AFORISMA DEL GIORNO

24 febbraio, 2009

Recettori EphB2 e EphB3 limitano la crescita dei tumori adenomatosi del colon

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I ricercatori dell'Istituto per la ricerca in biomedicina (IRB) di Barcellona, in Spagna, in collaborazione con quelli dell'Istituto catalano di ricerca avanzata (ICREA), hanno scoperto un nuovo meccanismo con il quale le cellule del tumore ricevono istruzioni per crescere in compartimenti limitati, cioè senza invadere altre aree del tessuto, come avviene nei primi stadi di sviluppo del cancro del colon, con la formazione di tumori benigni nell'intestino, noti come adenomi. Da questi tumori, se intervengono una serie di mutazioni e alterazioni genetiche, si sviluppa il tumore del colon. Secondo quanto viene riportato sull'ultimo numero della rivista "Nature Genetics", che pubblica i risultati dello studio, gli scienziati hanno osservato che sulla superficie delle cellule del tumore adenomatoso sono presenti recettori chiamati EphB2 ed EphB3, che rilevano la presenza di alcuni ligandi nel tessuto sano intorno a loro. Grazie all'interazione tra i recettori e i loro ligandi si ha l'organizzazione della struttura del tessuto intestinale. La presenza dei recettori EphB2 ed EphB3 fa si che le cellule tumorali siano costrette ad ascoltare i segnali che ricevono dal loro ambiente, e di conseguenza il tumore cresce in uno spazio confinato, dal quale non è in grado di uscire.
Eduard Batlle, ricercatore dell'ICREA, ha spiegato "Era ben noto che questi recettori funzionassero come soppressori tumorali, ma non sapevamo in che modo; ora siamo stati in grado di osservare che si tratta di una sorta di compartimentazione che impedisce al tumore di diffondersi. Via via che il tumore diventa maligno nelle cellule il programma genetico viene raffinato in modo da rimuovere i segnali che bloccano la crescita, inclusi questi due recettori, che impongono informazioni posizionali".

FONTE: Molecularlab.it

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Una donna su otto malata di endometriosi

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Mal di pancia, forti dolori mestruali, disturbi ciclici urinari o intestinali, dolori durante i rapporti sessuali. Potrebbero essere i sintomi di una malattia diffusissima e misteriosa: l'endometriosi. Ben tre milioni di donne ne sono colpite solo in Italia, circa una su otto, ma nella fascia di eta' 29-39 anni ne e' affetta addirittura una su due. Con rischi non da poco: dal 30 al 40% delle malate arriva all'infertilita', e ci sono anche casi di tumore ovarico (fino al 3%) o di Hpv. Pochissime di queste donne sanno di essere malate, tanto che in media c'e' un ritardo di nove anni tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi. Per questo il Ministero della Salute, in collaborazione con l'Azienda Ospedaliera Sant'Andrea di Roma, ha varato una campagna di comunicazione capillare (dal titolo "Quello che non so di me") per favorire una connoscenza migliore dei sintomi dell'endometriosi, stimolare il ricorso al medico di fiducia, prevenire il rischio infertilita'. Il tutto tramite un video di tre minuti, realizzato da giovani e destinato ai giovani (con la colonna sonora dei Velvet), che sara' proiettato fino al 16 marzo nelle 172 sale del circuito Warner Village Cinemas. E poi opuscoli informativi, locandine, calendari e messaggi radiofonici. "L'endometriosi e' una malattia silenziosa - ha spiegato il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che ha presentato l'iniziativa insieme al direttore generale del Sant'Andrea Vitaliano De Salazar e al prof. Massimo Moscarini - a cui spesso le donne non danno peso finche' il dolore non e' forte. Comporta aspetti invalidanti, come le assenze dal lavoro, e il rischio di infertilita'. Per questo il 9 marzo faremo un convegno al Ministero, mentre un Gruppo di Studio nazionale si riunira' per fornire ai ricercatori uno strumento utile per lo sviluppo di una ricerca interdisciplinare per chiarire gli aspetti ancora sconosciuti della patologia". L'endometriosi infatti, pur cosi' diffusa, e' un mistero: tecnicamente, spiega il prof. Moscarini, capodipartimento di Ginecologia al S.Andrea, "e' una malattia estrogeno-dipendente in cui il tessuto endometriale determina delle lesioni al di fuori dell'utero". Tuttavia "non esiste ad oggi alcun protocollo terapeutico riconosciuto e la maggior parte delle attuali cure mediche non sono adatte a lungo termine a causa degli effetti collaterali". Difficile anche una diagnosi efficace, senza contare la terapia, "che ha un grosso problema di recidiva, fino al 35%". Serve insomma ancora uno sforzo per far luce sulla malattia: tuttavia, denuncia Moscarini, "la ricerca sull'endometriosi e' scarsamente finanziata, probabilmente a causa della difficolta' di sviluppare proposte di ricerca competitive su una malattia compessa e poco comprensibile, che colpisce esclusivamente le donne".

FONTE: Agi.it Salute
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Cancro al seno e contraccettivi: una nuova ricerca conferma il legame

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L'uso della pillola contraccettiva puo' favorire lo sviluppo del tumore al seno: lo ribadisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology. Fino ad oggi, l'associazione tra cancro al seno e contraccettivi orali si basava "per lo piu' su studi condotti prima del 1990", nota l'equipe di ricercatori, diretta dalla dottoressa Lynn Rosenberg, della Boston University. Per la sua analisi, il team della Rosenberg ha usato invece dati recenti, coinvolgendo donne che partecipavano al Case-Control Surveillance Study. I ricercatori hanno cercato di capire se l'uso della pillola contraccettiva fosse legato al rischio di cancro al seno nelle pazienti cui era stata diagnosticata la malattia tra il 1993 e il 2007 e, nel caso l'associazione fosse valida, se il rischio variasse in base alla razza o ai recettori ormonali del cancro al seno. Lo studio ha coinvolto 907 donne con cancro al seno e 1.711 sane. Le donne che avevano assunto contraccettivi orali per un anno o piu' avevano il 50% o piu' di probabilita' di ammalarsi rispetto alle donne che non li avevano assunti o li avevano presi per meno di un anno. Inoltre, l'assunzione della pillola per lungo tempo e l'appartenenza alla razza nera aumentavano le probabilita' di sviluppare il tumore, mentre la presenza dei recettori ormonali del cancro al seno non influiva sull'associazione tra contraccettivo orale e cancro al seno. "L'uso dei contraccettivi orali e' molto diffuso ed e' quindi importante mettere in guardia le donne sui possibili effetti sulla salute", conclude Rosenberg.

FONTE: Agi.it Salute
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18 febbraio, 2009

Basta un poco di zucchero e il ricordo non c'è più? Polemiche sulla pillola dell'oblio...

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Un gruppo di scienziati ha scoperto come evitare che i ricordi traumatici si riattivino negli esseri umani. Potrebbe essere la soluzione per chi soffre di stress post-traumatici, non riesce a superare memorie dolorose o soffre di fobie ricorrenti. Ma e' gia' polemica, perche' c'e' chi solleva dubbi etici sul farmaco che "minaccia l'identita' dell'essere umano".Non solo: medicalizzare la sofferenza potrebbe impedire di imparare dai propri errori. Un'equipe di scienziati olandesi sostiene di esser riuscita a cancellare i cattivi ricordi usando un farmaco beta-bloccante, comunemente usato per i pazienti che hanno problemi cardiaci.

Alcuni esperimenti sugli animali avevano gia' dimostrato che tali farmaci - che bloccano i recettori beta-adrenergici, una classe di recettori associati alla proteina G- possono interferire sul modo in cui il cervello rielabora la memoria di eventi dolorosi. Nel nuovo studio -apparso sull'edizione Internet della rivista 'Nature Neuroscience'- il professore Merel Kindt ha testato il farmaco su una sessantina tra uomini e donne, sofferenti di aracnofobia, la paura dei ragni.

Al gruppo sono state mostrate foto di ragni e contemporaneamente somministrate lievi scosse elettriche. Il giorno dopo i volontari sono stati divisi in due gruppi: ad uno e' stato dato il beta-bloccante, all'altro una pillola placebo; quindi ai due gruppi sono stati mostrate di nuovo le immagini dei ragni. I ricercatori registravano il livello di paura facendo risuonare lievi rumori e registrando in che modo i volontari battevano gli occhi. Ebbene, il gruppo a cui era stato il farmaco beta-bloccante sbatteva le ciglia in modo molto piu' lieve.

