AFORISMA DEL GIORNO

12 giugno, 2010

Briciole di Medicina (14° Puntata) – Patologie da metalli pesanti

Qualunque elemento della tavola periodica può essere dannoso per difetto o per eccesso. Possono dar luogo a patologie acute o croniche in base alla modalità di avvelenamento.

AVVELENAMENTO DA PIOMBO

Il piombo agisce bloccando i gruppi sulfidrici degli enzimi o sostituendosi ai metalli che li compongono. L’avvelenamento acuto per ingestione di Sali di piombo si manifesta con diarrea, vomito, crampi addominali e feci nere. Il piombo è eliminato per lo più per via renale, quindi se a livello renale arriva una maggiore quantità di piombo esso si depositerà sugli epiteli e porterà ad un’ insufficienza renale e quindi a morte per collasso cardiocircolatorio. L’avvelenamento cronico porta a una patologia denominata “Saturnismo” che è tipica per esempio dei lavoratori delle tipografie. La via di ingresso è rappresentata dal cavo orale o dalle vie respiratorie. La patologia inizia con sintomatologia vaga (stipsi, pallore, dimagrimento) e poi mostra segni caratteristici quali la comparsa di un orletto gengivale bluastro per deposizione di solfuro di piombo, prosegue con delle emazie con puntini basofili nel nucleo, colica saturnina con addome a barca (simile ad un addome acuto), paralisi muscolari, encefalopatia per costrizione statica dei vasi cerebrali, perdita di conoscenza, sopore, coma e morte in un terzo dei casi. La dose letale è superiore ai 10 grammi di composti solubili oppure a 50 grammi di composti poco solubili. Questo metallo è responsabile di fenomeni di embriotossicità e soprattutto di tossicità cronica professionale, definito saturnismo, in seguito a lenta e cronica penetrazione nell' organismo per via orale o per via respiratoria da inalazione di vapori in cui è sospeso. Ciò avviene nel corso di varie attività lavorative (pittori che adoperano vernici, metallo, fonditori, saldatori ceramisti, ed in passato anche tipografi che componevano la stampa con caratteri di piombo). L'inquinamento ambientale da piombo è derivato negli anni più recenti dalla diffusione del piombo tetraetile come additivo della benzina, che viene eliminato tra i prodotti di scarico che si generano nella combustione del carburante. Il piombo assunto dall' organismo si accumula nei vari organi, soprattutto nel fegato, nel rene e nello scheletro, dai quali viene eliminato con estrema lentezza e dove, di conseguenza, permane per moltissimi anni essendo la sua emivita molto lunga. Nelle cellule esso si deposita preferenzialmente nel nucleo. Gli antichi Romani, e prima ancora di essi i Greci, erano usi a conservare gli alimenti in recipienti di rame o di bronzo con rivestimento interno di piombo, al fine di non fare assumere ad essi il verderame, che dà fenomeni di tossicità acuta ed adoperavano tubature di piombo per gli impianti idrici. Inoltre essi facevano grande uso come dolcificante della sapa,cioè di mosto cotto in recipienti con rivestimento interno di piombo, la quale, come si è compreso successivamente, risultava arricchita di apprezzabili quantità di acetato e di citrato di piombo, per il fatto che i componenti acidi del succo d'uva sono in grado di interagire col metallo formando i suddetti composti, responsabili di marcata attività tossica. In moltissimi reperti ossei rinvenuti nelle tombe di epoca romana sono stati trovati sali di piombo tanto che non mancano gli autori che sostengono che il saturnismo abbia rappresentato una della cause della decadenza romana. Il saturnismo si manifesta con disturbi dell'apparato digerente, che determinano la comparsa della cosiddetta "colica saturnina", con alterazioni del midollo osseo responsabili di anemia, con alterazioni dell'apparato riproduttivo, che causano sterilità e con osteoporosi causata dal fatto che nelle ossa i sali di piombo finiscono gradualmente con sostituire quelli di calcio. Tuttavia, le conseguenze più gravi sono a carico del sistema nervoso centrale e periferico.

