AFORISMA DEL GIORNO

24 settembre, 2009

Tak-1 e tumore al pancreas: da un ricercatore italiano una nuova speranza...

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Si accende la speranza per la cura del tumore al pancreas, il più letale, per il quale finora non esiste praticamente cura e che uccide il 95 per cento dei malati entro cinque anni dalla diagnosi. E si deve a un ricercatore italiano, Davide Melisi, un significativo passo avanti in tal senso. Melisi, 33 anni, ha presentato la ricerca al Congresso Europeo dell'Oncologia "Ecco-Esmo" di Berlino, dimostrando per la prima volta che un meccanismo che consente la inibizione della proteina TAK-1 rende possibile un aumento di 70 volte dell'efficacia della chemioterapia verso il tumore, aprendo la via allo studio di nuovi farmaci associati ai chemioterapici.

Dopo anni di studio, il gruppo dell'Anderson Center di Houston guidato da Jim Abbruzzese ha scoperto che è proprio la TAK-1 a rendere "inaccessibile" il tumore al pancreas, una corazza naturale che Melisi con l'aiuto della casa farmaceutica "Ely Lilly" è per la prima volta riuscito a incrinare grazie a una molecola che la inibisce e la indebolisce. I test, al momento condotti soltanto sui topi, sono incoraggianti: dopo aver iniettato le cellule tumorali direttamente nel pancreas (e non sottocute come si fa di solito) alle cavie è stata somministrata una dose di farmaco chemioterapico più bassa del normale, riuscendo tuttavia a ottenere una riduzione del 78 per cento del volume del tumore, con un raddoppio della sopravvivenza.

"Con questo inibitore della TAK-1 - spiega Melisi - siamo riusciti a far calare di 70 volte la resistenza del tumore: in pratica somministrando una dose 70 volte più bassa di chemioterapico si ottiene la stessa riduzione della massa tumorale. E nei topi la sopravvivenza è passata da 66 a 122 giorni. Ora dovremo passare alla fase 1 sugli esseri umani, speriamo di farlo a Napoli".

Dopo 4 anni di ricerca a Houston (negli Stati Uniti) il ricercatore tornerà all'Istituto dei Tumori "Fondazione Pascale" di Napoli per continuare il proprio progetto. "All'istituto Pascale di Napoli c'e' molto fermento - conferma alla stampa il ricercatore - e nel 2010 contiamo di partire con la fase 1. Ci vorranno anni per rendere disponibile il farmaco, ma il vantaggio, se così si può dire, del cancro al pancreas, che colpisce solo in Italia 6.000 persone ogni anno, è che purtroppo questa forma di cancro è talmente letale dal rendere disponibili poche soluzioni terapeutiche (il più grande successo finora è un farmaco che allunga la vita di 14 giorni) e ogni piccolo risultato è un enorme risultato".



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Dalla Thailandia e dall'esercito americano una speranza nella ricerca ad un vaccino anti-hiv efficace...

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Arriva dalla Thailandia l'ultima arma per la lotta contro il virus Hiv: per la prima volta in un quarto di secolo sarebbe stato messo a punto un vaccino che ha ridotto del 32%, cioè di quasi un terzo, il rischio di contagio da HIV. Questo vaccino garantirebbe quindi una protezione anticontagio in almeno un caso su tre.

La ricerca, descritta come la più ampia mai realizzata per un vaccino contro l'Aids è stata realizzata dal ministero della Salute thailandese con la collaborazinone dell'esercito statunitense e l'Istituto statunitense per le Allergie e Malattie contagiose "NIAID", insieme alle due aziende che hanno il brevetto del prodotto (battezzato per il momento "RV 144"), la Sanofi-Aventis e la Global Solutions for Infectious Diseases. Il vaccino, sperimentato dal 2003 su 16.000 volontari in due province thailandesi, è ricavato da due vecchi vaccini fra loro diversi ed entrambi rivelatisi inefficaci ma che insieme rappresentano due armi importanti contro il virus.

"E' la prima dimostrazione che un vaccino contro l'HIV puo' proteggere contro l'infezione", ha dichiarato nel corso della conferenza stampa di presentazione il colonnello Jerome Kim. Sebbene la garanzia di un solo caso su tre sia abbastanza bassa "questa ricerca ha permesso di compiere dei passi in avanti davvero importanti e che ci danno fiducia e speranza sul poter un giorno riuscire a realizzare un vaccino davvero efficace nel futuro".
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20 settembre, 2009

Sorpresa: l'Helicobacter può "guarire" le ulcere

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Con viva sorpresa un pool di ricercatori italiani ha scoperto che l'helicobacter, il temibile batterio causa silenziosa di gastriti e ulcere gastriche, è in grado di guarire i danni arrecati alla mucosa riparando le lesioni. La scoperta, tutta italiana, è stata pubblicata oggi sulla rivista internazionale "Journal of Immunology". I ricercatori dell'università di Napoli Federico II hanno scoperto che fra le proteine prodotte e che, agendo come tossine, ledono le cellule provocando l'ulcera vi è anche una proteina "buona" prodotta dallo stesso batterio e chiamata "Hp2-20" la quale è in grado di favorire l'incremento dei processi cellulari che consentono la riparazione dei danni arrecati. Cosi come dichiarato al sito Ansa dal ricercatore Gianni Marone "Questa proteina sembra essere efficace non soltanto nel curare le ulcere dello stomaco, ma anche quelle di cornea e pelle. Grazie a queste sue proprietà la proteina potrebbe diventare in futuro un farmaco biologico". Tanto che su tale idea sarebbe già stato posto un brevetto da parte del "Centro Interdisciplinare per le Scienze immunologiche di base e cliniche" dell'università Federico II.