Il test e' stato ripetuto anche il giorno successivo, e quelli sottoposti al farmaco sono apparsi ancora meno spaventati. Il farmaco sembrerebbe dunque interferire sul modo in cui il cervello ri-crea un ricordo doloroso e in via teorica potrebbe aiutare i pazienti a superare fobie, ossessioni, disordini alimentari e addirittura blocchi sessuali. Immediate le critiche: "Rimuovere i cattivi ricordi non e' come togliere una verruca o un neo", ha detto Daniel Sokol, docente di Etica Medica alla St George's, University of London: "Cancellare il passato doloroso muta la nostra individualita' perche' l'essere umano e' legato ai propri ricordi".

Non solo: "Le vittime di violenza potrebbero voler cancellare il ricordo del doloroso evento, e in tal modo perdere la capacita' di riconoscere i responsabili", ha rincarato la dose John Harris, dell'University of Manchester. Con il rischio ulteriore, ventilato da Paul Farmer, responsabile di un'organizzazione, Mind, che si occupa di salute mentale, "di cancellare insieme ai cattivi ricordi, anche quelli piu' belli".

Postilla: sono tuttavia numerose le persone che ritengono che questi farmaci in realtà non vadano a "cancellare il ricordo" ma semplicemente agiscano su determinate aree del cervello come dei "sofisticati calmanti" permettendo reazioni neurovegetative attenuate in merito all'attivazione di specifici circuiti limbici (coinvolgenti aree del cervello che si attivano per segnalare la necessità di prepararsi ad un pericolo) e riducendo in tal modo l'effetto che la "ripresentazione" di un cattivo ricordo potrebbe dare sull'emotività del soggetto senza comportare tutti gli effetti collaterali caratteristici dei farmaci tranquillanti espressi a dose elevate. Il soggetto quindi ricorderebbe ugualmente, ma non si "emozionerebbe" più alla presentazione di tale ricordo, riuscendo quindi ad attenuarne gli effetti e il ricordo dello stesso.

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17 febbraio, 2009

Sclerosi Multipla: nuove speranze dalla Vitamina D

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Scienziati canadesi e inglesi hanno condotto uno studio dal quale si evince come un"adeguata concentrazione di vitamina D nell"organismo della gestante e del bambino nei primi anni di vita possa tenere sotto controllo il gene che farebbe scattare la Sclerosi Multipla, malattia che solo in Italia conta che oltre 54.000 casi. A causa della scarsa o mancata esposizione al sole le popolazioni che vivono nelle regioni nordiche sono più esposte al rischio di contrarre la MS, ma nello studio sono state sottolineate anche le possibili cause genetiche, che han fatto valutare il rischio di sviluppare la malattia attorno a 1 su 300, contro l"1 su 1000 che si ottiene se non si considerano le cause genetiche. Analizzando il sistema di regolazione del gene i ricercatori hanno scoperto che le proteine attivate dalla vitamina D si legano a una sequenza di DNA, contigua al gene, alterandone la funzione. E" così comprensibile come la mancanza di vitamina D nelle persone che presentano una modificazione del gene possa alterare le funzioni del Timo e la produzione di anticorpi diretti contro virus e batteri. La funzionalità del Timo compromessa facilita il diffondersi di cellule T nocive che portano a una perdita di mielina sulle fibre nervose. Il direttore della ricerca, dottor Sreeram Ramagopalan, ha dichiarato: "Il nostro studio implica che l"assunzione di supplementi di vitamina D durante la gravidanza e nei primi anni di vita, può ridurre il rischio di sviluppare la malattia durante il resto della vita."
FONTE: MolecularLab.it

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Infarto: la mutazione di nove geni predispone al rischio

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Novità nello studio della prevenzione su base genetica della possibile insorgenza di infarti e patologie cardiovascolari. Nell'arco di dieci anni uno studio condotto dal Consorzio di genetica dell'infarto del miocardio e coordinato da Sekar Kathiresan, responsabile del servizio di Cardiologia preventiva del Massachusetts General Hospital di Boston, ha esaminato il Dna di 26 mila persone, metà sani e metà che avevano avuto un infarto, riuscendo così ad identificare un grande numero di fattori genetici che possono favorire un attacco cardiaco ed a mappare i geni coinvolti nell'infarto.Dalle pagine di Nature Genetics, sul quale son stati pubblicati i risultati dello studio, si apprende che sono state isolate nove regioni del genoma umano coinvolte nella suscettibilità all'infarto in età precoce, cioè meno di 50 anni per gli uomini e meno di 60 per le donne. Queste informazioni aiuteranno a comprendere i meccanismi che predispongono all'infarto e in futuro a mettere a punto test di rischio, considerando che chi possiede tutte le mutazioni fin qui isolate ha un rischio doppio di avere un infarto rispetto chi ne ha solo una o alcune. Allo studio hanno preso parte anche gli italiani Diego Ardissino, dell'università di Parma, e Pier Mannuccio Mannucci, dell'università di Milano.

FONTE: MolecularLab.it
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Primi esperimenti sulla cellula sintetica

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Il LivingTech Laboratory, del Parco scientifico e tecnologico di Marghera, è un progetto dell'European Centre for Living Technology, il Centro di ricerca europeo, con sede a Venezia dedicato alla realizzazione di nuove tecnologie ispirate alle proprietà dei sistemi viventi. All'Eclt partecipano una quindicina di università e centri di ricerca di tutto il mondo, con lo scopo comune di costruire una cellula vivente a partire dalle sue componenti inanimate. All'interno di questo laboratorio alcuni giovani ricercatori hanno creato in laboratorio un mini-enzima composto da venti aminoacidi, realizzando una scoperta che farà fare parecchi passi avanti alla ricerca. Davide De Lucrezia, 30 anni, responsabile del laboratorio, spiega che non siamo ancora alla cellula sintetica ma il mini-enzima individuato è un altro degli obiettivi da raggiungere, perché il campo di lavoro del laboratorio è, in generale, quello di costruire strutture biologiche di base, complementari a quelle esistenti in natura. Il mini-enzima sintetizzato è in grado di produrre una reazione che solitamente in natura è portata avanti da enzimi di duecento aminoacidi, cioè dieci volte più complessi, e suggerisce quindi la possibilità di semplificare processi molto complicati o che in natura non avvengono. De Lucrezia spiega "Se si costruiscono strumenti del tutto nuovi si può, per esempio, fare sintesi di polimeri finora realizzati con reazioni chimiche estremamente impegnative, anche dal punto di vista ambientale, perché hanno un carico di scarti non banale" e riguardo la cellula sintetica continua "Anche in questo ambito c'è parecchio lavoro ancora da fare"
Il problema attuale delle cellule sintetiche è che se il nucleo ha una funzionalità "normale", la membrana esterna va invece in rapida crisi, problema che i ricercatori del "Living Tech Laboratory" tentano di risolvere. Ancora De Lucrezia "Siamo riusciti ad esprimere delle proteine all'interno di compartimenti sintetici, che assomigliano a bolle di sapone e che sono quindi immagini semplificate delle nostre cellule. Ovvero: tutte le cellule sono definite da una membrana, cioè un perimetro complesso, strutturato con molte proteine. Nella nostra ricerca si è tentato di semplificare questo perimetro usando dei liposomi, cioè delle bolle di grasso al cui interno possono avvenire delle reazioni". Si è perciò riusciti a riprodurre parte della funzionalità minimale di una cellula, utilizzando dei liposomi che sono stati capaci di produrre una proteina ma i prossimi passaggi saranno nell'incrementarne la complessità, per esprimere molte più proteine in maniera coordinata. La cellula è infatti immaginabile come un sistema che risponde a degli stimoli e si può operare affinché la cellula veicoli un farmaco e lo rilasci solo se sottoposta a certi stimoli là dove necessario, per esempio per i trattamenti anti-tumorali.
FONTE: MolecularLab.it
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Chiede prelievo sperma del marito in coma ma l'ospedale dice no

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Ha chiesto il prelievo del liquido seminale del marito in coma, per avere un bambino tramite la fecondazione assistita, ma l'ospedale non ha dato l'autorizzazione. È successo a Pavia, dove il 30 gennaio la Direzione Sanitaria del Policlinico San Matteo ha ricevuto la richiesta ("effettuata verbalmente", precisa il nosocomio) della donna per prelevare il seme del marito 35enne, ricoverato in coma presso la Struttura Complessa di Rianimazione II. "Non essendo il paziente in grado di esprimere un valido consenso alla procedura - riferisce la Fondazione San Matteo - come richiesto dalla norma, la famiglia, in maniera autonoma, ha richiesto e ottenuto, da parte del Tribunale di Pavia, la nomina dell'amministratore di sostegno, nella figura del padre del paziente, finalizzato a decidere in merito al prelievo di liquido seminale. La Direzione Sanitaria della Fondazione Policlinico San Matteo, alla quale quest'ultimo ha fatto richiesta per l'effettuazione della procedura, ha risposto che 'la richiesta non poteva essere esaudita in quanto non finalizzata ad un trattamento diagnostico e/o terapeutico correlato alla gestione clinica del malato, ma si trattava di una richiesta personale da parte della signorà e che 'il centro di procreazione assistita del San Matteo non è dotato delle attrezzature nè delle autorizzazione occorrenti alla conservazione del liquido seminalè". Il nosocomio di Pavia, infatti, ribadisce che "la normativa italiana attualmente impedisce l'uso di liquido seminale per inseminazione in situazioni diverse da coppia eterosessuale con problemi di sterilità, in grado di esprimere un consenso valido". In questi ultimi giorni l'amministratore di sostegno ha contattato l'Azienda Ospedaliera di Padova per il relativo prelievo. "È questa struttura - conclude la Direzione Sanitaria della Fondazione San Matteo - che deve accettare di effettuare il prelievo e mettersi in contatto con noi per accedere nel Policlinico. Nessuna richiesta in questo senso è arrivata per ora a questa Fondazione".

