AFORISMA DEL GIORNO

30 settembre, 2008

Olanda, manipolato il gene della Penicillina

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Nel giorno dell’ottantesimo anniversario della nascita della penicillina ad opera di Fleming una equipe di ricercatori olandesi ha annunciato di essere riuscita a decodificare il gene da cui è codificata una molecola appartenente alla classe delle “penicilline” e a manipolarlo per ottenere forme di molecole che possono rendere i batteri meno refrattari. Le penicilline sono antibiotici beta-lattamici isolati da prodotti del metabolismo di alcune specie di Penicillium, in particolare Penicillium notatum e Penicillium chrysogenum. Questa scoperta potrebbe permettere la sintesi di nuovi tipi di antibiotici più resistenti e garantenti un minore rischio di complicazioni o interazioni chimiche con altri farmaci. Afferma il prof. Hugh Pennington, esperto di batteriologia all'Università di Aberdeen. "Tramite frammenti di DNA corrispondenti al gene sarà possibile migliorare le tecniche di sintesi in vitro e, manipolando la catena nucleica, avremo modo di creare molecole che risultino maggiormente efficaci"
Le penicilline sono attive contro la maggior parte dei batteri gram positivi come gli stafilococchi e gli streptococchi, contro gli spirilli (Treponema pallidum), contro gonococchi e meningococchi. Nonostante le penicilline siano antibiotici battericidi, a causa dell'intenso uso che se ne è fatto ed alla produzione di particolari enzimi (penicillinasi o β-lattamasi ) da parte dei germi, spesso si incorre in fenomeni di resistenza batterica. La scoperta dell'azione antibatterica di alcune muffe è da attribuire a Vincenzo Tiberio che descrisse il fenomeno alla fine del XIX secolo, anche se poi le ricerche che portarono all'impiego della penicillina presero il via dalla riscoperta compiuta da Alexander Fleming che a Londra, nel 1928, osservò che in una piastra di coltura contaminata da una muffa, la crescita batterica era inibita; così nacque la penicillina G capostipite di tutta la famiglia, usata ora solo come profarmaco per sintetizzare le nuove penicilline. La penicillina G era attiva solo su Gram positivi e per effettuare iniezioni endovenose doveva essere salificata (penicillina G sodica o potassica) ma ciò la rendeva estremamente caustica e dolorosa. È solo dal 1940 comunque, che la penicillina viene utilizzata contro infezioni batteriche. Nel 1943 l'industria americana, spinta dalle necessità belliche, ne iniziò la produzione a livello industriale, rivoluzionando il mondo della medicina e creando una nuova era per la moderna farmacoterapia.
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28 settembre, 2008

E' allarme Diabete giovanile in Sardegna

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Allarme diabete giovanile in Sardegna, dove questa patologia ha l'incidenza piu' alta al mondo dopo la Finlandia. E' quanto emerso oggi nell'ambito del convegno organizzato dalla Societa' italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica in occasione della prima giornata nazionale del diabete mellito nel bambino. La Sardegna conta oggi circa 1.600 bambini e adolescenti con diabete di tipo 1, 80.000 sono in tutto i malati di diabete nell'isola, mentre l'Oristanese è in testa alla classifica delle province piu' colpite. Il rischio di sviluppare questa malattia per i sardi è ben sei volte superiore a quello riscontrato nel resto d'Italia. Con 42 nuovi casi annui su 100.000 bambini tra 0 e 14 anni, la Sardegna è prima al mondo per incidenza assieme ad alcune regioni finlandesi. Altro dato di rilievo l'aumento dei casi di nuovi malati riscontrati nell'isola ogni anno dal 1971: da circa 8-10 nuovi malati ogni 100.000 abitanti, si e' passati a oltre 40 nel 2004. Il forte aumento rende necessaria "una campagna di informazione per i malati, i loro familiari e i professionisti del settore, oltre a tutto il resto della popolazione", in primo luogo per permettere di riconoscere subito i sintomi della malattia, che e' stata definita una patologia ad alta specificita' dal Piano sanitario regionale.
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Nuovo test per diagnosi del cancro al polmone

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Una ricerca presentata al Congresso annuale dell'American Thoracic Society in corso a Toronto afferma che un semplice test ematico potrebbe fornire uno strumento di screening accurato nei casi sospetti di cancro del polmone fin dai suoi primi stadi.

