AFORISMA DEL GIORNO

16 dicembre, 2015

Sciopero Sanità, i medici del SSN in rivolta, il Governo impone alle Regioni il taglio di ulteriori posti letto per finanziare i nuovi contratti...

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Ripresentato un emendamento alla Stabilità che prevede un concorso straordinario per consentire agli ospedali di rispettare la nuova legge che limita la lunghezza dei turni di lavoro. Ma le risorse dovrebbero trovarle le Regioni, risparmiando su posti letto e prestazioni "superflue". E se ne parla solo nel 2017: nel frattempo solo contratti a termine.

L’ennesimo dietrofront del governo, che lunedì notte ha ripresentato un emendamento alla legge di Stabilità con cui dà il via libera a un concorso straordinario per medici e infermieri, non è bastato. I camici bianchi, come annunciato già all’inizio di novembre, sono in sciopero per 24 ore in segno di protesta contro la riduzione dei fondi per la sanità pubblica e un piano di assunzioni che considerano ancora troppo fumoso e lontano nel tempo. L’adesione, secondo i sindacati di categoria, è del 75%, e sono a rischio 2 milioni di prestazioni ospedaliere e ambulatoriali tra cui 250mila visite pediatriche. Questo mentre il Servizio sanitario nazionale è alle corde a causa dell’entrata in vigore delle nuove norme sui turni di lavoro e i riposi obbligatori: è di ieri la notizia che in un ospedale sardo sono saltati dei trapianti di reni perché i chirurghi avevano superato le 13 ore di lavoro e hanno dovuto posare il bisturi. Un caos che dura da quasi un mese e che l’emendamento governativo non risolve in modo definitivo, oltre al fatto che non mette nero su bianco il numero degli ingressi in organico. Nonostante il ministro della Salute Beatrice Lorenzin avesse parlato di un fabbisogno “indicativo” di 6mila persone.

Secondo Massimo Cozza, della Fp Cgil, “la sanità è ormai a pezzi, con profonde diseguaglianze regionali e con una accessibilità sempre più ridotta per liste di attesa e ticket”. E le assunzioni promesse sono “ipotesi di assunzioni basate sui risparmi delle Regioni, ma sappiamo che i budget delle Regioni sono già al limite”. Biagio Papotto, segretario generale di Cisl Medici, sostiene che “i medici sono stanchi di vedere corsie di pronto soccorso invase da barelle con persone che chiedono aiuto e che cercano solo sollievo nella loro sofferenza. Protestiamo innanzitutto per questo e anche per quel giusto salario, quella giusta gratificazione che ormai ci è negata da circa 6 anni”. “Scioperiamo per il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Perché le due cose non sono scindibili. La sorte della sanità pubblica non è separata dalla sorte dei medici pubblici. O stanno insieme o crolla tutto”, ha detto il segretario nazionale del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed, Costantino Troise, intervistato da quotidianosanita.it.

Quando all’emendamento per il rafforzamento degli organici, Anaao Assomed sottolinea che “il colpo ad effetto, necessario all’immagine e al marketing del ceto politico, si esaurisce nella possibilità per le Regioni di procedere ad assunzioni di personale e stabilizzazione di precari, ma ad invarianza del tetto per la spesa del personale congelata al lontano 2004”. Risultato: “Senza soldi aggiuntivi, e senza deroghe al tetto di spesa, le parole rischiano solo di essere una beffa, l’ennesima promessa scritta sull’acqua, affidata non più ai fantastiliardi derivanti dalla riduzione immediata della medicina difensiva ma ad improbabili risparmi, incerti nei tempi e nei numeri. Ormai, però, il trucco è scoperto: nessuna posta in campo per il rinnovo di contratti e convenzioni, risorse solo virtuali per assunzioni, pure giudicate necessarie, ulteriore sottrazione al monte salari dei medici di circa 100 milioni all’anno”. Di qui lo sciopero, nato come mobilitazione contro il mancato incremento del fondo sanitario nazionale, si è trasformato in una mobilitazione per le assunzioni e contro il precariato. Si tratta della prima mobilitazione dell’intera categoria dal 2004, quando al governo c’era Silvio Berlusconi.

Il concorso si svolgerà solo nel 2017. Nel frattempo si metterà una pezza con contratti flessibili prorogabili fino a ottobre. Le Regioni intanto, stando all’emendamento Pd riformulato dai relatori, dovranno predisporre la riduzione dei posti letto e mettere a punto un piano sul fabbisogno di personale, entrambi da trasmettere entro il 29 febbraio. Da lì dovranno arrivare le coperture per le assunzioni flessibili e per il successivo concorso, da bandire “entro il 31 dicembre 2016″ e concludere “entro il 31 dicembre 2017″, riservando il 50% dei posti disponibili ai precari con “almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni”.

Oltre che dalla riduzione dei posti letto, i risparmi dovrebbero derivare dalla “attivazione di strutture di risk management in tutte le strutture sanitarie”, strutture incaricate anche di “rilevare il rischio di inappropriatezza nei percorsi diagnostici e terapeutici”, “facilitare l’emersione di eventuali attività di medicina difensiva attiva e passiva” e “sensibilizzare il personale alla prevenzione del rischio sanitario”. In questo modo si punta a contenere i costi delle prestazioni “superflue”, prescritte più che altro per evitare il rischio che il paziente in seguito faccia causa rivendicando di non essere stato seguito in modo adeguato. Questa parte dell’emendamento recepisce l’articolo due del disegno di legge Gelli sulla riforma della responsabilità professionale, che all’inizio il governo puntava a recepire interamente nella manovra per coprire i costi delle assunzioni con i risparmi che ne sarebbero derivati. Ma domenica notte c’è stata una marcia indietro e si è deciso che il ddl proseguirà il suo iter su un percorso separato.

“Penso – ha sostenuto la Lorenzin – che le regioni non avranno problemi a recuperare i 300 milioni necessari, perché abbiamo permesso gli strumenti per le assunzioni previste. È una scommessa che le Regioni possono assolutamente vincere”. Una posizione contestata dall’assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto: “Il governo trova sempre il modo, a parole, di trovare i soldi per tutto e per tutti. La realtà è che il ministro Lorenzin non può non sapere che i soldi non ci sono. Basta con il gioco delle tre carte”.

FONTE: Il Fatto Quotidiano
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26 novembre, 2015

Sanità, in arrivo 4000 assunzioni "forzate" ma le Regioni invocano una proroga...

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Si sapeva da un anno. Eppure la scadenza ha trovato la maggior parte degli ospedali impreparati ad affrontarla in modo strutturale e stabile. Ieri sono entrati in vigore i nuovi orari di lavoro europei, adottati in Italia con una legge datata 2014: non più di 48 ore di lavoro a settimana per i medici, diritto a 11 ore di riposo minimo tra un turno e l’altro.

Molto caos ma per ora ripercussioni limitate sull’assistenza grazie a soluzioni tampone delle singole aziende sanitarie. Però la situazione deve essere regolarizzata. Il governo sta lavorando a un emendamento alla legge di Stabilità, la prossima settimana all’esame della Camera. Lo sforzo è mettere insieme fondi per l’assunzione di 4 mila tra medici e infermieri. Gli organici sono ridotti al lumicino specie nelle Regioni in deficit. Decaduta invece l’ipotesi di rinviare di due-tre mesi l’applicazione del sistema europeo, come chiedevano con insistenza le Regioni a corto di ossigeno. Il ministero della Salute l’ha valutata per poi scartarla. Una mossa del genere ci esporrebbe alla procedura di infrazione comunitaria, sospesa perché l’Italia si era impegnata ad allinearsi entro il 25 novembre agli altri Paesi, con un anno di ritardo. Solo a questo patto aveva evitato le sanzioni.

Conferma l’indirizzo del governo Federico Gelli, responsabile sanità alla Camera del Pd: «Ci sarà una ripartizione equa tra precari e neoassunti anche attraverso un concorso per assumere chi da anni lavora nel servizio pubblico. Le risorse? Quelle che derivano dai tagli del ministero della Salute». Altri fondi potrebbero arrivare dal disegno di legge sulla responsabilità professionale, promosso dallo stesso Gelli, approvato la scorsa settimana in commissione Affari sociali della Camera. Una parte potrebbe essere inglobato nella Stabilità. È difficile però calcolare quali vantaggi economici porterebbero queste norme. Qualche centinaio di milioni di euro nel 2015. Nel tempo miliardi, sono le attese. L’obiettivo è sollevare in parte i medici dal peso della responsabilità professionale in sede civile (denunce dei cittadini) e diminuire i costi legati alla cosiddetta medicina difensiva (eccesso di esami diagnostici e visite per mettersi al riparo da procedimenti giudiziari).

Sulla proroga avevano insistito da subito le Regioni. «Noi non siamo contrari alla direttiva europea. Però le Asl devono essere messe in condizione di organizzarsi con nuove assunzioni. Il blocco del turn over va sospeso», dice Sergio Venturi, coordinatore della Commissione salute in Conferenza Stato-Regioni. Massimo Cozza, Cgil Funzione pubblica: «Bene l’arrivo di migliaia di colleghi. Vanno presi subito in servizio basandosi su graduatorie e bandi pubblici». Il gruppo di legali dei Consulcesi annuncia che darà battaglia con ricorsi. L’intera categoria si è mostrata intransigente e refrattaria ad ogni trattativa su una deroga: «Non rinunciamo ai riposi». Come è andata il primo giorno? Disagi contenuti nelle grandi strutture dove i direttori hanno provveduto a coprire i buchi riducendo i tempi di apertura di certi servizi o unificando i turni di guardia. Per le Regioni la giornata si è chiusa bene: è stata raggiunta l’intesa per il riparto del Fondo sanitario, 110 miliardi per il 2015. Grazie a un meccanismo premiale, appositamente finanziato, nessuna amministrazione perderà più dello 0,50 rispetto all’anno precedente.

FONTE: Corriere.it
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24 novembre, 2015

UE forza il Governo allo sblocco del turnover nel SSN: previste tremila assunzioni fra i precari

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Assunzione di almeno tremila medici e assorbimento dei precari per far fronte all’entrata in vigore delle norme europee sui riposi e l’orario di lavoro di medici e infermieri. Lo prevederebbe un emendamento alla Legge di Stabilità, ancora in corso di definizione da parte del Governo, che sarà presentato alla Camera. Obiettivo: lo sblocco del turn over in sanità. Secondo una recente rilevazione della Fp-Cgil Medici, su un totale di 108.115 medici del Servizio sanitario nazionale (uomini 64.101, 59,28%; donne 44.014, 40,72%), i precari sono 7.399 (uomini 2.989, 40,4%; donne 4.410, 59,6%).

Dal 25 novembre anche l’Italia dovrà infatti rispettare la normativa che regola l’orario di lavoro in sanità. In pratica scatterà l’abrogazione della vigente normativa nazionale con la quale si disapplicavano alcune disposizioni europee. Due le regole che entreranno in vigore: la durata media dell’orario di lavoro non potrà in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario; inoltre, è previsto il diritto a 11 ore di riposo consecutivo ogni 24 ore. Ma per far fronte alla nuova organizzazione imposta dalle norme Ue, avverte la Fp-Cgil Medici, al Servizio sanitario nazionale mancano «almeno cinquemila medici».

Oltre ai prevedibili disagi in corsia e per i pazienti, la nuova normativa potrebbe causare sanzioni salate ai responsabili dei turni, decise dalle Direzioni territoriali del lavoro. In caso di violazione delle 48 ore medie settimanali si applica la sanzione pecuniaria da 200 a 10.000 euro, mentre in caso di violazione delle 11 ore di riposo giornaliere la multa va dai 100 ai 3.000 euro.


FONTE: Corriere.it
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23 novembre, 2015

Medici e nuovi orari: introdotto l'obbligo di riposo interturno di 11 ore, aumenta la prospettiva occupazionale?

