AFORISMA DEL GIORNO

28 giugno, 2011

Manovra economica: torna il Ticket, la CRI viene privatizzata...

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Affiorano nuove informazioni sulla bozza di Finanziaria che il governo italiano si appresta a varare al fine di rientrare nel bilancio statale di almeno 40 miliardi di euro nell'arco di pochi anni ed allontanare cosi lo spettro del fallimento economico, orlo di un baratro speculativo che ha già avvolto la Grecia (n.b. dove da qualche mese sono sull'orlo di una rivolta civile) e che sta per travolgere anche la Spagna, il Portogallo e l'Irlanda (da cui la famosa sigla di economia "PIGS", stranamente ideale per sottolineare la fine che questi paesi, e probabilmente anche il nostro, faranno dal punto di vista economico da qui a pochi anni). Emergono quindi novità anche in campo sanitario, il più tartassato come da tradizione in quanto una delle maggiori spese per lo Stato e uno dei "pallini fissi" dei politici italiani come sempre affascinati dal modello americano del "sanità efficiente solo se la gente paga" (modello che, stranamente, favorisce gli interessi dei privati, portando poi verso casi già conosciuti agli onori delle cronache qualche anno fa e, stranamente, subito dimenticati). Quindi, accanto a norme di interesse generale e che, stranamente, colpiscono marginalmente i ceti più ricchi, come l'aumento dell'Iva e o delle accise sulla benzina, si affiancano, stranamente, nuovi tagli e nuove tasse sul fronte sanitario. Quindi, dal 1 gennaio 2012 verrà introdotto (o sarebbe meglio dire "stranamente ripristinato") il ticket sanitario da 10 euro per le visite specialistiche ambulatoriali e di 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso. La manovra conferma le disposizioni previste dalla Finanziaria 2007, cioè l'introduzione dei ticket su specialistica ambulatoriale e prestazioni di pronto soccorso non seguite da ricovero. Per il 2011, come già previsto dall'accordo Stato-Regioni sul Patto della salute per il 2010-2012, il finanziamento al SSN è teoricamente incrementato di 486,5 milioni di euro.

La bozza inoltre prevede un taglio del tetto previsto per la spesa territoriale per i medicinali dal 13,3% al 12,5% e dal 2014 misure di compartecipazione da parte del cittadino: verranno quindi, stranamente, ridimensionati in modo quasi netto sia il numero di farmaci classificati attualmente come gratuiti (quelli su cui si paga solo il costo della ricetta) sia il numero di presidi concessi per patologie croniche, il tutto per andare progressivamente a scaricare il peso economico della crisi sulle spalle dei malati.

Altrettanto stranamente, mentre si confermano i finanziamenti per le missioni militari all'estero (anzi, si rafforzano con 700 nuovi milioni di euro in più), la "Croce Rossa Italiana" diviene una società privata, con le classiche conseguenze strane di quando una cosa statale diviene privata: mobilità e licenziamenti in vista. "A decorrere dal primo gennaio 2012" viene privatizzata la Croce Rossa Italiana e il personale non militare rischia di essere posto in mobilità. Verranno invece risolti entro l'anno tutti i contratti a termine. Da tale giorno l'ente "ha propria personalità giuridica di diritto privato e piena capacità giuridica e patrimoniale per il raggiungimento dei suoi fini" e "si configura come ausiliaria e collaboratrice delle P.A. nelle attività umanitarie e sociali messe in atto da quest'ultime". La 'vecchia' Cri verrà messa in liquidazione e "il personale civile con rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato", se "non assunto, su chiamata e con il proprio consenso, è posto in mobilità".


Infine, una chicca: "Le restrizioni in materia di accesso e esercizio delle professioni, diverse da quelle di architetto, ingegnere, avvocato, notaio, farmacista, autotrasportatore, sono abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore dal presente decreto". Nella lista manca, stranamente, una professione importante: scoprite il perchè.

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Governo, Sanità pubblica come sempre nel mirino: previsto blocco contrattuale e retribuitivo fino al 2014

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Medici del Servizio Sanitario Nazionale sul piede di guerra contro quella che definiscono "l’ennesima ondata di tagli alla sanità", in un sistema "sempre più al collasso". Le anticipazioni della manovra economica - soprattutto per la paventata riduzione degli stipendi e il blocco dei contratti - hanno spinto l’Anaoo Assomed, principale sindacato della dirigenza del Servizio sanitario nazionale, a minacciare uno sciopero.