AVVELENAMENTO DA MERCURIO

Il mercurio viene assunto sia per inalazione perché tende facilmente ad evaporare oppure per penetrazione attraverso la cute. Sono tossici anche i suoi composti come il cloruro mercurio o sublimato corrosivo che ha azione come dice il nome corrosiva sugli epiteli gastrici; si può avere anche avvelenamento cronico con la comparsa di una patologia chiamata Idrargirismo. Comporta stomatiti, anoressia, stintomi neurologici, insonnia, sintomi renali. Il mercurio è eliminato attraverso l’emuntorio renale quindi dosi massive comportano la stessa patologia del piombo. La dose letale è superiore a 0,1 grammi. Il mercurio viene estratto dai minerali che lo contengono sotto forma di sali, soprattutto di solfuro, dai quali viene ricavato l'elemento puro, che viene utilizzato in moltissime industrie con processi lavorativi responsabili di una imponente discarica nell' ambiente di una serie di composti contenenti 1'elemento. La maggior parte raggiunge direttamente o indirettamente, attraverso i fiumi, il mare. Responsabile di inquinamento, sia pure in misura ridotta in confronto a quella di origine industriale, è l'eliminazione di prodotti di diffusa utilizzazione (ad. es. vernici, medicinali, vari pesticidi, termometri rotti). La tossicità del mercurio metallico consegue all'inalazione dei suoi vapori, che si formano molto lentamente e si manifesta essenzialmente in seguito ad esposizione professionale con danni a carico dei parenchimi renale ed epatico e del sistema nervoso centrale, in quanto attraversa la membrana ematoencefalica. I composti inorganici solubili, soprattutto il cloruro mercuroso (HgCl2) provocano, in seguito ad ingestione accidentale o a scopo suicida, avvelenamenti quasi sempre mortali a causa di una grave insufficienza renale, che interviene perché l'elemento si deposita, oltre che nelle cellule del tratto gastroenterico, anche nel rene. La membrana ematoencefalica non è permeabile ai composti inorganici del mercurio; tuttavia, nei casi di esposizione cronica professionale a composti inorganici, il sistema nervoso è danneggiato dal mercurio metallico che si libera dai depositi presenti negli organi parenchimali.
L'esposizione cronica ai composti inorganici insolubili del mercurio sembra causare, in confronto a quella dei composti solubili, danni meno imponenti. I composti organici sono responsabili (in particolare il metilmercurio) di embriotossicità perché attraversano la placenta e di patologie molto gravi caratterizzate da imponenti disturbi neurologici perché anch'essi, come il mercurio metallico,
attraversano la membrana ematoencefalica. La malattia di Minimata (una città della costa occidentale di un'isola del Giappone) si presentò in forma epidemica, individuata nel 1956, per i casi di avvelenamento acuto letale subiti da diversi suoi abitanti e poi per oltre tremila casi di avvelenamento cronico, che si manifestarono nell' arco di una trentina d'anni, gli uni e gli altri caratterizzati essenzialmente da gravi danni neurologici. I casi iniziali acuti furono tutti letali.
L'eziologia della malattia apparve legata alla continua discarica nel mare di rifiuti contenenti mercurio da parte di un'industria chimica situata nelle immediate vicinanze della città; la patogenesi al fatto che il metilmercurio (ed anche altri derivati organici del metallo) inquinante l'acqua del mare si concentra nelle carni dei pesci e dei crostacei, che rappresentano la più significativa fonte alimentare per i giapponesi.

AVVELENAMENTO DA FERRO

Il ferro se introdotto in difetto può determinare la comparsa di anemia sideropenica mentre se introdotto in eccesso può causare la comparsa di una patologia chiamata Emocromatosi; in quest’ultimo caso si avrà cirrosi, diabete, pigmentazione cutanea. Il diabete emocromatosico si sviluppa perché il ferro in eccesso ha un’azione lesiva sulle cellule endocrine del pancreas.

Il ferro è l'elemento chimico di numero atomico 26. E' il metallo più abbondante all'interno della Terra. Il ferro è il metallo in assoluto più usato dall'umanità, rappresenta da solo il 95% della produzione di metalli del mondo. Il suo basso costo e la sua resistenza (nella forma detta acciaio) ne fanno un materiale da costruzione indispensabile, in particolare se combinato a formare leghe come la ghisa di prima o seconda costruzione, l'acciaio, e molti altri.