Helicobacter pylori è un batterio gram negativo flagellato acidofilo, il cui habitat ideale è il muco gastrico situato nello stomaco umano. Tale resistenza ad un pH di 1 o 2 gli è conferita dalla produzione dell'enzima "ureasi" il quale crea intorno al batterio un microambiente compatibile con la sua esistenza.

La presenza di questo enzima ha reso possibile la messa a punto del test del respiro, o UBT, secondo la dizione inglese. Al paziente viene somministrata urea marcata con l'isotopo 13C. Se è presente il batterio avviene una reazione, catalizzata dall'enzima ureasi, che porta alla scissione dell'urea-13C con la formazione di ammonio e 13CO2, ovvero anidride carbonica formata da ossigeno e l'isotopo 13C del carbonio. Se l'analisi del respiro del paziente rivela la presenza di 13CO2 il test è positivo.

La maggior parte delle persone ne è portatore ma un buon equilibrio fra potere patogeno del microrganismo e difese immunitarie del soggetto normalmente garantisce un'adeguata protezione, proprio per questo motivo i soggetti con una marcata immunodeficienza sono particolarmente esposti a tale agente.

La particolarità di questo batterio è quella che vive soltanto in ambiente acido protetto da uno strato di muco, per questo motivo si trova soltanto nello stomaco. Produce un enzima chiamato ureasi, che gli permette di neutralizzare l'acidità gastrica e di sopravvivere. Una volta insediato nello stomaco, non fa altro che sottoporre la mucosa ai metaboliti tossici da esso prodotti. Il batterio può produrre sostanze che causano danni alle cellule e con il tempo possono sopraggiungere gastrite ed ulcera.

Fonte: Ansa.it e Wikipedia.it


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H1N1: nessuna complicanza per la donna morta a Messina?

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Secondo quanto riferito dal telegiornale del canale messinese locale RTP delle ore 14 i familiari della 41enne morta ieri alle 4 e 20 per crisi respiratoria avrebbero dichiarato (ma il condizionale è decisamente d'obbligo) che la donna non avrebbe avuto alcun tipo di complicanza broncopolmonare pregressa ma pochi giorni prima del contagio si sarebbe trovava in buone condizioni di salute. Sarebbe stata quindi esclusivamente l'infezione del virus H1N1 a causare il decesso, con un decorso che ha previsto dapprima un lento miglioramento (come dichiarato al tg dal direttore dell'ospedale Papardo cioè della struttura in cui la donna era stata ricoverata) seguito da una improvvisa crisi respiratoria e arresto cardiocircolatorio. Come riferito dai dirigenti ospedalieri la donna era stata trattata adeguatamente con i protocolli raccomandati dal Ministero e non è stata sottoposta a nessun protocollo sperimentale particolare. I dirigenti hanno inoltre evitato di commentare ogni possibile informazione clinica riservandosi al diritto di privacy della famiglia. Nella giornata di domani il sindaco di Messina Buzzanca dovrebbe riunire l'unità di crisi per valutare il caso e le adeguate contromisure e durante l'intervista sempre alla tv locale avrebbe dichiarato che "non bisogna creare allarmismi" ma "il numero di vaccini per l'estensione di una provincia come Messina potrebbe non bastare".

FONTE: RTP
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Tumori al fegato, nuova scoperta riguardante cellule staminali "maligne"

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Per la prima volta sono state isolate le cellule staminali del fegato di tipo maligno prima della formazione di un tumore. La nuova scoperta dei ricercatori del Penn State College of Medicine (Stati Uniti), pubblicata sulla rivista "Stem Cells", rivela il ruolo che le cellule staminali hanno nell'insorgenza del cancro al fegato. "Grazie a degli esperimenti compiuti sui topi di laboratorio, siamo riusciti a indurre delle malattie croniche nel fegato per osservare lo sviluppo dei tumori", ha detto Bart Rountree, ricercatore che ha condotto lo studio. "Il nostro obiettivo principale era vedere cosa spinge le cellule staminali durante la proliferazione incontrollata se il fegato è ammalato. Quello che abbiamo invece scoperto è che nelle cellule staminali del fegato ce ne erano alcune già maligne, anche se nel topo non c'era nessun tumore". I ricercatori sono riusciti a isolare le cellule prima ancora che esse potessero dare origine al cancro. "Il fegato è l'unico organo del corpo che si può rigenerare e ciò avviene grazie proprio alle sue cellule staminali", ha spiegato Rountree. "Tuttavia tra di esse se ne può annidare qualcuna che è già "maligna" e che si attiva quando il fegato si ammala cronicamente: un'attivazione che porta alla formazione di tumori. Aver isolato le staminali maligne prima ancora che esse agiscano puo essere utile per l'elaborazione di strategie cliniche mirate", ha concluso Rountree.