"E’ necessario respingere l'ennesima minaccia alla sopravvivenza del Servizio sanitario nazionale ed al lavoro dei suoi dirigenti che garantisce il diritto alla salute dei cittadini”, spiega il segretario nazionale di Anaoo Assomed 1, Costantino Troise. "Con cronometrica puntualità, il governo torna a prendere di mira la categoria - afferma l'associazione in una nota - non soddisfatto di avere, solo un anno fa, congelato le retribuzioni, bloccato il contratto per un triennio, prosciugato i fondi contrattuali, peggiorato i requisiti previdenziali, procurando complessivamente un crollo del potere di acquisto delle retribuzioni di circa il 20%, intenderebbe prolungare il blocco contrattuale e retributivo fino al 2014 e tagliare le retribuzioni superiori a 50.000 euro, mentre l'eternizzato blocco del turn over costringerà a riposi sempre più corti, a più straordinari e meno ferie, rubando ogni speranza a 8mila medici precari di lungo corso".

Pronto allo sciopero anche un altro sindacato di categoria. La Fp-Cgil Medici 2  boccia l’ipotesi allo studio nella prossima manovra di estendere i tagli anche agli stipendi del pubblico impiego superiori a 50.000 euro. "Si tratta di una scelta iniqua e inaccettabile, che se si dovesse concretizzare porterà ad una forte protesta della categoria", commenta Massimo Cozza, segretario Fp-Cgil Medici. Secondo Cozza una manovra di questo tipo rappresenterebbe "una ulteriore penalizzazione dei medici del Ssn i quali, come per tutto il pubblico impiego, hanno già gli stipendi congelati fino al 31 dicembre 2013, il blocco del contratto fino al 31 dicembre 2012, la rateizzazione della liquidazione in tre anni, la decurtazione economica in caso di malattia. Questo in un quadro sempre più drammatico di tagli alla sanità, 1,5 mld nel 2011 e 6 mld ventilati per il prossimo triennio, e di irresponsabile blocco del turn over con medici costretti a riposi sempre minori”.

Blocco dei contratti e precariato rendono sempre più difficile il lavoro negli ospedali, dove spesso si è costretti a turni sempre più estenuanti. In 10 anni i medici precari passati dalle 3.700 alle 6 mila unità. Sono quasi il 50 per cento in più. Un problema che colpisce soprattutto le donne: nel 2001 erano 1.700 e alla fine del 2009 se ne contano già 3.400. La Assomed ricorda infine che in Italia la spesa sanitaria è inferiore alla media Ocse e accusa il governo di  utilizzare "la crisi economica per minare alle fondamenta la sanità riducendo lo spazio del pubblico a favore del privato". "Un effetto tsunami colpirà la sfera delle tutele, con la facile previsione che se oggi solo otto Regioni sono in grado di assicurare i Livelli essenziali di assistenza, domani più nessuna sarà in grado di erogare le prestazioni sanitarie necessarie a garantire il diritto alla salute dei cittadini."

FONTE: Repubblica.it
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Tragedia a Rho, cardiologo muore di infarto poco dopo aver operato

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Nonostante stesse male non ha voluto rinunciare al suo dovere di cardiologo, e salvare un'altra vita in ospedale. Ma è stato il suo cuore, questa volta, a non reggere allo sforzo: così Vincenzo Capacchione, del Servizio di Emodinamica all'ospedale di Rho (Milano), è morto sabato scorso a soli 49 anni, poco dopo aver concluso un intervento chirurgico. Il medico, come racconta lo stesso ospedale e come si legge su "Il Giorno", «si trovava a casa in stato febbrile, seppure in reperibilità, per non lasciare scoperta un'eventuale urgenza. Fatto che si è verificato. Dopo essersi recato in ospedale, il dottor Capacchione ha effettuato un intervento di angioplastica su un paziente salvandone la vita. Finita l'operazione il cardiologo si è accasciato a terra privo di sensi». Un malore che lo stesso medico aveva segnalato come «uno strano dolore al petto», presumibilmente un infarto. «Quando arrivano sul tuo tavolo notizie di questo genere - commenta Ermenegildo Maltagliati, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Salvini di Garbagnate Milanese, cui afferisce il presidio di Rho - è sempre difficile trovare le parole giuste. Lo è ancora di più quando l'età del collega che ci lascia è così giovane e quando a casa lascia tre figli piccoli e una moglie. Se poi a questo si aggiunge il fatto che Vincenzo Capacchione facesse parte di un team di tre medici emodinamisti che ogni giorno, tra mille difficoltà, ha il compito di salvare la vita alle persone, davvero non si trovano le parole». «Posso però affermare - continua Maltagliati - che uomini come Capacchione, per il loro quotidiano impegno, per il loro altruismo e per la loro dedizione, danno lustro alle istituzioni per cui lavorano. E di questo, io in primo luogo, e tutti noi colleghi, gliene saremo sempre grati».

