente dalla stabilizzazione nucleare di p27, mediante il quale l'inibizione di SRC può indurre apoptosi nelle linee cellulari di mesotelioma, fornendo un nuovo razionale per l'uso degli inibitori di SRC nella terapia di questa neoplasia" dice il Prof. Antonio Giordano. Questo dimostra anche che in questo contesto, p27 è necessario per indurre l'apoptosi nelle linee cellulari di mesotelioma e, anche se questo meccanismo deve essere ancora definito con precisione, identifica un ruolo attivo di p27 nel mediare l'apoptosi". Lo studio è stato svolto in collaborazione con il Prof. Maurizio Botta, ordinario di Chimica Farmaceutica e Preside della Facoltà di Farmacia, Università di Siena ed anche Professore aggiunto presso l'Istituto Sbarro, che ha sviluppato questi inibitori di SRC insieme alla Prof.ssa Silvia Schenone dell'Università di Genova, Italia.

AUTORE: Pierpaolo Basso
FONTE: Molecularlab.it
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Nuovi studi sulla correlazione fra insulina e centri cerebrali che regolano il senso della fame

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Negli anni passati sono stati condotti alcuni studi che monitoravano l'effetto dell'insulina sull'ipotalamo, zona del cervello che sorveglia con un riflesso "stop and go" il comportamento alimentare. Jens Brüning, del "Max-Planck-Institut" ha guidato uno studio sperimentale sui murini (topi) da laboratorio al fine di valutare gli effetti che ha l'insulina su determinati circuiti cerebrali che regolano il meccanismo di "ricompensa". Secondo Brüning la "supernutrizione" dipende principalmente dalla neuropsicologia e in minor parte dalla effettiva sensazione di fame: infatti, mangiamo in base al nostro umore, continuando a mangiare anche dopo essere sazi e in base alla compagnia che si frequenta. L'inattivazione del segnale dell'insulina in quei neuroni responsabili del rilascio della dopamina, neurotrasmettitore coinvolto nella sensazione di sazietà, causa l'obesità murina. La ricercatrice Brüning ha spiegato: "Dopo che si è instaurato un bilancio energetico positivo o l'obesità, si può creare un circolo vizioso causato dall'insulino-resistenza. Questo sembra essere un fattore importante per l'insorgenza dell'obesità, anche se non è ancora certo che sia il primo passo verso questa condizione.
"Il nostro studio dimostra che l'azione dell'insulina su neuroni catecolaminergici è fondamentale nel controllo a lungo termine dell'alimentazione. Il punto di partenza per potenziali trattamenti dell'obesità nell'uomo sarà l'identificazione dei precisi meccanismi molecolari implicati in questo processo" ha concluso la ricercatrice.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cell Metabolism.

FONTE: Molecularlab.it
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Ricerca americana conferma validità vaccini attuali

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La paura legata ai vaccini, secondo quanto riportano gli studiosi, spesso induce molti genitori a saltare le vaccinazioni nonostante le rassicurazioni delle autorita' sanitarie. Una ricerca statistica compiuta su oltre mille casi da parte di un panel federale statunitense costituito da scienziati dell'Institute of Medicine, parte della National Academies of Sciences, conferma invece come "I vaccini sono ampiamente sicuri, possono causare pochissimi effetti collaterali e non ci sono prove che siano responsabili di casi patologici". Si tratta del primo rapporto globale sugli effetti collaterali dei vaccini a partire dal 1994. "Abbiamo esaminato oltre mille articoli scientifici valutando le prove epidemiologiche e biologiche circa gli effetti collaterali dei vaccini - ha spiegato Ellen Wright Clayton, del Center for Biomedical Ethics and Society alla Vanderbilt University di Nashville, che ha coordinato il gruppo di ricerca - e solo in pochissimi casi i vaccini hanno causato reazioni avverse, e quasi sempre molto limitate negli effetti e nel tempo". Il rapporto e' stato commissionato dallo U.S  Department of Health and Human Services. Gli scienziati hanno analizzato otto tipi di comuni vaccini: la combinazione morbillo-parotite-rosolia (MMR), la difterite-tetano-pertosse acellulare (DTaP), il vaccino per la varicella, influenza, l'epatite B, meningite, il tetano e il papillomavirus umano (Hpv). In particolare, gli studiosi tengono a sottolineare che il vaccino MMR e quello DTaP non hanno mostrato di causare autismo o diabete di tipo I, e che il vaccino contro l'influenza non ha causato temporanea paralisi facciale e non ha peggiorato i sintomi dell'asma. "Ci sono prove sufficientemente forti che i vaccini non causano questi effetti collaterali", ha continuato Wright Clayton. Fra gli effetti collaterali mostrati, la maggior parte aveva brevissima durata e si trattava, per esempio, di convulsioni in quei soggetti che dopo il vaccino MMR avevano sviluppato febbre alta. Ma comunque erano episodi passeggeri. "Non causavano in nessun modo effetti a lungo termine e nemmeno epilessia", ha precisato Wright Clayton. La combinazione MMR, in qualche persona con gravi deficit immunitari, ha causato una rara forma di infiammazione cerebrale. Sempre in persone con sistema immunitario compromesso, il vaccino contro la varicella ha causato polmonite, epatite, meningite. Sei vaccini - MPR, varicella, influenza, epatite B, meningite, tetano - sono stati in grado di scatenare shock anafilattici, reazioni allergiche che compaiono subito dopo l'iniezione. "Una situazione che si puo' benissimo affrontare raccomandando ai pazienti di restare in sala d'attesa per 15 minuti dopo l'iniezione, per assicurarsi che non si manifesti una reazione allergica", ha concluso Wright Clayton.