E' questo il risultato del lavoro condotto da A. Vachani dell'Università della Pennsylvania, il quale spiega che "lo screening tomografico del polmone evidenzia noduli in una percentuale che va dal 20 al 60 per cento dei soggetti. Questo tasso elevato di falsi positivi fa sì che i pazienti debbano sottostare a una sequela di esami come, tomografie seriali, PET e biopsie. Questo test, invece, può consentire di evitare tutte queste cose se venisse sviluppato come strumento diagnostico su vasta scala".

Il test di nuova ideazione si basa sull'identificazione di marker tumorali espressi dai globuli bianchi circolanti nei soggetti esaminati anzichè di analoghi marker espressi e rilasciati dal tumore stesso.

I controlli per quantificare accuratezza e validità del test sperimentale sono stati condotti su un campione di 44 pazienti affetti da tumore del polmone ai primi stadi, e 52 soggetti di controllo che corrispondevano ai primi per età, sesso, razza e dedizione o meno al fumo. Dopo un accurato esame dei profili di espressione genetica si è scoperto che l'esame dell'espressione di 15 geni forniva un'accuratezza dell'87 per cento.

L'autore della ricerca ha quindi sottolineato come "questi risultati suggeriscono che i tumori del polmone interagiscono con i globuli bianchi circolanti variandone il tipo di geni espressi. Ciò può potenzialmente essere sfruttato per sviluppare un test diagnostico non invasivo su pazienti sospettati du essere colpiti da un cancro del polmone".

FONTE: Molecularlab.it

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24 settembre, 2008

L'allarme Melamina in Italia

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Aumenta il numero di casi di neonati intossicati in Cina: una semplice riconta dei casi di neonati presentanti disturbi e calcoli ha permesso di far lievitare la cifra a oltre 53000 casi. Inoltre, il governo cinese ha ammesso che lo scandalo era già venuto alla luce questa estate ma non è stato reso "pubblico" in quanto la presenza dei concomitanti Giochi Olimpici avrebbe fatto da colossare cassa di risonanza, potendo mettere quindi a rischio l'integrità del governo.

Intanto, in Italia il sottosegretario alla Salute Francesca Martini denuncia il rischio che tali prodotti possano essere presenti anche nel nostro paese: nonostante il blocco imposto da tempo alle importazioni di latte cinese, ristoranti e negozi “etnici” potrebbero vendere prodotti in cui sia stato utilizzato il famigerato “latte alla melamina”, e dunque questi possono essere un potenziale pericolo per i consumatori. la Martini ha ammesso che “i ristoranti cinesi sono a rischio, perchè utilizzano, per diminuire i costi, prodotti base importati dalla Cina”. Il Ministero ha predisposto una rete di controlli per impedire il transito di prodotti importati che possano risultare potenzialmente pericolosi, tuttavia tali controlli sono resi inefficaci da una importazione “di contrabbando” che viene spesso fatta proprio su richiesta di chi conta su tali merci per vendere piatti e ridurre i costi. Fioccano intanto in rete i consigli su “come evitare la Melamina”: fintanto che le persone faranno attenzione alle etichette sui prodotti “caseari” e preferiranno il consumo di cibi italiani non dovrebbe esserci nessun pericolo, tuttavia è opportuno ricordare che la enorme perdita di potere d’acquisto unito alla necessità delle famiglie di risparmiare può comportare l’utilizzo di prodotti di tal tipo e dunque aumentare i rischi. Attualmente il consiglio fondamentale è di utilizzare, per i propri neonati, latte (in polvere o da allattamento) che sia derivante esclusivamente da paesi europei
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22 settembre, 2008

Staminali e cancro: una relazione pericolosa?