FONTE: www.metropolisweb.it
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27 giugno, 2011

Silenzio in sala, specie se operatoria...

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Le sale operatorie rumorose hanno effetti negativi sui pazienti nella fase post-operatoria: è quanto dimostra una nuova ricerca condotta in Svizzera. Presentato sul British Journal of Surgery, lo studio ha scoperto che le infezioni della ferita chirurgica (surgical site infections o SSI) si verificano nei pazienti che subiscono operazioni in sale con un livello di rumore significativamente più alto e questo li costringe a rimanere in ospedale per una media di 7-13 giorni in più e a pagare tre volte in più per la degenza.

I ricercatori, delle università di Neuchâtel e Berna in Svizzera, hanno esaminato 35 pazienti che si sono sottoposti a importanti operazioni programmate all'addome. Hanno preso in considerazione la durata dell'intervento, i parametri demografici e i livelli di suono nelle sale operatorie. Secondo il team, il 17% ha sviluppato SSI e l'unica variabile era il livello di rumore nella sala operatoria, che era significativamente più alto nel caso di pazienti che hanno sviluppato un'infezione.

"A causa della SSI i pazienti passano fino a 13 giorni in più in ospedale, il che fa si che la loro degenza costi fino a 3 volte in più," spiega il dott. Guido Beldi, uno degli autori anziani dello studio del Dipartimento di chirurgia viscerale e medicina dell'Ospedale universitario di Berna. "Avendo trovato una significativa correlazione tra la SSI entro 30 giorni dall'intervento e più alti livelli di rumore nella sala operatoria, non possiamo fare a meno di concludere che il rumore sia collegato a un ambiente stressante o a una mancanza di concentrazione che si riflettono sui risultati dell'operazione.

"I dati mostrano che i livelli medi durante l'intervento erano molto più alti per i pazienti che hanno in seguito sviluppato una SSI: 43,5 decibel (dB), rispetto a pazienti che non hanno sviluppato SSI, 25 dB. I ricercatori hanno trovato picchi di almeno 4 dB al di sopra della media nel 23% delle operazioni dei pazienti affetti da SSI, contro l'11% trovato in altri interventi.

Secondo il team, i livelli di rumore sembrano aumentare in entrambi i gruppi un'ora dopo la prima incisione. Tale aumento potrebbe, secondo loro, essere dovuto alla complessità dell'intervento, ma le conversazioni su argomenti che non riguardavano il paziente sono risultate legate a un livello di rumore molto più alto, il che è probabilmente dovuto a una mancanza di concentrazione del team di chirurghi. I ricercatori sottolineano però che tale interpretazione è congetturale perché la durata delle conversazioni non riguardanti il paziente non è stata registrata.

"I risultati del nostro studio suggeriscono che i livelli di rumore più alti nelle sale operatorie potrebbero indicare situazioni di difficoltà dell'intervento, un ambiente stressante, scarsa disciplina o concentrazione," dice il dott. Beldi. "Ognuno di questi fattori potrebbe far aumentare il rischio di SSI e di altre complicazioni e sono necessari ulteriori studi sulla fonte del rumore nelle sale operatorie e delle specifiche conseguenze che ha sul comportamento e sul rendimento dei chirurghi."

Commentando il fatto che gli ambienti chirurgici rumorosi probabilmente influenzano la concentrazione del chirurgo sul compito che sta svolgendo, il professor Ara Darzi del Dipartimento di chirurgia dell'Imperial College di Londra scrive in un editoriale all'articolo: "Gli autori devono ricercare parametri clinicamente importanti riguardo la qualità e la sicurezza rispetto ai quali misurare i risultati. È anche importante notare che questa ricerca deriva da un semplice interrogativo di ricerca e non ha comportato uno studio multicentro, ha comunque prodotto risultati interessanti e rilevanti per la comunità scientifica. Non sempre la ricerca ha bisogno di essere fatta su larga scala, i chirurghi dovrebbero essere incoraggiati a esaminare i problemi quotidiani con cui si confrontano e a cercare metodi innovativi per studiarli.





