Per la prima volta sono state isolate le cellule staminali del fegato di tipo maligno prima della formazione di un tumore. La nuova scoperta dei ricercatori del Penn State College of Medicine (Stati Uniti), pubblicata sulla rivista "Stem Cells", rivela il ruolo che le cellule staminali hanno nell'insorgenza del cancro al fegato. "Grazie a degli esperimenti compiuti sui topi di laboratorio, siamo riusciti a indurre delle malattie croniche nel fegato per osservare lo sviluppo dei tumori", ha detto Bart Rountree, ricercatore che ha condotto lo studio. "Il nostro obiettivo principale era vedere cosa spinge le cellule staminali durante la proliferazione incontrollata se il fegato è ammalato. Quello che abbiamo invece scoperto è che nelle cellule staminali del fegato ce ne erano alcune già maligne, anche se nel topo non c'era nessun tumore". I ricercatori sono riusciti a isolare le cellule prima ancora che esse potessero dare origine al cancro. "Il fegato è l'unico organo del corpo che si può rigenerare e ciò avviene grazie proprio alle sue cellule staminali", ha spiegato Rountree. "Tuttavia tra di esse se ne può annidare qualcuna che è già "maligna" e che si attiva quando il fegato si ammala cronicamente: un'attivazione che porta alla formazione di tumori. Aver isolato le staminali maligne prima ancora che esse agiscano puo essere utile per l'elaborazione di strategie cliniche mirate", ha concluso Rountree.
E' opportuno ricordare come i tumori primari del fegato (cioè quelli nati nell'organo e non provocati da cellule staccatesi da altri tumori e migrate fino al fegato perchè in quest'ultimo caso si parla delle cosiddette "metastasi") hanno per lo più inizio dalle cellule interne dell'organo chiamate "epatociti". In questo caso si parla di "carcinoma epatocellulare" o, più raramente, di "epatoma"; questi tumori tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni. Più spesso, tuttavia, le neoplasie che colpiscono il fegato sono secondarie, cioè derivano da tumori che nascono altrove (per esempio nel colon, nella mammella o nel polmone). I tumori del fegato possono svilupparsi anche nei bambini: in questi casi si parla di "epatoblastoma".
Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché soprattutto nelle fasi iniziali non dà alcun segno di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.
Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione. Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che sono il consumo eccessivo di alcol e l'esposizione ai virus dell'epatite. Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell'organo. Ecco quali:
esame obiettivo: il medico tasta l'addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l'eventuale presenza di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del bianco degli occhi, per vedere se c'è ittero.
esami del sangue: ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. In caso di tumore, tuttavia, il più significativo è l'alfa-fetoproteina, i cui valori, se non c'è una neoplasia, si alzano solo in presenza di una gravidanza.
TAC (tomografia computerizzata): è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini da diverse sezioni dell'organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un computer che ricostruisce un'immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato con specifici liquidi di contrasto. La TAC consente di vedere un eventuale tumore nel fegato e in tutti gli organi addominali.
ecografia: grazie all'eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un'immagine del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un'eco diversa dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.
risonanza magnetica: un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti sani.
angiogramma: è un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano. È un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano.
biopsia: è l'esame istologico del tessuto epatico. Per lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell'addome e preleva un campione di tessuto con la guida dell'immagine della TAC o dell'ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una sonda che è la stessa che fornisce l'immagine dell'organo (laparoscopia) o attraverso una piccola incisione nell'addome o, ancora, durante un vero e proprio intervento chirurgico.
FONTE: Agi.it Salute e Airc.it
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