Del ferro introdotto con la dieta circa un 20 % è assorbito come Fe legato al gruppo eme (non è influente lo stato di ossidazione); il restante 80 % è assorbito come ferro non emico, che deve essere necessariamente nella forma ridotta. La riduzione avviene facilmente a pH acido, quindi nello stomaco o in presenza di sostanze riducenti, come la vitamina C. Il ferro viene assorbito a livello del duodeno. Nelle cellule e nei fluidi corporei (sangue e linfa) il ferro non è mai libero, ma legato a specifiche proteine di trasporto. All'interno delle cellula della mucosa intestinale, il ferro si lega alla apoferritina; il complesso neoformato si chiama ferritina. Dopodiché il ferro viene liberato e ossidato per raggiungere il circolo sanguigno. Nel sangue il ferro viene nuovamente ridotto e si lega alla transferrina. Come tale viene trasportato al fegato, dove si deposita come ferritina ed emosiderina. Dal fegato, a seconda delle necessità dell'organismo, il ferro viene trasportato ai vari organi, ad esempio al tessuto muscolare, dove è fondamentale per la sintesi della mioglobina o a livello del midollo osseo rosso dove è impiegato per la sintesi dell'emoglobina.

Un apporto eccessivo di ferro tramite l'alimentazione è tossico perché l'eccesso di ioni ferro(II) reagisce con i perossidi nel corpo formando radicali liberi[senza fonte]. Finché il ferro rimane a livelli normali, i meccanismi anti-ossidanti del corpo riescono a mantenere il livello di radicali liberi sotto controllo.

La dose quotidiana di ferro consigliata per un adulto è 45 milligrammi al giorno, 40 milligrammi al giorno per bambini fino a 14 anni. Una eccessiva assunzione o un innaturale accumulo determinano la comparsa di emocromatosi. L'emocromatosi (greco hàima sangue, e chroma, -atos colore), in passato chiamato anche diabete bronzino, è una malattia metabolica rara dovuta all'accumulo di notevoli quantità di ferro in diversi organi e tessuti quali: fegato, pancreas, cute, cuore ed alcune ghiandole endocrine. L'assorbimento intestinale del ferro negli alimenti è aumentato. Ciò è causato, nella maggior parte dei casi, dalla mutazione genetica del gene HFE, localizzato sul cromosoma 6 e strettamente associato al locus genico del complesso maggiore di istocompatibilità.
Nell'emocromatosi il ferro assorbito è in eccesso rispetto alle necessità fisiologiche. Pertanto dapprima aumenta il ferro plasmatico, con saturazione della transferrina e conseguente aumento della ferritina; in seguito il ferro in eccesso si accumula negli organi parenchimatosi, soprattutto fegato, pancreas e cuore. Il sovraccarico di ferro a livello epatico causa cirrosi, nel pancreas può indurre distruzione delle isole di Langerhans con conseguente insorgenza di diabete mellito, mentre nel cuore è responsabile della comparsa di cardiopatia e aritmie. Altre alterazioni sono a carico dell'ipofisi, delle articolazioni e della cute. La causa dell'emocromatosi ereditaria o primaria è genetica. La forma più comune è causata da una mutazione del gene HFE che codifica per una proteina che regola l'assorbimento del ferro alimentare. Le mutazioni più frequenti sono il polimorfismo C282Y e H63D. È stata pure ritrovata una forma più rara di emocromatosi causata da una mutazione del gene che codifica per l'epcidina, una proteina di fase acuta sintetizzata dal fegato che svolge un ruolo chiave nell'omeostasi del ferro. Normalmente l'epcidina inibisce l'assorbimento del ferro a livello intestinale e il rilascio di ferro dai depositi (macrofagi e fegato). Quando è mutata si realizza un incontrollato assorbimento intestinale del ferro che si accumula arrecando gravi danni.

