AFORISMA DEL GIORNO

15 febbraio, 2016

Ricercatrice attacca il ministro Giannini, "Nessun merito del governo sui successi dei cervelli in fuga..."

C'è la riscossa dei cervelli in fuga, bistrattati in patria, ma apprezzati e pluripremiati all'estero, nell'arringa social della linguista Roberta D'Alessandro contro il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini, "colpevole" di essersi vantata via Facebook dei risultati ottenuti a livello europeo da trenta scienziati italiani (lei compresa) vincitori di finanziamenti. E quelle parole di fuoco, che si chiudono con un perentorio #avaste ("basta" in abruzzese), hanno lanciato la ricercatrice nell'olimpo delle star del Web, acclamata da 30mila like e da oltre 13mila condivisioni. "Sono abituata a post per 20-30 amici - ha spiegato D'Alessandro a La Repubblica - ma l'obiettivo era sottolineare che i fondi europei vinti da quelli come me non sono per la ricerca italiana, ma per la ricerca fatta da italiani. Ed è molto diverso".

Traspare rabbia mista a frustrazione in quel post di Facebook che spopola su Internet e che racchiude la faticosa vita oltreconfine di centinaia di italiani come lei: risponde con un duro "non ci sto" alla gioia del ministro Giannini Roberta D'Alessandro, la linguista originaria di un paesino di mille anime nel cuore dell'Abruzzo, in provincia di Chieti, che ha studiato all'Università de L'Aquila, ma che solo all'estero, prima in Germania, poi in Gran Bretagna e in Canada e oggi in Olanda, ha potuto valorizzare (e monetizzare) quel bagaglio di sacrifici, studi e competenze che qui in Italia è considerato pari a zero.

"In Olanda sono diventata docente ordinario a 33 anni - racconta la ricercatrice, che ha vinto fondi europei per due milioni di euro grazie a un progetto sul contatto linguistico degli emigrati italiani in America nel dopoguerra e le lingue romanze nel Sud e Nord America, - nel frattempo ho fatto vari concorsi per rientrare in Italia e arrivavo quasi sempre seconda. Ricevevo i complimenti della commissione e in molti casi veniva messo a verbale che ero più qualificata di chi vinceva. E perdevo perché la mia attività all'estero non era quantificabile, diventava un demerito".

"Per questo - aggiunge - mi è salita la rabbia quando ho letto la frase orgogliosa del ministro sui ricercatori italiani: l'attività svolta all'estero allora non valeva per farmi vincere e tornare in Italia e adesso vale per appropriarsi dei miei meriti? Mi sono sentita cornuta e mazziata, come si dice in Abruzzo. Sono stata costretta a stare fuori dall'Italia e poi vengo contata come italiana?".

FONTE: Tgcom.it

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