FONTE: Agi.it Salute
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Muore tragicamente Rachel Beckwith, un simbolo americano nella lotta al cancro

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In nove anni di vita Rachel Beckwith ha fatto in tempo a regalare i suoi riccioli per ben tre volte. La prima volta a 5 anni: in classe aveva saputo di un'organizzazione (Locks of Love) che raccoglieva capelli per farne parrucche da dare ai bambini malati di cancro. Rachel non ci ha pensato due volte. Si è fatta rapare da sua madre, Samantha, poi ha aspettato che i capelli ricrescessero. E l'ha fatto di nuovo. La terza volta è stata il 23 luglio, il giorno della sua morte in seguito a un incidente sull'autostrada. I genitori hanno donato gli organi di Rachel e la sua ultima chioma. Nove anni appena compiuti, il 12 giugno. Era stato un compleanno speciale, anzi molto normale per una bambina come Rachel Beckwith da Seattle, Stati Uniti. A familiari e amici aveva detto: «Anziché farmi un regalo, donate 9 dollari alle persone che costruiscono pozzi per chi non ha l'acqua potabile». In chiesa un giorno Rachel aveva sentito parlare dell'emergenza idrica nel mondo e di un gruppo che si chiama «Charity: water», una delle tante organizzazioni non governative che raccolgono fondi per progetti umanitari legati all'acqua. E senza pensarci troppo aveva deciso di fare qualcosa. Mettersi in mezzo. Con la mamma aveva contattato l'ong. Dalle trecce ai rubinetti, con la stessa filosofia molto infantile (molto pragmatica). Sul sito c'è ancora la sua pagina: «Per piacere aiutatemi. Ai donatori manderemo le foto dei pozzi e le coordinate geografiche tratte da Google Earth. Il mio obiettivo è raccogliere 300 dollari». Rachel era una bambina del suo tempo, computer e Google Earth. Si era presa pure una cotta per il cantante Justin Bieber, l'idolo dei giovanissimi, anche se sua madre dice che non lei osava ammetterlo. Probabilmente avrebbe barattato un ballo con Justin (un altro sponsor di « Charity: water») pur di raccogliere ancora un pugnetto di dollari per la raccolta fondi di compleanno, che si era fermata poco sotto la soglia prefissata: 280 dollari. Nei tre giorni in cui Rachel è rimasta incosciente in un letto di ospedale - racconta Nicholas Kristof sul New York Times - gli amici le hanno sussurrato all'orecchio che poteva essere soddisfatta: le donazioni in suo nome avevano superato di gran lunga i 50 mila dollari regalati dalla star Bieber. E il 25 luglio, dopo i funerali, mamma Samantha ha scritto un post per ringraziare tutti dell'affetto e della generosità: «I know Rachel is smiling!».

Magari sta sorridendo di come ragionano gli adulti e dei meccanismi della celebrità online post mortem e del bambino Simon che ha mandato 5 dollari «anche se volevo dare di più ma ho solo 8 anni e questa è la mia paghetta settimanale». O del nostro cinismo. Qualcuno dirà che è stato l'autotreno. Se Rachel non fosse morta un sabato di fine luglio sull'autostrada, schiacciata da un camion che ha travolto la macchina su cui viaggiava con la famiglia ferendo mortalmente soltanto lei, forse nessuno si sarebbe accorto della strana festa di compleanno di una bambina della periferia di Seattle. La sua raccolta fondi per scavare pozzi in Congo o in Bangladesh sarebbe rimasta a quota 280 e non avrebbe sorpassato il milione di dollari. Probabilmente Kristof non avrebbe scritto quel pezzo così ispirato in cui fa di Rachel un simbolo positivo delle generazioni più giovani, quelle che noi «crediamo imbesuite da Facebook» e che invece ci danno una lezione di altruismo, «in questi tempi grami di paralisi politica in cui tutti sono assorbiti solo dai propri interessi». Scott Harrison, il 35enne ex manager di night-club che nel 2006 ha avuto l'illuminazione di «Charity: water», ha scritto che Rachel ha insegnato qualcosa agli adulti, che si sono un po' vergognati «di fronte alla generosità dimostrata da una ragazzina». Se non ci fosse stato quell'autotreno, Rachel non avrebbe perso tempo a dispiacersi per il mancato raggiungimento di quota 300 dollari. E avrebbe cominciato un altro progetto, pronta a tagliarsi i capelli ancora e ancora. 


FONTE: Repubblica.it
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09 agosto, 2011

La rete "tossica" del ministro Fazio

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C'è da restare attoniti ad ascoltare il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio che nei giorni scorsi, rispondendo alla interrogazione di un senatore del PDL, ha detto che il governo sta pensando ad un intervento straordinario, compreso nel piano sanitario 2011-2013, per arginare la sovraesposizione da Internet. Una forma che, in casi di abuso - afferma Fazio - porta a "sentimenti compulsivi isolamento sociale, dipendenza patologica, perdita di contatti reali e sentimenti di onnipotenza".