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Scatta mercoledì la pausa obbligatoria tra due turni in corsia. Il dibattito: «Così saltano i trapianti», «Ma lo stress fa sbagliare». L’infettivologo Bruno: «Senza professionisti in più, le liste d’attesa per i malati si dilateranno»

«Altro che obbligo di riposo di 11 ore tra un turno e l’altro. Solo una settimana fa, tra sabato e domenica, due chirurghi della mia équipe hanno lavorato 18 ore di fila per salvare due vite umane. Così abbiamo potuto eseguire un doppio trapianto di fegato». Da dopodomani, con l’entrata in vigore della pausa obbligatoria imposta dall’Unione europea, tutto ciò non sarà più possibile: «Uno dei due interventi dovrebbe saltare». Luciano De Carlis, 61 anni, ha oltre millesettecento trapianti sulle spalle: la sua passione per il bisturi è nata quando da liceale ha sentito in tv la notizia del primo trapianto cardiaco della storia della medicina eseguito da Christian Barnard. A sua volta De Carlis può vantare primati importanti: è stato tra i primi chirurghi a fare il trapianto di fegato, poi a eseguirlo da un donatore vivente e, infine, tra i pochi al mondo, a realizzarlo da un donatore in arresto cardiaco. Primario all’ospedale Niguarda di Milano, il chirurgo è tranchant : «La professione del medico non può essere ridotta a una questione di contabilità oraria. Non è nel nostro Dna».

A neppure nove chilometri di distanza, nei padiglioni del Policlinico, alle 8.30 del mattino di venerdì entra in servizio un altro medico, Sergio Costantino, cardiologo, anche lui 61 enne: è l’uomo che ha portato il diritto al riposo nelle corsie italiane. «Mi sono messo a studiare le norme in materia all’inizio degli anni Duemila, in un momento nel quale il peso dei turni per me era insostenibile - spiega -. Così ho scoperto la direttiva europea 93/104. Ma per farla applicare ci sono voluti 15 anni di lotte». Costantino si è districato tra leggi, contratti di lavoro e sentenze, mosso da un’unica convinzione: «Come documenta il New England Journal of Medicine , la mancanza di sonno dovuta a turni lavorativi prolungati è il tallone d’Achille della professione medica». Gli studi dimostrano che «il 30 per cento degli errori evitabili avviene nelle ore di fine turno di notte».

L’ultima battaglia che divide gli 80 mila medici ospedalieri è, insomma, l’orario di lavoro. L’Italia è uno degli ultimi Paesi ad allinearsi all’obbligo di riposo di 11 ore: gli ospedali che non lo rispetteranno, rischieranno sanzioni che possono superare i 50 mila euro. Ma i reparti, colpiti dalle spending review degli ultimi anni, hanno già un numero di medici ridotto all’osso. E, in futuro, potrebbe andare anche peggio, tanto che tra 10 anni potrebbero mancare all’appello 15 mila specialisti. Senza nuove assunzioni - e il sindacato ospedaliero Anaao ne chiede subito almeno cinquemila - chi curerà i pazienti, mentre i dottori si riposeranno? «Bisogna fare i conti con la realtà - dice Raffaele Bruno, primario di Infettivologia al Policlinico San Matteo di Pavia -. Oggi come oggi uno dei turni ospedalieri più frequenti è il mattino-notte (dalle 8.30 alle 14.30, per rimontare alle 20.30, fino all’alba del giorno dopo) e, in molti casi, non c’è neppure una pausa di riposo tra il lavoro notturno e l’inizio del turno mattutino. Ora non sarà più possibile. E, senza medici in più, le liste d’attesa per i malati si allungheranno». Il mago dei trapianti del Sant’Orsola Malpighi di Bologna, Antonio Daniele Pinna, non usa giri di parole: «La conseguenza è che salteranno visite e operazioni».

Il lavoro no-stop però può diventare insopportabile: «Capita di lavorare dalle 8 del mattino alle 7 di sera - racconta Chiara Rivetti, medico di Pronto soccorso a Chieri (Torino) -. Poi di andare a casa per un paio d’ore e di riprendere, con la reperibilità, dalle 9 di sera fino a dopo mezzanotte. E il mattino alle 8 bisogna ritornare in corsia». Non mancano i risvolti sindacali: «Il pericolo di sfruttamento - sottolinea Martino Trapani, presidente Commissione Giovani Medici di Milano - non può essere sottovalutato: va rivisto il reale fabbisogno di medici». Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si sta battendo per lo sblocco del turn over e per la stabilizzazione dei precari. La partita si giocherà durante l’approvazione della legge di Stabilità.


FONTE: Corriere.it
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29 ottobre, 2015

Messina a secco da una settimana, si prospetta emergenza igienico-sanitaria: disagi enormi per gli ospedali, disabili e anziani

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Messina, ultima nelle classifiche di vivibilità, è ancora senz’acqua, da ben sei giorni, con enormi disagi per i cittadini, dopo la rottura sabato scorso dell'unica condotta dell’acquedotto di Fiumefreddo, a Calatabiano, per una frana. E la situazione non è destinata a migliorare: l'allerta meteo attesa per sabato nelle zone ioniche della città potrebbe aggravare ulteriormente il problema. Il direttore dell’Amam, l’azienda Meridionale acque di Messina, Luigi La Rosa, ha fatto sapere che per i prossimi sei giorni l’erogazione dell’acqua non verrà ripristinata poiché ancora ci sono problemi per nuovi piccoli smottamenti a Calatabiano. C'è l'ipotesi di un by-pass tra l’acquedotto dell’Alcantara e quello di Fiumefreddo di Sicilia per risolvere l’emergenza. Lo stato di emergenza potrebbe prolungarsi ulteriormente. Un "Ritorno al futuro" amaro per una delle città più arretrate, e senza futuro, di tutta l'Europa.

L’Amam (Azienda meridionale acque Messina) aveva fatto sapere in una nota che i tecnici hanno individuato «una significativa attività del fronte franoso» che non consentirebbe di ripristinare l’erogazione dell’acqua. Le riparazioni fin qui effettuate sembrano non essere sufficienti. Si prospetta quindi che per diversi giorni, forse 3 o 4 ancora, l’acqua mancherà in quasi tutta la città. Intanto proseguono le code nei pochi punti dove le cisterne erogano acqua ai cittadini. Anche giovedì scuole e uffici pubblici chiusi. Disagi enormi per ospedali e negozi, problemi anche per disabili e anziani. Sono cinque giorni che la città è a secco e si prospetta anche una grave emergenza igienico sanitaria. E intanto, monta la protesta sul web, soprattutto sui social, dove l’hashtag #Messinasenzacqua è salito nella classifica dei trend topic nella serata di mercoledì, tra lamentele, ironia e tanta, tanta inutile rabbia.

Il sindaco Accorinti, che è stato bloccato all'ultimo minuto dal suo entourage mentre programmava un fine settimana di trasferta a Torino "per impegno istituzionale", intanto ha dichiarato: «Chiederemo lo stato di calamità naturale: la situazione è gravissima e peggiore del previsto», poi alla rete tv locale RTP ribadisce che la prima preoccupazione deve essere "il ritorno a scuola dei ragazzi il prima possibile". Nessuna dichiarazione invece in merito alle mancate verifiche sull'acquedotto, praticamente unica via di rifornimento idrico alla città, nè tantomeno alcuna dichiarazione sul perchè non si siano mai programmate o chiesti finanziamenti per prevenire il problema con valide alternative, come appunto l'idea del "bypass con l'Alcantara". Il rifornimento dalla fonte dell'Alcantara fu chiuso dal sindaco precedente nel 2009 per danni alla struttura e per i costi eccessivi, e il discorso in merito non fu mai più ripreso.

Intanto i messinesi anche mercoledì si sono radunati per rifornirsi dalle autobotti nei due punti individuati dell’autoparco e dell’ex Gazometro. I residenti lamentano le file di ore e la carenza di informazioni. Tra chi ha avuto più difficoltà i diversamente abili e gli anziani. Il portavoce del Movimento peloritano democrazia disabile Mario Midolo spiega: «Sono ben 5 giorni che Messina è senza un goccio d’acqua nei serbatoi delle abitazioni private e nessuno, fra i responsabili delle istituzioni o tra le decine di associazioni di categoria, ha pensato di chiedere ai disabili, agli anziani soli e agli ammalati non ricoverati di segnalare la loro situazione». L'assessorato alle Politiche Sociali ha previsto, per i casi di grave emergenza socio sanitaria che  interessano anziani e disabili, la possibilità di contattare il Pronto Soccorso Sociale al numero telefonico 335-6986510. Operatori del settore verificheranno la condizione ed il grado di disagio per i casi gravi e i rimedi da attuare. Gli enti gestori, a cui il comune di Messina ha affidato il servizio, si occupano dell'assistenza alle categorie più fragili e sono stati allertati in una logica di interventi integrati.

Riguardo la situazione degli ultimi due "ospedali" residui della città (l'ospedale Piemonte, come da tempo discusso nelle cronache messinesi, non esiste più): situazione "accettabile" al Polo Policlinico che "resiste" per mezzo di una fonte autonoma e di serbatoi, infatti anche le lezioni universitarie non sono state sospese. Situazione molto più critica al Polo Papardo, dove è la Protezione Civile a rifornire esternamente, ma dovrebbero essere garantite le scorte fino a fine emergenza.


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24 ottobre, 2015

Il DEF del governo Renzi "strangola" il SSN: previsti 15 miliardi di tagli in 3 anni e aumento dei Ticket dal 2017

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Proseguono i tagli compiuti dal non votato governo del non eletto Presidente del Consiglio Matteo Renzi al SSN: al fine di reperire ulteriori fondi per riportare i bilanci sotto il 3%, cosi come imposto dal governo europeo, è stato previsto nel DEF un taglio al Fondo Sanitario nazionale di ben 15 miliardi in tre anni, dal 2017 al 2019. Parzialmente salvi i conti per il 2016, con un fondo di 111 miliardi di euro, appena un miliardo in più di quest'anno.

La manovra, trasmessa ieri al Quirinale per la firma e attesa al Senato lunedì, prevede infatti un contributo a carico delle Regioni di 3,9 miliardi nel 2017 e di 5,4 miliardi nel 2018 e 2019. In tutto sono 14,7 miliardi di euro da recuperare con lo stesso meccanismo con i quali sono stati operati gli ultimi tagli al Fondo sanitario: intesa tra le Regioni, o intervento d’imperio dell’esecutivo. Con quei tagli il Fondo sanitario rimarrebbe congelato a 111 miliardi di euro per tutto il prossimo triennio. In termini reali sarebbe una riduzione netta rilevante. E stare dentro quel tetto sarà molto più difficile per le Regioni, considerato che già oggi otto di loro non riescono a rispettarlo e sono costrette ad alzare addizionali e ticket (saliti del 26% dal 2008) per compensare.

Per i governatori, poi, c’è il problema dei disavanzi che stanno emergendo dopo la sentenza della Consulta di luglio sulla contabilizzazione delle anticipazioni dello Stato. Usate in modo distorto, hanno creato un buco di bilancio di 6 miliardi in Piemonte, ma il fenomeno, dice la Corte dei conti, è molto più ampio e riguarda altre Regioni. Dal governo, con la legge di Stabilità, si attendeva una soluzione che sterilizzasse gli effetti della sentenza, potenzialmente devastanti per i conti regionali, ma che dalle ultime bozze è scomparsa, e che dovrebbe essere ora delegata ad un decreto apposito.

E sempre a proposito di tasse, l'aumento dei Ticket sanitari non saranno i soli ulteriori fardelli promossi dal DEF di questo non eletto governo, previsti infatti ulteriori e forti aumenti dell'IVA. L’aliquota Iva del 10% salirà al 13% nel 2017, invece che crescere al 12% nel 2016 e di un altro punto l’anno successivo. Così l’aliquota del 22%, che passerebbe al 24% nel 2017 e al 25% l’anno dopo, invece che aumentare di un punto l’anno prossimo, di due nel 2017 e ancora di uno 0,5%, per finire al 25,5% nel 2018. Solo quel mezzo punto è definitivamente risparmiato. Nello stesso tempo, però, vengono definitivamente cancellati 6,2 miliardi di tagli alle agevolazioni fiscali, che entravano a regime nel 2017, mentre l’aumento delle accise nel 2018 si riduce da 700 a 350 milioni. Un bel regalo del "Gufo" Renzi e degli attuali ciarlatani del Parlamento a milioni di famiglie immerse in anni di grande difficoltà.