E' opportuno ricordare come i tumori primari del fegato (cioè quelli nati nell'organo e non provocati da cellule staccatesi da altri tumori e migrate fino al fegato perchè in quest'ultimo caso si parla delle cosiddette "metastasi") hanno per lo più inizio dalle cellule interne dell'organo chiamate "epatociti". In questo caso si parla di "carcinoma epatocellulare" o, più raramente, di "epatoma"; questi tumori tendono a diffondersi alle ossa e ai polmoni. Più spesso, tuttavia, le neoplasie che colpiscono il fegato sono secondarie, cioè derivano da tumori che nascono altrove (per esempio nel colon, nella mammella o nel polmone). I tumori del fegato possono svilupparsi anche nei bambini: in questi casi si parla di "epatoblastoma".

Il tumore del fegato è stato anche chiamato tumore silenzioso perché soprattutto nelle fasi iniziali non dà alcun segno di sè. Via via che la malattia si diffonde, però, iniziano a comparire i sintomi specifici, tra i quali il dolore alla parte superiore dell'addome, che si può irradiare anche alla schiena e alle spalle, l'ingrossamento del ventre, la perdita di peso e di appetito, la nausea, il vomito, la sensazione di sazietà, la stanchezza, l'ittero (ovvero il colore giallo della pelle), la colorazione scura delle urine e la febbre.

Si tratta di sintomi poco specifici, che possono presentarsi anche in malattie del tutto diverse. In ogni caso vanno riferiti al medico, che valuterà la situazione. Non è purtroppo possibile prevenire il cancro del fegato, se non evitando i più comuni fattori di rischio che sono il consumo eccessivo di alcol e l'esposizione ai virus dell'epatite. Esistono diversi modi per verificare la presenza di un tumore del fegato e, in generale, la salute dell'organo. Ecco quali:

esame obiettivo: il medico tasta l'addome per verificare le dimensioni del fegato, della milza e degli organi vicini, per controllarne le dimensioni e l'eventuale presenza di masse sospette. Inoltre verifica la presenza di ascite, cioè di liquido in quantità abnorme nel ventre, e osserva il colore della pelle e del bianco degli occhi, per vedere se c'è ittero.

esami del sangue: ci sono diversi parametri che suggeriscono una malattia del fegato quali, per esempio, i dosaggi delle transaminasi e della bilirubina. In caso di tumore, tuttavia, il più significativo è l'alfa-fetoproteina, i cui valori, se non c'è una neoplasia, si alzano solo in presenza di una gravidanza.

TAC (tomografia computerizzata): è un esame radiologico effettuato da una macchina che rileva immagini da diverse sezioni dell'organo; i dati acquisiti vengono poi elaborati da un computer che ricostruisce un'immagine dettagliata del fegato, degli organi vicini e dei vasi sanguigni. Talvolta il potere dello strumento è amplificato con specifici liquidi di contrasto. La TAC consente di vedere un eventuale tumore nel fegato e in tutti gli organi addominali.

ecografia: grazie all'eco degli ultrasuoni si ottiene, in modo del tutto innocuo, un'immagine del fegato e degli organi circostanti. Le masse tumorali danno un'eco diversa dai tessuti sani e possono essere identificate con facilità.

risonanza magnetica: un altro tipo di immagini è quello che si forma grazie ai campi magnetici generati da un magnete collegato a un computer. Ancora una volta, le zone colpite da un tumore danno immagini che possono essere distinte da quelle dei tessuti sani.

angiogramma: è un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano. È un esame radiologico che richiede il ricovero e l'anestesia perchè si avvale dell'amplificazione dell'immagine data da un mezzo di contrasto iniettato nell'arteria epatica; consente di visualizzare i vasi che irrorano il fegato ed eventuali tumori che vi si annidano.

biopsia: è l'esame istologico del tessuto epatico. Per lo più viene effettuato in anestesia locale ma richiede comunque un breve ricovero. Il medico inserisce un ago molto sottile nell'addome e preleva un campione di tessuto con la guida dell'immagine della TAC o dell'ecografia, oppure effettua il prelievo con un ago più grande. In alternativa, il prelievo si può effettuare con una sonda che è la stessa che fornisce l'immagine dell'organo (laparoscopia) o attraverso una piccola incisione nell'addome o, ancora, durante un vero e proprio intervento chirurgico.


FONTE: Agi.it Salute e Airc.it

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Rovigo: tre casi di virus del Nilo Occidentale

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Un uomo di 82 anni colpito dal virus "West Nile", il virus trasmesso dalla zanzara del genere Culex, è morto all'ospedale di Rovigo. L'uomo era in gravi condizioni ed era anche debilitato da altre patologie. Sempre a Rovigo è stato segnalato un altro caso di un uomo che attualmente è ricoverato nel reparto di malattie infettive. Sono invece stazionarie le condizioni di un terzo anziano, un 70enne risultato positivo al virus West Nile e ricoverato da una decina di giorni nel nosocomio rodigino.