E mentre resto basito di fronte alle parole del Ministro della Salute mi vengono in mente, contemporaneamente, due cose: la prima è la frase che mi disse una sera a cena il consulente Internet di un passato Ministro delle Comunicazioni il quale, di fronte ai miei rimbrotti sulla scarsa incisività del Ministro sulle cose della Rete, mi raccontò di come gran parte del suo tempo al Ministero andava speso nel disinnescare le idee assurde e pericolose sulla Rete che i parlamentari italiani quotidianamente partorivano; la seconda è che questa associazione fra abuso di Internet e la parola "onnipotenza" non è la prima volta che la sento. È infatti contenuta (pg.29) nel libro "Quando Internet diventa una droga" di Federico Tonioni, psichiatra responsabile dell'Ambulatorio del Policlinico Gemelli sulle dipendenze da Internet.

Il libro di Tonioni, del resto, lo cito con grande difficoltà e qualche imbarazzo. Si tratta di un testo divulgativo confuso e pieno di inesattezze (tra le tante Tonioni attribuisce a Nicholas Negroponte l'idea di un Premio Nobel per Internet), pubblicato quest'anno da Einaudi, il cui scopo dichiarato sarebbe quello di fornire indicazioni utili ai genitori alle prese con l'abuso di Internet da parte dei propri figli; un saggio dagli accenni fortemente moralistici, che Tonioni ha scritto dopo le prime esperienze del suo ambulatorio romano sulla Internet Addiction e la cui sintesi grossolana potrebbe essere che Internet ha due facce ugualmente ampie, una utilitaristica e modicamente positiva, l'altra oscura e pericolosa dalla quale occorre guardarsi con attenzione. La stessa definizione di Internet contenuta nel testo è per me sufficiente per descrivere la mia personale distanza dall'autore (pg.54):
"Internet non è stato pensato per essere uno strumento pericoloso e il suo uso risponde a molteplici funzioni positive, permettendo di soddisfare la dimensione ludica dell'esistenza (il bisogno di giocare e divertirsi), la dimensione partecipativa (il bisogno di appartenere a gruppi e di partecipare a iniziative politiche culturali e sociali) la dimensione utilitaristica (il bisogno di vere informazioni, di consultare esperti e di fare acquisti) e non ultima, la dimensione intima (il bisogno di scambiare "carezze" con le persone importanti e significative della propria vita"
Come si vede molte delle grandi rivoluzioni che Internet ha portato nella società secondo Tonioni vanno archiviate in una cosiddetta "dimensione utilitaristica", definizione che per conto mio esprime con grande chiarezza la considerazione dell'autore nei confronti della Rete. Scrive poi Tonioni in una frase molto evocativa che oggi, risfogliando il testo, mi accorgo di aver sconsolatamente sottolineato (pg.62):
"I giovani Internet-dipendenti sono caratterizzati da pallore del volto, occhi cerchiati e sguardo poco espressivo"
e davvero simili frasi rimandano più ad una manualistica tardo medioevale che ad un testo di divulgazione medica contemporanea.

Ma poi, in fondo, di che cosa stiamo parlando? Quali sono i termini dimensionali di questa nuova dipendenza che il Ministro Fazio descrive come una droga senza sostanze? Nessuno lo sa, Tonioni nel suo testo non lo spiega, mentre gli articoli di stampa che accompagnarono a suo tempo l'apertura del primo presidio italiano contro la dipendenza da Internet, nel 2009, accennavano a numeri francamente fantasiosi e vaghi: secondo quelle cronache circa il 10 per cento degli utilizzatori di Facebook erano a rischio di intossicazione da Internet (se fosse vero oggi in Italia ci sarebbero circa 2 milioni di malati di Facebook bisognosi di cure), mentre l'inquadramento nosologico della patologia da dipendenza da Internet più che dall'esperienza sul campo è stata compilato, nel testo di Tonioni, semplicemente traducendo dall'inglese il tentativo di inquadramento della IAD di Kimberly Young, dottoranda in psicologia che per prima ipotizzò la patologia nel lontano 1998 (e che in USA scatenò a suo tempo grandi polemiche negli ambienti accademici). E non c'è dubbio che la Internet di Tonioni e quella della Young, a tredici anni di distanza, sono due entità di studio totalmente differenti.

Poco importa a questo punto iscriversi al club di quanti credono - come Tonioni - che la dipendenza da Internet sia un nuova malattia, piuttosto che avvalorare la tesi da molti sostenuta secondo la quale tali eccessi, quando presenti, vadano indirizzati nell'alveo delle patologie psichiatriche già note; molto più importante è rendersi conto che tali previsioni di ampio, possibile contagio e una simile saggistica millenaristica, sono in grado di far danni fino ai più alti livelli e di trovare riscontri perfino nelle parole del Ministro della Salute di un Paese che non ha un soldo per garantire le cure primarie ai suoi cittadini, ma che poi si permette il lusso di usare a fini di marketing politico la demonizzazione della Rete nelle sue varie forme, che è in Italia sport variamente praticato a tutti i livelli da oltre un decennio. Tranne poi legalizzare il gioco d'azzardo online senza provare per questo il minimo sentimento di straniamento.

AUTORE: Massimo Mantellini
FONTE: Punto-informatico.it
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28 luglio, 2011

Medicina: novità dal governo, specializzazioni più corte e nuove regole per i dottorati

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Percorso di studi più corto per gli aspiranti medici: la specializzazione durerà un anno in meno, ci sarà la possibilità di svolgere il dottorato contemporaneamente alla specializzazione e il tirocinio di tre mesi che oggi si svolge dopo la laurea sarà incorporato nella stessa. Sono le principali novità della riforma del percorso di studi di medicina illustrate stamani, a Palazzo Chigi, dai ministri dell’Istruzione, Mariastella Gelmini e della Salute, Ferruccio Fazio.