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Alterazioni dello sviluppo di alcune cellule staminali potrebbero comportare la comparsa di varie forme di cancro. Questa idea sta prendendo sempre piu' piede nella comunita' scientifica e si basa su un'intuizione risalente ad alcuni anni fa ma solo di recente presa in maggior considerazione. La cellula staminale darebbe vita a due diverse cellule di cui una resta staminale mentre l'altra si moltiplica nel tipo di cellule necessarie a dar forma all'organo e il cancro sarebbe scritto in queste ultime fin dall'inizio. Le terapie al momento mirano all'eliminazione di tutte le cellule cancerose nel loro insieme ma in un prossimo futuro potrebbe essere possibile mirare direttamente all'eliminazione delle cellule staminali in cui vi sarebbero possibili alterazioni.

La prima prova a favore di questa tesi fu trovata nel 1997 da uno studioso dell'Universita' di Toronoto, John Dick, che riusci' ad isolare quella che sembrava essere una staminale da una forma di cancro del sangue, la Aml (acute myeloid leukaemia). Lo stesso tipo di ricerca e' stato svolto negli anni successivi nel campo del cancro al seno, alla prostata, al colon, al polmone, alla testa, ma anche al melanoma, al sarcoma e al mieloma.

William Matsui, della Johns Hopkins University, ha successivamente confermato che su un campione di 300 pazienti affetti da tumore al pancreas il periodo di sopravvivenza era nettamente piu' breve per quanti presentavano cellule staminali nel tumore. Ma ancora piu' interessanti sono le risultanze di una ricerca condotta in Texas presso il Baylor College of Medicine, dove si cura il cancro al seno. Qui e' stato appurato che la chemioterapia tende ad eliminare, agendo su tutte le cellule indiscriminatamente, tende a lasciare in vita le staminali da cui poi il male torna a presentarsi.

Le cure messe a punto usando questo principio stanno dando il loro risultato, soprattutto nel campo del tumore al seno. Manca comunque la certezza e la comunita' scientifica internazionale usa i toni cauti. Come sempre in questi casi, l'efficacia della terapia potra' essere misurata solo nel medio-lungo periodo. Ma se l'intuizione dovesse rivelarsi corretta, l'aver capito la vera origine del cancro portera' prima o poi alla sua sconfitta definitiva.

FONTE: Molecularlab.it & ADUC.it

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Scoperto il segreto del DNA batterico

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Grazie ad uno studio condotto presso il Langone Medical Center della New York University e pubblicato sull'ultimo numero di "Science" sono stati chiariti i meccanismi che spiegano la compattezza del genoma batterico, che paiono dipendere da una proteina chiamata "Rho". In Esterichia Coli la proteina Rho ha il compito di mantenere definiti i confini tra i geni e di regolare la sintesi proteica perchè vengano espresse solo le molecole necessarie per le funzioni cellulari immediate."Rho", per le sue funzioni, fa parte del gruppo dei cosiddetti fattori di determinazione, ovvero quelli che servono a fermare la trascrizione dei gene, ma finora non si sapeva su quanti geni agisse questa proteina e perché fosse essenziale per la sopravvivenza del batterio che, in assenza di questa proteina, muore.

Evgeny Nudler, uno degli autori della ricerca, ha spiegato che "Rho è pervasiva e blocca la trascrizione di quasi tutti i geni. Il primo compito di Rho è quello di adeguare i livelli di trascrizione alle necessità del batterio. Inoltre è essenziale per tenere a bada geni potenzialmente tossici" mentre Christopher J. Cardinale, che ha partecipato alla ricerca, aggiunge "Rho è un'antica proteina che si trova nei batteri. Essi sono talmente piccoli che non tollerano di portarsi dietro del DNA extra. Nel corso dell'evoluzione Rho può aver permesso ai geni di essere impacchettati molto strettamente, e di crescere rapidamente".

FONTE: MOLECULARLAB.IT => http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6228