Il virus del Nilo occidentale (noto anche con la denominazione inglese West Nile Virus) è un flaviviridae del genere Flavivirus (di cui fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell'encefalite di Saint-Louis e il virus dell'encefalite giapponese). Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre particolarmente alta. In seguito è stato trovato negli uomini, negli uccelli e nei moscerini in Egitto negli anni cinquanta, diffondendosi infine anche in altri Paesi. La malattia ha un andamento endemico-epidemico ed è diffusa soprattutto in Africa (specie in Egitto), Medio Oriente, India, Europa e, più recentemente, negli Stati Uniti, dove la prima epidemia è stata dichiarata a New York nel 1999. Le zanzare, ed in particolare il genere "Culex", sono i principali vettori e tutti i fattori che favoriscono la proliferazione delle zanzare come le piogge abbondanti, irrigazioni o temperature alte fanno quindi aumentare il numero dei casi di contagio. Gli uccelli giocano un ruolo cruciale nella disseminazione del virus: gli uccelli migratori permettono lo spostamento del virus dall'Africa alle zone temperate; le zanzare che pungono gli uccelli migratori asportano così sangue infetto, infettando sé stesse e ogni altro animale, uomo compreso, di cui assumono il sangue successivamente.

I sintomi dell'infezione moderata da virus del Nilo occidentale sono rappresentati da febbre moderata dopo pochi giorni di incubazione, che dura da tre a sei giorni, accompagnata da malessere generalizzato, anoressia, nausea, mal di testa, dolore oculare, mal di schiena, mialgie (dolori muscolari), tosse, eruzioni cutanee, diarrea, linfadenopatia e difficoltà a respirare. In meno del 15% dei casi, negli anziani e nei soggetti più deboli, possono aggiungersi gravi complicazioni neurologiche quali meningite o encefalite. I sintomi più comunemente riportati da pazienti ospedalizzati con la forma più severa dell'infezione erano: febbre elevata, forte mal di testa, debolezza e paralisi flaccida, sintomi gastrointestinali, modificazione dello stato mentale con disorientamento, tremori, convulsioni e coma. Più rari casi di eruzione maculopapulare o morbilliforme sul tronco, collo, braccia o gambe; atassia, segni extrapiramidali come anormalità dei nevi cranici, mielite, neurite ottica, poliraciculite, attacchi epilettiformi.
Generalmente il malato si rimette spontaneamente in 3-5 giorni, ma la malattia può essere anche mortale in individui anziani e immunodepressi.

FONTE: Ansa.it e Wikipedia


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H1N1: morta una donna a Messina, attesi fino a 12 milioni di casi ma il resveratrolo potrebbe aiutare...

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E' morta la donna di Messina che era stata ricoverata per un'infezione da virus H1N1. Secondo le fonti mediche dopo un lento miglioramento c'è stata negli ultimi giorni u improvviso aggravio che ha poi portato al decesso. La donna soffriva anche di concomitanti problemi broncopolmonari cronici che hanno sicuramente influito sull'esito. La donna era stata ricoverata il 30 agosto al ritorno dalle proprie vacanze ed è la seconda vittima italiana del virus. Il 4 settembre era deceduto a Napoli un uomo di 51 anni già affetto da cardiopatia dilatativa e diabete grave. Gli esperti rassicurano: il virus ha la normale influenza di un ceppo virale stagionale e i decessi sono sempre collegati a stati patogeni pregressi soprattutto cronici e fortemente debilitanti, per cui la vaccinazione dei soggetti "a rischio" è assolutamente necessaria. Il vaccino sarà pronto per la metà di ottobre per tutti gli addetti ai lavori e le categorie di lavoratori a rischio mentre per novembre dovrebbero arrivare le dosi per tutti con la massima precedenza appunto per anziani, bambini e malati. L'Oms conferma che una sola dose dovrebbe bastare all'immunizzazione ma ha posto un allarme in merito al numero di dosi, largamente inferiore alla stima di "5 miliardi di dosi" che dovrebbero essere sufficienti per tutta la popolazione mondiale. Intanto secondo le ultime stime dei virologi in Italia "sono attesi circa 12 milioni di casi di influenza A e questi potrebbero causare circa 12 mila morti e se il virus dovesse mutare si potrebbe arrivare a cifre molto più allarmanti, fino a 100 mila possibili decessi". Precisamente queste sono le previsioni del professor Fabrizio Pregliasco, virologo del Laboratorio "Influenza e Infezioni Respiratorie Acute" dell'Istituto di Virologia dell'Università di Milano, che da Praga, in un media tutorial sulla nuova influenza, traccia all'Agi e all'Ansa le stime epidemiologiche sulla diffusione del virus. Sempre durante il congresso è emerso che la molecola resveratrolo, presente nell'uva rossa e nel vino, avrebbe importanti proprietà antibatteriche e antivirali che potrebbero aiutare a rafforzare l'organismo in vista dell'influenza. Fra l'altro la reperibilità è molto ampia: questa è stata un'ottima annata per i vigneti.


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11 settembre, 2009

Test di Ingresso: la domanda 54 al centro delle polemiche

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I test di ingresso a medicina del 2009 potrebbero essere a rischio. E' infatti scoppiata la polemica in merito al quesito numero 54 dei test di ingresso. Sul web se ne parla già dalla sera del 3 settembre, giorno in cui si sono svolti i test in tutta italia, e la questione si è in breve tempo propagata alle prime pagine delle testate nazionali. Una vicenda che a poche ore dalla pubblicazione dei risultati per le facoltà universitarie a numero chiuso non ha ancora una soluzione ufficiale.