FONTE: www.molecularlab.it e www.cordis.europa.eu.int
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Uso nel Ramipril per ostacolare l'insorgenza dell'insufficienza renale cronica: -86% di rischio nei soggetti obesi

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Importante notizia nel campo della Nefrologia. Uno studio condotto dall'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare del CNR in collaborazione con l'Istituto Mario Negri di Bergamo ha analizzato il ruolo di un inibitore enzimatico che regola la sintesi dell'angiotensina II, il Ramipril, nel ridurre la percentuale di casi di insorgenza di insufficienza renale cronica (IRC) nei pazienti obesi a rischio.

Il responsabile dell'Ibim-CNR, Dr. Zoccali, ha spiegato: "Grazie all'impiego in terapia del Ramipril, si è riusciti ad abbassare la progressione della malattia in tutte le tre categorie ponderali, fino ad arrivare a una riduzione del rischio pari all'86% nei soggetti obesi rispetto al 47% normopeso. Nel gruppo trattato con il placebo, gli obesi erano la categoria più a rischio di far progredire l'insufficienza renale al suo ultimo stadio, per questo i risultati ottenuti sono molto importanti. Gli Ace inibitori sono in grado di ridurre la pressione arteriosa e di tenere sotto controllo l'aumento della pressione di filtrazione a livello glomerulare, causata da alti livelli di angiotensina II. Ora non resta che dimostrare che gli Ace inibitori, come il Ramipril, siano in grado di dare gli stessi risultati anche nei pazienti con proteinuria bassa o assente" ha concluso Zoccali. La ricerca ha analizzato i dati raccolti durante un precedente studio che aveva analizzato gli effetti del principio attivo Ramipril su 337 pazienti di sesso sia maschile che femminile affetti da malattie renali proteinuriche. I dati raccolti sono stati pubblicati sul Journal of American Society of Nephrology.

FONTE: www.molecularlab.it
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In arrivo la carta "MyCare", anamnesi inglese di una vita a portata di click...

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E' in fase avanzata di test il progetto inglese "MyCare", una carta che permette di riassumere in un microchip tutte le informazioni concernenti la nostra salute. Idea non originale ma sostenuta con forza dal governo locale, la carta è il frutto di un lungo e costoso percorso scientifico compiuto nell'università londinese: il progetto è finanziato dalla "Engineering and Physical Sciences Research Council 3  (EPSRC)" con uno stanziamento triennale di circa 260 mila sterline per tre anni, e recentemente la card ha concluso con successo i primi test. A questo punto i ricercatori hanno intenzione di avviare un progetto-pilota su larga scala che, se completato con successo, potrebbe rendere disponibile MyCare entro tre o quattro anni.

L'idea di fondo è abbastanza semplice: riassumere l'intera anamnesi di una vita a portata di click. Uno dei responsabili del progetto, il prof. Panicos Kyriacou, spiega: "Quando si ha a che fare con un'emergenza medica, i pazienti potrebbero essere privi di sensi o incapaci di comunicare per qualche altra ragione: il nostro dispositivo rende facilmente accessibili i dati che potenzialmente possono salvare la vita". Ad esempio, durante il primo soccorso dopo un incidente, il personale paramedico potrebbe usare la carta MyCare per scoprire se le vittime hanno qualche allergia, ad esempio ai guanti di lattice usati dai soccorritori. MyCare è infatti dotata di una presa USB estraibile e può essere collegata facilmente ad un computer. Lo stesso personale di soccorso potrebbe poi trasmettere in anticipo all'ospedale i dati medici dei pazienti, fornendo così ai medici più tempo per organizzarsi. MyCare potrà essere utile anche in situazioni meno estreme, come ricoveri o interventi in ospedale. In quel caso il paziente dovrà consegnare la sua carta al personale medico, che con un apposito software potrà aggiornare la sua storia clinica dopo il ricovero. MyCare potrà anche essere utilizzata in farmacia per costruire una cronologia delle prescrizioni dei farmaci. Solo il personale medico autorizzato avrà il permesso di aggiornare i dati medici sulla carta, ma il paziente potrà comunque visualizzare la sua storia clinica ed eventualmente aggiornare i propri dati personali, come numeri di telefono e recapiti.