FONTE: Aduc Salute
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Stati Uniti: primi test positivi per la terapia genica contro l’HIV

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I primi test clinici su pazienti con Hiv dimostrano la possibilità di trattare l'Aids con la terapia genica: infatti inserendo nel Dna dei pazienti un 'gene forbicè che taglia e disattiva una proteina virale indispensabile all'Hiv per replicarsi, la proteina TAT, i pazienti ottengono una riduzione della carica virale nel sangue e hanno un maggior numero di cellule immunitarie. A condurre il trial è stato Ronald Mitsuyasu della University of California a Los Angeles. La terapia genica potrebbe rappresentare un'alternativa efficace ai farmaci antiretrovirali che i pazienti devono prendere a vita, con tutti i loro effetti collaterali. La notizia è stata resa nota sulla rivista Nature Medicine. I farmaci antiretrovirali hanno rappresentato una svolta rivoluzionaria per i malati di Aids. Ma devono essere presi tutti i giorni e non sono privi di effetti collaterali. Inoltre il virus dell'Aids sta mutando velocemente acquisendo via via nuove resistenze farmacologiche. I ricercatori hanno isolato dal sangue di 74 pazienti cellule staminali della famiglia 'CD34+', che possono maturare formando molti tipi di cellule del sangue, incluse le CD4+, ovvero le cellule attaccate dal virus HIV. Prese le staminali gli esperti hanno inserito nel loro Dna il gene OZ1, una forbice molecolare che agisce tagliando una proteina virale. OZ1 taglia e disattiva TAT, ovvero una molecola che serve al virus per moltiplicarsi. Somministrando a parte dei pazienti le loro cellule modificate con OZ1, la loro carica virale nel sangue si riduce di un terzo rispetto al gruppo placebo e hanno un maggior numero di CD4+. Ovviamente si tratta ancora di un approccio sperimentale però ipoteticamente questo studio dimostra la possibilità di una terapia genica anti-Aids che di fatto rende l'organismo umano Aids-resistente.
FONTE: Aduc Salute

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Francia: esplode la polemica sull’impatto degli inceneritori sulla salute

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Gli inceneritori sono un tema sempre esplosivo in Francia. Due giorni giorni fa, 400 persone hanno sfilato a Villers-Saint-Sepulcre (Oise) per opporsi alla costruzione di un inceneritore di rifiuti domestici. L'estate scorsa, un progetto analogo è stato abbandonato a Clermont-Ferrand, dopo che tre medici avevano lanciato una petizione contraria. L'ultimo bollettino epidemiologico settimanale (BEH) pubblica due studi nazionali che segnalano un impatto sanitario debole degli inceneritori attuali. Il merito va anche alle norme comunitarie studiate per ridurre il volume di diossina. Infatti, negli anni 1990 i siti ne emettevano cento volte più di oggi. Se nel 1993 sul territorio nazionale erano stati rilasciati 1.895 g, nel 2007 erano 117, dice il Centro interprofessionale tecnico di studi sull'inquinamento atmosferico. Il numero di inceneritori è sceso da 300 a 128, anche se rimane il più alto d'Europa.
I ricercatori dell'Istituto di vigilanza sanitaria (INVS) hanno lavorato su grandi cifre: 135.000 casi di cancro su una popolazione di 2,7 milioni di persone e alla fine concludono che esiste una correlazione tra cancro e diossina, ma non un legame diretto. Un altro studio punta però il dito sulla concentrazione biologica, spesso trascurata. Ossia, ci sono persone più esposte di altre. Così, negli agricoltori che vivono vicino agli inceneritori e che mangiano uova di loro produzione, il tasso di diossina nel sangue è più alto. Ciò indicherebbe che la via alimentare conta di più di quella aerea.

FONTE: Aduc Salute
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Brevettato progetto per protesi per palpebre paralizzate

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Due chirurghi americani che lavorano presso l'Università della California di Davis hanno messo a punto protesi artificiali in grado di far riacquistare il movimento ai muscoli del viso di pazienti paralizzati e, in particolare, l'uso delle palpebre. I due chirurghi, Craig Senders e Travis Tollefson, hanno brevettato speciali protesi basate su muscoli artificiali polimerici. Si tratta di muscoli realizzati attraverso polimeri speciali -elettroattivi- che hanno come principale caratteristica quella di mutare forma se c'è un cambio di voltaggio al loro interno. Sfruttando questa caratteristica, i due medici hanno pensato a un sistema che non solo è capace di indurre una contrazione delle palpebre ma, regolandosi sulla base dell'intensità luminosa, anche di chiuderle. Il sistema al momento, hanno spiegato i ricercatori, è stato testato su cadaveri e ha dato risposte interessanti.

FONTE: Agi.com Salute
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La cura del diabete e la figura del “CareGiver”

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Una indagine condotta da Gfk Eurisko per Novartis a gennaio 2009 su circa 900 pazienti diabetici e 100 assistenti ha constatato come in nove casi su dieci il paziente diabetico è aiutato da un "caregiver", un assistente che lo aiuta nella gestione della malattia, il cui ruolo è tanto importante che chi ha a fianco una figura di questo tipo si sente più soddisfatto di se stesso (il doppio rispetto a chi vive da solo) e spesso anche più attivo e vitale (il 63% contro il 56%). L'indagine rivela anche che oltre il 60% dei "caregiver" è donna e che il sostegno al paziente è più forte al centro-sud Italia (93%) di quanto non sia al nord (79%); il paziente viene aiutato dal "caregiver" - generalmente il coniuge, un figlio o un parente - a non dimenticare i farmaci (76%), a seguire una dieta controllata (72%, che a sua volta nel 74% dei casi diventa lo stile alimentare dell'intera famiglia), a fare attività fisica (55%) e a non mancare alle visite mediche (54%). Per il 51% dei "caregiver" far seguire al malato una dieta controllata è la principale difficoltà quotidiana, mentre le complicanze che potrebbero insorgere sono la preoccupazione numero uno per il 69% delle persone che assistono un malato di diabete. In Italia il diabete colpisce in egual modo uomini e donne, in particolare oltre i 65 anni; le donne sono in genere più autosufficienti nell'affrontare la malattia. In circa la metà dei casi sono vedove e si registra un picco rilevante di malattia nella popolazione femminile oltre i 74 anni; l'80% dei diabetici è obeso (soprattutto le donne) o sovrappeso (in particolare gli uomini). Per sottolineare il ruolo dell'assistenza nell'affrontare il diabete, la Fand - Associazione italiana diabetici, insieme all'Osservatorio nazionale sulla salute della donna, ha ideato con il contributo di Novartis il progetto "Due in uno. Combinazione vincente contro il diabete": una campagna di incontri indirizzata ai pazienti e alle persone che li assistono per parlare, confrontarsi e capire meglio come affrontare la malattia. Entro la metà dell'anno saranno realizzati i primi tre incontri, a Torino, Ravenna e Reggio Calabria, che saranno aperti alla popolazione e coinvolgeranno, oltre a pazienti e "caregiver", un diabetologo e un medico di medicina generale.
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15 febbraio, 2009

Sicilia: medici specializzandi senza stipendio, monta la protesta. Sit in per il 24 febbraio...

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Giorno 24 Febbraio alle ore 10,30 avrà luogo di fronte la sede centrale dell’Assessorato Regionale della Sanità, sita a Palermo in Piazza Ziino (incrocio tra Via Notarbartolo e Viale Leonardo Da Vinci), il Sit in autorizzato di carattere regionale dei medici aspiranti specializzandi e degli specializzandi titolari di contratto di formazione finanziato dalla Regione per chiedere che il Governo Regionale reperisca le somme atte a garantire:

1) la copertura degli oneri finanziari relativi ai contratti di formazione specialistica assegnati nell’A.A. 2007/2008 e precedenti;

2) il finanziamento di un numero congruo di posti regionali da mettere a bando per l’A.A. 2008/2009;

3) la convocazione urgente dell’Osservatorio Regionale della Formazione medico specialistica, organismo tecnico che non viene riunito da più di un anno, al fine di affrontare le problematiche applicative della Riforma dell’Ordinamento Didattico delle scuole di specializzazione, che partirà nel corrente anno accademico.

