AFORISMA DEL GIORNO

27 giugno, 2013

Crisi nel settore medico, il paradosso di un lavoro che "c'è" ma non viene "coperto" da sufficienti specializzati

Da Ippocrate in poi i medici sono sempre stati personaggi cardine di qualsiasi struttura sociale. Per ruolo e funzione pubblica. In Italia da qualche tempo qualcosa è cambiato. E non in meglio. La categoria si dibatte fra crisi strutturali e nefaste prospettive future. Giovani e anziani medici vedono a rischio il loro futuro professionale. Le fonti della crisi sono almeno tre.

Il primo fronte dell'emergenza riguarda i giovani: i medici e gli odontoiatri approdano alla libera professione in media a 37 anni d'età e con un reddito inferiore a 17mila euro all'anno (più precisamente 16.786 euro). I dati sono stati ricavati dall'Enpam, l'ente previdenziale di medici e odontoiatri, analizzando le nuove iscrizioni al proprio fondo della libera professione. Si tratta di numeri che evidenziano due aspetti. Da un lato quello dell'ingresso tardivo nel mondo del lavoro; dall'altro il problema dell'adeguatezza delle pensioni future (se guadagno poco e per giunta in tarda età, l'assegno che mi attende sarà probabilmente non adeguato ad affrontare la vecchiaia).

Il secondo allarme riguarda la staffetta generazionale. L'Osservatorio sul lavoro dell'Enpam - che diffonderà domani tutti i dati analitici del mondo della sanità - evidenzia che dal 2016 quasi un milione di italiani rimarrà senza medico di famiglia. Fra tre anni infatti ci saranno 600 medici di medicina generale in meno. Considerando che ogni medico di famiglia può avere fino a 1.500 pazienti, questo significa che circa 900mila italiani potrebbero rimanere senza medico curante. Un numero destinato a crescere ulteriormente per via dei pensionamenti futuri. Dal 2016, un'intera generazione di medici di famiglia andrà in pensione alterando gli equilibri della categoria. Fra tre anni infatti 1.499 iscritti al fondo di previdenza della medicina generale compiranno l'età del pensionamento (68 anni).

Nello stesso anno, dalle scuole di formazione in medicina generale è prevista l'uscita di meno di 900 nuovi medici di famiglia. «Nei prossimi anni potremmo essere costretti a chiamare specialisti e medici di famiglia dall'estero - dichiara il presidente della Fondazione Enpam, Alberto Oliveti -. Allo stesso tempo in Italia migliaia di laureati in medicina rischiano di non avere accesso ai percorsi di post laurea perché, a causa dei tagli alle borse di studio, non viene messo a bando un numero sufficiente di posti nelle scuole di specializzazione e formazione». Ma l'Enpam avverte che il numero dei camici bianchi impegnati nella medicina di famiglia che andranno in pensione ogni anno continuerà a crescere anche dopo il 2016 e raggiungerà il picco nel 2022 (quando saranno quasi 4.900 gli iscritti al fondo della medicina generale a compiere l'età di 68 anni). Ci sono dunque tutti gli ingredienti per un gigantesco paradosso: mentre medici di famiglia e specialisti diminuiscono si nega a molti laureati in medicina di proseguire il loro percorso di formazione post laurea. Basta fare due conti: alla conclusione dei corsi di laurea che stanno per cominciare usciranno circa 9 mila medici mentre a oggi i posti nei percorsi di specializzazione sono 4.500 e quelli nelle scuole di formazione in medicina generale poco più di 900. Se i posti non verranno aumentati, migliaia di laureati rimarranno senza prospettive mentre gli italiani rimarranno senza medico.

Con la riforma delle professioni ratificata da pochi mesi è entrato in vigore l'obbligo di assicurazione per tutti i professionisti. Entro il 13 agosto chi non sarà coperto da polizza non potrà esercitare. Il punto è che le assicurazioni non sono obbligate a coprire i professionisti e i medici (categoria ad alto rischio di cause di risarcimento) spesso restano senza polizze. Tre le categorie più a rischio: ortopedici, ginecologi e chirurghi. Secondo i dati più recenti pubblicati dall'Ania, l'associazione delle imprese assicuratrici, nel 2010 il numero di sinistri denunciati alle assicurazioni è triplicato rispetto a quanto accadeva 15 anni prima. Questo induce le compagnie a rifiutare di garantire i medici che hanno probabilità quasi certe di subire sinistri con richieste di risarcimenti miliardari. E dal 13 agosto chi rimane senza assicurazione rischia di non poter più nemmeno esercitare. Ippocrate certo non crederebbe ai suoi occhi.

FONTE: Corriere.it
AUTORE: Isidoro Trovaro

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