«E’ una riforma strutturale - ha spiegato Fazio - che consente l’ingresso dei giovani nel lavoro con grandissimo anticipo immettendoli nel Servizio Sanitario Nazionale, anche se con contratti a termine e ciò ci mette in linea con gli altri paesi industrializzati». Il ministro Gelmini ha sottolineato come questa misura sia volta «non al risparmio economico ma di tempi». «Riusciremo a coniugare - ha detto - due esigenze: il rafforzamento della qualità e il risparmio di tempo da parte degli studenti».

La durata dei corsi di specializzazione viene avvicinata a quella europea: le specialità chirurgiche passano da 6 a 5 anni, quelle mediche da 5 a 4 anni o 3 per alcune aree particolari. Continua, inoltre, un lavoro di selezione per garantire che soltanto le sedi più qualificate dal punto di vista scientifico possano ospitare le scuole di specializzazione (in 3 anni si è passati da 1.800 a 1.100 scuole).

D’intesa con il Cun (Consiglio universitario nazionale) saranno definiti ordinamenti delle scuole che prevedano una maggiore partecipazione degli specializzandi all’attività professionale, con un modello 2+2 o 3+2 e cioè con una prima metà di formazione più teorica, seguita da una seconda metà dedicata all’attività diretta dello specializzando. In sostanza, dopo due o tre anni di specializzazione, lo studente potrà cominciare a lavorare all’interno dell’ospedale. «Si crea - ha spiegato Fazio - la figura del medico resident, quella che vediamo in tutte le serie televisive».

Altra novità della riforma è la possibilità di svolgere durante l’ultimo anno di specializzazione anche il dottorato. In questo modo si consente allo specializzando di accorciare ulteriormente il percorso di studi e di entrare nel mondo del lavoro ancora più rapidamente, come accade all’estero.

Per quanto riguarda la laurea, l’intenzione dell’Italia è quella di confermare la durata di 6 anni del percorso, mentre il tirocinio valutativo di tre mesi, che oggi si svolge dopo la laurea, dovrebbe essere incorporato nella stessa. L’esame di laurea, quindi, inglobando anche l’esame di Stato, permetterebbe di conseguire una laurea abilitante. «Questa scelta, però - ha precisato Gelmini - dovrà avvenire previo confronto in sede europea, dove è già in atto il dibattito, in modo da garantire l’uniformità delle scelte del nostro ordinamento con quelle dell’Europa». Quando otterrà il via libera comporterà un consistente risparmio di tempo: oggi, infatti, lo studente che si laurea a febbraio del sesto anno, quindi in corso, non può concorrere alle prove di ammissione per le scuole di specializzazione che si svolgono a marzo poichè deve ancora svolgere il periodo di tirocinio. Di fatto, dunque, lo studente perde un intero anno prima di poter partecipare al concorso di specializzazione.
Sul risparmio di tempo conseguente al pacchetto di novità, il ministro Fazio ha fatto un esempio concreto: «Attualmente uno studente che si immatricola a 19 anni, si laurea a 25. Deve effettuare l’esame di Stato dopo sei mesi, quindi a 25-26 anni. Poi si iscrive alla specializzazione, dalla quale uscirà a 31-32 anni. Con le nuove regole, a 27 anni è già nel mondo del lavoro e a 29-30 si è specializzato». Si recuperano dunque circa tre anni rispetto alla situazione attuale.

Per l’accesso alle facoltà di medicina resterà il numero chiuso. Lo ha sottolineato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la presentazione delle novità contenute nella riforma del percorso di studi di Medicina. «Siamo in pletora di medici. Attualmente - ha spiegato il ministro - ne abbiamo 4 ogni 1.000 abitanti a fronte di una media Ocse di 3,3. Con le nuove regole la nostra media scenderà a 3,5 rimanendo dunque ancora superiore a quella Ocse. Il numero di medici che escono dalle facoltà a numero chiuso copre le necessità del Paese e non riteniamo - ha concluso Fazio - di aver bisogno di nuovi medici».

Anaao: ora migliorare la qualità. «Bene la riduzione del percorso formativo in medicina, ora miglioriamo la qualità». È il commento del sindacato dei medici dirigenti Anaao-Assomed. L’Anaao afferma di valutare «positivamente» l’annuncio dei Ministri Ferruccio Fazio e Mariastella Gelmini di voler intervenire sul percorso formativo dei futuri medici, prevedendo: la riduzione della durata dei corsi di specializzazione, adeguandola alla normativa europea; la laurea abilitante salvaguardando, però, le prerogative dell’ordine professionale, ed infine l’anticipazione di due anni dell’incontro tra mondo assistenziale e mondo formativo. «Se però la soluzione prospettata per quest’ultima problematica rimanesse ancora tutta interna al mondo universitario, riducendosi a mera questione ordinamentale - afferma il sindacato medico - ci troveremmo di fronte ad una soluzione gattopardesca che non potremmo non denunciare». Secondo l’Anaao, «le buone intenzioni da sole non garantiscono i risultati: occorre aprire la discussione con tutti gli attori interessati ai singoli aspetti per segnare veramente - conclude il sindacato - un cambio di passo nei rapporti tra Ssn e Università».