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18 settembre, 2008

Cina: oltre 6000 neonati intossicati dal latte alla melamina

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Dilaga in Cina lo scandalo del latte per infanti contaminato. Finora sono 4 i decessi, oltre 6000 le intossicazioni e oltre 150 i neonati vittime di blocchi renali acuti. L’ultima vittima si è registrata nel territorio dello Xinjiang, area dove si è registrato il numero più elevato di casi. Il gruppo alimentare Sanlu la scorsa settimana è stata costretta, dalle autorità cinesi e dall’ondata di indignazione internazionale, ad ammettere che il suo latte in polvere contiene melamina, una sostanza ricca di nitrogeno. Tale sostanza viene utilizzata per arricchire il latte e mantenerne il caratteristico colorito bianco, nascondendo in tal modo la diluizione. Quindi, si tratta di una tecnica che permette di distribuire una quantità maggiore di scatole di latte pur essendoci una produzione minore, e dunque permette maggiori introiti economici a scapito della salute di chi non può difendersi. La tecnica di diluizione con addizione di melamina è normalmente bandita dall'industria alimentare, tuttavia in Cina rappresenta una delle tante sofisticazioni attuate per diminuire i costi dei prodotti esportati e “lucrare” sulla salute delle persone. E’ escluso che si tratti di un singolo imprenditore: una recente indagine statale, sempre attuata per conto internazionale e in relazione alle morti verificatesi, ha riscontrato che un quinto delle 109 industrie cinesi ha prodotto alimenti adulterati con tale sostanza.
Il governo cinese ha dovuto ammettere la impossibile prevenzione di tali casi, pur decidendo di aumentare i controlli su fabbriche e bestiame. Come ammesso dalla stessa tv di stato CCTV, lo scandalo ''ci dimostra che il mercato caseario è caotico, con varie falle nei meccanismi di supervisione che è del tutto inefficace''. Altri esempi di prodotti sofisticati: giocattoli e tessuti colorati con sostanze ricche di piombo, pomodori e ortaggi prodotti ed esportati dopo largo uso di pesticidi proibiti.

Ci si aspetterebbe dal governo italiano un blocco lungo e duraturo delle importazioni di latte, sia esso per adulti o neonati, almeno per lanciare un chiaro segnale di critica a governo e imprenditori cinesi su certe pratiche disumane, quale l’inquinare con sofisticazioni il latte da dare ai neonati.
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Eye floaters and Eyefloaters.info

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Su richiesta del sito citato, pubblico sul blog la versione in inglese dell'articolo precedente:

Computer, books, journals, portable phones, video terminals, glasses, contact lens. Our eyes is constantly working, everyday, about 12 hours at day. In these last years the appearing frequency of a disturb in the eyesight called “Eye floaters” is increasing. Eye Floaters are quickly annoying dark signs that may damage simple operations like reading a text. It’s like “having rubbish on the lens”, and that appears especially in rapid eye movement. One of the most significant symptom of this problem is the appearing of a vision of a transparent smooth spider web that float in the field of vision when watching skies or light backgrounds. In extreme cases, this problem should damage the eyesight of patient making him impossible to bring on focus a object or a point of the background, or altering the field with moving dots or dust, strings and squiggly lines.

Specialists are agreed to consider Eye Floaters related to a inflammatory damaging process that involved the “Corpus Vitreus”, a jelly substance placed in the backboard of the eye, beyond the retina and behind the lens. This gel is made with hydrate tissue, and the “inflammations” determine the breakup of the tissue, making pieces floating into spaces.

Despite the increasing frequency of medical cases reported, actually this disease is not considered a “official pathology” but a simple symptom tied to “ageing”.

Regarding the possible therapy, actually there are few choices. A increasing body and eye hydratation with food “vitamin” supplement are considered effective to retard the progression of this ill. In most serious cases, there are chirurgical operations like “Vitreoctomy”.

In USA there’s a site called “Eyefloaters.info”, an English language site in which there’s explanation about eye floaters and a promotion about a book containing “a promise of a cure to reduce and eliminate Eye Floaters in about 7 days”. Apparently this site is not talking about pharmaceutical treatment, but sells a book where there’s should be some suggestions to heavy the “quality life” of eyes, making it possible to improve eyesight of suffering people. It’s a little bit curious to read the part when the author says he discovered this cure “while reading an old Native American remedies book”. The price for this book is about 10$, payable by paypal. Absolutely I don’t know about the efficience of this “Native American cure” or about the contents of the book sold, but at least the site is not seemingly to sell dangerous drugs (at this time there’s no official acknowledged therapy for eye floaters) and meanwhile is promoting discussions about the frequency of a “eye ill” that nowadays is heavy underestimated.

