07 aprile, 2011
DEFEND-1: un progetto internazionale sull'uso dello Otelixizumab per ostacolare l'emersione del diabete mellito
Proprio i malati di diabete di tipo 1 neo-diagnosticati e di età superiore ai 18 anni sono i soggetti cui è interessato lo studio, il primo controllato, internazionale e di ampia portata che preveda l’utilizzo dell’otelixizumab, un anticorpo monoclonale, cioè a bersaglio specifico, in grado di regolare i linfociti responsabili dell’attacco alle cellule che producono l’insulina.
Il Laboratorio di Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Campus Bio-Medico di Roma, diretto dal Professor Paolo Pozzilli, ha reclutato il primo paziente in Italia e opererà in collaborazione con altri centri di ricerca universitari e ospedalieri italiani.
Tra questi: l’Università ‘Sapienza’, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, gli Ospedali Pertini e San Camillo (a Roma), il Polo Pontino della Sapienza (a Latina), l’Ospedale San Raffaele di Milano e le Università di Bari e di Palermo.
La partecipazione al progetto Defend-1 da parte di università e ospedali dislocati su tutto il territorio nazionale consentirà ai potenziali candidati un accesso più facile a questa terapia innovativa.
“Il diabete di tipo 1 – spiega Pozzilli – genera, come per le allergie, una risposta iperreattiva dell’organismo umano: in soggetti predisposti geneticamente, alcuni linfociti e autoanticorpi distruggono le beta-cellule, produttrici di insulina. Il protocollo che oggi portiamo a livello di trials clinici, verificherà il funzionamento di speciali cellule immunitarie regolatrici, prodotte dall’organismo stesso grazie all’otelixizumab. Questa terapia dovrebbe colpire e neutralizzare i linfociti alterati, preservando le beta-cellule sane ancora presenti nei pazienti neo-diagnosticati. In questo modo, contiamo di ottenere anche un certo recupero funzionale di quelle danneggiate ma che ancora producono insulina”.
La ricerca raccoglierà informazioni sulla sicurezza e l’efficacia dell’utilizzo di otelixizumab nell’arco di due anni ed è il frutto di dieci anni di studi internazionali. L’anticorpo monoclonale otelixizumab è già stato sperimentato con successo nel mondo in due studi pilota pubblicati negli ultimi anni sul New England Journal of Medicine.
“Il successo di questa cura convalidato su larga scala – sottolinea Pozzilli – significherebbe, tra l’altro, un parziale mantenimento dell’autonomia nella produzione insulinica per questi pazienti, con una notevole riduzione del fabbisogno esterno e, di conseguenza, un maggior controllo della glicemia, unito a una minore incidenza futura delle complicanze del diabete, che interessano occhi, rene e sistema nervoso”.
I pazienti interessati a ricevere ulteriori informazioni sui centri universitari e ospedalieri che partecipano alla sperimentazione possono contattare il numero verde 800.98.44.49.
FONTE: http://www.unicampus.it
Ulteriori info su: www.diabetando.net
1 commenti:
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Vorrei tanto sapere se questo progetto è ancora attivo.
RispondiEliminaInoltre avendo letto dei commenti negativi su questo progetto mi chiedo quali interessi ci siano dietro per boicotarlo.