La data del 24 febbraio è stata scelta in funzione dei tempi tecnici previsti affinché la Segreteria della Conferenza Stato Regioni, che chiuderà giorno 18 Febbraio p.v. l’OdG della seduta in calendario per il 26 Febbraio, notifichi alle Regioni la trattazione del punto relativo all’approvazione del fabbisogno dei posti di specializzazione per il triennio 2008/2010. Solo dopo l’approvazione del fabbisogno, infatti, le Regioni potranno valutare l’ipotesi di finanziare i contratti aggiuntivi regionali.
Dal momento dell’approvazione del fabbisogno le Regioni avranno tempo sino ad una data non ancora definita, ma comunque anteriore alla pubblicazione dei bandi, per comunicare al MIUR il numero e la tipologia di posti che si impegnano a finanziare per l’A.A. 2008/2009.

Per le informazioni di carattere organizzativo si prega di contattare i colleghi del Comitato Regionale aspiranti specializzandi A.A. 2008/2009 ed i responsabili delle Sedi SIGM-SIMS di Palermo, Catania e Messina. Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo a consultare le pagine di questo sito relative alle Sedi di Palermo, Catania e Messina.

Comitato Regionale aspiranti specializzandi:
Messina: Orazio Ventura Spagnolo numero 3493141167
Catania: Ferdinado Munno 3471802913
Palermo: Luca Lo Cigno 3299140017

Responsabili SIGM-SIMS:
Messina: Antonio Carnì: 3475245215
Catania: Flavio Arcerito: 3332242035
Palermo: Giorgio Sanguedolce: 3200611226

Questo un breve commento tratto dal nostro forum Unime.eu:

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Da erasmus 2009-02-15, 00:00:52

Invito non solo i neolaureati in medicina e chirurgia e gli specializzandi con contratto regionali ma anche i colleghi del 4-5-6° anno ad interessarsi alla preoccupante situazione che si sta vendendo a creare riguardo i tagli della regione sicilia alle borse regionali di specializzazione di area medica ma anche al fatto che già dal mese di Gennaio gli specializzandi titolari di regolare contratto regionale di medico in formazione nn percepiscono lo stipendio!!!
NN POSSIAMO + STARE A GUARDARE!!!!!
LA SITUAZIONE è VERAMENTE VERGOGNOSA PREOCCUPANTE!!!
CI STA DI MEZZO IL NOSTRO MA ANCHE IL VOSTRO FUTURO!!!
VI CHIEDIAMO DI PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 24 FEBBRAIO A PALERMO PER PROTESTARE INSIEME....E GRIDARE I NOTRI DIRITTI...I DIRITTI DI NOI GIOVANI MEDICI CHE ABBIAMO SCELTO DI INVESTIRE IL NOSTRO FUTURO NEL NOSTRO TERRITORIO!!!
a breve daremo data,luogo ed orario di un'assemblea organizzativa precedente alla manifestazione del 24 febbraio!!!
per info: Stiamo organizzando un servizio autobus, contattateci entro giorno 18 ore 12: specializzandi 3475245215, aspiranti specializzandi numero 3493141167!!!
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13 febbraio, 2009

Briciole di Medicina (2° Puntata) - La spirometria

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La spirometria è una tecnica che permette di investigare e ottenere dati che sono la spia della funzionalità di diversi apparati quali: l’apparato respiratorio, il metabolismo energetico e l’apparato cardiovascolare. Nella figura è schematizzato il classico spirometro di Benedict-Roth che fondamentalmente è costituito da:
1) Un cilindro scorrevole contenente aria atmosferica o ossigeno
2) Un boccaglio provvisto di doppia valvola che permette al soggetto di inspirare aria o ossigeno dal cilindro e espirare l’aria o l’ossigeno non utilizzati nel circuito in modo da poterli riutilizzare e di fissare la anidride carbonica espirata tramite calce sodata
3) Un chirografo, cioè un sistema di registrazione su carta posizionata su un cilindro rotante a velocità variabile e che permette la valutazione de volumi e delle capacità polmonari o del consumo di ossigeno in rapporto del tempo. Gli strumenti più moderni possono utilizzare due piccoli soffietto in gomma, chiamati concertine, anziché un cilindro metallico, e inoltre possono avere un sistema di registrazione basato su tavoletta spostabile sul piano orizzontale (e dunque non sul cilindro rotante).

Utilizzazione dello spirometro per studiare l’apparato respiratorio

Il soggetto, dopo pinzettamento del naso, fissa il boccaglio fra le arcate dentarie e inizia a respirare stando seduto, in piedi o camminando. E’ possibile registrare su carta la frequenza respiratoria (da 12 a 20 atti al minuti) e il volume corrente cosi come è possibile la registrazione del volume di aria ispirata o espirata forzatamente.

In un caratteristico grafico che prende il nome di spirogramma si possono evidenziare i seguenti volumi polmonari:

1. volume corrente (VC) = aria inspirata ad ogni atto respiratorio tranquillo (circa 500 ml)
2. volume di riserva inspiratoria (VRI) = volume di aria introdotta con una inspirazione forzata in aggiunta al volume corrente (circa 2S00 ml)
3. volume di riserva espiratoria (VRE) = volume di aria emessa con una espirazione forzata in aggiunta al volume corrente (circa 1200 mi)
4. volume residuo (VR) = volume che rimane nei polmoni dopo una espira¬zione forzata (circa 1200 ml)

Le capacità polmonari sono invece la risultante della somma di due o più volumi polmonari:

1. capacità inspiratoria = VC + VRI cioè volume corrente + volume di riserva inspiratoria.
2. capacità espiratoria = VC + VRE cioè volume corrente + volume di riserva espiratoria.
3. capacità vitale = VC + VRI + VRE cioè volume corrente + volume di riserva inspiratoria + volume di riserva espiratoria.
4. capacità funzionale residua = VR + VRE cioè volume residuo + volume di riserva espiratoria.
5. capacità totale = VC + VRI + VRE + VR cioè volume corrente + volume di riserva inspiratoria + volume di riserva espiratoria + volume residuo.

Dai dati precedenti è possibile risalire ai valori della ventilazione polmonare (volume di aria scambiate in un minuto dell'apparato respiratorio) e della ventilazione alveolare (volume di aria scambiato in un minuto a livello alveolare).

Tenendo presente che normalmente 150 millilitri di aria, dei 500 introdotti con il volume corrente, non raggiungono gli alveoli ma restano a livello delle vie aeree superiori (spazio morto anatomico SMA) avremo:

ventilazione polmonare = VC x freq. resp, = 500 x 12 = 6000 ml/min.
ventilazione alveolare = (VC-SMA) x freq. resp. = (500-150) x 12 = 4200 ml/min.

Sulla base di queste due espressioni è consequenziale che, aumentando la frequenza respiratoria si riduce il valore del volume corrente e quindi l'aria scambiabile a livello alveolare
freq. resp. = 24 volume corrente = 250 millilitri
vent. Pol. 250 x 24 = 6000 ml/min.
vent. alv. = (250 - 150) x 24 = 2.400 ml/min.

Pertanto ad una respirazione rapida e superficiale è preferibile una respirazione lenta e profonda.

Conoscendo il valore della ventilazione alveolare e possibile risalire al rapporto ventilazione/perfusione che rappresenta il quoziente tra il volume di aria scambiabile a livello alveolare e la quantità di sangue che perfonde il polmone (cioè la gittata cardiaca). Avremo quindi:

Rapporto “ventilazione alveolare/perfusione ematica” = 4,2 L/min./4,9 L/min. = 0,85

Questo rapporto è puramente teorico in quanto le diverse zone polmonari (aree di West) sono ventilate e perfuse in maniera diversa anche in rapporto alla diversa postura assunta dal soggetto.
Un altro parametro, di rilevante importanza, registrabile con la spirometria è il «volume espiratorio massimo al secondo, V.E.M.S.» che rappresenta il volume di aria che viene mobilizzato nel primo secondo di una espirazione forzata.

Il rapporto percentuale VEMS/CV rappresenta il cosiddetto «indice di Tiffeneau» che, nel soggetto fisiologico, è pari al 75%.

Rapporto “volume espiratorio massimo al secondo / volume corrente” = 75% (fisiologico)

Ciò significa, in altri termini, che il soggetto sano riesce ad espellere nel primo secondo di una espirazione forzata il 75% della capacità vitale mentre, nei soggetti affetti da alterazioni della ventilazione di tipo «ostruttivo» (ostacolato flusso dell'aria consequenziale ad un aumento delle resistenze delle vie aeree), tale indice è sempre inferiore al 70%.