Se nell'organismo normale il peso totale di ferro è di 2-5 grammi, in un adulto con HHC si può raggiungere i 40 grammi. Nel fegato i livelli normali di ferro sono inferiori a 1.000 microgrammi per grammo di peso secco, mentre nel fegato di un adulto con HHC si superano i 10.000μg/g.
Le manifestazioni cliniche dell'emocromatosi compaiono in genere tra i 40 ed i 60 anni di età, i maschi ne sono colpiti con un'incidenza dalle 5 alle 10 volte superiore alle donne.
La classica triade clinica comprendere cirrosi con epatomegalia, iperpigmetazione della pelle e diabete mellito. Altri sintomi sono dolore addominale, astenia, perdita di peso, perdita della libido e amenorrea. La malattia conclamata causa epatomegalia, iperpigmentazione, diabete mellito, angiomi a ragno, splenomegalia, ascite, aritmie, atrofia testicolare, ittero, insufficienza cardiaca congestizia. I pazienti affetti da emocromatosi, qualora la malattia non sia stata diagnosticata e trattata prima che siano avvenuti danni tissutali, presentano un rischio di sviluppare il carcinoma epatocellulare 200 volte superiore rispetto alla popolazione normale.

Durante l'anamnesi è bene valutare, oltre ai precedenti familiari, l'uso di alcol, di ferro, di acido ascorbico. La diagnosi è suggerita dalla presenza di:
- epatomegalia
- iperpigmentazione cutanea
- diabete mellito
- cardiopatia
- artrite
- ipogonadismo

Per valutare le riserve di ferro corporeo si usano:
- il dosaggio del ferro sierico e la percentuale di saturazione della transferrina
- la concentrazione sierica della ferritina
- la biopsia epatica con calcolo dell'indice di ferro epatico
- la TC e/o la RMN del fegato

La terapia prevede la rimozione del ferro in eccesso che avviene in modo ottimale tramite salasso settimanale o bisettimanale di 500 ml per 1-2 anni, poi, una volta ottenuti parametri normali, ogni 3 mesi e tramite la somministrazione di chelanti del ferro.

AVVELENAMENTO DA RAME

Il rame è l'elemento chimico di numero atomico 29. Il suo simbolo è Cu dal termine greco “Cuprum”. E' il metallo che l'umanità usa da più tempo, è un metallo di colore rosato o rossastro, di conducibilità elettrica e termica elevatissime, superate solo da quelle dell'argento; è molto resistente alla corrosione (per via di una patina aderente che si forma spontaneamente sulla superficie, prima di colore brino e poi di colore verde o verde-azzurro) e non è magnetico. È facilmente lavorabile, estremamente duttile e malleabile, ma non è idoneo a lavorazioni con asportazione di truciolo, perché ha una consistenza piuttosto pastosa; può essere facilmente riciclato e i suoi rottami hanno un alto valore di recupero; si combina con altri metalli a formare numerose leghe metalliche (si calcola che se ne usino almeno 400), le più comuni sono il bronzo e l'ottone; Inoltre il rame è batteriostatico, cioè combatte la proliferazione dei batteri sulla sua superficie. Il rame, anche se presente in tracce, è un metallo essenziale per la crescita e lo sviluppo del corpo umano. Una volta assunto attraverso il cibo e l'acqua, viene assorbito dallo stomaco e dal primo tratto dell'intestino; da qua passa nel sangue, legandosi ad una proteina, la ceruloplasmina e quindi portato verso il fegato e da qui distribuito ai vari organi. Gioca un ruolo importante all'interno del metabolismo: dalla normale attività del cervello, del sistema nervoso e cardiovascolare al trasporto del ferro e alla protezione delle cellule contro l'ossidazione. C'è bisogno del rame anche per rafforzare le ossa e assicurare il funzionamento del sistema immunitario.