Cgil: no allo sfruttamento degli specializzandi. Sì alla riduzione dei tempi, no allo sfruttamento degli specializzandi negli ospedali. È questa, in sintesi, la posizione della Cgil. «La riduzione dei tempi complessivi di studio per diventare medici specialisti, oggi tra gli 11 e i 13 anni, annunciata oggi dai Ministri Gelmini e Fazio, è condivisibile - dichiarano Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, e Massimo Cozza segretario nazionale Fp-Cgil Medici - fermo restando il riconoscimento europeo dei diplomi di laurea e di specializzazione. Bene anche la contestualità dell’esame di stato con la laurea e lo svolgimento dei tre mesi di tirocinio già nel corso degli studi pre-laurea. La proposta per gli specializzandi di contratti a termine nei servizi sanitari regionali negli ultimi due anni di corso non deve però - avvertono i due sindacalisti - trasformare la formazione sul campo in sfruttamento. Ciò che serve è una formazione di qualità anche negli ospedali e nei servizi territoriali che non diventi una istituzionalizzazione di circa diecimila medici specializzandi-precari a basso costo per coprire i vuoti di organico dei servizi regionali, colpiti da un irresponsabile blocco del turn-over. Non vorremmo che gli specializzandi pronti a imparare nel servizio pubblico con il tutoraggio dei medici ospedalieri e del territorio si ritrovino da soli - concludono Pantaleo e Cozza - a svolgere i turni di guardia e di ambulatorio».


FONTE: Il messaggero
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Sclerosi Multipla: il ministero continua ad "ignorare" il metodo Zamboni, nessun finanziamento alla ricerca

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Un medico ferrarese scopre un nuovo metodo per combattere la sclerosi multipla che dà risultati e viene adottato come protocollo in mezzo mondo sanitario, ma il ministero della Salute temporeggia e non concede i fondi di finanziamento. Medici e pazienti costretti ad emigrare all'estero per la cura "Brave Dreams"

“I condizionamenti e le difficoltà poste dal Ministero della Salute rischiano, ancora una volta, di far scomparire una ricerca tutta italiana”. È l’allarme lanciato da Gisella Pandolfo, presidente della Ccsvi nella Sclerosi multipla, l’associazione onlus che supporta la sperimentazione del metodo del ricercatore ferrarese Paolo Zamboni per curare la sclerosi multipla. Pandolfo, dopo un raffronto tra l’incoraggiamento e il sostegno che il metodo Zamboni riceve all’estero rispetto a quanto suscita in Italia, si augura “di non dover essere tutti costretti a emigrare, malati in cerca di cura e ricercatori onesti in cerca del giusto riconoscimento”.

E questo mentre, ad Albany (New York, Usa), “uno studio preliminare su 125 pazienti – spiega la presidente -, appena reso noto, conferma l’efficacia dell’angioplastica alle vene colpite da insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi) come trattamento della sclerosi multipla (Sm)”.

A Stanford (California, Usa), i ricercatori “danno per scontato che la Ccsvi esiste e che si associa alla Sm, e indagano mettendo a confronto due diverse tecniche diagnostiche, che risultano in parte sovrapponibili e quindi ulteriormente confirmatorie della correlazione tra le due patologie”.

In Canada, si stanziano fondi pubblici per il finanziamento di trial clinici su queste patologie e relativo trattamento (Canada).

Invece, in Italia, “si mette ancora in dubbio l’esistenza stessa della Ccsvi, si discute pretestuosamente della sua correlazione con la Sm, si perde tempo, pavidamente facendosi condizionare da falsamente motivate e restrittive posizioni ministeriali. Tutto questo, mentre i malati sono costretti a mobilitarsi per finanziare Brave Dreams”, la sperimentazione guidata dal prof. Zamboni.

Stiamo parlando della correlazione, individuata da Paolo Zamboni, responsabile del Centro Malattie Vascolari dell’Università di Ferrara, tra una patologia venosa da lui stesso scoperta, la Ccsvi, e la Sclerosi Multipla. “E del fatto – aggiunge Gisella Pandolfo – che, curando la prima con l’angioplastica, i malati di SM ottengono indubbi benefici: la Sm si ferma, la qualità di vita dei pazienti migliora”.

E’ di questi giorni poi la presentazione al Vascular Annal Meeting di Chicago, da parte del dott. Manish Mehta, dei dati preliminari di preparazione allo studio americano Liberation (Albany, New York), che ha lo scopo di valutare il trattamento della Ccsvi mediante angioplastica nei malati di SM.

I dati presentati riguardano i primi 125 pazienti con Sm con stenosi alle giugulari interne e nelle azygos, con diverse età e con diversi livelli di malattia e disabilità, secondo quanto indicato da Zamboni. Questi dati, afferma Mehta, “suggeriscono che il trattamento è sicuro e ha offerto miglioramenti su sintomi specifici della malattia e sulla qualità di vita”.  “ I miglioramenti – è stato precisato – sono arrivati in tutte le forme di SM eccetto che per la primaria progressiva”.

“Naturalmente – premette la presidente dell’associazione, che vede Nicoletta Mantovani Pavarotti come presidente onorario – tali risultati avranno bisogno di essere convalidati da Liberation, il futuro trial controllato, randomizzato, in doppio cieco, che riguarderà 600 pazienti: uno studio analogo al Brave Dreams di Zamboni, per metodo e numero di pazienti”.