FONTE: Corriere.it
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05 ottobre, 2015

Premio Nobel per la Medicina 2015 a tre grandi protagonisti nella lotta contro le parassitosi

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Sono due uomini e una donna i vincitori del Nobel per la Medicina 2015: l’irlandese William C. Campbell, il giapponese Satoshi Omura e la cinese Youyou Tu. I primi due sono stati premiati per le loro ricerche contro i nematodi, parassiti responsabili di diverse infezioni, la dottoressa Tu per aver scoperto nel 1972 una nuova terapia contro la malaria, l’artemisinina, oggi il farmaco antimalarico più usato al mondo. La scienziata cinese è la dodicesima donna a ricevere il Nobel per la Medicina: la prima è stata Gerty Cori nel 1947. I candidati al Nobel per la Medicina (tradizionalmente il primo dei premi assegnati ogni anno) erano 327, di cui 57 nominati per la prima volta. L’ammontare del premio è di 8 milioni di corone svedesi, ovvero 855mila euro, da dividere fra i tre scienziati.

«Accetto umilmente il premio, è un giorno molto felice»: sono state le prime parole di Satoshi Omura. «Ci sono molti ricercatori che hanno ottenuto moltissimi risultati - ha aggiunto -. Il mio lavoro non è stato condotto pensando che avrei vinto un Nobel, ma sono stato fortunato. E sono molto contento che quello in cui ho creduto si sia rivelato corretto», afferma. Omura ha ricordato un aneddoto riguardo all’origine degli studi che gli sono valsi il massimo riconoscimento scientifico: teatro della sua scoperta è stato «un campo da golf sul mare, fra erba, sabbia e legno», dove il ricercatore ha trovato il microrganismo che è alla base del farmaco rivelatosi in grado di ridurre l’incidenza delle due gravi parassitosi.

Quello assegnato oggi è un premio alla lotta contro le malattie della povertà, che colpiscono centinaia di milioni di persone ogni anno. Le ricerche sulle infezioni provocate da parassiti condotte da Campbell e Omura hanno infatti permesso di mettere a punto nuove armi contro malattie (come la cecità fluviale e la filariasi linfatica) che affligono un terzo della popolazione mondiale, concentrata in Africa sub-sahariana, Sud Asia e Centro-Sud America. La cinese Tu ha dato un enorme contributo alla lotta contro la malaria, grazie appunto alla scoperta dell’artemisina. «Quest’anno i premi Nobel hanno sviluppato terapie che hanno rivoluzionato la cura di alcune delle malattie parassitarie più devastanti», si legge in una nota del Karolinska Institutet di Stoccolma, che assegna i riconoscimenti. Due scoperte - rileva il comitato dei Nobel - che hanno fornito all’umanità nuove armi per combattere malattie debilitanti: le conseguenze in termini di miglioramento della salute umana e di riduzione della sofferenza sono «incommensurabili». Dopo decenni di progressi limitati nello sviluppo di terapie efficaci contro malattie come la cecità fluviale, la filariasi linfatica e la malaria, le scoperte degli scienziati insigniti del premio Nobel 2015 hanno cambiato radicalmente la situazione.

Le malattie causate da parassiti, bersaglio di nuove terapie messe a punto da Campbell e Omura, hanno rappresentato per millenni una piaga per l’umanità. E ancora oggi costituiscono un grave problema di salute globale nelle popolazioni più povere del mondo. Le terapie sviluppate da Campbell e Omura hanno rivoluzionato il trattamento di alcune delle più devastanti di queste patologie: hanno scoperto un nuovo farmaco, l’ivermectina, i cui derivati hanno abbassato radicalmente l’incidenza della cecità fluviale (o oncocerchiasi) e della filariasi linfatica e si sono dimostrati efficaci contro un crescente numero di altre patologie parassitarie. La cecità fluviale e la filariasi linfatica sono entrambe causate da vermi parassiti. Come suggerisce il nome, la prima porta a perdita della vista per un’infiammazione cronica della cornea. La filariasi linfatica (che colpisce oltre 100 milioni di persone) porta a gonfiore cronico, a sintomi clinici a lungo termine e a disabilità come l’elefantiasi (linfedema) e idrocele scrotale.

Satoshi Omura, 80 anni, nato nel 1935 nella prefettura di Yamanashi, ha sempre lavorato in Giappone ed è professore emerito nell’Università di Kitasato. Microbiologo esperto nell’isolamento di prodotti naturali, si è focalizzato su un gruppo di batteri, gli streptomyces, che vivono nel terreno e sono noti per produrre una pletora di agenti con attività antibatteriche (inclusa la streptomicina, scoperta dal premio Nobel 1952 Selman Waksman). Omura ha messo in piedi un inedito, eccezionale metodo per coltivare su larga scala e caratterizzare questi batteri e, grazie alle sue straordinarie abilità, ha isolato nuovi ceppi di streptomyces da campioni di terreno e li ha coltivati con successo in laboratorio. Ne ha selezionati 50 fra i più promettenti, con l’intento di analizzare più a fondo la loro attività contro microrganismi dannosi, e da questi ne ha scelto uno solo, da cui ha estratto, insieme a un team di lavoro della Merck di cui faceva parte anche Campbell, il principio attivo dell’Avermectin. Un antibiotico usato oggi da 300 milioni di persone ogni anno, una delle più importanti svolte farmacologiche per i Paesi in via di sviluppo, pari all’impatto che un secolo prima aveva avuto la penicillina. Decisivo il contributo dello stesso Campbell (85 anni), classe 1930, nato a Ramelton in Irlanda: dopo la laurea al Trinity College di Dublino, Campbell ha lavorato in America, all’Università del Wisconsin, al Merck Insitute for Therapeutic Research, e oggi è professore emerito alla Drew University di Madison, nel New Jersey. Campbell ha cominciato a studiare le colture di Omura, mostrando appunto che uno dei componenti era notevolmente efficace contro parassiti in animali domestici e di allevamento. L’agente bioattivo è stato purificato e chiamato avermectina, e successivamente modificato a livello chimico fino ad arrivare alla più efficace ivermectina. Questo farmaco è stato poi testato sull’uomo con successo.

Youyou Tu, 85 anni, è nata nel 1930 in Cina, dove ha condotto la carriera scientifica, e dal 2000 è ai vertici dell’Accademia di Medicina tradizionale cinese. Le sue ricerche hanno portato alla scoperta dell’artemisinina, medicinale che ha significativamente ridotto il tasso di mortalità dei pazienti colpiti da malaria (con milioni di vite salvate in Africa, Asia meridionale e Sud America), malattia provocata da un parassita trasmesso dalle zanzare, che provoca febbre e in casi gravi anche danni cerebrali e morte. Sono a rischio di contrarla oltre 3,4 miliardi di persone nelle zone più povere del mondo, con 450mila morti ogni anno. Fino alla metà del secolo scorso veniva curata tradizionalmente con clorochina o chinina, ma con scarso successo. Dagli studi della dottoressa Tu, immunologa ma anche esperta di medicina tradizionale e di erbologia (un ibrido per la prima volta premiato con il Nobel), è “nato” il nuovo farmaco contro la malaria, nato da erbe cinesi studiate e utilizzate da oltre 1.500 anni per curare le febbri. Le sue grandi scoperte nascono proprio dallo studio delle erbe: nel 1967, nonostante la sua avversione per gli scienziati, Mao Zedong avalla il progetto top secret ‘523’ per studiare le erbe tradizionali cinesi: la malaria era infatti la principale causa di morte in diverse province della Cina meridionale e si diffondeva sempre di più nel Vietnam del Nord, alleato di Mao, durante la guerra con il Vietnam del Sud. Tu svolge dunque i suoi studi in un periodo difficile: durante la rivoluzione culturale cinese i ricercatori erano relegati al gradino più basso della scala sociale e le denunce nei loro confronti era all’ordine del giorno. Nonostante questo, Tu si concentra sull’erbologia classica, visita in tutto il Paese gli anziani esperti, si focalizza su 380 estratti di erbe usati tradizionalmente contro la malaria. E i risultati arrivano nel 1969, quando la scienziata ha 39 anni.

Una di queste erbe, l’Artemisia annua, ottiene risultati verificabili sui topi: contrasta effettivamente la malaria, come sostenevano testi di medicina cinese vecchi di 1.600 anni. Yoyuyou Tu è stata anche la prima ad aver sperimentato il composto da lei stessa isolato: «Come capo del mio gruppo di ricerca, avevo io la responsabilità». Ma ci vogliono anni di tentativi: gli antichi testi prescrivevano di bollire l’erba, cosa che si rivela nociva. Nel 1972 Tu e i suoi colleghi ottengono finalmente, dopo vari tentativi di estrazione eliminando le tossine dell’erba, la sostanza pura, artemisinina o Qinghaosu: è il nuovo farmaco contro la malaria, che in 40 anni ha salvato milioni di vite. L’artemisinina rappresenta una nuova classe di agenti antimalarici che uccidono rapidamente i parassiti della malattia in uno stadio precoce del loro sviluppo, cosa che spiega la sua potenza senza precedenti. Oggi è usata in ogni parte del mondo e, in terapie combinate, riduce la mortalità di oltre il 20% in generale e del 30% nei bambini. Solo per l’Africa, ciò significa più di 100mila vite salvate ogni anno. Tra i numerosi premi vinti dalla Tu, l’Albert Einstein World Science Prize nel 1987 e l’Albert Lasker per la Medicina nel 2011, prima volta per un cinese.

«È un premio a chi ha lottato e dedicato una vita alle malattie tropicali neglette: l’oncocercosi, la filariasi linfatica e la malaria, fino ad arrivare a trovare farmaci che le hanno sconfitte e dato speranza a popolazioni che fino a quel momento erano abbandonate a loro stesse. E questo non può che fare piacere alla comunità di scienziati e medici» ha commentato Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive parassitarie e immunomediate dell’Istituto superiore di sanità. Per Massimo Andreoni, presidente della Simit (Società Italiana di malattie infettive e tropicali), «si tratta di un riconoscimento importantissimo che, come sempre accade, arriva dopo diversi anni dal momento della scoperta. L’esigenza del tempo, nasce per avere la prova provata che i farmaci funzionino».

Il genetista Edoardo Boncinelli fa notare che con il Nobel per la Medicina di quest’anno «si sono ricordati che il premio è intestato alla medicina e alla fisiologia e hanno assegnato il riconoscimento interamente a tre scienziati che hanno scoperto nuove medicine. Di solito, invece, si approfitta dell’occasione per premiare la biologia, la biochimica, la genetica». Carlo Alberto Redi, biologo all’Università di Pavia e accademico dei Lincei, parla di «un Nobel molto meritato, ma anche molto tardivo, assegnato a tre biologi che hanno salvato milioni di vite. E le cui ricerche sono un modello per gli studenti, perché dalla biologia di campo sono arrivate a quella sintetica nell’applicazione medica. Va bene essere cauti, ma mi sembra un po’ troppo».

Per Medici senza frontiere, infine, «il Nobel di quest’anno ha un grande valore simbolico. L’aspetto più bello è che segna un’inversione di tendenza: c’è finalmente la consapevolezza che la ricerca a vantaggio dei Paesi in via di sviluppo deve essere valorizzata», ha detto Stella Egidi, responsabile medico dell’organizzazione.

FONTE: Corriere.it
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24 settembre, 2015

Stati Uniti, la folle storia del farmaco Daraprim: politico compra la società che lo produce, aumenta di 55 volte il prezzo e sui social insulta tutti i malati...

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 Martin Shkreli, un nome sconosciuto ma recentemente salito alle cronache americane, si è infatti appena conquistato la fama di uomo più cattivo d’America. Sul social network gli scambi di insulti non sono mancati. È stato chiamato «canaglia», «sociopatico in bancarotta morale», «mostro» e «sei tutto ciò che non va con il capitalismo». Ma chi è sto simpaticone? Trentaduenne ragazzo prodigio della finanza, ex manager di hedge fund e amante della musica rap, Shkreli è ora a capo della Turing, casa farmaceutica che di recente ha acquistato i diritti di distribuzione del Daraprim, serve per curare la toxoplasmosi, malattia infettiva comune nelle persone affette da HIV, da malati di cancro e da chi soffre di gravi stati immunodepressivi. Come un perfetto "Joker" di Batman, il genio in una notte ha alzato il prezzo di 55 volte: da 13,50 a 750 dollari. Secondo l’Infectious Diseases Society of America è un «aumento ingiustificabile». E quando i giornalisti gli hanno chiesto spiegazioni via Twitter, le risposte sono state sempre volgari.