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Cosa sono le miodesopsie, un disturbo spesso sottostimato

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Computer, libri, giornali, cellulari, videoterminali, occhiali, lentine. A causa dell’abuso che viene spesso fatto della propria vista, negli ultimi anni è in rapida espansione la frequenza di comparsa di un disturbo a carico dell’occhio, consistente in fastidiose “tele” scure che appaiono in modo rapido e istantaneo.
E’ come se il proprio occhio avesse della “sporcizia” sulla sua lente, e che tale appare solo in relazione a determinanti momenti o movimenti oculari. Uno dei sintomi più caratteristici di tale problema consiste nella visione di un “reticolato trasparente in movimento” mentre si guarda un fondo di un solo colore, solitamente bianco. Nei casi più gravi tale disturbo si rafforza, causando l’impossibilità da parte del soggetto di focalizzare un punto del proprio visus: in questo caso si hanno delle vere e proprie “scintille” che ostacolano la lettura, la visione o anche le mansioni più consuete della vita quotidiana.

Gli studiosi sono concordi nel ritenere l’eziogenesi di questo disturbo collegato a dei processi infiammatori che coinvolgono il “corpo vitreo”, una sostanza gelatinosa disposta fra il fondo dell’occhio (laddove c’è la retina) e il cristallino, quest’ultimo permettente la messa al fuoco. Il gel che compone il corpo vitreo è formato da fibre riccamente idratate e contenenti acido ialuronico. In pratica, un processo “infiammatorio” determina una temporanea ridotta idratazione e la successiva la frammentazione di queste fibre, con la comparsa appunto di tali tele, che sarebbero il risultato della “fluttuazione” dei frammenti di fibre negli spazi liberi.

Nonostante la frequenza in aumento, attualmente le “miodesopsie” sono ancora considerate come un disturbo visivo “legato all’età” e “privo di cure”, e tanti medici, ottici e oftalmologi, sottovalutano la loro importanza, arrivando a considerarli come “aberrazioni visive” o il risultato di “disturbi retinici” e sminuendo il fastidio che queste possono apportare alla visione degli oggetti da parte dei pazienti.

In Italia è nata già da tempo la Onlus “Associazione Cielo Azzurro”, raggiungibile al sito Miodesopsie.it, che prende il nome appunto dal fastidio visibile dai soggetti guardando un cielo privo di nuvole. Il sito, italiano, conta un numero sempre maggiore di iscritti e sta lavorando da tempo per portare il problema all’attenzione pubblica, cercando anche di ottenere un riconoscimento come patologia invalidante.

Riguardo le possibili cure, attualmente le poche disponibili e valutate come efficienti consistono in un incremento dell’idratazione mediante bevande e colliri, oltre che l’apporto di alcuni integratori alimentari che dovrebbero aumentare la possibilità di mantenere l’integrità dell’acido ialuronico. Nei casi più gravi, in cui le miodesopsie diano fortemente fastidio e procurino persino dolore alla visione, si procede a tecniche chirurgiche quali Vitreolisi e Vitreoctomia totale, le quali tuttavia sono particolarmente invasive e spesso possono arrecare disturbi al visus del soggetto operato.

In America sono attivi vari siti, fra cui il recente sito “Eyefloaters.info” , un sito in lingua inglese che promette, vendendo un libro, una cura per eliminare questo fastidioso disturbo visivo in 7 giorni. Apparentemente non si tratta di un farmaco o di una terapia precisa, quanto della vendita di un testo, in cui vi sarebbe una cura scoperta “while reading an old Native American remedies book” (tradotto: leggendo un libro di rimedi degli antichi Nativi Americani), nella quale verrebbero riportati dei consigli su come migliorare la “qualità di vita” del proprio occhio. Il sito riporta anche, in modo molto pubblicitario, delle testimonianze di persone che avrebbero risolto il problema delle eyefloaters in modo apparentemente definitivo. Il prezzo della vendita di questo libro sarebbe di 10 dollari, pagabili tramite paypal. Assolutamente non ho alcuna informazione riguardo l’efficienza di questa “cura”, né tantomeno della validità del contenuto del libro offerto, e preferisco non esprimere giudizi a riguardo, ma almeno il sito sembra non vendere alcun tipo di farmaco (anche perché al momento non esiste alcuna cura farmacologica per la cura delle miodesopsie) e nel frattempo promuove la conoscenza e le discussioni relative a questa patologia “non ancora patologia”, la cui frequenza sta crescendo in modo pericoloso ed è attualmente del tutto sottostimata in ambito medico.
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17 settembre, 2008

Barack e Mccain: confronto (?) anche sul piano sanitario...