Nelle alterazioni della ventilazione di «tipo costrittivo» (diminuita capacità di escursione volumetrica consequenziale a ridotta distensibilità toracica o polmonare) la spirometria evidenzia invece una netta diminuzione del VRI, del VRE e, quindi, della CV

Utilizzazione dello spirometro per il metabolismo energetico.

In questo caso nei soffietti in gomma dello spirometro viene eliminata l'aria atmosferica, sostituita da ossigeno, utilizzando una bombola.
E’ definito come metabolismo basale (MB) «il dispendio energetico minimo necessario allo svolgimento dei processi vitali in condizioni di riposo psicofisico» espresso in Kcal/metroquadrato/tempo.

La misurazione del consumo di ossigeno viene effettuata utilizzando i seguenti criteri:
a) soggetto in condizioni di riposo psicofisico;
b) neutralità termica cioè temperatura ambientale alla quale non c'è scambio di calore tra soggetto-ambiente, 20°C;
c) digiuno assoluto da 12 ore (per evitare l'interferenza energetica dell'apparato digerente);
d) digiuno proteico da almeno 24-36 ore (per evitare l'azione dinamico-specifica delle proteine).

In un apposito grafico è reso visibile un tracciato del consumo di ossigeno in un soggetto maschio di 22 anni. La misurazione è stata protratta per un periodo di tempo di 4 minuti. Il grafico deve essere letto da destra a sinistra, nel senso che all'inizio della prova il volume di ossigeno contenuto nel soffietto è maggiore e diminuisce in rapporto al consumo energetico. La differenza nel nostro esempio è di 45 mm. Sapendo che 1 mm. corrisponde ad un consumo di ml 31,25 di ossigeno, avremo: 45 x 31,25 = 1.406 millilitri Ossigeno/4 min e 1406 x 15 = 21.090 millilitri Ossigeno/ora. Essendo la temperatura e la pressione atmosferica (misurati dagli indicatori incorporati nello spirometro) rispettivamente di 24°C e di 758 mmHg per riportarci alle condizioni standard (STPD) di 760 mmHg e O°C bisogna moltiplicare per un fattore di correzione, ricavabile da apposita tabella, pari a 0,91, quindi 21 litri/ora x 0,91 = 19 L/h

Quindi, ricapitolando, da un grafico relativo ai valori ricavati con analisi spirometrica da un soggetto di 22 anni in condizioni standardizzate di temperatura ambientale, pressione atmosferica, ect. si evince che questi consuma in un ora un quantitativo di ossigeno pari a circa 19 litri.

Conoscendo il valore calorico di un litro di ossigeno (4,82) in rapporto al tipo di materiale combusto (utilizzando il quoziente respiratorio: Q.R. = CO^2 prodotta/O^2 consumata) avremo:
19 l/h x 4,82 = 91 Cal/h quindi il soggetto per sostenere il suo metabolismo basale consuma un quantitativo di energia pari a 91 calorie per ogni ora trascorsa. Questo valore può essere espresso in relazione al metro quadrato di superficie o alla unità di peso corporeo. Dai valori altezza e peso si risale, tramite apposita tabella, alla superficie corporea (1,97 mq) e quindi esprimeremo il MB per un mq di superficie => 91 : 1,97 = 46 Cal/mq/h questo valore va ora riferito a quello di un soggetto standard dello stesso sesso ed età (41 Cal/mq/h), potremo pertanto esprimere il MB sia in valori assoluto in variazione percentuale (in questo caso, più 12%, rientra nei limiti delle variazioni fisiologiche comprese tra il più o meno 15%).

Mentre nel passato la determinazione del MB veniva anche utilizzata come dice di funzionalità tiroidea (valori elevati Ipertiroidismo, valori bassi Ipotiroidismo), oggi la misurazione del tasso ematico degli ormoni tiroidei (T3 e T4) consente una migliore valutazione dell’attività di questa ghiandola. Il consumo di ossigeno resta invece strumento indispensabile per il calcolo qualitativo e quantitativo dell'introito alimentare in condizioni fisiologiche e patologiche (obesità. diabete, etc.)

Spirometria e apparato cardiovascolare

È noto che il volume di sangue immesso in un minuto dal ventricolo sinistro nell'aorta, o dal ventricolo destro nell'arteria polmonare, rappresenta la portata cardiaca o, meglio, la Gittata Cardiaca. La gittata cardiaca rappresenta, funzionalmente, l'adattamento emodinamico del cuore alle diverse richieste dei tessuti periferici. E’ la risultante del prodotto del volume di sangue emesso, da uno dei due ventricoli, nella singola sistole (circa 70 ml) e dal numero di sistoli/minuto (frequenza cardiaca da 60 a 80), pertanto,avremo che
Gittata Cardiaca = Volume sistolico x Frequenza cardiaca (70 ml x 70) = 4.900 ml/min.

La determinazione della gittata cardiaca può essere effettuata utilizzando il “Principio di Fick” che può cosi essere enunciato: la quantità di sostanza X sottratta al sangue da un organo nell'unità di tempo è in relazione al flusso dell'organo e alla differenza artero-venosa della sostanza X, Qx = (Ax - Vx) * F
Qx = quantità di sostanza x sottratta al sangue o che si aggiunge al sangue;
Ax = concentrazione della sostanza x nel sangue arterioso;
Vx = concentrazione della sostanza x nel sangue venoso;
F = flusso di sangue in ml/min

dalla formula si può ricavare => Flusso = Qx/(Ax - Vx)

l'organo che prendiamo in considerazione è il polmone e quindi la seconda formula ci permette di
calcolare la portata del ventricolo destro che, come già detto in precedenza, è uguale alla portata del ventricolo sinistro. Qx rappresenta il volume di ossigeno assunto dal polmone in un minuto, valore misurabile con lo spirometro come già descritto, pari a circa 250 millilitri; Ax è la quantità di ossigeno del sangue arterioso, pari a circa 190 ml/litro, misurabile a livello di un qualsiasi distretto arterioso; Vx è la quantità di ossigeno del sangue venoso, pari a circa 140 ml/litro, misurabile su un campione di sangue venoso misto ottenuto con il cateterismo cardiaco; pertanto l'espressione tratta dalla seconda formula diventa: F = 250 ml/min / (190-140) ml/l = 5 litri al minuto

Tabella riassuntiva dei principali parametri respiratori
volumi e capacità valori normali (oscillazione fra valori minimi e valori massimi)
volume corrente 400 - 600
volume riserva inspiratoria 1600 - 3000
volume riserva espiratoria 1000 - 1400
capacità vitale 3000 - 5000
capacità inspiratoria 2000 - 3100
frequenza respiratoria 12 - 20
ventilazione a riposo 6 - 11
consumo di ossigeno 200 - 250
volume espiro massimo sec. 2400 - 3600
Indice di Tiffenau 75%


È opportuno ricordare che 1 g di emoglobina è capace di legare 1,34 ml di ossigeno. Poichè il contenuto medio di Hb è di 15 g / 100 ml avremo che 15 x 1,34 = 20 millilitri di ossigeno su 100 ml di sangue arterioso; l'Hb presente nel sangue arterioso sistemico non è saturo di ossigeno al 100% a causa dello scarico di sangue venoso refluo dal circolo bronchiale e coronarico, nel cuore sinistro, per cui il valore predetto di 201 ml/Litro di sangue si abbassa a circa 190 millilitri su litro di sangue, valore utilizzato nell'espressione di cui sopra. È importante infine ricordare che, così come il MB viene riferito al mq di superficie corporea, anche la gittata cardiaca viene riferita all'unità di superficie: il valore ottenuto rappresenta «l'indice cardiaco».

La gittata cardiaca, oltre che con la metodica descritta in questa nota, può essere determinata con:
1) «il principio della diluizione di un indicatore»; utilizzando un colorante come “il blu Evans” o “il verde indocianina” oppure “albumina marcata con Iodio 131”; 2) «la ballistocardiografia»; Entrambe le metodiche risultano però più laboriose e meno precise rispetto al metodo del consumo di ossigeno.

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10 febbraio, 2009

Ipercolesterolemia: ne soffre un italiano su quattro, e il 14% degli uomini sbaglia terapia

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Un italiano su quattro soffre di ipercolesterolemia: piu' donne (25%) che uomini (21%) e la maggior parte di loro non assume farmaci. Lo confermano i dati del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanita': l'84% delle donne e l'81% degli uomini non assume farmaci contro l'ipercolesterolemia e per di piu' il 6% delle donne e il 14% degli uomini sbaglia terapia assumendo farmaci non adatti. Solo il 10% delle donne e il 14% degli uomini italiani si cura a dovere.