Ovviamente non è la prima casa farmaceutica ad aver compiuto una mossa simile: speculare sul prezzo dei farmaci di nicchia è, purtroppo, una pratica comune. Ma non era mai successo che chi ha preso questa decisione impopolare rispondesse in modo così irrispettoso. «Dal Daraprim noi dobbiamo fare profitti» ha dichiarato alla tv finanziaria Cnbc. Shkreli ha continuato ad alzare i toni, ha citato il messaggio del suo co-fondatore: «Oggi su Twitter sono tutti esperti farmaceutici», non dimostrando alcuna sensibilità. Per la testata d’informazione finanziaria The Street è il peggior amministratore delegato dell’industria biotech, interessato più ai social network che alla ricerca. E la reputazione è importante anche per chi vuole fare solo profitti. Il comportamento pubblico così scorretto ha infatti trascinato in basso le azioni di tutta l'industria farmaceutica. E così il 23 settembre Shkreli ha deciso di riportare il Daraprim a un prezzo accettabile.

Su una precedente versione del suo profilo Wikipedia si legge: «Markin Shkreli (1° aprile 1983) è un sociopatico specializzato in cure sanitarie». Il capo della Turing ha un account sul sito per incontri OkCupid, dove si descrive come «Intelligente, bellissimo e con tante altre buone qualità. Sono infinitamente divertente. Do sollievo comico e artistico, tutto in un’unica conveniente soluzione. Che affare!». E ancora: «Dedico molto tempo alle sofferenze del genere umano». Ora questo profilo è stato bloccato (ma è disponibile un backup qui), così come il suo account Twitter, che ora è protetto e tutti i messaggi sono stati offuscati. Ma anche prima dell’aumento di prezzo spropositato del Daraprim, Shkreli non sembra mai esser stato una persona popolare. Da amante del gioco di ruolo online League of legends, ha provato a entrare nella squadra che desiderava, ma è stato rifiutato anche dopo un'offerta da 1,2 milioni di dollari.

Shkreli non è un rampollo dell’alta società. Nato da una famiglia di immigrati albanesi e croati è cresciuto tra la classe operaia di Brooklyn, a New York. Ha dimostrato talento fin da ragazzo, quando ha saltato diverse classi fino ad arrivare alla laurea in Economia nel 2004. A 17 anni ha iniziato il suo primo stage presso Cramer Berkowitz & Co, il fondo speculativo gestito da Jim Cramer, volto televisivo molto noto negli Stati Uniti. Cramer è il conduttore di Mad Money, dove dà consigli agli investitori in modo irriverente (con urla e suoni campionati). Già allora la Sec, l'autorità di vigilanza della Borsa statunitense, aveva puntato gli occhi su di Shkreli con un indagine che si concluse con un nulla di fatto. A vent’anni ha deciso di mettersi in proprio e di avviare il suo hedge fund, Elea Capital Management. La società ha chiuso dopo un anno di vita in seguito a una causa da 2,3 milioni di dollari intentata dalla Lehman Brothers. Shkreli è stato fortunato, molto: la banca d'affari americana è fallita prima che arrivasse la sentenza. Nel 2008 guida un un nuovo fondo speculativo, Msmb Capital Management: è questo il suo trampolino di lancio per l’industria farmaceutica. Prima di diventare il capo della Turing, Shkreli ha fondato Retrophin nel 2011, una casa farmaceutica incentrata sulla cura di malattie rare. È stato estromesso dalla compagnia per uso improprio del denaro e alcune spericolate operazioni finanziarie in cui sono coinvolte il suo fondo d'investimenti, la Retrophin e la banca Merrill Lynch. Quest’estate la sua ex casa farmaceutica gli ha fatto causa e può esser costretto a risarcire più di 65 milioni di dollari. Ma Shkreli nega: «Hanno inventato questa storia assurda solo per portarmi via soldi».

La sua nuova creatura, Turing Pharmaceuticals, è stata avviata nel febbraio di quest’anno. Ancora una volta l’obiettivo sono le malattie gravi. «Vogliamo aiutare i pazienti per i quali non ci sono ancora cure efficaci», si legge sul sito ufficiale. Vende solo due farmaci, il Daraprim e il Vecamyl, usato per la cura dell’ipertensione. Shkreli ha acquistato ad agosto 2015 i diritti per la commercializzazione del farmaco che ha sollevato l'attenzione dei media e ha affermato che l’aumento del prezzo è giustificato dalla sua natura altamente settoriale: «Finora è stato come vendere una Aston Martin al prezzo di una bicicletta». Poi, dopo l'indignazione generale, alla quale si è accodata anche Hillary Clinton, il "Joker" ha deciso di recuperare uno straccio di dignità e, nell’ultima intervista sul network televisivo Abc ha dichiarato: «Abbiamo accettato di diminuire il prezzo del Daraprim per renderlo più abbordabile, ma in modo che ci consenta anche di far profitti, una piccola quantità di profitti. Pensiamo che questo sia un cambiamento sia ben accetto». Una storia a lieto fine, anche se il deve essere ancora comunicato nuovo prezzo “equo” del farmaco, e un precedente che getta ombre sempre più cupe sul diritto alla salute dell'umanità.




FONTE: Corriere.it
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23 settembre, 2015

Test Ingresso 2015, punteggi top a Pavia Torino e Napoli, medie basse per cultura generale

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Il 52% di respinti. Era stato giudicato duro il test di medicina dagli oltre cinquantamila studenti che lo hanno affrontato, e i risultati lo confermano: oltre la metà non potrà accedere a "Medicina o Odontoiatria" al di là dei posti disponibili. Il punteggio più alto dei test di ammissione ai corsi a numero programmato si è avuto a Torino e a Napoli alla Federico II. Tutti i risultati sono visibili sul portale www.accessoprogrammato.miur.it.

Un risultato che vede così tanti studenti con un punteggio inferiore ai 20 punti su 90 è il peggiore da tre anni a questa parte. Ma il test 2015 ha fatto invece registrare anche risultati migliori nella prima parte della graduatoria rispetto alla media degli anni precedenti. Bene chimica, fisica e biologia, ma male per quasi tutti le risposte di cultura generale
.
I candidati effettivi che lo scorso 8 settembre hanno sostenuto la prova sono stati 53.268 (60.639 le domande inoltrate). Gli idonei, quelli che hanno totalizzato i 20 punti minimi necessari per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili, sono 25.579.I posti a disposizione sono in totale 9.530 per Medicina e Chirurgia e 792 per Odontoiatria. I migliori risultati (pubblicati oggi in forma anonima, tra le proteste degli studenti che dovranno attendere i primi di ottobre - tra il 2 e il 7 - per sapere del loro futuro) si sono avuti in logica, seguita da biologia e matematica, mentre si è avuto un grosso scivolone su cultura generale. I candidati hanno dovuto rispondere a 60 quesiti in 100 minuti. Il punteggio medio nazionale registrato fra gli idonei è di 30,86. Il punteggio medio più alto a livello di ateneo è di 33,74, a Pavia.

Il punteggio più alto, 80,90 (era stato di 80.50 nel 2014), è stato registrato sia all'Università degli Studi di Torino che presso la Federico II di Napoli. Seguono, con 80,5 punti, l'Università Sapienza di Roma e l'Università di Parma. La più alta percentuale di idonei (66%) a Padova. Seguono l'Università Milano-Bicocca (64%) e Verona (63%). I primi 100 'classificati' sono distribuiti in 27 atenei con una particolare concentrazione a Padova (18) e all'Università degli Studi di Milano (14).

FONTE: Repubblica.it
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06 settembre, 2015

Il progetto "PEDerPAN" e la gestione del diabete in età pediatrica

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Recentemente sui giornali è balzato all'onore delle cronache il termine "PEDerPAN", a causa della controversia che ha interessato il calciatore Arturo Vidal, ex Juventus, il quale ha lasciato il ritiro della propria nazionale per seguire la terapia a cui sarà sottoposto suo figlio, diabetico di tipo 1 dalla nascita. Ma di cosa si tratta esattamente?

Il progetto "PEDerPAN" (PEDiatric evolution research PANcreas) è un nuovo protocollo sperimentale di simulazione di pancreas artificiale per la cura del diabete in età pediatrica, coordinato dalla Dr.ssa Daniela Bruttomesso e con il Team del Prof Claudio Cobelli di Padova. Tale progetto si basa su microinfusore e sensori. I primi bambini indosseranno un microinfusore collegato ad un sensore della glicemia che userà un algoritmo che sarà provato per la prima volta al mondo in età pediatrica. L'obiettivo è riuscire a ricreare le condizioni che permettano l'attuazione di correzioni "automatiche" di eventuali iperglicemie, in assenza di rischi relativi ad una somministrazione eccessiva di insulina (le ipoglicemie, che in età pediatrica possono avere conseguenze ancora più gravi che in età adulta), e permettendo cosi un controllo più accurato dei livelli glicemici proprio come farebbe un pancraes fisiologico cioè "normale". La possibilità di correzioni automatiche in bimbi di età molto piccola è importantissima sia per l'impossibilità di gestione "autonoma" della terapia, sia per una migliore possibilità di controllo attuato dai genitori. Se lo studio pilota avrà successo, a settembre 40 bambini potranno provarlo in un campo scuola. I bambini arriveranno da Torino (ospedale Infantile Regina Margherita), Milano (ospedale San Raffaele), Roma (ospedale Bambin Gesù), Verona (Università) e Napoli (Centro G.Stoppoloni - Seconda Università degli Studi di Napoli).

Bisogna sottolineare che il protocollo è ancora "sperimentale" e che l'accesso è a numero limitato, ma l'eventuale possibilità di successo nella prima fase consentirà in breve tempo di poter potenzialmente estendere l'applicazione di tale tipo di terapia ad un numero sempre maggiore di pazienti, aprendo una strada nella evoluzione tecnologica anti diabete, al servizio della lotta contro i dismetabolismi cronici.

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03 settembre, 2015

L'Ucraina in guerra contro i vaccini: torna la poliomielite con due nuovi casi

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La poliomielite ricompare in Europa. Dopo 5 anni dagli ultimi casi, registrati nel 2010 in Russia dove 14 persone furono colpite dalla malattia trasmessa da un ceppo virale importato dal Tajikistan, ora in Ucraina l’infezione ha causato la paralisi di 2 bambini di 4 anni e 10 mesi. Ma secondo gli esperti potrebbero esserci molti altre persone portatrici della patologia, pur non riportando sintomi.

Entrambi i bimbi risiedono nell’area sud-occidentale dell’Ucraina, vicino ai confini con Romania, Ungheria, Slovacchia e Polonia, in due villaggi a pochi chilometri di distanza. L’Organizzazione mondiale della sanità avverte che il rischio di diffusione del virus nel Paese è «alto» e che è necessario controllare rapidamente la nuova epidemia mentre, sempre secondo l’Oms, la minaccia del virus per i Paesi confinanti all’Ucraina (dove i livelli di immunizzazione sono più elevati grazie alla diffusione del vaccino) è bassa.

Il vaccino orale contiene un virus attivo molto debole ed è considerato sicuro ed efficace. I bambini che lo ricevono, però, lo espellono ed entro un periodo di 12 mesi il virus (in un caso su un milione stima l’Oms) può mutare, diventare più virulento e cominciare a causare i sintomi solo nei bambini non vaccinati. E in Ucraina solo la metà dei bambini è stata vaccinata contro la poliomielite e le altre malattie prevedibili.

Per il virus della poliomielite, che colpisce il sistema nervoso e può causare paralisi in poche ore, non esiste cura. Colpisce prevalentemente i bambini in zone con scarsa igiene. Una campagna globale ne ha ridotto ampiamente l’incidenza e quest’anno solo Pakistan e Afghanistan hanno registrato nuovi casi (ora si aggiunge l’Ucraina). La poliomielite prospera soprattutto nella stagione calda e il freddo inverno dell’Ucraina dovrebbe rallentare l’epidemia.