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La sanità americana, sempre più in crisi rispetto agli standard degli ultimi anni e bisognosa di un radicale cambiamento, potrebbe avere una influenza importante anche sul piano politico, fino a essere decisiva per l’elezione del presidente degli Stati Uniti. La sfida per le presidenziali fra democratici e repubblicani vede un importante campo di sfida anche sulle prospettive sanitarie offerte. Tuttavia sono molte le voci giornalistiche degli USA che levano gli scudi ai propositi fin qui emessi, dichiarandoli del tutto inefficaci per rilanciare un sistema che, complice la crisi economica e soprattutto la crisi che sta colpendo il mondo finanziario delle banche e soprattutto assicurazioni, vede sempre più persone escluse da possibili cure e benefici.

Il programma di riforma del sistema sanitario del candidato Democratico Barack Obama si basa su un programma di copertura nazionale obbligatorio che consentirebbe ai singoli e alle piccole imprese di acquistare un'assicurazione simile a quella finora garantita ai dipendenti pubblici, grazie a un sistema di tassazione che andrà in parte a gravare sui datori di lavoro che non offrono una copertura sanitaria, tuttavia secondo gli esperti ciò determinerebbe un incremento dei costi statali e una “burocratizzazione” che risulterebbe particolarmente pesante per l’attuale struttura statale statunitense. Il programma del Repubblicano John McCain promette medesime agevolazioni, introducendo un credito fiscale di 2.500 dollari a persona e 5.000 a famiglia e incoraggiando le persone a cercare “la migliore offerta assicurativa” anche in altri Stati federali. Anche nei suoi piani vi è l’introduzione di una tassa sull’assicurazione lavorativa, fornita dai datori di lavoro.

Entrambi concordano sulla necessità di incentivare il ricorso ai medicinali generici e aprire all'importazione dei prodotti da paesi che hanno negoziato prezzi più bassi con le aziende farmaceutiche.

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14 settembre, 2008

Alimentazione: dai broccoli un'arma contro le malattie polmonari...

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Un gruppo di ricercatori americani della "Johns Hopkins School of Medicine" ha dimostrato che i broccoli, un alimento molto in uso nella dieta nostrana, possono avere un effetto benefico di prevenzione per determinate patologie respiratorie, particolarmente quelle che si ricollegano all’abuso di sigarette. In tali ortaggi vi sarebbe una sostanza chiamata “Sulforapane” che, una volta assorbita a livello intestinale, permette un incremento dell’attività del gene NRF2 il quale produrrebbe molecole aventi una azione antiossidante. Studi recenti e correlati hanno permesso di dimostrare come i fumatori che presentavano una minore incidenza di patologie bronco-ostruttive possiedono una espressione più accentuata delle molecole prodotte da tale gene. Si suppone quindi che una dieta ricca di ortaggi verdi, e in particolar modo di broccoli, possa essere una valida arma per la prevenzione di allergie e complicanze respiratorie legate all’invecchiamento del tessuto polmonare.
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09 settembre, 2008