Si noti che non esistono malattie professionali legate al rame. Esistono invece solo due malattie genetiche, la malattia di Wilson e la sindrome di Menkes. Per Malattia di Wilson si intende una patologia autosomica recessiva metabolica collegata ad un accumulo nei tessuti del rame dovuto ad un difetto nel gene della ATPasi che interviene nel trasporto e nell'escrezione biliare del rame attraverso l'incorporazione nella ceruloplasmina. Si ha quindi carenza di ceruloplasmina e il trasporto avviene ad opera dell’albumina. I sintomi e segni clinici presentano disfagia, cirrosi, movimenti spastici, disturbi a livello della psiche. Il rame si accumula soprattutto nell'encefalo e nel fegato. Si mostra anche l'anello di Kayser-Fleischer ossia un anello di color rame intorno alla cornea. La causa è genetica, il gene coinvolto nella mutazione è il ATP7B, che è stato identificato e clonato nel 1993. La ceruloplasmina è chiamata anche ferrossidasi I, è il principale enzima a base rame che si trova nel sangue; possiede anche funzioni antiossidanti, prevenendo il danneggiamento dei tessuti associato alla ossidazione degli ioni ferrosi. Si stima che la frazione di ceruloplasmina nel sangue vari dal 60 al 90%. La ceruloplasmina aiuta a regolare l'efflusso dei ferro immagazzinato dai tessuti ai siti di produzione dell'emoglobina. Il morbo di Menkes invece rappresenta l'incapacità del rame di essere assorbito dall'intestino, provocando una forte carenza all'interno del corpo.

Funzioni fondamentali del rame a livello fisiologico:

1) Il rame si trova negli enzimi, che sono quelle proteine che aumentano la velocità di reazione delle reazioni chimiche all'interno delle cellule. Sono circa una trentina gli enzimi (e i co-enzimi che sono altre proteine che aiutano gli enzimi) contenenti rame.

2) E’ richiesto per la formazione e il mantenimento della mielina, lo strato protettivo che copre i neuroni; enzimi a base di rame intervengono nella sintesi dei neurotrasmettitori, i messaggeri chimici che permettono le comunicazioni attraverso le cellule nervose.

3) Per mezzo della sua presenza come ione nell’enzima superossido dismutasi, il rame permette alla cellula la neutralizzazione dei radicali liberi che altrimenti causerebbero danni alle cellule stesse.

4) Questo minerale è importante anche per la pelle e lo scheletro. Infatti attraverso l'enzima “tirosinasi” catalizza la formazione della melanina e attraverso l’enzima “lisilossidasi” ha un ruolo importante nella formazione del collagene, proteina pressoché ubiquitaria nel nostro organismo: da qui alterazioni a carico dello scheletro e cutanee in caso di carenza nell’assunzione di tale minerale. Alcune ricerche evidenziano che fratture, anomalie scheletriche e osteoporosi sono più frequenti se vi è carenza di rame.

5) Oltre che per il collagene, la “lisilossidasi” entra in gioco anche per l'elastina ed entrambe le proteine sono importanti per il cuore e i vasi sanguigni. Tra gli effetti collaterali dovuti alla carenza di rame si registrano anche l'ingrossamento cardiaco, le arterie con muscolatura liscia degenerata e aneurismi alle arterie ventricolari e coronariche.

6) La carenza di rame ha notevoli ripercussioni su certi tipi di cellule, come i macrofagi e i neutrofili del sistema immunitario. La funzionalità del sistema immunitario è stata studiata in bambini carenti di rame, prima e dopo la cura. È stato rilevato che la attività dei fagociti (cellule che inglobano materiale estraneo) è aumentata dopo l'assimilazione di rame.

7) Il rame influenza anche il metabolismo del colesterolo: adulti sottoposti ad una dieta povera di rame hanno registrato un aumento dei livelli del colesterolo LDL (Low Density Lipoprotein quello 'cattivo') e una diminuzione del colesterolo HDL (High density Lipoprotein quello 'buono'). Basse assunzioni di rame influenzano negativamente il corretto metabolismo del glucosio e la pressione sanguigna.

8) Il rame è necessario anche durante la gravidanza. Il feto dipende completamente dalla madre per il suo fabbisogno di rame. Il feto accumula rame alla velocità di 0,05 mg/giorno (soprattutto nell'ultimo trimestre) e alla nascita ha mediamente 15 mg di rame, di cui più della metà immagazzinata nel fegato. Queste riserve sono importanti nella primissima infanzia, quando l'assunzione di rame è relativamente bassa. Gran parte del restante rame si trova nel cervello. Per i neonati, il rame si trova nel latte materno. La concentrazione media di rame nel latte materno è 0,32 mg/litro; sebbene questa concentrazione sia più bassa rispetto al latte artificiale, il rame del latte materno viene assorbito meglio essendo maggiormente biodisponibile. A dimostrazione dell'importanza del rame, il latte artificiale per i neonati prematuri arriva a contenere fino a 1-2 mg/litro: questo è necessario poiché hanno avuto meno tempo per accumulare rame durante la gestazione.