Nel corso della conferenza stampa promossa da “The Italian Stroke Forum” a Roma per presentare i dati di due studi italiani, “Dialogue” e “Lead”, che hanno dimostrato l'efficacia di una nuova associazione di farmaci “ezetimibe + simvastatina” studiata per quei pazienti ad altissimo rischio che, oltre agli alti livelli di colesterolo, si trovano a fare i conti anche con il diabete o con una malattia cardiovascolare.

Nel corso dell'incontro e' emerso un altro dato poco confortante: la metà degli italiani tra i 37 e i 74 anni è alle prese con problemi di colesterolo, avendo, il 36% degli uomini e il 33% delle donne, livelli di colesterolo appena sopra la norma e restano da aggiungere al totale tutti coloro che non sanno di avere il colesterolo alto.

In Italia il 9% degli uomini e il 6% delle donne ha il diabete e poi ci sono i trigliceridi, elevati per il 30% degli uomini e per il 17% delle donne. E la sindrome metabolica (3 o piu' fattori di rischio) interessa il 23% della popolazione italiana. Quando si allea con altri fattori di rischio l'ipercolesterolemia assume toni drammatici, specialmente se non controllata in pazienti che hanno avuto un infarto o che sono cardiopatici.

Un rischio importante in Italia, dove l'1,5% degli uomini e lo 0,4% delle donne tra i 35 ed i 71 anni ha registrato un infarto; un ictus l'1,1% degli uomini e lo 0,8% delle donne; l'angina pectoris il 3,3% degli uomini e il 3,9% delle donne.

FONTE: Agi.com Salute
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08 febbraio, 2009

[Off Topic] - Ennesima vittima di una città che sta annientando se stessa...

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Risuona oggi nei tg di Messina la notizia della morte della ventenne Alba Munafò, l'ennesima vittima del tratto di autostrada "Messina-Palermo". Venerdi sera la ragazza si trovava a tarda ora alla guida della propria auto, una Matiz in direzione verso "Messina" quando, poco prima dello svincolo per Rometta, la macchina ha sbandato per cause ancora da accertare, finendo la sua corsa sul guardrail al lato della carreggiata. Sull'auto viaggiavano due coetanei rimasti illesi.
Trasportata d'urgenza al Policlinico di Messina, i medici hanno riscontrato un vistoso trauma cranico che ne ha determinato lo stato di coma. La giovane, cui sono state praticate le cure di rianimazione previste dai protocolli, è rimasta sotto osservazione fino alla sera del giorno successivo quando i medici hanno dichiarato la morte cerebrale. La famiglia ha autorizzato l'espianto degli organi. Nelle cordoglianze alla famiglia della vittima, è opportuno e doveroso fare alcune considerazioni.

Il tratto di autostrada Messina-Palermo versa da anni in pessime condizioni e sono oramai innumerevoli le vittime scaturite da incidenti d'auto che si sono verificati in questi ultimi anni e in cui i successivi accertamenti hanno dato probabili responsabilità alla pessima struttura che permette di connettere non solo due delle maggiori città italiane (quale appunto messina e palermo) ma anche tantissime cittadine densamente abitate (Milazzo, Barcellona, Patti, Brolo) e paesini turistici (Spadafora, Rometta, Venetico) e collinari (San Pier Niceto, Roccavaldina, ect).

Rimanendo esclusivamente nell'ambito del 2009, quindi in appena un mese e qualcosa: il 3 febbraio vengono fermate tre ragazze che avrebbero percorso settanta chilometri in autostrada contromano, imboccando lo svincolo di Milazzo nella corsia sbagliata, tanto spavento ma per fortuna, complice anche l'ora tarda, nessun incidente. Il 16 gennaio muore un 48enne, Pietro Alizzi, di Villafranca Tirrena, a causa di uno schianto con la propria auto Mitsubishi nel viadotto "Telegrafo" mentre percorreva l'autostrada in direzione Palermo. Il 12 gennaio si verifica un maxi tamponamento che coinvolge 17 auto, sempre nell'autostrada Messina - Palermo poco prima di arrivare allo svincolo di Villafranca Tirrena, in direzione Palermo, per fortuna solo feriti ma nessuna vittima. Il 4 gennaio muore una ragazza, Simona Marabella, di 19 anni e rimangono ferite altre 4 persone, la giovane era su un'auto che e' sbandata schiantandosi contro il guardrail della Messina-Palermo prima del casello di Villafranca Tirrenica. Cambiando "Lato" di autostrada non cambia la pericolosità: il 21 gennaio sulla "Messina-Catania" muore un uomo di 40 anni, Antonio Arena di Catania, in un incidente stradale lungo l’autostrada Ct-Me mentre alla guida della sua Mercedes avrebbe perso il controllo dell'auto all'altezza di Giampilieri a causa dell'asfalto bagnato. E se si andasse a ritroso citando appena gli incidenti, mortali e non, del 2008, non basterebbe la lunghezza di questo post.

Ora, tutti i siciliani conoscono la storia di un tratto che è stato solo recentemente completato intorno al 2000: dapprima tutti coloro che desideravano viaggiare fra le due città erano obbligati, all'altezza di cefalù, a percorrere un lungo tratto di strada provinciale a due corsie, con tutti i disagi che ciò determinava (dal traffico congestionato alle numerose multe per autovelox piazzati strategicamente da piccoli comuni).

Attualmente sono tuttora presenti da lungo tempo alcuni chilometri di autostrada "in perenne manutenzione", con la carreggiata che si riduce a una sola corsia per direzione (come una qualunque circonvallazione cittadina), separati da dei semplici birilli e transitanti all'interno di una lunga galleria priva di corsia di emergenza.

Risulta evidente come la manutenzione del tratto stradale sia in alcuni punti assolutamente deficitaria e a pochissimo servono i limiti di velocità imposti a valori molto più bassi del normale (es. il limite di 80 in tangenziale quando in autostrada il limite normale è 130), limiti spesso non rispettati (ad esempio quali i numerosissimi camion e bus che percorrono tale tratto disattivando i dispositivi di controllo e dedicandosi a sorpassi azzardati per rispettare i propri orari di marcia) e che possono addirittura favorire l'insorgenza di incidenti, specialmente in ore notturne (colpi di sonno, distrazioni, sorpassi azzardati, ect).

Per raccontare quanto la città stia soffrendo il grande degrado sociale e politico degli ultimi venti anni, e di come questo degrado si stia riflettendo nel fornire servizi essenziali quali appunto il dare la sicurezza stradale nel trasferirsi da una città all'altra, basterebbe raccontare la storia dei famosi "svincoli fantasma giostra-annunziata": due svincoli che permetterebbero di connettere due zone distanti della stessa città di Messina (quale la zona nord ricca di abitazioni e la zona sud ricca di servizi e di uffici) e che in venti lunghi anni di costruzione non sono mai stati completati, adducendo diecimila scusanti e problemi di dubbia natura, e portando il traffico cittadino a livelli "di sfinimento", con oltre un'ora di attesa per poter percorrere le poche strade cittadine di connessione disponibili ( per circa 300000 abitanti soltanto due strade: Viale regina elena e Viale della libertà, entrambe a due sole corsie).

Basti pensare, sempre parlando degli svincoli, che recentemente era stato nominato dal governo Prodi un superprefetto a cui era stato conferito l'ordine di eseguire e completare i lavori per "evidente stato di emergenza": dopo pochi mesi tale prefetto si era visto "togliere" i fondi che erano stati stanziati per l'emergenza dal governo Berlusconi (al fine di redistribuirli per il taglio dell'Ici sulla prima casa) e poco dopo si è visto revocato, poco dopo l'elezione del nuovo sindaco Giuseppe Buzzanca di Forza Italia, tutti i poteri. Quindi attualmente è al governo un signore che sostiene di essere apertamente favorevole alla costruzione del ponte e contemporaneamente ha impedito la costruzione dei servizi essenziali che favorirebbero l'utilizzo del ponte stesso.

E i messinesi, come vivono tutto questo? Completamente paralizzati, consapevolmente inconsapevoli, da sempre vivono in uno stato di "transito perenne", divisi fra la voglia di scappare il prima possibile verso "il nodde" come uno qualsiasi che "ce la fici" e il particolare carattere degli abitanti di questa città che li porta a vivere qualsiasi cosa con fine "fatalistico", non chiedendosi mai "come cambiare le cose" ma sottolineando sempre che "le cose queste sono".

Questo è solo uno dei tanti "non-sense" di Messina, quella che si presumerebbe essere la tredicesima città d'Italia ma che purtroppo pare non riuscire a garantire quelli che sono gli standard minimi di sicurezza per impedire ogni anno una messe di gravi incidenti e orribili tragedie.
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07 febbraio, 2009

Novità sul blog: oltre 8000 visite, immagini su helloweb, commenti...