Agli aspiranti medici era stato richiesto di completare la definizione di anemia falciforme. Sui risultati del test, pubblicati dal MIUR il 7 settembre, la risposta che viene indicata come corretta è la seguente: "malattia genetica causata da una mutazione puntiforme autosomica che determina la sostituzione della valina con l'acido glutammico in una catena beta dell'emoglobina". Falso. La risposta corretta è un'altra, indicata come errata dal ministero. Ovvero: "malattia genetica causata da una mutazione puntiforme autosomica che determina la sostituzione dell'acido glutammico con la valina". Una classica e forse inaspettata inversione di termini, tipica negli studenti di medicina dei primi anni e che spesso manda i professori patologi su tutte le furie. E una inversione che potrebbe anche causare la fine di un sogno per molti aspiranti medici, dato l'elevato livello di competizione nei punteggi e il numero esiguo di posti.

L'errore del test viene subito notato e sono subito partite le polemiche e i primi inevitabili inviti ad annullare la domanda o addirittura l'intero test. Molti studenti raccontano di di aver chiamato il Cineca - il Consorzio Interuniversitario a cui il ministero affida l'elaborazione dati - che ha confermato di aver ricevuto parecchie segnalazioni: e cosi il ministero si è riunito per deliberare una decisione.

Repubblica.it riporta la lettera di una dottoressa, C.L., la quale ha avvisato i giornali: "Sono un medico, madre di una partecipante al quiz d'ammissione. A differenza di quanto affermato alla fine dell'articolo sulle rassicurazioni date da sedicenti esperti, almeno una delle risposte del quiz è indiscutibilmente sbagliata". La domanda è la numero 54. La dottoressa C.L. fornisce anche la definizione tratta dal Trattato di patologia medica di Robbins e Cotran. Poi le preoccupazioni. "Tenete presente che per l'alto numero di partecipanti e la difficoltà dei test, anche una sola domanda considerata errata fa perdere la possibilità di essere ammessi. Ci sono migliaia di ragazzi che forse non entreranno a medicina per l'incompetenza e la superficialità di chi ha compilato questi test".

Lo stesso sito Repubblica conferma poi con una veloce descrizione il come la facoltà di medicina sia una delle più richieste dagli studenti. A Palermo i candidati sono stati seimila per trecento posti. Lo stesso numero di candidati a Napoli per 600 posti disponibili. Tremila cinquecento gli aspiranti medici alla Statale di Milano.
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10 settembre, 2009

H1N1: il ministero assicura "Influenza A è leggera", dilagano le misure preventive

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Il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha rassicurato in una recente conferenza stampa sul come il virus A/H1N1 non debba destare più preoccupazioni rispetto a una comune influenza: "La malattia legata al virus dell'influenza A è più leggera del previsto e non desta reali motivi di preoccupazione". Al termine dell'incontro dell'unità di crisi è stato dichiarato che: "Noi tutti (n.d. addetti ai lavori) abbiamo la reale impressione che si sta facendo un pò troppo rumore e che non ci sono motivi di allarme". I casi ad oggi sono circa settemila, dato "non ancora esponenziale e non tale da creare particolari allarmi" aggiunge.

"Siamo realmente attrezzati anche per affrontare le complicanze come le polmoniti che si manifestano in un numero limitato di casi. Secondo le previsioni degli esperti, non saranno più di un paio di centinaia i casi gravi in Italia alla fine della pandemia". Il decesso che si è verificato a Napoli, spiega il viceministro, "è avvenuto per una malattia virale intercorrente in un paziente in condizioni compromesse".

Nel frattempo si moltiplicano i tentativi di attuare una "prevenzione" al possibile contagio. Cosi in una scuola di Roma è stata emanata una circolare che proibisce ai giovani liceali "effusioni pubbliche" al fine di ridurre il più possibile lo scambio di gocce di saliva che possono risultare vettrici del virus. Sempre in una scuola romana e in altre scuole si sta pensando di annullare le gite e le uscite "pubbliche" per spostamenti di gruppo. Sempre dal Ministero arriva però l'ordine tassativo: non vi sarà alcun annullamento delle lezioni previste. Dopo la morte del paziente di 51 anni in Campania si sta rafforzando la rete di prevenzione. Ad esempio quest'anno niente baci alla teca di San Gennaro: è un ordine tassativo della Curia a fine preventivo in vista della festa del santo celebrata il 19 settembre.
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La sfida di Obama: una sanità americana finalmente "per tutti"

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E' la grande sfida delle sue elezioni presidenziali. Estendere il diritto di sanità a tutte le classi della popolazione, comprese le più deboli, eliminando i "buchi" relativi alla mancata assistenza in caso di assenza o impossibilità a provvedere autonomamente alla propria assicurazione sanitaria. E garantendo una maggiore sicurezza a favore di chi invece risulta già coperto. Torna a chiederlo a gran voce il presidente americano Barack Obama, presentando il suo piano di riforma sanitaria, al Congresso, imponendo di agire immediatamente per garantire passaggi politici rapidi verso il completamento della riforma. 

In un discorso di 45 minuti Obama ha lanciato un ultimatum al Congresso ricordando ai Repubblicani, che si oppongono fermamente al passaggio della riforma, che il loro ostruzionismo può costare vite umane e dunque bisogna ridurre al minimo le settimane che precederanno l'approvazione. Ma anche molti democratici dello stesso partito di Obama sono dubbiosi e non lo nascondono e lo stesso Obama si è rassegnato ad attuare delle "concessioni".