Sempre in questi giorni, la Stanford University della California ha pubblicato sull’American Journal of Neuroradiologyuno studio atto a misurare la capacità diagnostica della risonanza magnetica (MRV) per le stenosi della Ccsvi.

L’indagine, eseguita su 39 pazienti, era volta a testare la bontà della tecnica Mrv comparandola con il gold standard della flebografia con catetere. Gli studiosi hanno potuto verificare che, considerando il solo caso di stenosi della parete venosa (e quindi tralasciando le altre malformazioni che possono determinare la Ccsvi quali setti o valvole malformate) la tecnica Mrv da loro proposta dà risultati diagnostici equivalenti a quelli dell’indagine flebografica.

“Una cosa ottima, perché in questi casi si può evitare l’invasività della flebografia, e l’operatore-dipendenza dell’Ecocolordoppler”, precisa Pandolfo, che sottolinea come “tutto questo, e altro ancora, dimostra che mentre l’Italia sta a guardare, il resto del mondo procede nell’accettazione e conferma di quanto proposto da Paolo Zamboni. Dando speranze concrete ai malati di sclerosi multipla e di Ccsvi”.

FONTE: Estense.com
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L'OMS lancia un allarme Epatite in Europa, e coinvolge anche l'Italia

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Quasi un milione mezzo di nuovi casi ogni anno per l'epatite A, due miliardi di persone che hanno contratto l'epatite B, circa 130 milioni quelle che hanno un'infezione cronica da epatite C. Sono cifre che nel 2010 hanno convinto l'assemblea dell'Oms a proclamare ufficialmente la Giornata mondiale dell'epatite che si celebrerà ogni anno il 28 di luglio. La stessa data in cui dal 2008 viene celebrata dalla World hepatitis alliance.

L'obiettivo della Giornata, spiega l'Oms, è di focalizzare l'attenzione su azioni specifiche come il rafforzamento della prevenzione, lo screening e il controllo dell'infezione e delle malattie connesse, aumentare la copertura vaccinale per l'epatite B e la sua integrazione nei programmi di immunizzazione nazionale e coordinare una risposta globale all'infezione.

L’epatite virale è un’infiammazione del fegato, generalmente causata da un’infezione provocata da virus. Se ne conoscono diversi tipi, ma i principali sono cinque, indicati con le prime lettere dell'alfabeto: A, B, C, D ed E, In particolare, i tipi B e C sono la causa principale di cirrosi e tumori del fegato.

La cirrosi è un processo di accumulo di tessuto fibroso nel fegato che può evolvere per decenni senza dare sintomi. Ma in un terzo circa dei casi, la cirrosi si trasforma in tumore del fegato. Tuttavia, l’eradicazione del virus dal fegato blocca l’evoluzione della malattia e in molti casi guarisce il paziente in modo definitivo.

Purtroppo il nostro Paese detiene il poco invidiabile primato europeo per la prevalenza delle malattie del fegato provocate da virus, con una preoccupante incidenza sulla mortalità e numeri allarmanti: epatiti, cirrosi, tumori al fegato, infatti, sono la causa di circa 20 mila decessi l’anno e si stima che oltre un milione di italiani siano affetti da epatite C e circa 500mila i malati di epatite B cronica.

FONTE: Focus Salute.it
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Nasce a Roma il "Tribunale dei Diritti del Medico"

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L'Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma ha avviato la costituzione del ''Tribunale dei Diritti del Medico'': come primo passo verra' definita la Commissione propedeutica alla sua formalizzazione. Cio' in ottemperanza a quanto deliberato dal Consiglio straordinario dell'Ordine riunito il 12 luglio scorso per affrontare la situazione di profondo disagio lavorativo dei suoi iscritti. All'iniziativa hanno gia' dato la loro adesione anche professionisti esterni, quali ex magistrati, avvocati, docenti universitari e giornalisti.

''Dopo anni di denunce delle gravi inefficienze del Servizio Sanitario pubblico che costringono i medici a lavorare in condizioni critiche e a subire sempre piu' frequentemente le proteste e le violenze di cittadini esasperati, ora diciamo basta a recriminazioni ipocrite e a promesse elettorali non mantenute'', dichiara il Presidente dell'Ordine, Mario Falconi.

''Siamo arrivati vicini al punto di non ritorno visto che si viene aggrediti anche quando si e' fatto appieno il proprio dovere e si e' operato con tenacia, oltre ogni ragionevole limite, per riportare in vita una sfortunata bambina giunta al Pronto Soccorso in arresto cardio-respiratorio'', sottolinea Falconi con riferimento al decesso della bimba di 11 anni avvenuto al San Filippo Neri.

''Occorre, peraltro, ricordare nuovamente come tutto il personale sanitario in quella drammatica circostanza abbia operato con un altissimo livello di professionalita'. A tale proposito incontreremo nei prossimi giorni il collega aggredito al quale daremo piena assistenza legale e lo affiancheremo costituendoci parte civile''.

L'Ordine dei camici bianchi romani individua, ancora una volta, le cause prevalenti di disservizi, errori, violenze verbali e fisiche nel contesto esasperato e inidoneo in cui ormai i medici sono costretti a operare e che investe quasi tutte le strutture sanitarie. Contesto caratterizzato sempre piu' da blocchi contrattuali e del turn-over, dal dilagare del precariato, da turni di lavoro stressanti e in ambienti spesso strutturalmente inadatti.