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Un pò di aggiornamenti:

1) Desidero comunicarvi che il sito ha oltrepassato la soglia delle 8000 visite. Oltre 17000 pagine viste in meno di un anno e circa 200 iscritti nel nostro gruppo su facebook. Sono ottimi risultati per un piccolo blog nato per gioco. Grazie per il vostro supporto e continuate a visitarci e a fare "join" nel nostro gruppo su facebook. Lentamente sto aggiungendo come "amici" tutti coloro che sono iscritti al gruppo (dico lentamente perchè facebook impone delle limitazioni quindi posso aggiungere poche persone alla volta). Comunicazione di servizio: il vecchio profilo su facebook, quello mio personale, l'ho tolto per ragioni personali. Eventualmente parliamo via msn.

2) Nella giornata di ieri ho provveduto a spostare in tutta fretta le immagini del blog dal server "Helloweb" (che causa pirateria ha deciso la improvvisa chiusura) al solito server "imageshack". Spero che questo non causi rallentamenti, anche se dovrebbe soprattutto migliorare la comparsa delle immagini (helloweb era offline un giorno si e l'altro pure, pessimo servizio). Quindi, nel caso vi troviate con nostri banner con una crocetta sopra, aggiornate l'indirizzo (in basso nella casella "Aggiungeteci al nostro sito" c'è il codice aggiornato da poter inserire modificando quello precedente).

3) Ho provveduto a fare una piccola modifica inserendo una finestra che mostra i 10 commenti più recenti: noto con piacere che il numero di persone che vogliono esprimere la loro opinione sulle notizie riportate sta aumentando e spero che sempre più persone possano commentare e dialogare utilizzando il blog.

4) Infine: nel caso notiate dei malfunzionamenti o delle segnalazioni strane da parte dei vostri programmi (es: se AVG segnala strani messaggi) vi chiedo cortesemente di segnalarmelo subito riportando quanto appare qui nei commenti al post o usando l'apposita casella "Mail" in alto nel menu. Il sito è ovviamente e assolutamente privo di virus o altro, quindi non dovrebbe apparire alcunche, ma siccome con "blogspot" non si sa mai, nel caso appare qualcosa avvertitemi subito.

Grazie della vostra attenzione e continuate a seguirci.


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06 febbraio, 2009

Messina: convegno sul Neuroblastoma

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Sabato 7 Febbraio presso la sala delle Bandiere di Palazzo Zanca di Messina, si terrà la IV Edizione del simposio scientifico - educativo dal titolo:"Neuroblastoma: il percorso di un bambino fra diagnosi, terapia e ricerca", organizzato da Associazione NB.Il convegno è stato organizzato con l'intenzione di informare il pubblico circa lo stato della ricerca e far comprendere l'importanza che essa riveste, poichè è l'unico mezzo grazie al quale sperare di riuscire a debellere questa grave forma tumorale. Il neuroblastoma (NBL) è un tumore maligno embrionario caratteristico del bambino, che prende origine dal tessuto simpatico, da cui fisiologicamente prendono origine la midollare del surrene ed i gangli del sistema nervoso e simpatico. Fra i vari tumori solidi dell'infanzia è, dopo quelli che interessano il SNC, il più diffuso (8%), con un'incidenza pari 10 casi per milione ogni anno. Per quanto riguarda la sede più diffusa di manifestazione essa cambia a seconda dell'età del soggetto, mentre per i bambini di età inferiore ad un anno ad esempio è molto diffuso nel torace (33%), negli infanti più grandi la sede di maggiore diffusione è l'addome (55-75%).

Si manifesta a tutte le età ma quasi esclusivamente si mostrano in età infantile, e solo nel 10% dei casi l'età supera quella dei 5 anni, 1,5% in età superiore ai 14 anni. Le cause di tale manifestazione rimangono ancora sconosciute, studi hanno dimostrato che fra i fattori di rischio prenatali vi sono l'età della madre (se inferiore ai 20 anni) e l'ipertensione sempre del genitore o l'assunzione, in gravidanza, di barbiturici e idralazina. Anche la sindrome alcolica costituisce un pericoloso precedente per lo sviluppo della massa tumorale, invece non è chiaro che ruolo abbia l'esposizione elettromagnetica. Esistono alcuni eventi morbosi come la malattia di Hirschsprung e la neurofibromatosi di tipo I che talvolta sono associate al neuroblastoma.

Fra i sintomi e i segni clinici evidenziati si mostrano astenia, febbre, calo ponderale, ma anche forme artritiche che possono essere in relazione ad una diffusione metastatica del tumore originale. Una forte diarrea invece è correlata al coinvolgimento di una secernazione anomala del peptide vaso-attivo intestinale VIP.

A seconda della sede di origine ritroviamo:

- Neuroblastoma a insorgenza addominale
- Neuroblastoma a insorgenza toracica, spesso insorge in maniera asintomatica
- Neuroblastoma a insorgenza pelvica
- Neuroblastoma cervico-facciale, tale forma comporta sovente la formazione la sindrome di Bernard-Horner, una forma più comune negli adulti.

Lo sviluppo del neuroblastoma può essere definito in vari stadi

- Stadio 1, confinato nella sola zona originaria, la prima fase
- Stadio 2a
- Stadio 2b
- Stadio 3, l'asportazione completa non è più possibile
- Stadio 4, con infezione sviluppata ad altri organi
- Stadio 4S, forma caratteristica per i bambini con meno di un anno di vita

Per combattere la progressione della neoplasia si sta valutando la possibilità di intervenire alle prime forme di stadiazione della massa aggressiva, per riuscire ad agire tempestivamente studiosi giapponesi hanno elaborato, nel ventesimo secolo, un programma che si basava sulle analisi costanti delle catecolamine; tali esami vengono chiamati screening urinari. Tali studi sono poi stati ripresi da altri paesi, alcuni anche europei. Diversa dal concetto di prevenzione è l'idea di effettuare esami cosiddetti prenatali, ovvero effettuati al futuro nascituro quando è ancora nel grembo materno, molto utili per un intervento rapido.

La tomografia computerizzata è l'esame che più degli altri riesce a fornire indicazioni utili ad una diagnosi. La risonanza magnetica, di ultimo utilizzo, è utile per comprendere se siano presenti complicanze ossee. Per quanto riguarda lo sviluppo metastatico del neuroblastoma esistono altri esami per ottenere un quadro più immediato e preciso e qui vi rientrano esami come biopsia ossea, radiografie e scintigrafia ossea.
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05 febbraio, 2009

Governo: I medici potranno segnalare la "clandestinità" dei pazienti

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Primo si' del Senato al ddl sicurezza tra le polemiche dell'opposizione che parla con Anna Finocchiaro di "manifesto ideologico" verso gli extracomunitari. Dopo la stretta di ieri sul 41bis per i mafiosi oggi il Senato ha approvato norme che "rivoluzionano" la normativa sulla sicurezza. I medici potranno denunciare all'autorita' giudiziarie gli immigrati clandestini. Nel frattempo Amedeo Bianco, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), lancia un appello alla Camera dei deputati affinché "fermi" l'emendamento della Lega Nord che ha ottenuto oggi il via libera di Palazzo Madama, e che elimina il principio di non segnalazione degli immigrati clandestini da parte degli operatori del Ssn, e lo stesso si dichiara "profondamente amareggiato, perché nonostante tutti i nostri sforzi e i molteplici tentativi per far ascoltare la nostra voce, abbiamo visto il Senato lasciar passare la misura". Bianco si appella "alle ragioni del buonsenso, libere da ogni ideologia, affinché vengano ascoltate dai deputati, così che aggiustino questo passaggio del Ddl, che non aumenta la sicurezza ma toglie solo valore al nostro sistema Paese e al nostro Ssn". In particolare, secondo il presidente della Fnomceo, "ci sono due aspetti dell'emendamento che ci preoccupano. Da un lato - spiega - allontana gli irregolari dal Ssn, aumentando paradossalmente la clandestinità. E creando, di fatto, la possibilità che si crei una sanità parallela, con un rischio di incremento delle malattie infettive e trasmissibili, e con un conseguente pericolo di recrudescenza di patologie ormai debellate".

Dall'altro lato "è indubbio che un provvedimento del genere - incalza Bianco - lanci un'immagine del nostro sistema Paese meno solidaristico, gettando ombre su un tratto forte e distintivo del nostro Ssn e della nostra classe medica. Di fatto - conclude il numero uno della Fnomceo con un'ultima stilettata - questo emendamento sottrae alle cure pazienti che hanno l'unico difetto di essere clandestini".

