AFORISMA DEL GIORNO

26 novembre, 2015

Sanità, in arrivo 4000 assunzioni "forzate" ma le Regioni invocano una proroga...

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Si sapeva da un anno. Eppure la scadenza ha trovato la maggior parte degli ospedali impreparati ad affrontarla in modo strutturale e stabile. Ieri sono entrati in vigore i nuovi orari di lavoro europei, adottati in Italia con una legge datata 2014: non più di 48 ore di lavoro a settimana per i medici, diritto a 11 ore di riposo minimo tra un turno e l’altro.

Molto caos ma per ora ripercussioni limitate sull’assistenza grazie a soluzioni tampone delle singole aziende sanitarie. Però la situazione deve essere regolarizzata. Il governo sta lavorando a un emendamento alla legge di Stabilità, la prossima settimana all’esame della Camera. Lo sforzo è mettere insieme fondi per l’assunzione di 4 mila tra medici e infermieri. Gli organici sono ridotti al lumicino specie nelle Regioni in deficit. Decaduta invece l’ipotesi di rinviare di due-tre mesi l’applicazione del sistema europeo, come chiedevano con insistenza le Regioni a corto di ossigeno. Il ministero della Salute l’ha valutata per poi scartarla. Una mossa del genere ci esporrebbe alla procedura di infrazione comunitaria, sospesa perché l’Italia si era impegnata ad allinearsi entro il 25 novembre agli altri Paesi, con un anno di ritardo. Solo a questo patto aveva evitato le sanzioni.

Conferma l’indirizzo del governo Federico Gelli, responsabile sanità alla Camera del Pd: «Ci sarà una ripartizione equa tra precari e neoassunti anche attraverso un concorso per assumere chi da anni lavora nel servizio pubblico. Le risorse? Quelle che derivano dai tagli del ministero della Salute». Altri fondi potrebbero arrivare dal disegno di legge sulla responsabilità professionale, promosso dallo stesso Gelli, approvato la scorsa settimana in commissione Affari sociali della Camera. Una parte potrebbe essere inglobato nella Stabilità. È difficile però calcolare quali vantaggi economici porterebbero queste norme. Qualche centinaio di milioni di euro nel 2015. Nel tempo miliardi, sono le attese. L’obiettivo è sollevare in parte i medici dal peso della responsabilità professionale in sede civile (denunce dei cittadini) e diminuire i costi legati alla cosiddetta medicina difensiva (eccesso di esami diagnostici e visite per mettersi al riparo da procedimenti giudiziari).

Sulla proroga avevano insistito da subito le Regioni. «Noi non siamo contrari alla direttiva europea. Però le Asl devono essere messe in condizione di organizzarsi con nuove assunzioni. Il blocco del turn over va sospeso», dice Sergio Venturi, coordinatore della Commissione salute in Conferenza Stato-Regioni. Massimo Cozza, Cgil Funzione pubblica: «Bene l’arrivo di migliaia di colleghi. Vanno presi subito in servizio basandosi su graduatorie e bandi pubblici». Il gruppo di legali dei Consulcesi annuncia che darà battaglia con ricorsi. L’intera categoria si è mostrata intransigente e refrattaria ad ogni trattativa su una deroga: «Non rinunciamo ai riposi». Come è andata il primo giorno? Disagi contenuti nelle grandi strutture dove i direttori hanno provveduto a coprire i buchi riducendo i tempi di apertura di certi servizi o unificando i turni di guardia. Per le Regioni la giornata si è chiusa bene: è stata raggiunta l’intesa per il riparto del Fondo sanitario, 110 miliardi per il 2015. Grazie a un meccanismo premiale, appositamente finanziato, nessuna amministrazione perderà più dello 0,50 rispetto all’anno precedente.

FONTE: Corriere.it
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24 novembre, 2015

UE forza il Governo allo sblocco del turnover nel SSN: previste tremila assunzioni fra i precari

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Assunzione di almeno tremila medici e assorbimento dei precari per far fronte all’entrata in vigore delle norme europee sui riposi e l’orario di lavoro di medici e infermieri. Lo prevederebbe un emendamento alla Legge di Stabilità, ancora in corso di definizione da parte del Governo, che sarà presentato alla Camera. Obiettivo: lo sblocco del turn over in sanità. Secondo una recente rilevazione della Fp-Cgil Medici, su un totale di 108.115 medici del Servizio sanitario nazionale (uomini 64.101, 59,28%; donne 44.014, 40,72%), i precari sono 7.399 (uomini 2.989, 40,4%; donne 4.410, 59,6%).

Dal 25 novembre anche l’Italia dovrà infatti rispettare la normativa che regola l’orario di lavoro in sanità. In pratica scatterà l’abrogazione della vigente normativa nazionale con la quale si disapplicavano alcune disposizioni europee. Due le regole che entreranno in vigore: la durata media dell’orario di lavoro non potrà in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; inoltre, è previsto il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Ma per far fronte alla nuova organizzazione imposta dalle norme Ue, avverte la Fp-Cgil Medici, al Servizio sanitario nazionale mancano «almeno cinquemila medici».