AVVELENAMENTO DA PLATINO

Il platino è un composto metallico puro che si presenta simile all'argento, è duttile, malleabile e resistente alla corrosione. Come gli altri metalli della sua famiglia, possiede notevoli capacità catalitiche (una miscela di idrogeno e ossigeno gassosi in presenza di platino esplode). La sua resistenza alla corrosione e all'ossidazione lo rende adatto per produzioni di gioielleria. Altri suoi tratti distintivi sono la resistenza alla corrosione chimica, buone proprietà reologiche alle alte temperature e proprietà elettriche stabili. Tutte queste proprietà sono state sfruttate per applicazioni industriali. Il platino non si ossida all'aria nemmeno ad alta temperatura, può però venire corroso dai cianuri, dagli alogeni, dallo zolfo e dagli alcali caustici. Il platino in natura è una miscela di cinque isotopi stabili e di uno radioattivo, 190Pt, la cui emivita è lunghissima, circa 650 miliardi di anni.
Il platino metallico non è generalmente causa di problemi, data la sua inerzia chimica. I suoi composti sono tuttavia da considerarsi altamente tossici. Agisce a livello del DNA legando i filamenti e impedendo la replicazione cellulare; difatti è usato come agente antineoplastico ma è comunque tossico. Tutti i metalli dello stesso gruppo hanno effetti analoghi.

AVVELENAMENTO DA ARSENICO

L’arsenico (il cui simbolo chimico è As) è un semimetallo che risulta molto più tossico in ogni suo stato combinato rispetto allo stato elementare. È usato in molte leghe metalliche e nella lavorazione del vetro. È un comune inquinante del carbone, pertanto le maggiori fonti di inquinamento industriale da arsenico sono le centrali elettriche a carbone e le fonderie. Essendo il carbone utilizzato molto nei cementifici è molto probabile trovarlo come inquinante dell'aria anche nelle zone di ricadute di questi impianti, insieme al nichel. Viene utilizzato anche nella produzione di pesticidi e nell'industria dei semiconduttori. Le forme chimiche che procurano intossicazione sono l'arsenico elementare e l'As-inorganico, gli arsenicali organici e l'arsina (AsH3).
I composti di arsenicali organici sono generalmente considerati poco assorbibili e il loro assorbimento è relativo alla loro idrosolubilità. Inoltre tali composti, una volta assorbiti, vengono facilmente eliminati con le feci e le urine; infatti sono soggetti a biometilazione epatica detossificante, pertanto gli arsenicali organici sono meno tossici e più facilmente escreti.

L'arsenico inorganico viene ben assorbito dall'apparato gastrointestinale e a livello polmonare generalmente oltre il 50% della dose assunta. Può passare la placenta e determinare un danno fetale, inoltre è considerato cancerogeno per: polmoni, cute, reni e fegato, soprattutto nell'intossicazione cronica, inoltre l'esposizione all'arsenico è un fattore di rischio per il tumore della pelle. I maggiori effetti tossicologici sono determinati dall'arsenico inorganico, in fattispecie:
l'arsenico pentavalente è un disaccoppiante della fosforilazione ossidativa, cioè è capace di sostituirsi al fosfato inorganico (Pi+ADP = ATP) e pertanto il processo di formazione di ATP è bloccato (As+ADP = arseniato instabile che si decompone nuovamente in ADP+As).
arsenico trivalente reagisce con i radicali sulfidrilici (R-SH) dei composti cellulari inattivando enzimi come la piruvato deidrogenasi.