Anche i medici cattolici si ribellano all'emendamento della Lega. "Sono certo - spiega all'Adnkronos Salute il presidente dei medici cattolici, Vincenzo Saraceni - che i medici si asterranno dal denunciare gli irregolari a cui prestano cure. E anche noi daremo indicazioni in tal senso, fatta eccezione, chiaramente, per quei pazienti che si sono macchiati di gravi crimini. Ma questo vale anche per gli italiani, non solo per gli immigrati".

Saraceni si dice convinto che i medici italiani si asterranno dal segnalare i clandestini ai quali prestano cure, "la mia preoccupazione - spiega - è legata alla possibilità che gli irregolari non si rivolgano più al Ssn, per comprensibile paura". E su eventuali ripercussioni sulla salute della collettività, Saraceni riconosce: "non vorrei agitare spettri, ma è chiaro che se una malattia infettiva non viene curata cresce il rischio che si diffonda. E comunque, al di là di questo aspetto, siamo preoccupati per la salute dei singoli".

Dal leader della Fp Cgil, Carlo Podda arriva l'invito ai medici all'"obiezione" di coscienza e alla "disobbedienza civile". "A nome e per conto dell'intera Funzione Pubblica Cgil, che organizza, fra gli altri, i lavoratori ed i medici del servizio sanitario nazionale, condanno fortemente quanto avvenuto - sottolinea -. L'emendamento rappresenta in tutta la sua drammaticità il degrado culturale, valoriale e politico che attraversa la maggioranza di centro destra sul tema dell'immigrazione. Rappresenta, inoltre, una grave lesione del principio di universalità del diritto alla salute, ed indurrà tantissimi stranieri senza permesso di soggiorno a rinunciare alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, con tutto quello che ne consegue per i rischi per la salute di tutti i cittadini", spiega Podda.

FONTE: ANSA.IT E ADNKRONOS.IT

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03 febbraio, 2009

L'Alzheimer: un diabete di tipo 3?

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In uno studio pubblicato su "Proceedings of the National Academy of Sciences" sono stati pubblicati i risultati di una ricerca compiuta da un pool di scienziati statunitensi e brasiliani riguardanti una delle più comuni forme di demenza, l'Alzheimer. Si è scoperto un collegamento di tale patologia ad un'altra malattia comune nella terza età, il diabete mellito di tipo 2. Si è infatti osservato come statisticamente curare l'Alzheimer con l'ormone dell'insulina o altri farmaci antiiperglicemici può aiutare pazienti colpiti da demenza senile: l'insulina potrebbe "proteggere" le cellule cerebrali, in particolar modo le cellule della corteccia situate in aree frontali e temporali, e ridurre così i danni arrecati alla memoria a breve termine.

Il legame tra diabete e probabilità di insorgenza dell'Alzheimer è da tempo evidente per gli scienziati: studi condotti in Germania e negli USA hanno chiarito la natura di questa associazione e hanno concluso che la resistenza all'insulina (prima causa del diabete di tipo 2) nelle cellule cerebrali può compromettere la loro attività determinando l'insorgenza dei disturbi tipici dell'Alzheimer.

I recettori dell'insulina sono presenti in tutti i tessuti del corpo e sebbene non siano fondalmentali per il mantenimento in vita del tessuto cerebrale, la loro attivazione prolungata ed esagerata in determinate aree può alterare alcune funzioni cerebrali. Per studiare questo processo, i ricercatori si sono avvalsi di alcuni topi in cui i recettori dell'insulina presenti nei neuroni erano stati disattivati. I risultati hanno confermato che, nei topi geneticamente modificati, la resistenza neuronale all'insulina può interagire con altri fattori di rischio che determinano l'insorgenza dell'Alzheimer. "Questa è la prima dimostrazione del collegamento tra resistenza all'insulina e Alzheimer" ha detto C. Ronald Kahn del Joslin Diabetes Center di Boston "e dimostra come lo sviluppo di nuovi trattamenti per la resistenza all'insulina possano avere un impatto positivo non solo per il diabete, ma anche per altre malattie croniche".

Alcuni ricercatori, in un altro studio, hanno addirittura ipotizzato un altro tipo di legame fra Alzheimer e diabete. Secondo i ricercatori del “Rhode Island Hospital” e della “Brown Medical School”, in seguito a uno studio condotto su 45 soggetti deceduti, il morbo di Alzheimer potrebbe essere in realtà un diabete “di tipo 3”. Durante la ricerca è emerso che i pazienti affetti dal morbo di Alzheimer presentavano una riduzione di insulina. Già in precedenza, la neuropatologa Suzanne M. de la Monte, aveva comunicato che l'insulina non viene prodotta soltanto nel pancreas, ma anche nel cervello.

L'analisi è stata condotta osservata la corteccia frontale dei pazienti e misurando al suo interno l'insulina, il fattore di crescita insulino-simile (IGF-I) e i recettori per l'insulina. Dall'analisi si è evidenziato che più era avanzata la malattia, minori erano i valori dei parametri tenuti sotto controllo. Nei casi in cui la malattia era più avanzata, sono stati riscontrati alcuni valori come ad esempio quelli riguardanti i recettori dell'insulina, ridotti anche dell'80 % rispetto a quelli di un cervello sano. Secondo i ricercatori, i dati raccolti fanno pensare all'Alzheimer come una nuova forma di diabete che si ripercuote sul cervello, sul suo metabolismo, sul deterioramento delle cellule nervose. Grazie a questo studio e futuri approfondimenti, si potranno sviluppare nuove tecniche di trattamento che potranno migliorare la salute dei pazienti.
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Trasferita Eluana Englaro nella clinica "La Quiete" di Udine

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Eluana Englaro, la ragazza sarda che giace da oltre 16 anni in coma irreversibile, è stata trasferita questa notte da Lecco a Udine e si trova in una stanza della struttura di accoglienza “La Quiete” dove una apposita equipe medica, coordinata dal primario di rianimazione Amato De Monte, attuerà il protocollo di distacco del sondino che la tiene in vita, come previsto dalla sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il padre dovrebbe raggiungerla nel capoluogo friulano a breve. La porta della stanza nella quale si trova Eluana è costantemente sorvegliata da una guardia giurata; altre guardie controllano e sorvegliano la sede, gli ingressi e le strutture della casa di accoglienza.

I medici che si occupano della struttura hanno affermato che si dovrebbe procedere a una graduale interruzione della nutrizione e dell’idratazione, senza distacco del sondino nasogastrico utilizzato attualmente per nutrirla artificialmente.
Infuriano intanto le polemiche, con i vescovi italiani che ribadiscono come l’atto finale è, "al di là delle intenzioni, eutanasia" e si affidano, in questo momento, alla forza della preghiera. Tuttavia, affermano anche la loro vicinanza alla famiglia Englaro, "così duramente provata".

Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che a dicembre aveva emesso l'ordinanza che aveva indotto la casa di cura Città di Udine a rinunciare all'ultimo momento, a ospitare Eluana, ha detto che sta "valutando la situazione anche da un punto di vista formale", ma ha mantenuto il riserbo su eventuali nuovi provvedimenti, "alla luce - ha detto - delle situazioni di fatto e di diritto che verranno esaminate".

Di 'incompatibilità oggettiva tra il Servizio sanitario nazionale e l'applicazione del decreto della Corte d'appello di Milano" parla il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella, intervistata dall'ANSA. "Chiederemo informazioni dettagliate alla Clinica La Quiete di Udine, sul protocollo e le modalità amministrative, e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura. Vigileremo e, come ministero - ha detto Roccella - faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del Ssn".

A Udine Eluana è arrivata con un'ambulanza partita nella notte da Lecco, accompagnata da De Monte che, stamani, ha detto di essere "profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino, ma - ha aggiunto - tutto questo passa nettamente in secondo piano davanti al dolore della famiglia Englaro", confermando così la volontà di attuare la sentenza della Corte di Appello di Milano per l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione. Eluana per tre giorni sarà regolarmente alimentata, poi scatterà la procedura di distacco che, attuando un rigido protocollo sanitario già definito. A Udine, stamani, Eluana è stata accolta da una equipe medica che gratuitamente attuerà il protocollo sanitario di distacco.

Il sindaco della città, Furio Honsell, commenta l'arrivo della ragazza con le stesse parole di due settimane fa ("Si tratta di dare una risposta civile a una vicenda umana"), mentre la Chiesa friulana si mobilita in difesa della vita annunciando veglie di preghiere e altre iniziative. Il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Maria Flick, si dice "preoccupato per il possibile conflitto politico" che sulla vicenda si può e in parte si sta scatenando nel Paese, Enrico La Loggia (Pdl) parla chiaramente "di omicidio", mentre Isabella Bertolini (Pdl) sostiene che a Udine "si sta ponendo in atto una vera e propria esecuzione".
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