La via del "compromesso" risulta infatti al momento l'unica via politica percorribile. ''Non sono il primo presidente che si batte per questa causa, ma sono determinato ad essere l'ultimo'', ha dichiarato Obama davanti alle camere congiunte del Congresso nel corso di una seduta straordinaria in quella che rappresenta la battaglia piu' dura da quando si e' insediato alla Casa Bianca. Un conflitto con l'opposizione che ha portato già a una parziale perdita di consensi: nei sondaggi ben il 52% della popolazione ha bocciato il suo piano e numerose sono state le proteste pubbliche con manifesti "ad effetto" quali un Obama versione "clown".

A molti americani non piace la intromissione dello stato in uno degli aspetti più importanti della vita pubblica delle persone, e tacciono la politica di Obama come "di bieco stampo socialista", il Presidente ha però ribadito con forza che ''il tempo delle polemiche è finito, il nostro fallimento collettivo nel far a questa sfida, anno dopo anno e decennio dopo decennio, ci ha portato ad un punto di rottura'', ha ammesso Obama precisando che, nonostante l'aumento degli investimenti, la riforma della sanità pubblica ''costerà meno di quanto abbiamo speso per le guerre in Iraq e in Afghanistan o agli sgravi fiscali per i ricchi decisi da chi mi ha preceduto", ha detto il presidente.

Particolarmente ad effetto una delle frasi conclusive: ''Nessuno dovrebbe finire in bancarotta solo perchè sta male''. Il presidente ritrova la determinazione dei toni ispirati della campagna elettorale, denuncia lo scandalo di un sistema di assistenza medica che "esclude perfino molti appartenenti al ceto medio" e critica il suo Paese con rara asprezza: "L'America è l'unica democrazia avanzata, è l'unica nazione ricca, che si trova in condizioni così penose. Dove le assicurazioni ti possono revocare ogni assistenza col pretesto di una malattia pre-esistente o perché hai perso il lavoro". Racconta storie tragiche, come quella di una donna abbandonata dall'assicurazione nel bel mezzo della chemioterapia per il tumore al seno. "Dobbiamo offrire un'assistenza sanitaria alla portata dei 46 milioni di americani che non ce l'hanno. Nessuno dovrebbe finire in bancarotta solo perché si è ammalato. Siamo a un punto di rottura, il tempo dei giochi politici è finito".
Come riassunto dal sito Repubblica.it, la partita politica sanitaria di Obama si basa su 3 cardini fondamentali.
Il primo rassicura i moderati: "Non un centesimo di deficit pubblico in più". Questa riforma da 900 miliardi di dollari "deve autofinanziarsi", attraverso risparmi, tasse sulle assicurazioni private e i contribuenti ricchi. Ma ricorda che il costo di questa riforma è molto inferiore a quello delle guerre in Iraq e in Afghanistan, o agli sgravi fiscali per i ricchi varati da George Bush.

Il secondo principio: "Migliorare l'assistenza per chi l'ha già; offrirla a quelli che finora non possono permettersela". E' un dosaggio di giustizia sociale per affrontare una delle piaghe più gravi dell'America e di stabilità. Guai a spaventare gli americani che lavorano nelle grandi aziende, hanno polizze assicurative soddisfacenti, e perciò temono "la mutua di Stato". Su questo punto controverso - il varo di un'assicurazione pubblica - Obama resta prudente e non pone pregiudiziali. Non è vera riforma, dice, senza "un'autentica possibilità di scegliere, una concorrenza che offra agli americani diverse opzioni". 
Il terzo cardine è basato sul sottrarre il controllo della salute delle persone alle forze di mercato, recentemente turbate dalla crisi economica che proprio dagli Stati Uniti ha trovato il suo punto di partenza determinando un impoverimento generale dall'est all'ovest. "Oggi la sanità lasciata alle forze di mercato non funziona" ricorda il presidente. Il costo delle polizze attualmente è alle stelle, è proibitivo per piccole aziende, autonomi, disoccupati. La folle "inflazione medica" costringe gli Usa a spendere il 16% del Pil per la sanità, molto più degli altri Paesi sviluppati e con risultati inferiori. Offrire un'assicurazione pubblica in concorrenza con le private, secondo Obama "aiuterebbe a migliorare la qualità delle cure e a ridurre i costi".  Le compagnie assicurative si riservano di negare le polizze ai soggetti a rischio, e perfino di cancellarle per chi viene colpito da malattie gravi. Questo "sarà vietato per legge".
 
Il presidente fa un gesto gradito alla sinistra del suo partito, che vuole l'opzione pubblica come garanzia di equità. Sul fronte opposto c'è la furiosa resistenza dei repubblicani e delle lobby del capitalismo sanitario. Obama non si spinge fino alle estreme conseguenze. Non minaccia il veto presidenziale se la riforma non conterrà l'opzione pubblica. Può accettare una fase transitoria in cui si sperimenta la creazione di cooperative per far concorrenza alle assicurazioni private.

Preannuncia una "Borsa delle polizze" in cui cittadini e datori di lavoro possano selezionare le offerte più competitive. "Sono aperto a idee nuove, non ho rigidità ideologiche", insiste il presidente. Condanna tuttavia la campagna di "calunnie" organizzata dalla destra repubblicana con il potente appoggio della lobby assicurativa durante l'estate: la riforma sanitaria è stata accusata perfino di imporre l'eutanasìa obbligatoria, negando le cure agli anziani per ridurre le spese. Smentisce anche l'accusa di voler estendere gratis l'assistenza agli immigrati clandestini. "La Casa Bianca ha cercato di mantenere un tono civile. Gli avversari hanno usato tattiche del terrore. Spero che il partito repubblicano riscopra la voce della ragione.
Troveranno un partner disponibile". Riserva strali acuminati alle compagnie assicurative, che "guardano solo ai profitti da esibire a Wall Street, e strapagano i loro top manager".