Oltre ai prevedibili disagi in corsia e per i pazienti, la nuova normativa potrebbe causare sanzioni salate ai responsabili dei turni, decise dalle Direzioni territoriali del lavoro. In caso di violazione delle 48 ore medie settimanali si applica la sanzione pecuniaria da 200 a 10.000 euro, mentre in caso di violazione delle 11 ore di riposo giornaliere la multa va dai 100 ai 3.000 euro.


FONTE: Corriere.it
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23 novembre, 2015

Medici e nuovi orari: introdotto l'obbligo di riposo interturno di 11 ore, aumenta la prospettiva occupazionale?

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Scatta mercoledì la pausa obbligatoria tra due turni in corsia. Il dibattito: «Così saltano i trapianti», «Ma lo stress fa sbagliare». L’infettivologo Bruno: «Senza professionisti in più, le liste d’attesa per i malati si dilateranno»

«Altro che obbligo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro. Solo una settimana fa, tra sabato e domenica, due chirurghi della mia équipe hanno lavorato 18 ore di fila per salvare due vite umane. Così abbiamo potuto eseguire un doppio trapianto di fegato». Da dopodomani, con l’entrata in vigore della pausa obbligatoria imposta dall’Unione europea, tutto ciò non sarà più possibile: «Uno dei due interventi dovrebbe saltare». Luciano De Carlis, 61 anni, ha oltre millesettecento trapianti sulle spalle: la sua passione per il bisturi è nata quando da liceale ha sentito in tv la notizia del primo trapianto cardiaco della storia della medicina eseguito da Christian Barnard. A sua volta De Carlis può vantare primati importanti: è stato tra i primi chirurghi a fare il trapianto di fegato, poi a eseguirlo da un donatore vivente e, infine, tra i pochi al mondo, a realizzarlo da un donatore in arresto cardiaco. Primario all’ospedale Niguarda di Milano, il chirurgo è tranchant : «La professione del medico non può essere ridotta a una questione di contabilità oraria. Non è nel nostro Dna».

A neppure nove chilometri di distanza, nei padiglioni del Policlinico, alle 8.30 del mattino di venerdì entra in servizio un altro medico, Sergio Costantino, cardiologo, anche lui 61 enne: è l’uomo che ha portato il diritto al riposo nelle corsie italiane. «Mi sono messo a studiare le norme in materia all’inizio degli anni Duemila, in un momento nel quale il peso dei turni per me era insostenibile - spiega -. Così ho scoperto la direttiva europea 93/104. Ma per farla applicare ci sono voluti 15 anni di lotte». Costantino si è districato tra leggi, contratti di lavoro e sentenze, mosso da un’unica convinzione: «Come documenta il New England Journal of Medicine , la mancanza di sonno dovuta a turni lavorativi prolungati è il tallone d’Achille della professione medica». Gli studi dimostrano che «il 30 per cento degli errori evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte».

L’ultima battaglia che divide gli 80 mila medici ospedalieri è, insomma, l’orario di lavoro. L’Italia è uno degli ultimi Paesi ad allinearsi all’obbligo di riposo di 11 ore: gli ospedali che non lo rispetteranno, rischieranno sanzioni che possono superare i 50 mila euro. Ma i reparti, colpiti dalle spending review degli ultimi anni, hanno già un numero di medici ridotto all’osso. E, in futuro, potrebbe andare anche peggio, tanto che tra 10 anni potrebbero mancare all’appello 15 mila specialisti. Senza nuove assunzioni - e il sindacato ospedaliero Anaao ne chiede subito almeno cinquemila - chi curerà i pazienti, mentre i dottori si riposeranno? «Bisogna fare i conti con la realtà - dice Raffaele Bruno, primario di Infettivologia al Policlinico San Matteo di Pavia -. Oggi come oggi uno dei turni ospedalieri più frequenti è il mattino-notte (dalle 8.30 alle 14.30, per rimontare alle 20.30, fino all’alba del giorno dopo) e, in molti casi, non c’è neppure una pausa di riposo tra il lavoro notturno e l’inizio del turno mattutino. Ora non sarà più possibile. E, senza medici in più, le liste d’attesa per i malati si allungheranno». Il mago dei trapianti del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Antonio Daniele Pinna, non usa giri di parole: «La conseguenza è che salteranno visite e operazioni».

Il lavoro no-stop però può diventare insopportabile: «Capita di lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera - racconta Chiara Rivetti, medico di Pronto soccorso a Chieri (Torino) -. Poi di andare a casa per un paio d’ore e di riprendere, con la reperibilità, dalle 9 di sera fino a dopo mezzanotte. E il mattino alle 8 bisogna ritornare in corsia». Non mancano i risvolti sindacali: «Il pericolo di sfruttamento - sottolinea Martino Trapani, presidente Commissione Giovani Medici di Milano - non può essere sottovalutato: va rivisto il reale fabbisogno di medici». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sta battendo per lo sblocco del turn over e per la stabilizzazione dei precari. La partita si giocherà durante l’approvazione della legge di Stabilità.


FONTE: Corriere.it
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