AFORISMA DEL GIORNO

06 settembre, 2015

Il progetto "PEDerPAN" e la gestione del diabete in età pediatrica

Recentemente sui giornali è balzato all'onore delle cronache il termine "PEDerPAN", a causa della controversia che ha interessato il calciatore Arturo Vidal, ex Juventus, il quale ha lasciato il ritiro della propria nazionale per seguire la terapia a cui sarà sottoposto suo figlio, diabetico di tipo 1 dalla nascita. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il progetto "PEDerPAN" (PEDiatric evolution research PANcreas) è un nuovo protocollo sperimentale di simulazione di pancreas artificiale per la cura del diabete in età pediatrica, coordinato dalla Dr.ssa Daniela Bruttomesso e con il Team del Prof Claudio Cobelli di Padova. Tale progetto si basa su microinfusore e sensori. I primi bambini indosseranno un microinfusore collegato ad un sensore della glicemia che userà un algoritmo che sarà provato per la prima volta al mondo in età pediatrica. L'obiettivo è riuscire a ricreare le condizioni che permettano l'attuazione di correzioni "automatiche" di eventuali iperglicemie, in assenza di rischi relativi ad una somministrazione eccessiva di insulina (le ipoglicemie, che in età pediatrica possono avere conseguenze ancora più gravi che in età adulta), e permettendo cosi un controllo più accurato dei livelli glicemici proprio come farebbe un pancraes fisiologico cioè "normale". La possibilità di correzioni automatiche in bimbi di età molto piccola è importantissima sia per l'impossibilità di gestione "autonoma" della terapia, sia per una migliore possibilità di controllo attuato dai genitori. Se lo studio pilota avrà successo, a settembre 40 bambini potranno provarlo in un campo scuola. I bambini arriveranno da Torino (ospedale Infantile Regina Margherita), Milano (ospedale San Raffaele), Roma (ospedale Bambin Gesù), Verona (Università) e Napoli (Centro G.Stoppoloni - Seconda Università degli Studi di Napoli).

Bisogna sottolineare che il protocollo è ancora "sperimentale" e che l'accesso è a numero limitato, ma l'eventuale possibilità di successo nella prima fase consentirà in breve tempo di poter potenzialmente estendere l'applicazione di tale tipo di terapia ad un numero sempre maggiore di pazienti, aprendo una strada nella evoluzione tecnologica anti diabete, al servizio della lotta contro i dismetabolismi cronici.

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