AFORISMA DEL GIORNO

09 gennaio, 2010

Che cos'è la "Dry Chemistry" e quali sono i suoi vantaggi?

La dry chemistry, cioè chimica secca, consiste nell’evitare, per le determinazioni analitiche, l’uso di solventi utilizzando invece reagenti immobilizzati su una striscia che dopo la reazione può essere letta da una apposita strumentazione che fornisce il risultato. Gli esempi più noti, e più diffusi, di saggi in dry chemistry sono le strisce utilizzate per le analisi delle urine o quelle per la valutazione del glucosio ematico, test estremamente semplice e utile per i soggetti diabetici e che può essere utilizzato da chiunque anche al di fuori di un laboratorio analisi. Nonostante la semplicità, la sensibilità e la velocità della risposta, che sono le caratteristiche principali di questo approccio analitico, secondo molti medici attualmente la dry chemistry è poco diffusa nei laboratori di analisi italiani.

La necessità di disporre di reattivi facilmente trasportabili e conservabili per lungo tempo, adatti per analisi al letto del malato, porta alla nascita della “dry chemistry”. La letteratura scientifica dell’epoca è ricca di riferimenti al “bedside testing”. Nel 1873 Cesare Pratesi del laboratorio di Firenze presenta un reattivo allo stato secco depositato su laminette di latta che, immerso nell’urina da esaminare, sviluppa un colore in presenza di glucosio. Nel 1883 il medico pratico inglese George Oliver (1841-1915) propone delle strisce reattive per l’analisi dell’albumina e del glucosio nelle urine (“Urinary Test Papers”). Nel suo “On bedside urine-testing” dello stesso anno ribadisce la semplicità del metodo analitico per determinazioni rapide e attendibili.

Le procedure di “Dry Chemistry” sono quindi procedure analitiche che fanno uso di reagenti (indicatori, enzimi, eccetera) in quantità esattamente predeterminata, essiccati ed immobilizzati su adatti supporti (carta o film). I reagenti rimangono stabili fino al momento del loro utilizzo. La reazione ha inizio quando vengono solubilizzati dall'aggiunta di una quantità stabilita del campione da analizzare (urina, sangue) che funge da solubilizzante del sistema. La sostanza da ricercare si lega con i reagenti dando luogo ad una reazione evidenziata da una variazione cromatica: la lettura del colore viene effettuata visivamente per confronto con una scala cromatica di riferimento o tramite strumenti particolari. La presenza di sostanze tampone consente alla reazione di avvenire correttamente indipendentemente dal pH. La maggior parte delle strisce in commercio è destinata all'analisi delle urine. Alcune sono in grado di rilevare molti parametri, altre ne rilevano uno solo. Alcune consentono una determinazione solo qualitativa (es. assente, presente), altre semiquantitativa (es. Diaburtest 5000: 0,1-0,25-0,5-1-2-3-5 g/dl).

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