«I due casi di poliomielite in Ucraina nella zona Ovest del Paese non sono legati agli scontri contro la Russia che si stanno verificando nella zona orientale» spiega Hamid Jafari, responsabile della lotta contro la poliomielite all’Oms. «Piuttosto- spiega alNew York Times - molti genitori ucraini hanno scelto di non vaccinare i figli dopo il caso di uno studente che nel 2008 morì apparentemente di sepsi poco dopo il vaccino contro il morbillo, parotite e rosolia». Nonostante il ministero della Salute con altri organismi internazionali avessero tranquillizzato la popolazione spiegando che non c’era una correlazione tra il vaccino e il decesso e che si era trattato di una coincidenza si diffuse il panico (all’epoca un centinaio di studenti si presentarono in ospedale lamentando sintomi come mal di testa, febbre, mal di gola). A complicare ulteriormente la situazione fu la decisione del presidente dell’epoca, Viktor A. Yushchenko, di ordinare la sospensione di tutti i vaccini durante le indagini. Da allora un terzo dei genitori ucraini ha dichiarato ai sondaggisti di temere i vaccini e i tassi di vaccinazioni sono crollati. Le conseguenze però sono state drammatiche: dai 100 casi di morbillo registrati nel 2010 si è passati a 12.700 nel 2012. E ora si affaccia minacciosa anche la poliomielite. Del resto si sa che senza una copertura vaccinale adeguata malattie fino ad oggi debellate grazie ai vaccini possono tornare.

«E’ un ceppo pericoloso», spiega alla Bbc online Oliver Rosenbaum, portavoce dell’Iniziativa Oms per l’eradicazione della polio. «Ci sono due casi di paralisi, ma sicuramente non sono le uniche infezioni. Uno dei grandi pericoli di questa malattia sta proprio nel fatto che esistono molti casi asintomatici. Questa è una malattia che tende all’epidemia». L’Oms raccomanda che chiunque visiti la regione sia completamente vaccinato contro la poliomielite, e che tutti i residenti e chi soggiorna per più di un mese nella zona faccia una dose extra di vaccino antipolio.

FONTE: Corriere.it
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25 agosto, 2015

SkinVision Melanoma: l'App (a pagamento) per controllare con uno smartphone i propri nei...

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La ricerca e la prevenzione sono due fattori importantissimi da valutare per quanto concerne alcune patologie oncologiche devastanti. E' quasi superfluo parlare del melanoma, una dei tumori più aggressivi e purtroppo maggiormente gravati da elevata mortalità, proprio a causa della difficoltà nel riconoscerli in tempo e nel prevenire, con una rapida diagnosi, la possibilità di complicanze molto gravi. Per questo la startup nel settore della Digital Health SkinVision ha elaborato una tecnologia per smartphone basata su algoritmi visivi per tracciare il cambiamento dei propri nei nel tempo. A partire dal lancio nei principali app market nel 2011 l’applicazione “SkinVision – Melanoma” attualmente è stata scaricata da circa 200000 volte tra gli utenti Android e quelli iOS. Il funzionamento è semplice: basta scattare una foto al neo e attendere che l’app effettui un’analisi a livello visivo, allo scopo di identificare ingrandimenti sospetti come un melanoma, il tipo di cancro da cui prende nome l’applicazione.

Ecco alcune dichiarazioni del CEO Dick Uyttewaal durante la conferenza di presentazione del prodotto: ""Il cancro della pelle si sviluppa in modo caotico e potenziali nei sospettu sono identificati sulla base di segni di crescita non naturale. L'algoritmo all'interno della valutazione online del cliente è basato sul rilevare i segni di crescita non naturale delle lesioni cutanee e si basa su una metodologia matematica applicata alla biologia e chiamata "geometria frattale". L'algoritmo attualmente esamina sette criteri diversi e verrà ulteriormente migliorato sulla base della continua crescita nel nostro database (attualmente superiore a 1 milione di immagini). Un neo cangiante (colore, dimensioni, simmetria, ecc), è un chiaro segno che qualcosa non va e che la persona dovrebbe farsi visitare immediatamente da un dermatologo""

I nei sono classificati utilizzando un semplice sistema identificativo “a semaforo” (utilizzando quindi i colori verde, arancione, e rosso a seconda del rischio).

Ma quanto accurata è la tecnologia di SkinVision per identificare il melanoma? Secondo Uyttewaal è tanto precisa quanto “l’occhio medio di un dermatologo”; c’è anche da dire che si tratta dell’unica app cancer detector ad aver ottenuto la certificazione CE in Europa.

In tal senso dichiara Dick Uyttewaal, CEO della SkinVision, ""Studi medici dimostrano che la sensibilità del dermatologo nel diagnosticare ad occhio nudo un melanoma varia dal 70 al 90%, mentre uno studio del 2014 condotto dall'università di Ludwig Maximillian dimostra come la nostra App abbia una percentuale di efficacia nel diagnosticare melanoma rischiosi fino al 83% del totale, e una sensibilità nel diagnosticare melanoma certamente trasformati del 92%.""

La compagnia di Digital Health ha un fatturato totale che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di €, e dal momento del lancio iniziale, la startup di Uyttewaal si è evoluta in una vera e propria “solutions platform“, che monetizza il proprio software attraverso vari modelli di abbonamento – che possono dipendere in base al Paese. È possibile provare l’app senza abbonamento per i primi 30 giorni, ma molti utenti si sono lamentati che bisogna comunque pagare una quota anche per il trial. Secca la replica dai vertici della società, rivendicando il proprio diritto a commercializzare un bene che possa tutelare la salute pubblica per ripagare i costi del suo sviluppo, ma non escludendo in futuro la possibilità di una App "Freemium" qualora questa possa avere una diffusione ancora maggiore.


FONTE: Androidiani

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20 luglio, 2015

[SPECIALE ESTATE] - Allarme zanzare, la Aedes Albopictus sempre più diffusa, come difendersi

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La Aedes albopictus, conosciuta come Zanzara Tigre
gli esperti prevedono una diffusione massima a partire
dalla prima settimana di Agosto.
L'inverno appena trascorso ci ha dato l'assaggio di come il clima stia cambiando. Certo, non si possono prendere i dati un solo anno per fare statistiche corrette, però anche annate così possono aiutarci a capire alcuni fenomeni importanti. Il processo, sebbene sia molto lento, si ripercuote anche sul numero e sul comportamento degli insetti. Negli ultimi 50 anni, complice l'accumulo di gas serra, la temperatura è aumentata in media di un grado. E più recentemente si è assistito a quello che i meteorologi definiscono "tropicalizzazione del clima", un fenomeno che ha portato piogge di particolare intensità, concentrate in pochi periodi dell'anno e alternate a mesi di siccità. Gli esperti confermano questa tendenza ed entro il 2100 prevedono un aumento di 4-5 gradi della temperatura del pianeta e un progressivo inaridimento dell'area mediterranea .

Sebbene le oltre 3.500 specie di zanzare presenti sul nostro Pianeta siano distribuite un po' dappertutto, al di fuori dell'Antartide, la loro massima concentrazione è ancora oggi rilevabile nei luoghi più caldo-umidi dell'Africa e dell'Asia. A causa delle modifiche del clima, però, nei prossimi anni l'habitat potrebbe divenire ancora più favorevole alle zanzare anche alle nostre latitudini con un loro incremento numerico e la loro presenza per periodi più lunghi. Nei momenti di pioggia intensa si formeranno ristagni d'acqua e questo favorirà la riproduzione delle zanzare. Inoltre, l'aumento della temperatura renderà l'inverno meno rigido, facilitando la loro sopravvivenza. Nel prossimo futuro saremo costretti a una scomoda convivenza con popolazioni di zanzare di nuova introduzione anche nel nostro Paese, attive anche nella stagione invernale. Introdurre nuove specie è sempre più a rischio, lo dimostra la Aedes albopictus, nota come Zanzara Tigre e la new entry Aedes koreikus o zanzara coreana, al momento presente nel Veneto anche sopra i 1000 m slm.

I cambiamenti climatici potrebbero divenire un problema reale dal punto di vista sanitario a causa della diffusione di alcune malattie infettive, in particolare quelle veicolate dalle zanzare. Un esempio è la malaria che colpisce soprattutto le popolazioni più povere del pianeta, debilitate dalla malnutrizione e dalle malattie. Anche se oggi rispetto a qualche anno fa il numero di morti per Malaria è diminuito di un quarto, secondo le previsioni pubblicate su un'autorevole rivista scientifica (The Lancet), la malaria è destinata ad aumentare del 16-28% entro la fine del secolo. Il paese in assoluto più a rischio è l'Africa, dove si prevede non solo un aumento della sua diffusione, ma anche un cambiamento delle modalità di propagazione. Si osserva anche una migrazione delle zanzare malariche verso gli altipiani dell'Africa orientale e un vistoso aumento delle zanzare a seguito della deforestazione e della modificazione delle coltivazioni che, a causa delle irrigazioni fornirebbero l'acqua necessaria al loro sviluppo. La comunità scientifica è molto attenta a questo problema e si spera che la ricerca possa portare presto nuovi farmaci e soluzioni. L'introduzione di nuove specie aumenta anche i rischi di diffusione di malattie fino a qualche anno fa assenti in Europa, come per esempio la Chikungunya e il Dengue trasmessi da Zanzara Tigre e da una sua stretta cugina Aedes aegypti (più famosa perché vettore di febbre gialla nei Paesi a clima Tropicale).

La Zanzara Tigre è di colore scuro, con fasce bianche sulle zampe e una linea bianca sul dorso. Così battezzata per la sua aggressività più che per le striature (il suo vero nome è Aedes albopticus), si è diffusa in Italia negli ultimi anni e ha colonizzato le città favorita dai cambiamenti climatici (l'ambiente caldo umido rappresenta la condizione ideale). È arrivata dall'estremo Oriente, trasportata con il commercio di pneumatici usati, dove sotto forma di uova dormienti riesce a superare lunghi periodi di siccità. Una volta che i copertoni saranno accatastati in un piazzale, però, basta una semplice pioggia perché l'acqua stagnante permetta alle uova di schiudersi dando origine alle larve che in pochi giorni sfarfalleranno come giovani e affamate zanzare.

Nei primi anni della sua presenza in Italia, la Zanzara Tigre era ritenuta un "potenziale" vettore di diffusione delle malattie di origine tropicale. L'epidemia di Chikungunya che nel 2007 ha interessato un'ampia area della Romagna, ha costretto le autorità a modificare questa definizione e oggi la Zanzara Tigre è annoverata tra le specie con "confermata" capacità di trasmettere Virus. Questo suo nuovo ruolo la rende "sorvegliata speciale" sia sul piano ambientale sia sanitario. Il controllo delle popolazioni di questa zanzara è comunque indispensabile anche per la qualità della vita di chi vive in aree infestate: le sue punture procurano spiacevoli irritazioni e gonfiori sulla pelle.

Quante zanzare ci sono? Migliaia? Milioni? Non è facile rispondere a questa domanda, ma se si pensa che in una notte una trappola disposta vicino a una risaia può catturare oltre 200.000 zanzare non è sbagliato ipotizzare cifre impronunciabili: le zanzare sono miliardi di miliardi. Le specie note sono circa 3.200, di cui 70 sono quelle identificate in Italia. Tra queste ultime solo 10 sono in grado di pungere l'uomo. Sono le femmine a pungere, i maschi invece si nutrono di liquidi zuccherini che trovano nelle corolle dei fiori, trasportando il polline di fiore in fiore proprio come le api. Le femmine hanno bisogno di nutrirsi di sangue per consentire la maturazione delle uova che ogni specie depone in quantità variabili da 200 a un migliaio. Le uova vengono deposte in agglomerati galleggianti (Culex), oppure singolarmente sul pelo dell'acqua (Anopheles) e in luoghi asciutti (Aedes).

La natura ha dotato le zanzare di un apparato boccale munito di uno stiletto, che in certi casi è lungo quasi quanto il corpo dell'insetto ed è in grado di "perforare" gli indumenti, soprattutto se attillati. Un dato curioso è che la femmina punge fino alla sazietà, che raggiunge dopo aver succhiato una quantità di sangue variabile da 2,8 a 4 mg (pari a 1,5 volte il proprio peso).
A loro volta le zanzare sono preda di uccelli insettivori, rane, libellule, rettili, per i quali costituiscono un alimento altamente nutritivo. Il loro contenuto proteico, infatti, può superare il 40%, oltre il doppio di quello di una normale bistecca.
Identikit della zanzara

Famiglia di appartenenza: Culicidi
Distribuzione: in tutto il pianeta, poli inclusi
Lunghezza massima: 1,5 mm
Peso: 2-2,5 mg
Velocità di spostamento in volo: 1,5-2,5 Km/h
Durata della vita: fino a 4 settimane all'aperto, qualche mese in stanze chiuse.
Quali rischi si corrono?