"Sull'80% delle misure c'è ormai un accordo", dice, ma nonostante l'ottimismo Obama non ha fatto breccia nell'opposizione. Il partito repubblicano è convinto che sulla sanità potrà affondare questo presidente, come fece con Bill Clinton nel 1993. Questa legge è uno snodo decisivo: se Obama non la porta a casa entro l'anno, tutta l'agenda delle riforme è a rischio. Ma se sui repubblicani non ci sono più illusioni, le aperture al dialogo di Obama in realtà hanno altri obiettivi. Vuole ricompattare il suo partito democratico, divaricato tra l'ala progressista che vuole una riforma audace, e i moderati che temono un'ulteriore esplosione di spesa pubblica. Soprattutto Obama si rivolge alla nazione, per spazzare via miti e leggende sul "socialismo sanitario" che hanno seminato l'ansia. Quattro dei cinque disegni di legge in esame al Congresso soddisfano i suoi "principi essenziali": assicurazione obbligatoria per tutti, sussidi pubblici per chi non può permettersela, controlli sulle tariffe assicurative, e divieto di escludere i pazienti.

Il presidente tira fuori, nel finale a sorpresa, una lettera che Ted Kennedy gli scrisse prima di morire. E' il momento più alto del suo discorso. "Siamo di fronte a una sfida morale, che riguarda i principi fondamentali di giustizia sociale. E' in gioco il carattere stesso della nostra nazione. Non possiamo accettare rinvii, non possiamo fallire questo appuntamento con la storia".
Fonte: vari giornali nazionali e repubblica.it
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04 settembre, 2009

H1N1: primo morto in Italia, migliorano gli altri pazienti ricoverati

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E' morto nella notte il paziente napoletano di 51 anni colpito dal virus A/H1N1 e fortemente debilitato da altri problemi di salute quali cardiomiopatia, oligonefria e diabete. Nel frattempo si registrano netti miglioramenti negli altri due casi di giovani colpiti dal virus, di cui uno a Como prossimo alla dimissione dal reparto in cui era stato ricoverato. Nel frattempo in questi giorni il governo cinese ha approvato l'immissione sul mercato di un nuovo vaccino contro il virus H1N1. Il vaccino è prodotto dal laboratorio cinese "Sinovac" (che ha probabilmente battuto tutti in quanto a rapidità nella creazione dell'antivirale) ed è stato ufficialmente approvato come "sicuro" dalle autorità asiatiche. Lentamente si completa il quadro di intervento che vedrà nei prossimi mesi attuare un piano di vaccinazione per contrastare la virulenza: sono stati ordinati oltre 40 milioni di vaccini, ad Ottobre si registrerà la prima ondata che riguarderà principalmente coloro che lavorano nel settore medico, ospedaliero e statale (cioè i soggetti più a rischio) mentre per metà gennaio è prevista una seconda ondata di vaccinazioni per tutti i giovani fino ai 27 anni di età. I medici di famiglia sollevano dubbi relativi alle modalità di vaccinazione: il vaccino è monodose ma ogni "compart" è infatti costituito da 10 dosi che devono essere somministrate in fretta con il rispetto di tempi che rendono il tutto abbastanza complesso se attuato in un normale studio medico (es. l'assenza di persone disponibili in quel ristretto orario e che può portare alla perdita di alcune dosi del compart).
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Messina, boom di candidati per l'ammissione a Medicina e Veterinaria: quasi 2000 in più...

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E’ in netto aumento a Messina il numero dei candidati ai test di accesso a Medicina e Chirurgia, Veterinaria e alle Professioni sanitarie. Il trend registrato per l’anno accademico 2009/10, vede 6492 domande rispetto alle 4.743 dello scorso anno.

E’ soprattutto il corso di laurea di Medicina ad avere il maggior numero di concorrenti con 1563 domande a fronte delle 1116 dello scorso anno, ma anche tra le Professioni sanitarie il trend è positivo con Infermieristica che vede 1864 candidati quest’anno e i 1272 dell’anno precedente e Fisioterapia con 1022 domande contro le735 dello scorso anno, la Facoltà di Medicina Veterinaria vanta inoltre ben 466 aspiranti veterinari rispetto ai 398 dell’anno precedente.

Fonte: 98cento.it
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02 settembre, 2009

Diabete: TGR5 e l'ormone GLP-1 sono le chiavi per la cura del tipo 2? Se ne parla a Perugia...

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Nuova importante notizia dall'Università di Perugia dove il ricercatore R. Pellicciari avrebbe messo a punto un nuovo farmaco per combattere il diabete di tipo 2. Si tratta di una molecola che potrebbe offrire nuove prospettive di cura per un male che colpisce 180 milioni di diabetici nel mondo, la maggioranza dei quali ha problemi di sovrappeso. La molecola e' stata scoperta in collaborazione con l'azienda Intercept Pharmaceuticals di New York.