Diabete di tipo 2: in arrivo la Exenatide a dosaggio settimanale

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In uno studio clinico presentato nel corso della 68a sessione scientifica annuale dell' “American Diabetes Association” (ADA) di San Francisco è stata prospettata la possibilità di poter curare i pazienti affetti da diabete di tipo 2 mediante una unica dose di exenatide, un farmaco che, se somministrato settimanalmente, avrebbe un lento rilascio e determinerebbe un netto miglioramento del controllo glicemico. Il test clinico, durato 52 settimane, ha permesso di osservare come i pazienti in trattamento con exenatide registrano un ulteriore miglioramento dei valori di emoglobina glicosilata rispetto ai pazienti che invece assumono exenatide con l’attuale formula delle due iniezioni giornaliere. Il 72% dei pazienti che ha assunto exenatide una volta la settimana ha raggiunto valori di emoglobina glicosilata a 52 settimane pari o inferiori al 7, livello indicativo di un buon controllo glicemico a lungo termine. La nuova formula del farmaco godrebbe di un brevetto riguardante i nuovi farmaci ad azione prolungata, basata su di un incapsulamento del farmaco iniettato in forma liquida sottocute e il successivo rilascio graduale del principio attivo in microsfere di polimeri che si degradano nel tessuto connettivo per poi passare lentamente nei capillari: ciò favorirebbe il mantenimento di valori di exenatide stabili per un periodo di circa 7 giorni. Commenta A. Arcangeli, Presidente dell'Associazione Medici Diabetologi, “Le prospettive offerte da questa nuova somministrazione mono settimanale potrebbero offrire a noi diabetologi strade alternative a quelle utilizzate fino ad oggi nella gestione del paziente diabetico. Poter affrontare il percorso di cura con valide opzioni terapeutiche in più e' un passo fondamentale per personalizzare al meglio la terapia contro il diabete di tipo 2”. Si specifica che tale farmaco non è ancora in commercio ma è allo stadio finale dei test di verifica ed è già stata inoltrata una richiesta alla “Food and Drug Association” per la definitiva legalizzazione.
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Test di Ingresso: per molti è domani il grande giorno?

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Conclusa con oggi la lunga settimana di test di ingresso, che hanno visto coinvolti oltre 200.000 ragazzi di tutta Italia, alle prese con domande di varia difficoltà. Come annunciato a più riprese, quest'anno i controlli sono stati più rigidi, specialmente in quelle facoltà poste tempo addietro sotto accusa per casi di irregolarità o per media di punteggi particolarmente elevata. In molte università tuttavia non si è registrato l'utilizzo di apparecchiature di deviazione del segnale degli strumenti elettronici, optando per l'utilizzo di aule più "coperte", e non si sono attuate forme di perquisizione per controllare la presenza di fogli o libricini, al di là del fatto che tutto il materiale è stato fatto deporre volontariamente all'ingresso. E adesso è caccia ai risultati: tutti su internet alla ricerca di una copia delle domande del test effettuato, per una rapida autocorrezione, o per una anteprima sui risultati. Il sito del ministero ha annunciato che domani dovrebbero essere posti online i risultati, almeno per quanto riguarda l'area sanitaria, mentre per altre facoltà come veterinaria e architettura i test dovrebbero essere già stati pubblicati.

Per tutti coloro che hanno svolto il test: in bocca al lupo... :-)
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A Padova l'amore vince sulla malattia...

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A Padova, il giornale locale “Il Gazzettino” riporta di uno struggente matrimonio che si è consumato nella asettica stanza del reparto di Rianimazione del centro "Vincenzo Gallucci" del nosocomio patavino. Una 50enne di Noventa, colpita poche settimane prima da una infezione epatitica fulminante, è costretta ad un coma farmacologico: una disconnessione del suo cervello, per impedirle di soffrire l’atroce dolore derivante dalla grave malattia. Una condizione al limite fra la vita e la morte, con poche possibilità di sopravvivenza, ma che non le ha impedito di coronare il suo sogno d’amore. E’ stata infatti risvegliata per pochissimi minuti, il tempo per poter, nel dolore, sposare in vita l’uomo che le è stata accanto per anni, specialmente nel difficile momento della malattia. All’attenzione del marito, dei testimoni e degli ufficiali, dopo un commovente si, ripetuto due volte con flebile voce, la donna è stata riportata nuovamente in coma farmacologico. Per i medici ci sono poche speranze, vista la rapidità con la quale la malattia ha attaccato il fegato, ma il gesto ha consentito di infondere serenità nell’animo del paziente e ciò può aiutare a portare avanti la difficile guerra per la vita.
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06 settembre, 2008

Arsenico negli alimenti e diabete di tipo 2: binomio possibile?