Tra le specie di maggior interesse vi sono:

-    Culex, la zanzara comune che punge di notte, attirata dall'emissione di anidride carbonica (respirazione), dalla sudorazione e dalla classica lampada accesa;
-    Anopheles, che nelle regioni tropicali può trasmettere la malaria;
-    Aedes caspius, la zanzara delle paludi e delle risaie;
-    Aedes albopictus (Zanzara Tigre), che è particolarmente aggressiva e punge in pieno giorno.

Il fastidio delle puntura è causato dall'iniezione di un liquido irritante che mantiene il sangue fluido (svolge un'azione anticoagulante). Soprattutto nei paesi subtropicali le zanzare possono trasportare microrganismi patogeni: dai plasmodi della malaria (Anopheles), al virus amarilico, responsabile della febbre gialla (Aedes aegypti), al virus della Dengue e della Chikungunya (Aedes aegypti e Aedes albopticus). In Italia il rischio di contrarre malattie trasmesse dalle zanzare è assai ridotto rispetto ai paesi tropicali, ma alcune malattie possono rappresentare un problema reale e quindi non va mai abbassata la guardia. È il caso della Filaria, della West Nile disease, della Chikungunya. Alcune di queste malattie interessano anche gli animali domestici. Oltre ai rischi per la salute, le zanzare possono causare danni al turismo e all'industria alimentare. Ad esempio le loro punture sono un problema per gli allevamenti di maiali (in particolare in Piemonte e Lomellina), perché compromettono la qualità dei prosciutti.

E se la prevenzione non basta? Purtroppo, benché utile e fondamentale, un'attenta attività di prevenzione non è sufficiente a proteggere completamente dalle zanzare. Poche larve sopravvissute possono dare vita a una nuova generazione di zanzare adulte che a loro volta si riproducono generando migliaia di zanzare. Per una protezione totale bisogna integrare diversi sistemi di lotta, completando l'attività di prevenzione con l'utilizzo di insetticidi e repellenti per eliminare e allontanare le zanzare adulte. La prevenzione, infatti, comprende un insieme di misure cautelative che possono ridurre al minimo la presenza delle zanzare, ma è sufficiente un'anomalia climatica imprevista (per esempio un periodo di pioggia più intenso o più lungo) per creare le condizioni favorevoli alla loro moltiplicazione e vanificare gli interventi di prevenzione.

La soluzione ideale per assicurare la massima protezione è di rafforzare le misure di prevenzione con l'uso combinato di prodotti larvicidi e adulticidi. I primi interrompono il ciclo riproduttivo, disinfestando i ristagni d'acqua, i secondi debellano le zanzare adulte volanti e ne limitano la propagazione.

Per vincere le zanzare bisogna utilizzare in modo congiunto diversi sistemi di lotta:

    evitare il contatto con l'insetto, facendo ricorso a metodi sia fisici (zanzariere, indumenti...) sia chimici o naturali (repellenti cutanei);
    agire sull'ambiente domestico per debellare le zanzare e tenerle lontane, utilizzando i prodotti appositamente studiati per la casa, oppure per il giardino e il balcone;
    curare tempestivamente la puntura per calmare il disagio (prurito) ed evitare ogni possibile complicazione (infezioni cutanee provocate dallo sfregamento)

La zanzara Tigre è più piccola delle altre zanzare e predilige le raccolte di acqua stagnante (sottovasi, tombini, recipienti di ogni tipo in cui si raccoglie l'acqua piovana), dove si riproduce con grande rapidità. Dopo ogni puntura la Zanzara Tigre può deporre fino a 100 uova (in asciutta) che, una volta sommerse dall'acqua (piovana o artificiale), si schiudono con un ciclo brevissimo.

Le larve diventano adulte (nel periodo estivo circa in una settimana) e ogni esemplare in una stagione può generare migliaia di figli, nipoti e pronipoti aumentando rapidamente la popolazione di insetti circolanti. In Italia le uova deposte in autunno possono sopravvivere alla stagione invernale e schiudersi in primavera, quando vengono coperte d'acqua per via delle piogge.

La Zanzara Tigre punge di giorno all'aperto, soprattutto nelle ore più fresche della giornata, preferendo gambe, caviglie e viso. Può penetrare anche negli edifici e raggiungere i piani più alti, mentre di notte riposa tra la vegetazione più bassa.

In Italia nel 2007 (in Emilia-Romagna) si sono verificati casi di trasmissione di una malattia tropicale trasmessa dalla Zanzara Tigre all'uomo (Chikungunya) ma al di là del rischio sanitario, questa zanzara è importante perché la sua puntura provoca gonfiori che danno prurito e sono spesso molto fastidiosi.

FONTE: 3BMETEO
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01 luglio, 2015

L'offensiva del Governo sulla Sanità, tagli su tutto per risparmiare 2,3 miliardi di euro

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E’ pronto il nuovo testo dell’intesa Stato Regioni per la riduzione di 2,352 miliardi di euro del fondo sanitario a decorrere dal 2015. Il nuovo testo è all’ordine del giorno della seduta di domani della Stato Regioni anche se alcuni rumors paventano un possibile slittamento dell’intesa alla prossima settimana in sede di Conferenza Unificata.

Le voci toccate dalla manovra, attesa a inizio anno, ma ormai da applicare, almeno per quest’anno, in soli sei mesi visti i continui slittamenti, sono beni e servizi (788 milioni), dispositivi medici (550 milioni), specialistica (106 milioni), riabilitazione (89 milioni), riduzione ricoveri in case di cura private con meno di 40 letti (12 milioni), riduzione spese per primariati (68 milioni), riorganizzazione della rete assistenziale pubblica e privata (130 milioni), riduzione finanziamento farmaceutica (308 milioni) e riduzione investimenti in corso (300 milioni).

Resta il fatto che l’intesa lascia comunque libere le Regioni di trovare misure alternative ai tagli indicati, purché si rispetti l’ammontare complessivo previsto dall’intesa.

Alle misure contemplate ai fini del raggiungimento dei 2,352 miliardi di risparmi, vanno poi aggiunti ulteriori risparmi per 500 milioni l’anno derivanti dall’introduzione dei prezzi di riferimento per tutti farmaci con la revisione del prontuario già prevista dal Patto per la Salute e dalla rinegoziazione del prezzo dei biotecnologici con brevetto scaduto.

Questi 500 milioni di euro, che scatteranno appieno solo dal 2016 (salvo i risparmi eventualmente possibili se sarà rispettata la data del 30 settembre 2015 indicata come termine per l’Aifa per la revisione del prontuario) non è però chiaro se andranno ad aumentare di fatto il “taglio” alle risorse per il Ssn o se saranno invece risparmi da reivestire come previsto dal Patto per la Salute.

Ecco le misure nel dettaglio.

Beni e servizi: Si prevede la rinegoziazione dei contratti di acquisto in essere, compresi i contratti di concessione di costruzione e gestione, per raggiungere uno sconto medio del 5% su base annua.

Risparmio previsto: 788 milioni nel 2015, 795 nel 2016 e 799 nel 2017
 
Dispositivi medici: Per i dispositivi medici si prevede ugualmente la rinegoziazione dei contratti, ma non si indica una percentuale media di sconto fermo restando il tetto del 4,4%. Viene poi  individuata la previsione di tetti di spesa regionali, fermo restando quello nazionale, da fissare coerentemente con la composizione pubblico privata dell’offerta, secondo modalità da definirsi nell’ambito di un tavolo tecnico Stato Regioni.

Viene poi previsto che le aziende produttrici di dispositivi medici dovranno concorrere, fin dal 2015, in proporzione all’incidenza del proprio fatturato sul totale della spesa, al ripiano dell’eventuale sfondamento del tetto programmato in misura del 40% per il 2015, del 45% nel 2016 e del 50% nel 2017.

Sempre in tema di dispositivi medici si valuta anche il possibile impatto (senza però quantificarlo) che deriverà dall’obbligatorietà per gli enti della P.A. di fatturazione elettronica in vigore dal 31 marzo 2015. Le fatture elettroniche consentiranno di rilevare il codice di repertorio, la quantità ed il prezzo dei dispositivi medici venduti agli enti del SSN.

E proprio per monitorare il flusso della fatturazione diventerà operativo presso il Ministero della Salute l’osservatorio prezzi dei dispositivi medici per il supporto ed il monitoraggio delle stazioni appaltanti, con il compito di controllare la coerenza dei prezzi a base d’asta rispetto ai prezzi di riferimento definiti da ANAC o ai prezzi unitari disponibili nel flusso consumi del Sistema informativo e statistico del Ssn.

Risparmio previsto: 550 milioni nel 2015, 792 nel 2016 e 918 nel 2017

 Appropriatezza. Prestazioni specialistiche inappropriate a carico del cittadino e penalizzazioni per medici che le prescrivono
E’ un altro dei pilastri della manovra. Governo e Regioni sono convinti che si possa incidere su prestazioni specialistiche e riabilitative non necessarie ma prescritte ugualmente dai medici. Sarà un decreto ministeriale ad individuare, entro 30 giorni dall’intesa, le condizioni di erogabilità e le indicazioni prioritarie per la prescrizione appropriata delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale ad alto rischio di inappropriatezza.

Al di fuori delle condizioni di erogabilità le prestazioni saranno poste a totale carico dell’assistito. All’atto della prescrizione, il medico dovrà riportare al lato della prestazione prescritta l'indicazione della condizione di erogabilità o indicazione prioritaria.

Saranno anche attivati controlli ad hoc e qualora risulti che un medico abbia prescritto una prestazione senza osservare le condizioni e le limitazioni citate, l'azienda sanitaria locale o l’azienda ospedaliera, dopo aver richiesto al medico stesso le ragioni della mancata osservanza, ove ritenga insoddisfacente le motivazioni addotte, adotterà i provvedimenti di competenza applicando nei confronti del medico dipendente del Ssn una riduzione del trattamento economico accessorio nel rispetto delle procedure previste dal contratto nazionale e nei confronti del medico convenzionato con il Ssn  una riduzione della quota variabile mediante le procedure previste dall’accordo collettivo nazionale di riferimento.

Sanzioni anche per il direttore generale di Asl o ospedale che non abbia applicato le misure penalizzanti ai medici da valutare al momento della verifica dei risultati di gestione.

Su questo le Regioni avevano proposto misure più penalizzanti per i medici andando a incidere sul loro patrimonio, ma la misura non è stata accolta dal Governo come molte altre proposte regionali.

In relazione a questi interventi le Regioni saranno poi tenute a ridefinire i tetti di spesa annui degli erogatori privati accreditati delle prestazioni di specialistica ambulatoriale assicurando un abbattimento medio dell’1% del valore dei contratti in essere.

Risparmio previsto: 106 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.
 
Riduzione dei ricoveri di riabilitazione ad alto rischio di inappropriatezza
Previsto un altro decreto ministeriale, sempre entro 30 giorni dall’intesa, che individuerà i criteri di appropriatezza dei ricoveri di riabilitazione ospedaliera, con riferimento alla correlazione clinica del ricovero con la tipologia di evento acuto, alla distanza temporale tra il ricovero e l’evento acuto e, nei ricoveri non conseguenti ad evento acuto, alla tipologia di casistica potenzialmente inappropriata.

Per i ricoveri clinicamente inappropriati ordinari e diurni, verrebbe applicata una riduzione pari al 50% della tariffa fissata dalla Regione ovvero sarebbe applicata la tariffa media fissata dalla stessa Regione per i ricoveri di riabilitazione estensiva presso strutture riabilitative extraospedaliere. Per tutti i ricoveri oltre soglia clinicamente appropriati, la remunerazione tariffaria per i ricoveri ordinari e diurni, è ridotta del 60% per le giornate oltre-soglia.

Risparmio previsto: 89 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.
 
Applicazione dei nuovi standard ospedalieri
Dall’applicazione dei nuovi standard, e in particolare, dall’incremento previsto del tasso di occupazione dei posti letto, dalla riduzione della degenza media e del tasso di ospedalizzazione

Risparmio previsto: 130 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Taglio case di cura con meno di 40 posti letto
E’ previsto l’azzeramento dei ricoveri in strutture convenzionate con meno di 40 posti letto (destinate alla chiusura in base ai nuovi standard fatta eccezione per le cliniche monospecialistiche).