I sintomi immediati di un avvelenamento acuto da arsenico prevedono la comparsa di nausea, vomito, dolori addominali, irritazione cutanea, laringite, bronchite. Dopo un'ora compaiono tutta una serie di segni e sintomi facenti parte di una sindrome da avvelenamento da arsenico:
apparato circolatorio: vasodilatazione, aumento della permeabilità capillare, edema generalizzato, disidratazione, shock mortale
apparato gastroenterico: diarrea acquosa, diarrea sanguinolenta per distacco dell'epitelio enterico, conseguente a imbizione plasmatica (edema) e formazione di vescicole al di sotto della mucosa; tali vescicole tendono a rompersi e a ledere e distaccare il tessuto
reni: danno glomerulare e tubulare, proteinuria
cute: effetto vescicante
sistema nervoso periferico: neuropatia periferica sensitiva e motoria
sistema nervoso centrale: encefalopatia da danno organico, delirio, coma
midollo rosso: pancitopenia
fegato: steatosi, necrosi, cirrosi

Nella intossicazione cronica da arsenico inorganico appaiono una serie di segni e sintomi quali alito agliaceo, epatotossicità, ematotossicità, neurotossicità, debolezza muscolare, irritazione cutanea (sulla cute possono evidenziarsi segni di vasodilatazione e di pallore per anemia dando luogo all'aspetto caratteristico "latte e rose" della pelle), strie biancastre ungueali, ipercheratosi palmare e plantare.

Nella intossicazione cronica da arsenico organico è molto rara e si tratta di una neurotossicità in cui si verifica un danno organico per inibizione degli enzimi sulfidrilici soprattutto a livello della sostanza bianca e grigia.
Nella rara intossicazione da arsina, dovuta ad assorbimento per via inalatoria, gli effetti sono: crisi emolitiche; l'arsina si combina con l'emoglobina in un composto emolitico (anemia +++). Quindi segue una elevata emoglobinuria con urine scure, ittero, astenia e cefalea. In più si determina: danno tubulare progressivo, insufficienza renale acuta.

La terapia da intossicazione prevede lavanda gastrica, exanguinotrasfusione ed emodialisi, i chelanti come il dimercaprolo o la penicillamina sono poco efficienti.

AVVELENAMENTO DA CADMIO

Il cadmio, utilizzato in molte industrie metallurgiche, è dotato di grave tossicità anche perché, avendo un lungo periodo di dimezzamento, si concentra nell'apparato digerente, nei reni, nei muscoli e nelle ossa dando luogo ad una sintomatologia molto pleomorfa nei soggetti cronicamente esposti a questo metallo nell' ambiente di lavoro. Smaltito nell'ambiente dalle industrie che ne eseguono la lavorazione (il cadmio è anche un prodotto di scarto nella lavorazione dello zinco e del
tungsteno ai quali si trova associato), esso viene concentrato dai vegetali di cui una parte è utilizzata per 1'alimentazione, con conseguente sua penetrazione nell' organismo. Una grave intossicazione cronica per via alimentare colpì, in forma epidemica, in Cina gli abitanti di villaggi situati in prossimità di una fabbrica adibita alla lavorazione di minerali contenenti cadmio, che scaricava i prodotti di scarto in un fiume, le cui acque venivano utilizzate per l'irrigazione dei campi. Altri casi di avvelenamento cronico da ingestione hanno interessato gli operai addetti alla lavorazione di questo metallo ed occasionalmente soggetti che hanno ingerito per lungo tempo l2.evande contenute in lattine saldate con cadmio. Sembra interessante notare che un' apprezzabile quantità di cadmio, presente come contaminante nelle foglie di tabacco, penetra costantemente per inalazione nell' organismo dei fumatori.

2 commenti:

  1. Ciao, complimenti sia per il sito che per il testo riportato..
    chi è l'autore dell'articolo?

    grazie
    Marco

    RispondiElimina
  2. Io ho lavorato per 20 anni in una ditta di trattamento e smaltimento di rifiuti tossici industriali (metalli pesanti) da circa 3 anni mi sono ammalato di sindrome di stanchezza cronica, rigidità ' muscolare, fibromialgia, faringite cronica. Vi giuro che è impossibile lottare contro un sistema ben organizzato per insabbiare i lavoratori malati.....
    Anche gli altri operai hanno avuto problemi di degenerazione muscolo articolare... ma nessuno lo saprà.... Il dio denaro fa perdere la vista e l'udito agli organi competenti....

    RispondiElimina

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