Pur essendo il primo progetto simile nel Regno Unito, carte analoghe a MyCare sono state già proposte in altri Paesi. Tuttavia questa carta ha alcune caratteristiche uniche, sviluppate dagli autori grazie a progetti precedenti condotti alla fine degli anni Ottanta. Progetti di successo ma che necessitavano di una tecnologia più avanzata che oggi è finalmente disponibile. Un ruolo chiave è sicuramente giocato dal software di lettura della carta, che è stato scritto in Python, un linguaggio di programmazione in forte diffusione negli ultimi anni. Questo linguaggio infatti permette di scrivere facilmente programmi capaci di funzionare su vari computer e vari sistemi operativi, da Windows ai sistemi basati su Linux. La modularità del software di MyCare rende inoltre molto semplice l'aggiornamento e l'aggiunta di nuove funzioni. Infine, gli autori hanno deciso di sviluppare il software di MyCare in maniera completamente open source, offrendo così a tutti la possibilità di scaricarlo 4, valutarlo e contribuire al suo sviluppo.

Semplice e sicura. Avere la nostra storia clinica nel portafoglio ha sicuramente grandi vantaggi, ma ci espone a possibili rischi legati alla privacy. Per questo motivo i ricercatori inglesi hanno sviluppato un sistema di accesso alla carta protetto da sistemi simili a quelli usati nei sistemi di online banking. Grande attenzione è stata posta anche alla semplicità di utilizzo. "La carta MyCare è stata specificatamente progettata per essere semplice da usare indipendentemente dal proprio grado di conoscenze informatiche", continua Kyriacou. Il passo successivo sarà offrire la nuova versione della carta ad un ulteriore campione di pazienti e di personale medico, per determinare i punti deboli e sviluppare nuove utili funzionalità. Forse così fra qualche anno, oltre a bancomat e carte di credito, potremmo portare in tasca anche la nostra salute.

 FONTE: Repubblica.it
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Google abbandona "Google Health": scarso utilizzo e problemi di privacy...

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Non tutte le idee sembrano funzionare a Mountain View. E se i nuovi servizi non ottengono il successo sperato, meglio ritirarli dalla piazza. È quanto sta per succedere a Google Health e Google PowerMeter, lanciati rispettivamente nel 2008 e nel 2009 e ora prossimi al congedo. "Ora - si legge sul blog ufficiale di Google - dopo alcuni anni di esperienza, abbiamo osservato che Google Health non sta avendo il largo impatto che speravamo avesse". Il servizio che permette la condivisione e l'aggiornamento delle propria cartella clinica online sembra sia stato utilizzato solamente da gruppi ristretti di utenti, tra cui i pazienti sensibili alle innovazioni tecnologiche e, più di recente, dai patiti di fitness e wellness. Un servizio che, ribadiscono da Mountain View, non è riuscito a superare il limite dell'uso ristretto e allargarsi alla routine quotidiana di milioni di persone.

Stesso destino toccherà a PowerMeter, applicazione nata con lo scopo di misurare in tempo reale i consumi di tutti gli elettrodomestici presenti in casa. Il motivo della cancellazione, anche in questo caso, risponde alla scarsa diffusione registrata dal lancio del prodotto. "I nostri sforzi non hanno ottenuto la portata che speravamo, quindi abbiamo deciso di ritirare il servizio", spiegano Aaron Brown e Bill Weihl, responsabili di Google Health e del settore Green Energy.

La logica sottesa ai due servizi intendeva dimostrare che, con la possibilità di disporre di informazioni frequenti e migliori, l'utente sarebbe stato in grado di compiere scelte più consapevoli sia in materia di salute personale sia in relazione al risparmio economico ed energetico in casa. La mancata riposta su larga scala - sostengono Brown e Weihl - sottolinea la difficoltà di diffondere informazione in aree tradizionalmente resistenti all'innovazione.

Al momento del lancio, tuttavia, Google Health aveva sollevato qualche perplessità in materia di privacy. In particolare, ci si è chiesto se la possibilità di controllare dati e informazioni sensibili sulla salute degli utenti potesse essere sfruttata a scopi commerciali da parte di Google. A destare preoccupazione, inoltre, era anche la modalità di archiviazione dei dati: il sistema di Google non sarebbe stato coperto dalle garanzie sulla privacy offerte dall'Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA).

Secondo le informazioni a disposizione, Google Health resterà in funzione fino all'inizio di gennaio 2012, mentre PowerMeter sarà disattivato il 16 settembre 2011.