Il diabete di tipo 2, la forma più comune di diabete, è in aumento in modo allarmante, con oltre 180 milioni di persone colpite in tutto il mondo. Con la crescente incidenza di obesità, un importante fattore di rischio per l'insorgenza del diabete di tipo 2, questo disordine metabolico rappresenta un grave problema di salute. Un gruppo dalla "Ecole Polytechnique Fédérale" di Losanna mostra ora che potrebbe esistere nuovi modi per combattere questi disturbi.

Lo studio, pubblicato oggi dalla rivista scientifica "Cell Metabolism", dimostra che l'attivazione della proteina TGR5 può trattare il diabete di tipo 2 e ridurre l'aumento di peso. In collaborazione con il Prof. Roberto Pellicciari e il suo team presso l'Università di Perugia (Italia), e Intercept Pharmaceuticals di New York, il gruppo presso l'EPFL, condotto dal dott Schoonjans Kristina e il Prof. Johan Auwerx, hanno caratterizzato le proprietà metaboliche di un attivatore selettivo TGR5 (INT-777), un farmaco con un futuro promettente per il trattamento del diabete e obesità.

Lavori precedenti dello stesso gruppo ha dimostrato che gli acidi biliari (molecole endogeno coinvolto nella digestione), attraverso l'attivazione di TGR5 nei muscoli e tessuto adiposo bruno, sono in grado di aumentare il dispendio energetico e per prevenire o invertire la "diet-induced obesity" nei topi.

Nel presente studio, il gruppo del dottor Schoonjans Kristina e il Prof. Johan Auwerx è andato oltre e ha studiato il ruolo della TGR5 nell'intestino dove TGR5 è espresso in cellule specializzate nella produzione di ormoni enteroendocrini. TGR5 controlla la secrezione di glucagone-like peptide 1 (GLP-1), che svolge un ruolo critico nel controllo della funzione del pancreas e la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue. Il gruppo al Politecnico di Losanna ha dimostrato che in condizioni di laboratorio questo composto può risultare efficace nel trattamento del diabete e ridurre la massa grassa. Gli autori hanno inoltre dimostrato che tali effetti sono stati collegati con l'aumento della secrezione di GLP-1 e del dispendio energetico.

Questo lavoro è di grande interesse, dal momento che potrebbe preannunciare un nuovo approccio per il trattamento del diabete di tipo 2 e obesità.

"Recentemente ben due classi di farmaci che sfruttano le proprietà di ormone GLP-1 sono stati commercializzati per il trattamento del diabete di tipo 2. La prima strategia mira ad aumentare i livelli di GLP-1, limitando la sua degradazione del corpo. La seconda è quello di imitare gli effetti di GLP-1 con farmaci attivando il recettore GLP-1 (GLP-1R) ", spiega Charles Thomas, primo autore dello studio.

In questo studio, gli autori propongono una terza opzione terapeutica basata sull'aumento della secrezione di GLP-1 tramite la somministrazione della terapia con agonisti TGR5. I risultati ottenuti dagli autori sono ancora più spettacolare in quanto, oltre a stimolare la secrezione di GLP-1, INT-777 induce l'attivazione di TGR5 in altri tessuti portando ad un aumento della spesa energetica responsabile di una riduzione della massa grassa e l'obesità.
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H1N1: napoletano di 51 anni in gravi condizioni, in Egitto italiano affetto da H1N1 e Aviaria

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Il nuovo virus dell'influenza continua a fare paura. Dopo le polemiche dei giorni scorsi relative all'utilità della chiusura degli asili per il periodo corrispondente al massimo punto di diffusione (periodo di chiusura consigliato dai pediatri e nettamente smentito dai ministri del governo), in mattinata era stata pubblicata dall'agenzia ADNKronos e da altre fonti di informazione la notizie relativa alla morte di un paziente di 51 anni colpito dalla nuova influenza H1N1. L'ospedale Cotugno di Napoli e l'assessorato regionale alla sanità hanno però smentito poche ore dopo la notizia, affermando che il paziente rimane in condizioni gravi ma stabili. L'uomo soffriva già di gravi problemi renali, diabete e cardiomiopatia dilatativa, e le sue condizioni gravi sarebbero da correlare soprattutto alle conseguenze del suo fisico già debilitato, ma non è affetto al momento da complicanze indotte direttamente dall'H1N1. Sono in ripresa invece le condizioni di un ragazzo a Como, colpito anch'esso dalla H1N1 e ricoverato nella giornata di ieri con tosse e febbre molto alta.

Intanto in Egitto si registrano tre casi sospetti di "co-infezione" di H1N1 e virus Aviario e che riguardano un turista italiano di 35 anni, ricoverato a Hurghada, un uomo di 30 anni, rientrato da un pellegrinaggio e un altro giovane di 28 anni arrivato in Egitto dall'Arabia Saudita dove aveva partecipato a un pellegrinaggio.

Oggi tavolo tecnico con le Regioni al ministero della Salute, alla riunione prenderanno parte il viceministro alla Salute, Ferrucio Fazio, i rappresentanti delle Regioni e le associazioni dei pediatri, medici di base e dei Pronto soccorso. Secondo quanto affermato dal Ministero entro la fine di ottobre dovrebbero essere a disposizione dell'autorità sanitarie 48 milioni di dosi di vaccino che dopo l'ok dell'Agenzia europea per il farmaco (Emea), saranno progressivamente rese disponibili.

FONTI: varie testate nazionali
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SENTIERI DELLA MEDICINA

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