Il costituendo Tribunale dei Diritti del Medico si attivera' in tutti quei casi in cui dovesse ravvisare una responsabilita' nella gestione della struttura sanitaria ove si verificano disservizi, errori e/o violenze.

Conseguentemente l'Ordine di Roma denuncera' coloro che, ai vari livelli, non hanno operato perche' fossero rispettate le norme di legge e/o i contratti di lavoro finalizzati alla vera tutela della salute dei cittadini.

FONTE: Asca.it
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23 luglio, 2011

[Off Topic] - Muore la cantante Amy Winehouse

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Il mondo della musica pop inglese viene sconvolta dalla notizia della morte della celebre cantante Amy Winehouse. Notizia anticipata in Italia da Skytg24 e confermata dal portale TMZ, che riporta il comunicato stampa diramato dalla polizia inglese. Secondo gli agenti, Amy si trovava riversa sul pavimento del loft di Camden Square a Londra. Nonostante i tentativi di rianimare la cantante, alle ore 16, 05 la Winehouse, è stata dichiarata morta. Non si menziona mai, però, il nome dell'artista nel comunicato ufficiale. "Gli agenti, dopo aver trovato la donna riversa sul pavimento, hanno chiamato il London Ambulance Service. Nonostante i tentativi di rianimazione, alle 0re 16.05 la donna è stata dichiarata morta. Non sono ancora chiare le cause del decesso", scrive l'ufficio stampa della polizia londinese.

Nick Buckley, responsabile delle notizie presso il Sunday Mirror di Londra, ha confermato la morte di Amy Winehouse: "Le autorità hanno confermato che Amy Winehouse sia stata trovata cadavere nel suo appartamento a nord di Londra, alle 15.45. Le cause della morte sono da ricercarsi in una presunta overdose di alcool e droga". Amy Jade Winehouse è nata il 14 settembre 1983 da una famiglia di origine ebreo-russa a Southgate, quartiere settentrionale di Londra. A sedici anni viene notata dall’astuto ideatore di “Pop Idol”, Simon Fuller, che la mette sotto contratto con la sua agenzia di management, 19 Entertainment, procurandole un contratto discografico con la Island Records. Il primo album, "Frank", esce nel 2003 riscuotendo subito un ottimo successo di critica e di pubblico (disco di platino, oltre 300.000 copie vendute) grazie alle sofisticate sonorità vintage e jazzate ma soprattutto alla sorprendente voce della cantante, “nera” e molto più matura di quanto la sua giovane età possa far supporre. Il singolo “Stronger than me”, composto dalla Winehouse col produttore Salaam Remi, le frutta anche un Ivor Novello Award, prestigioso premio inglese riservato ad autori e compositori musicali. L’inquieta Amy è tuttavia insoddisfatta dei risultati, a suo modo di vedere troppo manipolati in studio e poco in linea con le sue vere aspirazioni musicali: decide dunque di prendersi un lungo periodo sabbatico durante il quale resta sulle pagine dei giornali gossip e delle testate musicali soprattutto in virtù di una serie di gaffe, incidenti e intemperanze che hanno a che fare con la sua passione per la cannabis e l’alcol (di questo parla esplicitamente il successivo singolo “Rehab”) ma anche, pare, con ricorrenti crisi depressive. Perso drasticamente peso, si ripresenta a fine 2006 con un nuovo disco, "Back to Black", ispirato alla musica dei gruppi vocali femminili anni ’50 e ’60, a Phil Spector e alla Motown: coprodotto ancora da Remi a fianco di Mark Ronson (Robbie Williams, Christina Aguilera, Lily Allen) e lanciato dal succitato “Rehab” (top ten in Gran Bretagna), il cd scala le classifiche inglesi raggiungendo il numero uno nel gennaio del 2007. Intanto piovono altri riconoscimenti (un Brit Award come migliore artista britannica di sesso femminile) e gratificazioni anche da parte di colleghi blasonati come Paul Weller, che condivide il palco con lei in un paio di occasioni.

Il 2007 è costellato da due cose: la crescita inarrestabile della sua fama e del suo successo, e il susseguirsi di gossip e notizie sulla sua disastrata vita, tra liti con il marito, uscite pubbliche imbarazzanti e problemi di dipendenze. Il culmine arriva nel 2008, quando le viene inizialmente rifiutato il visto di ingresso negli Stati Uniti, dove sarebbe dovuta recarsi per partecipare alla cerimonia dei Grammys. Si esibisce comunque in collegamento dall'Inghilterra, e risulta la trionfatrice della serata, con ben cinque premi. Gli anni successivi sono molto, molto tormentati: Amy fa notizia soprattutto per i suoi problemi di dipendenza, le continue liti con il compagno/marito Blake Fielder-Civil (da cui divorzia definitivamente nel 2009), e l'incapacità di dare un seguito alla sua carriera discografica. Le ultime recenti notizie di gossip la accusavano di stalking a carico del marito. Riesce a tenere qualche concerto sparso qua e là, ma la prima vera tournée, organizzata in Europa per l'estate del 2011, naufraga dopo la prima data a Belgrado, in cui la cantante si presenta visibilmente alterata e incapace di cantare. Un talento purtroppo sprecato a causa degli abusi di alcol e droga.