Autrice: Cristina Sciannamblo
FONTE: www.punto-informatico.it
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23 giugno, 2011

E. Coli killer: si ferma l'emergenza, accertato il meccanismo d'azione, ma non la fonte...

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I ricercatori dell'Università di Munster, nel Nord della Germania, avrebbero individuato il meccanismo di base che ha determinato la morte di almeno 34 persone e l'intossicazione di almeno 3000 pazienti nelle ultime settimane nei paesi nordeuropei. Il ceppo O104:H4 sarebbe mutato, sviluppando la capacità di produrre la tossina Shiga, tipica tossina prodotta dal batterio Shigella Dysenteriae tipo 1 e agente come inibitore della sintesi proteica cellulare e dunque in grado di provocare la morte cellulare per degenerazione. La ricerca, sotto la guida del patologo Helge Karch che con il suo staff ha esaminato ben 80 campioni differenti prelevati da pazienti ricoverati tra il 23 maggio e il 2 giugno, ha permesso l'individuazione del ceppo HUSEC041, già noto a causa di un paziente che nel 2001 aveva presentato sintomi piuttosto simili. L'infezione si diffonderebbe in modo molto veloce grazie ad un meccanismo citotossico particolarmente aggressivo, basato su una delle Verotossine più potenti prodotte dai batteri, e grazie all'uso di adesine che rafforzerebbero l'ancoraggio di questi batteri alla parete intestinale. Come spiegato sulla rivista Lancet Infectious Diseases, che ha pubblicato lo studio, sarebbe proprio tale aderenza favorirebbe la diffusione della tossina Shiga, la quale "indirizzerebbe" in molti casi l'infezione verso la sindrome emolitico-uremica. La tossina Shiga, come tutte le Verotossine, presenta una struttura molecolare costituita da due subunità: A e B5 (un pentamero).Attraverso l'oligomero B si lega ad un globoside (Gb3) di membrana e viene introdotta nel citoplasma della cellula infettata (per endocitosi mediata dal recettore), dopodiché il frammento A1 della subunità A, grazie alla sua attività catalitica N-glicosidasica, rimuove un residuo di adenina dal rRNA 28S (della subunità ribosomica maggiore) impedendo in tal modo il legame dell'aminoacil-tRNA al sito A del ribosoma e provocando un blocco della sintesi proteica. A fianco della pericolosità della fusione dei due ceppi, a peggiorare la situazione c'è anche la questione della resistenza agli antibiotici. Spesso infatti l'E.coli nella sua versione di clone, sviluppa la capacità di combattere le sostanze antibiotiche, attenuandone significativamente gli effetti. La resistenza all'uso dei comuni farmaci antibatterici rappresenta, come è stato detto più volte in questi giorni, una delle future sfide della medicina clinica, in quanto l'uso (spesso smodato) di antibiotici ha determinato per selezione naturale la progressiva emersione di ceppi patogeni altamente pericolosi e più resistenti, in grado di seminare il panico come accaduto nei giorni scorsi in mezza Europa.

Intanto, le autorità tedesche sono ancora dubbiose in merito alla possibile fonte di contagio del batterio. Dopo numerose ipotesi, spesso clamorosamente smentite, ma che hanno arrecato grave e temporaneo danno economico (ad esempio, l'ipotesi di contagio da una partita infetta di cetrioli, di pomodori, di lattughe e di soia), le autorità avrebbero individuato il batterio in alcune partite di acqua contaminate. "I primi risultati negativi dei test sulla soia sembrano avvalorare la tesi di una fonte di contaminazione che non va cercata in singoli alimenti, ma che ha le sue radici in problemi igienici più generali", ha spiegato il ministro della Salute italiano Fazio, ricordando che questo tipo di batterio si muove tipicamente con "contaminanti di origine fecale", contaminazione che spesso avviene nell'acqua. Quanto all'ipotesi dell'origine bioterroristica di questa variante tossica dell'E. Coli, Fazio la respinge con fermezza, invitando piuttosto a considerare la possibilità che sia incidentalmente "scappato qualcosa da qualche laboratorio".