Risparmio previsto: 12 milioni per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Altri risparmi sono previsti sulla spesa per il personale, a seguito della riduzione di strutture complesse e di strutture  semplici  conseguente al riordino della rete ospedaliera con la conseguente riduzione degli incarichi di struttura semplice e complessa, a cui, fanno notare i tecnici ministeriali e regionali, sono associate specifiche voci retributive che a normativa vigente confluirebbero nei fondi della contrattazione integrativa. Le risorse relative al trattamento accessorio liberate a seguito delle riorganizzazioni correlate al rispetto degli standard ospedalieri, non concorrerebbero inoltre all’ammontare complessivo dei fondi destinati annualmente al trattamento accessorio.

Risparmio previsto: 68 milioni di europer ciascuno degli anni dal 2015 al 2017.

Si prevede anche la riduzione progressiva del numero delle Centrali operative 118, sempre in seguito alla riorganizzazione della rete ospedaliera. M il risparmio derivante da tale riduzione non è stato ancora quantificato.

Farmaceutica territoriale ed ospedaliera: Si prevede l’introduzione dei prezzi di riferimento nel prontuario farmaceutico. In proposito è previsto che entro il 30 settembre 2015AIFA provveda alla ridefinizione straordinaria del prontuario farmaceutico nazionale prevedendo l’introduzione di prezzi di riferimento relativi al rimborso massimo da parte del SSN di medicinali terapeuticamente assimilabili, sia a brevetto scaduto che ancora coperti da brevetto.
 
Riforma della disciplina di definizione del prezzo dei medicinali biotecnologici dopo la scadenza brevettuale. All’Aifa viene dato il potere di rinegoziare in ribasso con le aziende farmaceutiche il prezzo di un medicinale biotecnologico all'indomani della sua scadenza brevettuale o del certificato di protezione complementare, in assenza di una concomitante negoziazione del prezzo per un medicinale biosimilare o terapeuticamente assimilabile. Anche in questo caso non è calcolato il risparmio atteso da questa misura ai fini del raggiungimento dell’intesa.

Introduzione di disciplina della revisione dei prezzi di medicinali soggetti a procedure di rimborsabilità condizionata (payment-by-result, risk- cost-sharing, success fee). Sempre all’Aifa il potere di rinegoziare con le aziende farmaceutiche in riduzione il prezzo di un medicinale soggetto a rimborsabilità condizionata dopo almeno due anni di commercializzazione, quando i benefici rilevati nell'ambito dei Registri di monitoraggio AIFA siano inferiori rispetto a quelli attesi e certificati. Al momento non è stato però quantificato l’ammontare del possibile risparmio di tale misura.

Governo e Regioni che il complesso delle suddette misure debba comportare un risparmio annuo di almeno 500 milioni di euro.
 
Riduzione del livello di finanziamento e impatto sui livelli di spesa farmaceutica programmati. In conseguenza dell’abbassamento del fondo sanitario 2015 di 2,352 miliardi è stato infine calcolato l’impatto di tale riduzione sull’ammontare delle risorse destinate alla farmaceutica territoriale ed ospedaliera. Fermi restando i vigenti tetti della spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera (pari rispettivamente all’11,35% e al 3,5%), i livelli di spesa programmati diminuiranno di circa 308 milioni di euro.

Arrivano i tetti “regionali” per la territoriale e dell’ospedaliera. Anche per i tetti della farmaceutica la proposta di intesa prevede, analogamente a quanto previsto per i dispositivi medici, l’individuazione di tetti regionali che sarà affidata a un tavolo tecnico Stato Regioni, fermi restando gli attuali tetti nazionali.

Sfondamento fondo per l’innovazione farmaceutica rientra nel tetto della territoriale. Passa in parte la proposta delle Regioni di considerare ai fini del ripiano della spesa farmaceutica territoriale anche il costo per i farmaci innovativi. Nella nuova proposta di intesa viene infatti previsto che la spesa eccedente l'importo finanziato con il fondo per  l'innovazione, istituito dalla legge di stabilità, concorre al raggiungimento del tetto di spesa della farmaceutica territoriale. Come è noto il fondo per l'innovazione ammonta per il 2015 a 500 milioni di euro. Ricordiamo inoltre che le aziende il cui fatturato per la produzione di un farmaco innovativo sfori i 300 mln sono già oggi tenute a un pay back del 20% dell'eventuale sfondamento del Fondo.

Risparmi sugli investimenti già programmati: Rispetto all’ultimo testo si stabilisce che le Regioni si impegnano, con riferimento ai cespiti acquisiti con contributi in conto esercizio a rivedere la programmazione degli investimenti già programmati per il 2015 e non ancora effettuati al fine di assicurare economie non inferiori a 300 mln di euro nel rispetto dei Lea. Per questo la Conferenza delle regioni dovrà darne informazione al tavolo di verifica degli adempimenti entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’intesa.

Rideterminazione del fondo sanitario 2015/2016 e 2017 e possibilità per le Regioni di adottare misure di risparmio alternative: L’intesa prende poi atto della riduzione, a decorrere dal 2015 (e calcolata fino al 2017), di 2,352 miliardi del fondo sanitario, prevedono anche la possibilità che le Regioni possano raggiungere gli obiettivi di risparmio con misure alternative a quelle contemplate dall’intesa.

Nuove misure per la governance del sistema sanitario: In aggiunta a queste misure, Governo e Regioni convengono sulla necessità di introdurre anche nuove misure di governance per garantire maggiore efficienza al sistema sanitario da considerare nell’ambito del lavoro di spending review in atto da parte del Governo.

In particolare:
1) riorganizzazione e ripensamento del sistema aziendale pubblico in una logica di valutazione e miglioramento della produttività, intesa quale rapporto tra il valore prodotto (in termini quantitativi e economici) ed i fattori produttivi utilizzati (in termini quantitativi e economici);
2) individuazione e utilizzo di indicatori standard relativi alla gestione degli immobili, strumentali e non, delle aziende sanitarie pubbliche;
3) valutazione e valorizzazione delle esperienze ed iniziative in ambito di servizi sovra-aziendali, allo scopo di diffondere rapidamente ed efficacemente le migliori pratiche;
4) valutazione della possibilità di realizzazione di un centro di competenza nazionale in materia di stesura dei capitolati per l'acquisizione di beni e servizi:

Medicina difensiva: Governo e Regioni sembrerebbero infine decise a dare una spinta decisiva all’introduzione di modifiche normative sulla responsabilità civile e penale dei professionisti della salute, in modo da favorire l’appropriatezza prescrittiva e limitare gli effetti della medicina difensiva. Come si sa al momento sul tema esistono già diversi ddl all’esame della Camera ma si è ancora in attesa della definizione di un testo unico.


FONTE: QuotidianoSanità.it
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11 giugno, 2015

Dal Pembrolizumab al Nivolumab, nuove prospettive dell'immunoterapia: sconfiggere i tumori con i virus oncolitici...

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Due nuove e promettenti strategie di terapia del cancro. Puntano ambedue sul sistema di difesa immunitario, ma in modi opposti. La prima, svegliandolo da quella sorta di torpore indotto dal tumore stesso e restituendo a globuli bianchi e anticorpi la capacità di aggredire il male. La seconda, invece, stimola direttamente il sistema immunitario con le stesse sostanze che usa il corpo a questo scopo. E per portare questi stimolanti naturali nel tumore sfrutta dei virus-chimera, generati dalla fusione, ad esempio, di quello del raffreddore con quello della poliomielite. Inoltre i virus-chimera attaccano le cellule cancerose, inceppando i loro meccanismi vitali.

Sono queste le principali novità che stanno animando la 51° edizione del congresso dall'American Society of Clinical Oncology, il congresso medico più affollato del mondo - 30 mila specialisti presenti - che stanno discutendo qui a Chicago oltre 5 mila ricerche dedicate esclusivamente alle terapie farmacologiche. Animando, perché i risultati delle sperimentazioni sull'uomo di queste cure a base di farmaci biotech e virus Ogm, manipolati geneticamente, hanno suscitato applausi e ovazioni che non si vedevano da tempo. Ci vorranno ancora anni perché si concludano le ulteriori sperimentazioni necessarie all'entrata nella pratica clinica, ma la sensazione è di essere a una svolta nella guerra al cancro.

Sui virus-chimera, o oncolitici (che distruggono il tumore), si lavora da decenni. Nascono dall'osservazione che alcuni virus attaccano selettivamente le cellule cancerose, ma non sono aggressivi, infettano poche cellule, insufficienti per ottenere un effetto terapeutico. Di qui le ricerche per rendere questi virus molto infettivi unendoli con quelli che aggressivi e infettivi lo sono di natura, come gli adenovirus del raffreddore. Inoltre, dalla recente scoperta dei segnali con cui il sistema immunitario manda l'ordine di attacco alle sue "truppe" (globuli bianchi), e dei geni che producono questi segnali, è nata l'idea di farli portare da virus direttamente dove servono, nel tumore. Mettendoli appunto nei virus-chimera. Il risultato sono microrganismi inesistenti in natura, metà di un virus metà di un altro (chimera appunto) e con l'aggiunta di geni immunitari di un'altra specie (e quindi sono anche Ogm). Iniettati nel tumore in animali da laboratorio, provocano prima una strage di cellule cancerose uccise direttamente dai virus. Poi il sistema immunitario, scatenato dai fattori stimolanti, elimina il tumore.

La Food and Drug Administration, l'ente che autorizza i farmaci negli Stati Uniti, ha appena dato il via libera a una linea di ricerca sull'uomo di un "farmaco a base di virus" contro il melanoma. Fare in modo che questi "mostri" diventino delle cure efficaci non sarà facile. Alcuni si sono rivelati troppo deboli, mentre altri hanno suscitato reazioni troppo potenti, dannose, a volte mortali. Ma si continua a lavorare e i virus più promettenti da cui partire per fare "chimere" con carico di geni immuno-stimolanti sono quello della polio, dell'herpes, del vaiolo bovino e del raffreddore.

Inizia invece a immettere farmaci nella pratica clinica la strategia di "risveglio" del sistema di difesa su cui si è iniziato a puntare oltre 30 anni fa. Risale ad allora la domanda: perché il nostro sistema di difesa, evolutosi per riconoscere un nemico entrato nel corpo e poi distruggerlo, non lo fa con il tumore? L'ipotesi era che la cellula cancerosa, essendo di fatto una cellula normale che si moltiplica senza sosta (queste erano le conoscenze di allora), non venisse rilevata come nemica. E quindi non combattuta. I primi tentativi con stimolatori immunitari andati male e poi le ulteriori conoscenze acquisite sul sistema immunitario rivelarono che la natura nemica del tumore, in realtà, viene scoperta subito. Ma il comando di attacco al tumore sembra debole o eseguito in modo inefficace. Le successive ricerche hanno fatto capire che il problema non sta nel sistema immunitario, ma nel tumore. E' questo ad emettere delle sostanze che "addormentano" il sistema immunitario. Facendola franca.

Negli ultimi anni sono state messe a punto molecole che, bloccando questi inibitori, restituiscono al sistema di difesa tutta la sua capacità di uccidere le cellule cancerose. Hanno prolungato di molto la sopravvivenza a malati con melanoma in fase ormai metastatica. E quest'anno stanno arrivando qui i risultati promettenti di sperimentazioni su altri tipi di tumore. Ieri è stata la volta delle neoplasie del fegato, del colon-retto e di quelli che colpiscono la testa e il collo.

"Il campo dell'immunoterapia diventa ogni anno più eccitante - ha affermato l'oncologa Lynn Schuchter, University of Pennsylvania - . Con questo nuovi studi stiamo rapidamente oltrepassando l'era in cui l'immunoterapia era vista come rivoluzionaria solo per un tipo di tumore, ovvero il melanoma. Al contrario, queste nuove molecole si stanno dimostrando efficaci anche in altri tipi di cancro contro i quali, in pratica, altri trattamenti risultano non funzionare. Inoltre, potremo essere in grado di stabilire in anticipo quali pazienti possono essere i candidati migliori per queste terapie".

