27 giugno, 2011
Silenzio in sala, specie se operatoria...
Le sale operatorie rumorose hanno effetti negativi sui pazienti nella fase post-operatoria: è quanto dimostra una nuova ricerca condotta in Svizzera. Presentato sul British Journal of Surgery, lo studio ha scoperto che le infezioni della ferita chirurgica (surgical site infections o SSI) si verificano nei pazienti che subiscono operazioni in sale con un livello di rumore significativamente più alto e questo li costringe a rimanere in ospedale per una media di 7-13 giorni in più e a pagare tre volte in più per la degenza.
I ricercatori, delle università di Neuchâtel e Berna in Svizzera, hanno esaminato 35 pazienti che si sono sottoposti a importanti operazioni programmate all'addome. Hanno preso in considerazione la durata dell'intervento, i parametri demografici e i livelli di suono nelle sale operatorie. Secondo il team, il 17% ha sviluppato SSI e l'unica variabile era il livello di rumore nella sala operatoria, che era significativamente più alto nel caso di pazienti che hanno sviluppato un'infezione.
"A causa della SSI i pazienti passano fino a 13 giorni in più in ospedale, il che fa si che la loro degenza costi fino a 3 volte in più," spiega il dott. Guido Beldi, uno degli autori anziani dello studio del Dipartimento di chirurgia viscerale e medicina dell'Ospedale universitario di Berna. "Avendo trovato una significativa correlazione tra la SSI entro 30 giorni dall'intervento e più alti livelli di rumore nella sala operatoria, non possiamo fare a meno di concludere che il rumore sia collegato a un ambiente stressante o a una mancanza di concentrazione che si riflettono sui risultati dell'operazione.
"I dati mostrano che i livelli medi durante l'intervento erano molto più alti per i pazienti che hanno in seguito sviluppato una SSI: 43,5 decibel (dB), rispetto a pazienti che non hanno sviluppato SSI, 25 dB. I ricercatori hanno trovato picchi di almeno 4 dB al di sopra della media nel 23% delle operazioni dei pazienti affetti da SSI, contro l'11% trovato in altri interventi.
Secondo il team, i livelli di rumore sembrano aumentare in entrambi i gruppi un'ora dopo la prima incisione. Tale aumento potrebbe, secondo loro, essere dovuto alla complessità dell'intervento, ma le conversazioni su argomenti che non riguardavano il paziente sono risultate legate a un livello di rumore molto più alto, il che è probabilmente dovuto a una mancanza di concentrazione del team di chirurghi. I ricercatori sottolineano però che tale interpretazione è congetturale perché la durata delle conversazioni non riguardanti il paziente non è stata registrata.
"I risultati del nostro studio suggeriscono che i livelli di rumore più alti nelle sale operatorie potrebbero indicare situazioni di difficoltà dell'intervento, un ambiente stressante, scarsa disciplina o concentrazione," dice il dott. Beldi. "Ognuno di questi fattori potrebbe far aumentare il rischio di SSI e di altre complicazioni e sono necessari ulteriori studi sulla fonte del rumore nelle sale operatorie e delle specifiche conseguenze che ha sul comportamento e sul rendimento dei chirurghi."
Commentando il fatto che gli ambienti chirurgici rumorosi probabilmente influenzano la concentrazione del chirurgo sul compito che sta svolgendo, il professor Ara Darzi del Dipartimento di chirurgia dell'Imperial College di Londra scrive in un editoriale all'articolo: "Gli autori devono ricercare parametri clinicamente importanti riguardo la qualità e la sicurezza rispetto ai quali misurare i risultati. È anche importante notare che questa ricerca deriva da un semplice interrogativo di ricerca e non ha comportato uno studio multicentro, ha comunque prodotto risultati interessanti e rilevanti per la comunità scientifica. Non sempre la ricerca ha bisogno di essere fatta su larga scala, i chirurghi dovrebbero essere incoraggiati a esaminare i problemi quotidiani con cui si confrontano e a cercare metodi innovativi per studiarli.
FONTE: www.molecularlab.it e www.cordis.europa.eu.int
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