FONTI: www.newnotizie.it e www.wikipedia.it
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Torna la Notte Bianca della LILT

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Torna la Notte Bianca della Prevenzione. Per il secondo anno consecutivo la LILT (Lega Italiana Lotta contro i Tumori) ha puntato su una serata particolare per sensibilizzare i cittadini ad uno stile di vita sano, la prima arma contro i  tumori. Il 23 Giugno dal tramonto e fino a notte fonda (è la notte più lunga dell’anno) in tutta Italia gli ambulatori  della Lilt saranno aperti al pubblico, oltre il solito orario convenzionale, affinché anche chi lavora fino a tardi possa avvicinarsi all’informazione e a visite mediche specialistiche gratuite. Ma il tutto sarà accompagnato da eventi culturali e di divertimento (musei aperti, spettacoli ad hoc, concerti, ecc), per invogliare anche i più pigroni ad uscire di casa e dedicarsi un pochino di tempo. La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Sul sito della Lilt, il programma dettagliato città per città e l’indirizzo di 395 ambulatori (elenco reperibile cliccando sul link).

La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT) è un Ente Pubblico su base associativa che opera sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, sotto la vigilanza del Ministero della Sanità e si articola in Comitati Regionali di Coordinamento. Opera senza fini di lucro e ha come compito istituzionale primario la prevenzione oncologica. L’impegno della LILT nella lotta contro i tumori si dispiega principalmente su tre fronti: la prevenzione primaria (stili e abitudini di vita), quella secondaria (promozione di una cultura della diagnosi precoce) e l’attenzione verso il malato, la sua famiglia, la riabilitazione e il reinserimento sociale.
In questo senso i punti di forza della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sono rappresentati dai 395 ambulatori dislocati su tutto il territorio nazionale e dai numerosi volontari al servizio della comunità. Attraverso le 106 Sezioni Provinciali la LILT persegue le proprie finalità sul territorio nazionale. Le Sezioni sono organismi associativi autonomi (in molti casi riconosciute come ONLUS) che operano nel quadro delle direttive e sotto il coordinamento della Sede Centrale di Roma e dei rispettivi Comitati Regionali di Coordinamento.


FONTE: Lilt.it
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Confermata l'efficacia del vaccino contro il Papilloma Virus

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Uno studio epidemiologico condotto in Australia, fra i primi paesi al mondo ad introdurre il programma di vaccinazione per le donne fra i 12 e i 26 anni, e pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet registra una evidente diminuzione dei casi di lesioni displastiche cervicali di grado elevato proprio grazie all'uso del vaccino contro il HPV (Human Papilloma Virus). L'Australia, ricorda il Guardian, ha introdotto il vaccino contro l'HPV nel 2007. I dati raccolti indicano che la percentuale delle ragazze sotto i 17 anni con lesioni cervicali è scesa dello 0,38%, con un dimezzamento dei casi da 0,80% al 0,42%. Non è stata registrata invece un'analoga diminuzione dei casi nelle donne sopra i 17 anni. Questo non sorprende, poiché il vaccino è più efficace se somministrato prima del primo rapporto sessuale. I risultati, affermano gli autori dello studio "confermano la giustezza della tesi che punta a un target di preadolescenti per la somministrazione del vaccino".

«È la prima volta che si dimostra l’efficacia delle campagne vaccinali sperimentalmente - spiegano gli autori - anche se bisogna ricordare alle donne che il vaccino non rende completamente immuni dal tumore, ed è sempre necessario fare i controlli». Anche in Italia la campagna vaccinale contro l’Hpv è stata iniziata nel 2007, e secondo un primo bilancio fatto dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2010 si è raggiunta una copertura del 59% delle adolescenti nate nel 1997, una percentuale che nei piani dovrebbe salire al 95% nel 2013.

FONTE: La Stampa.it
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02 giugno, 2011

Esterichia Coli: sale il numero di morti, a colpire è un ceppo mai visto prima

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Cresce l'allarme per il batterio dell'Escherichia coli. Sale a 18 il numero delle vittime, 17 in Germania e una in Svezia. L'ultimo caso riguarda una donna di Amburgo, la città epicentro dell'epidemia. Aumentano anche i ricoveri da dissenteria emorragica. Il focolaio resta in Germania, dove i "contaminati" sono stimati in più di 2.000. A questi casi se ne devono aggiungere quasi 500 tra Svezia, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Spagna. Nelle ultime ore ne è stato accertato uno nella Repubblica Ceca e si stanno facendo accertamenti su altri nove pazienti sospetti. Tutti i contagiati erano rientrati da viaggi in Germania. Va comunque sottolineato che è molto difficile fare stime precise sul numero dei contagiati.