In particolare, uno studio di fase III, (l'ultima, che se dimostra benefici consente di chiedere l'immissione in commercio), ha dimostrato l'efficacia del Pembrolizumab in pazienti con cancro del colon-retto con un particolare marcatore genetico: il 62% di questi ha infatti registrato una riduzione della massa tumorale. Inoltre, il tasso di risposta positivo è stato simile (pari al 60%) anche in pazienti con altri tipi di tumore (ad esempio a stomaco, prostata e ovaio) caratterizzati dalla stessa anomalia genetica (mmr). "Questo studio - ha commentato Dung Le del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center di Baltimora - dimostra come l'immunoterapia possa avere implicazioni su una vasta gamma di forme tumorali, incluse le neoplasie più difficili da trattare".

La stessa molecola è stata efficace anche in casi di tumore del collo e testa in un paziente su quattro. Un terzo studio ha dimostrato l'efficacia di un'altra molecola immunoterapica, il Nivolumab, contro il cancro avanzato del fegato, con una risposta positiva in termini di efficacia in un paziente su cinque. Sempre questa molecola ha dato risultati positivi in un ulteriore studio di fase III contro il cancro del polmone del tipo più diffuso ("non a piccole cellule"): i pazienti trattati hanno avuto una maggiore sopravvivenza e minori effetti collaterali rispetto a quelli trattati con chemioterapia standard.

FONTE: Repubblica.it
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10 giugno, 2015

Italia, primo caso di cordoma in paziente pediatrico curato con la radioterapia a protoni

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Una bambina di 9 anni che soffre di cordoma, un tipo di tumore raro che di solito si sviluppa nel sacro o nella base cranica, cioè ai due estremi della colonna vertebrale, con un'incidenza dello 0,5 per milione di persone, ha iniziato per la prima volta in Italia un trattamento con protonterapia, una forma di radioterapia basata su fasci di protoni, anziché di fotoni, più precisa e meno dannosa per i pazienti.

E' la prima paziente pediatrica in Italia e ciò è stato reso possibile grazie alla collaborazione tra Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS) di Trento - Ospedale Santa Chiara, dove la piccola è ricoverata per il trattamento innovativo, possibile nel nostro paese oltre che a Trento solo a Pavia. Questo tipo di terapia era finita sotto i riflettori in seguito alla vicenda del piccolo Ashya King, malato di tumore al cervello e protagonista di una complessa vicenda giudiziaria, portato via dei genitori dall'Inghilterra per essere trattato a Praga.

Nel mondo ci sono solo 48 centri che utilizzano questa terapia: il tumore viene colpito con fasci di particelle subatomiche (protoni) prodotti da un acceleratore simile, con le debite proporzioni, a quello del Cern di Ginevra. Gli studi ne dimostrano l'efficacia anche per i tumori pediatrici con minori effetti tossici a lungo termine che, soprattutto nel caso dei bambini, possono portare allo sviluppo di altre patologie, anche gravi.

La paziente ha già percorso un complesso percorso con l'asportazione chirurgica di una porzione del tumore che aveva alla base del cranio. L'equipe del professor Franco Locatelli, responsabile dell'Oncologia pediatrica del Bambino Gesù, ha deciso di sottoporla al nuovo metodo. La classica radioterapia, infatti, avrebbe avuto effetti collaterali troppo pericolosi tenendo conto della zona su cui sarebbero stati diretti i fasci radianti. In tutto saranno effettuate 41 trattamenti (dal lunedì al venerdì) per un totale di circa 2 mesi di cure.

"La tecnica, soprattutto nei bambini, comporta meno effetti collaterali a lungo termine e risparmiare quanto più possibile i tessuti sani che non sono stati colpiti dal tumore - spiega la dottoressa Angela Mastronuzzi, neuro-oncologa pediatra del Bambino Gesù - perchè i protoni rilasciano energia direttamente nella sede del tumore. Negli Stati Uniti è usata già da molti anni per il trattamento dei pazienti pediatrici, soprattutto di quelli affetti da tumori del sistema nervoso centrale". È importante però sottolineare che la protonterapia, da sola, non può essere risolutiva.

"Il centro di Trento ha iniziato la sua attività alla fine del 2014 trattando già un buon numero di pazienti adulti con sicurezza, cosa che ci ha spinto a sviluppare l'approccio proposto dai colleghi del Bambin Gesù - dice il dottor Maurizio Amichetti, Direttore del centro di Trento - dopo un confronto che ci ha permesso di analizzare le numerose e complesse caratteristiche di un caso estremamente difficile da affrontare".

FONTE: Repubblica.it
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Nuova campagna anticancro "SAM", Veronesi sottolinea l'importanza della prevenzione "al maschile"

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"Le donne hanno capito prima che scoprire una malattia in fase precoce può fare la differenza. Gli uomini invece sono ancora troppo poco attenti: per questo la prevenzione deve diventare al maschile". Così l'oncologo Umberto Veronesi commenta la campagna "Sam - Salute Al Maschile", promossa dalla Fondazione sua omonima "per creare una nuova cultura della prevenzione". "Negli anni passati - ha spiegato oggi a Milano, per presentare la campagna - abbiamo dedicato molti sforzi alla prevenzione dei tumori femminili, ma ci siamo accorti che abbiamo trascurato un pò il punto di vista maschile. E invece è fondamentale, perché gli uomini da soli non si controllano e non vanno a farsi controllare: per questo dobbiamo "forzarli", per scoprire i tumori in fase precoce". I controlli vanno fatti sin da giovani, "perché ci sono tumori che esordiscono a queste età, come quello del testicolo, e poi per tutti i possibili problemi di infertilità che vanno trattati per tempo".

Anche per questo l'oncologo ha voluto sottolineare "tre consigli preziosi per qualunque uomo: il primo è essere sempre attenti alla propria salute. Il secondo è andare regolarmente dall'urologo o comunque dal medico, fin dall'età più giovane. E il terzo è quello di essere fiduciosi nella scienza medica, che è molto migliorata rispetto anche solo ad alcuni anni fa, ed è in grado di rispondere ai bisogni di ogni persona.

FONTE: ANSA.IT
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14 maggio, 2015

Fecondazione, la Corte Costituzionale fa a pezzi la Legge 40, cade divieto per coppie portatrici di patologie genetiche

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Cade il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche: a quanto si apprende, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di questa norma della legge 40 e del divieto di accedere alla diagnosi pre-impianto.

Bisognerà attendere le motivazioni della sentenza per capire in quali termini i giudici della Consulta abbiano dichiarato incostituzionale la norma che precludeva, a questo tipo di coppie, l’accesso alla Pma. La questione era stata discussa in udienza lo scorso 14 aprile: a rimettere il caso alla Consulta era stato, con due distinte ordinanze, il tribunale di Roma, nell’ambito di due procedimenti avviati da coppie che si erano viste negare dalle strutture la possibilità di effettuare la diagnosi preimpianto nonostante fosse stata accertato il fatto che fossero portatrici sane di gravi patologie genetiche. Filomena Gallo, uno degli avvocati delle coppie coinvolte e segretario dell’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, spiega: «Apprendo dai media la notizia che la Consulta ha dichiarato incostituzionale la norma che vieta la fecondazione assistita alle coppie fertili con malattie genetiche. Esprimo gioia e soddisfazione: ci aspettavamo una sentenza in tal senso, che rispettasse i diritti delle coppie che chiedono l’accesso ai trattamenti sanitari affinché siano rispettati diritto alla salute e principio di uguaglianza». Soddisfazione è espressa anche dalla senatrice Pd Emilia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato: «Un’altra bellissima notizia. Leggeremo con attenzione il dispositivo della Corte Costituzionale che da un altro colpo a una legge ingiusta, perché ripeto la legge 40 è una legge ingiusta».

Maria Cristina Paoloni, Armando Catalano, Valentina Magnanti e Fabrizio Cipriani, soci dell’ associazione Luca Coscioni e portatori di patologie genetiche per cui il tribunale di Roma ha sollevato il dubbio di costituzionalità sulla legge 40 che vieta l’ accesso alla procreazione assistita alle coppie fertili che hanno bisogno di eseguire indagini diagnostiche pre impianto, si rivolgono alla Consulta: «Un grazie ai giudici. Quello che noi desideriamo è solo una gravidanza serena, che non finisca con un aborto o con figlio con bassissime possibilità di sopravvivenza. Cerchiamo solo di crearci una famiglia in un Paese che viene sempre dipinto negativamente per la bassa natalità. Sono a noi lontani concetti come selezione, eugenetica, soppressione di embrioni. Siamo persone a cui la natura ha imposto la trasmissibilità di una malattia che per amore non vogliamo trasmettere ai nostri figli. Non vogliamo sentirci esclusi dal nostro Paese ed essere costretti ad andare all’estero per avere un figlio. Abbiamo conosciuto molte coppie tramite le associazioni di pazienti che non potrebbero permetterselo. Siamo cittadini italiani e vogliamo contribuire ad una vita migliore nel nostro Paese. Ci sentivamo diversi ed esclusi, ora non più”.

Da poco compiuti 11 anni, lo scorso 10 marzo, la legge 40 (del 2004) sulla procreazione medicalmente assistita (pma) è tornata ancora una volta al vaglio della Corte Costituzionale, che si è pronunciata sul divieto di diagnosi preimpianto per le coppie fertili con patologie genetiche trasmissibili ai figli. Sottoposta a referendum, la legge 40 è stata uno dei provvedimenti più contestati della storia repubblicana, tanto da essere «smontata» pezzo dopo pezzo nelle aule di tribunale per ben 33 volte. Da quelli di primo grado fino alla Corte Costituzionale e la Corte europea dei diritti di Strasburgo, i giudici hanno eliminato 4 divieti, tra cui l’ultimo è stato quello di fecondazione eterologa. Ma le battaglie giudiziarie non sono ancora terminate, e si è in attesa di udienza sia presso la Consulta che la Grand Chambre della Corte europea anche per il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e la revoca del consenso. In questi anni, sono stati eliminati il divieto di produzione di più di tre embrioni e crioconservazione, l’obbligo contemporaneo di impianto di tutti gli embrioni prodotti (su cui è intervenuta appunto la Consulta nel 2009), il divieto di diagnosi preimpianto (ma per le coppie infertili, quelle che hanno accesso alla Pma, con intervento del Tar del Lazio sulle linee guida) e, appunto, il divieto alla fecondazione eterologa, mentre è rimasto in vigore il divieto di accesso alla fecondazione assistita per i single e le coppie omossesuali. È un bilancio positivo quello di questi 11 anni secondo Filomena Gallo che rileva come si sia trattato di «una battaglia per la libertà di accesso alle tecniche e di garanzia del rispetto del diritto alla salute».

Il divieto di fecondazione eterologa, l’obbligo di impiantare al massimo tre embrioni e tutti insieme, il divieto di accesso alle tecniche (e conseguentemente alla diagnosi preimpianto) alle coppie fertili: sono questi i principali punti della legge 40 del 19 febbraio 2004 sulla fecondazione assistita che sono stati smantellati dalle sentenze dei tribunali, ultima quella della Corte Costituzionale che ha «aperto» la fecondazione assistita anche alle coppie in grado di procreare ma portatrici di malattie genetiche. Undici anni di decisioni dei giudici di ogni grado hanno di fatto «smantellato» i capisaldi della legge.

Questa, dunque, la “fotografia” della legge 40 fatta dall’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:
- DIVIETO DI PRODUZIONE DI PIÙ DI TRE EMBRIONI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- OBBLIGO DI CONTEMPORANEO IMPIANTO DI TUTTI GLI EMBRIONI PRODOTTI: rimosso con sentenza della Corte Costituzionale 151/2009.
- DIVIETO DI DIAGNOSI PREIMPIANTO: rimosso, per le coppie infertili, con sentenza del Tar del Lazio del 2008 che ha annullato per «eccesso di potere» le Linee Guida per il divieto di indagini cliniche sull’embrione.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLE COPPIE FERTILI MA PORTATRICI DI PATOLOGIE GENETICHE: oggetto della questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Roma e su cui si è oggi pronunciata la Corte Costituzionale.
- DIVIETO DI ETEROLOGA: abbattuto dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.
- DIVIETO DI ACCESSO ALLA FECONDAZIONE ASSISTITA PER SINGLE E COPPIE DELLO STESSO SESSO: in vigore. In Italia manca però una legislazione di riferimento

FONTE: Corriere.it
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