FONTE: Rockol.it
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10 luglio, 2011

Presunto attacco hacker, Unime rassicura "Nessuna violazione"

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""Le password di docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo dell’Università di Messina non sono state violate dagli hacker che affermano di aver colpito numerosi atenei italiani. L’Università di Messina ed in particolare il Centro di Calcolo (CECUM) protegge le identità informatiche a termini di legge e con avanzati sistemi di crittografia. I tecnici del CECUM hanno registrato, quasi in tempo reale, un solo accesso riuscito ad un vecchio sito dipartimentale autogestito. Le informazioni “rubate” e divulgate su Internet sono solo spazzatura informatica. Il CECUM, comunque, continua a vigilare sul web per evitare accessi indebiti, anche perché la tecnologia usata dai pirati informatici è estremamente sofisticata e in continua evoluzione.""

Fonte: Unime.it
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07 luglio, 2011

Attacco hacker ai server universitari italiani, anche Messina coinvolta, rilasciati in rete numerosi dati personali degli studenti...

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L'appena creato account Twitter @LulzStorm ha divulgato i link BitTorrent a un archivio contenente dati personali di studenti e professori di diverse università italiane.

Nei documenti contenuti in un unico file pubblicizzato con tre tweet diversi informazioni ed elenchi di studenti e docenti che variano a seconda della singola università: nelle cartelle relative ad alcune università compaio anche numeri di cellulari di alcuni studenti, per altre si tratta di email corredate dalle relative password, in alcuni casi i danni sono limitati a informazioni di non particolare rilevanza, mentre nei casi peggiori vi è tutto tutto: nome, cognome, email, numero di telefono, indirizzo, password e codice fiscale degli studenti.

"Italiani - si legge nel comunicato di LulzStorm - come potete affidare i vostri dati a tali idioti? È uno scherzo? I loro siti sono pieni di debolezze. Cambiate password ragazzi; cambiate concetto di sicurezza, università. Avremmo potuto rilasciare molto di più, avremmo potuto distruggere db e reti intere. Siete pronte per tutto questo?"

Pronti o no, il consiglio è che gli studenti delle università coinvolte (Università degli Studi di Bologna, quella di Siena, di Salerno, del Salento, di Cagliari, Bari, Pavia, Foggia, Messina, Urbino, Torino e quella di Modena e Reggio Emilia, La Sapienza di Roma, la Pontifica Università Antonianum, la Seconda Università degli Studi di Napoli, la Bocconi, la Bicocca e il Politecnico di Milano) verifichino di non essere nella lista divulgata e in ogni caso provvedano a cambiare le proprie password.

FONTE: Punto-informatico.it
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02 luglio, 2011

Specializzandi in Medicina chiedono correzione nella Finanziaria per salvare le proprie pensioni

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Eccessivi tempi medi per l’accesso alla professione rispetto al contesto EU, impossibilità del raggiungimento del massimo pensionistico, proibitivo e tardivo accesso all’oneroso istituto del riscatto degli anni di laurea: sono queste le criticità che inducono il Segretariato Italiano Giovani Medici (S.I.G.M.) a chiedere al Governo ed al Legislatore di intervenire con urgenza al fine di migliorare la condizione previdenziale delle giovani generazioni di medici. La Manovra Finanziaria che sta per essere sottoposta dal Governo all’approvazione del Parlamento potrebbe essere la sede più opportuna per risolvere l’annoso problema dell’attuale duplice ed iniquo inquadramento previdenziale dei medici specializzandi in ENPAM ed in INPS. Lo sostengono i Giovani Medici (SIGM) a seguito dell’incontro intercorso in data odierna al Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale con il Consigliere Giuridico del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Francesco Verbaro, ed il Direttore Generale delle Politiche Previdenziali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Dott. Edoardo Gambacciani.

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Trattasi di intervento a costo zero; peraltro, la corrente Manovra Finanziaria prevede già che il controllo dei patrimoni degli Enti Previdenziali Privatizzati venga attribuito alla COVIP (Commissione di Vigilanza Fondi Pensione).

I Giovani Medici (SIGM) chiedono il sostegno della FNOMCeO e di tutte le sigle sindacali di categoria alla presente proposta, che giunge in continuità rispetto alle Proposte del SIGM per migliorare la condizione Previdenziale dei Giovani Medici, presentate in occasione del Convegno Nazionale “Un giorno per il futuro – Problemi ed opportunità per le giovani generazioni di professionisti di costruirsi una pensione”, tenutosi il 25 maggio u.s. nell’ambito della Giornata Nazionale di sensibilizzazione dei Giovani alla Previdenza, promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in presenza dei vertici dell’ENPAM, del Presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, e del Consigliere Giuridico del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Francesco Verbaro.

Infine, i Giovani Medici (S.I.G.M.) esprimono apprezzamento per la proposta avanzata da alcuni sindacati (SNAMI) in merito all’ipotesi di riforma che porti al governo dell'ENPAM gli eletti direttamente dagli azionisti, ovvero tutti i contribuenti alla Cassa Previdenziale. L’elezione diretta dei vertici dell’ENPAM (CdA ed Organismi consultivi dei Fondi), o di una parte di essi da parte della base aprirebbe alla possibilità, ad oggi nei fatti disattesa, di favorire la presenza dei giovani negli organi di governo dell’Ente Previdenziale, in un momento cruciale per il futuro previdenziale delle giovani generazioni>>

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 SIGM Nazionale
Antonio Carnì
Presidente Sede SIGM Messina e rappresentante presso l'ONFMS
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