Le cifre e soprattutto l'indeterminatezza della fonte dell'infezione preoccupano le autorità dell'Unione. Sulla causa dell'epidemia, infatti, non si sa ancora nulla. "Caduta l'ipotesi del cetriolo contaminato - dice Gianni Rezza, epidemiologo dell'Istituto superiore sanità - resta da chiarire quale sia il veicolo di trasmissione. L'unica certezza in questo momento è che le autorità sanitarie stanno indagando. E che bisogna capire se si tratti di un'epidemia a trasmissione interumana, con il contagio da persona a persona, o da sorgente unica, come l'intossicazione alimentare". L'Iss è anche uno dei laboratori europeri di riferimento per l'analisi dei campione sospetti.

Le scoperte, invece, sono arrivate sul batterio. L'Organizzazione mondiale della Sanità intanto spiega che la variante di E. coli trovata nei pazienti tedeschi contagiati "non è stata mai vista prima in un focolaio di infezione". E il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha comunicato ufficialmente che, sebbene gli studi sull'origine del batterio siano da terminare, è stato identificato il ceppo che spaventa l'Europa: si chiama Stec 0104:H4.

"I risultati di laboratorio - scrivono gli esperti in una nota - hanno individuato il sierogruppo Stec 0104:H4 (Stx2-positivo, eae-negativo, hly-negativo, ESBL, aat, aggR, aap) come l'agente responsabile". Il ceppo, dice il responsabile dell'istituto di genetica di Pechino che ha sequenziato il Dna del batterio in collaborazione con i ricercatori dell'University Medical Center Hamburg-Eppendorf di Amburgo, è simile uno isolato in passato nell'Africa centrale. Analisi comparative hanno rivelato una similarità di sequenza pari al 93% con il sierotipo EAEC 55989 noto per essere causa di una grave forma di diarrea. "Questa variante - dicono - è altamente infettiva e tossica. E possiede geni di resistenza a diversi tipi di antibiotici. Anche a quelli più comuni: amminoglicosidi, macrolidi e beta-lattamici".

Mentre le autorità sanitarie tedesche e quelle europee provano a capire l'origine del contagio, la Russia decide di vietare l'importazione di verdure e ortaggi freschi da tutti i paesi dell'Ue. La notizia arriva dal capo dell'agenzia di difesa dei consumatori, Gennady Onishchenko, che dice: "Il divieto di verdure ed ortaggi freschi, che riguarda tutti i paesi dell'Unione europea, ha effetto da questa mattina (giovedì). Le verdure e gli ortaggi già importati dall'Ue saranno sequestrati in tutta la Russia". L'Unione europea, in una lettera ufficiale, ha definito "sproporzionato" il bando imposto dalla Russia e ha invitato Mosca "a ritirare immediatamente" il provvedimento.

Ma anche tra partner europei il contagio alimenta le polemiche. Continua ad essere alta la tensione politica tra Germania e Spagna. Il premier Josè Luis Rodriguez Zapatero, annuncia che si chiederà un risarcimento "alle autorità europee competenti" per le accuse infondate. L'Istituto di Igiene di Amburgo, infatti, inizialmente aveva rintracciato il batterio in una partita di cetrioli provenienti da due aziende di agricoltura biologica di Almeria e Malaga. L'allarme però è stato revocato lo scorso mercoledì dall'eurocommissario alla Salute e alla tutela dei consumatori.

"Grazie alle analisi effettuate dalla nostra Agenzia per la sicurezza alimentare - dice Zapatero - è divenuto chiaro che non esiste la benché minima indicazione in base alla quale l'origine di questa grave epidemia risiederebbe in un qualsivoglia prodotto agricolo spagnolo". Ma le critiche del premier spagnolo non si femrano qui. Zapatero punta il dito contro la ''lentezza'' con cui la Commissione ha reagito all'emergenza e ha fatto sapere che chiederà "spiegazioni molto approfondite e risarcimenti adeguati" per i danni d'immagine ed economici subiti dall'agricoltura spagnola.

E dall'Italia arriva la reazione di Coldiretti. "Gli ortaggi e i legumi che il nostro Paese esporta in Russia - dice l'associazione dei consumatori - hanno un mercato di 4,4 milioni di euro l'anno. Il blocco della Russia è una misura unilaterale e generalizzata del tutto inopportuna destinata a generare allarmismo e a far salire i danni subiti dagli incolpevoli produttori nazionali. Basti pensare che questa psicosi in tutta Europa ha già colpito le esportazioni nazionali di ortofrutta, con perdite di 20 milioni in una settimana".

FONTE: Repubblica.it
AUTRICE: Adele Sarno
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