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L’arsenico, potente veleno, potrebbe essere una delle cause dell’insorgenza di diabete di tipo 2 in età adulta. E’ una ipotesi sostenuta da una ricerca della “Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health” degli Stati Uniti e pubblicato su “Jama”. Secondo tale prova, condotta su 788 americani dai 40 ai 70 anni di età, i diabetici presenterebbero nelle urine un contenuto di “arsenico” superiore rispetto ai coetanei privi di tale patologia. "I nostri risultati, che devono essere confermati da studi più ampi, suggeriscono che l'esposizione a bassi livelli di arsenico inorganico può giocare un ruolo nell'origine del diabete", spiega il ricercatore Ana Navas-Acien, autore dello studio.
L'arsenico è l'elemento chimico di numero atomico 33, il suo simbolo è “As”. È un noto veleno ed un metalloide che si presenta in tre forme diverse: gialla, nera e grigia. L'arsenico ed i suoi composti trovano impiego come pesticidi, erbicidi ed insetticidi. È inoltre usato in alcune leghe.
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Diabete di tipo 2: un pericolo nemico nascosto...

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Nel corso di un dibattito promosso dalla casa farmaceutica Glaxosmithkline per la promozione del congresso europeo di diabetologia, in programma il 7 settembre in Italia, sono stati pubblicati gli esiti di una ricerca che dimostra come almeno un milione e mezzo di italiani risulti affetto da diabete di tipo 2 e viva le complicanze della patologia nella più totale disconoscenza della causa. Nel corso del dibattito si sono registrate interessanti dichiarazioni sulla necessità di promuovere al più presto una campagna che permetta alle fasce più anziane della popolazione di comprendere la necessità di cure adeguate e controlli accurati per questa patologia. "Il diabete è una malattia in aumento ed il 2-3% della popolazione può averlo senza che sia stato diagnosticato perchè non dà sintomi, tranne quello di urinare molto" ha spiegato G. Perriello, responsabile del centro nutrizione clinica del Dipartimento di medicina interna dell'Università di Perugia. A. Consoli, ordinario di endocrinologia all'Universita' degli studi di Chieti, ha sottolineato come “chi viene colpito dalla malattia non averte disturbi e dolori e spesos non conosce le complicanze e le conseguenze di una patologia che rappresenta la prima causa di cecità legale e di dialisi. Infine E. Mannucci, responsabile del reparto di Diabetologia dell'ospedale “Careggi” di Firenze, ha spiegato come “il diabete rappresenta la quinta causa di decessi a livello mondiale, subito dopo infezioni, malattie cardiovascolari (che spesso vengono favorite dallo stesso diabete), tumori e incidenti traumatici: nonostante tale incidenza si osserva come a livello mondiale non viene eseguita un'adeguata prevenzione e gli stessi malati non seguono le necessarie terapie: oltre il 50% dei pazienti diabetici non raggiunge valori ottimali dell'emoglobina glicata il cui parametro dovrebbe essere mantenuto entro il valore del 7%. La situazione si aggrava in estate, che secondo gli specialisti porta ad una vacanza anche dai farmaci e a qualche eccesso alimentare: le persone affette da diabete dopo le ferie dovrebbero quindi fare un "tagliando", mentre tutti gli individui di età superiore ai 45 anni dovrebbero eseguire periodicamente uno screening che controlli il valore della glicemia a digiuno.
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03 settembre, 2008

Caso Eluana: la Regiona Lombardia risponde al padre e chiede la non-sospensione

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Nei giorni scorsi Beppe Englaro, il padre di Eluana, la ragazza da anni in stato vegetativo e oggetto in questi mesi di un dibattito in merito alla legalità della eutanasia in Italia, aveva chiesto alla regione in quale struttura far ricoverare la figlia per poter interrompere il trattamento che la tiene in vita, dopo che la Corte d'Appello di Milano aveva autorizzato la sospensione delle cure. Oggi è arrivata, in una lettera, la risposta ufficiale che il direttore generale della Sanità della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, ha voluto dare al padre. In sintesi: "Il personale sanitario non può sospendere l'idratazione e l'alimentazione artificiale di Eluana Englaro. Verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio".

Lucchina lancia anche un monito al personale: "La richiesta da Lei avanzata - si legge nella lettera - non può essere esaudita in quanto le strutture sanitarie sono deputate alla presa in carico diagnostico-assistenziale dei pazienti. In tali strutture, hospice compresi, deve inoltre essere garantita l'assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone". Nella lettera viene inoltre sottolineato come "negli hospice possano essere accolti solo malati in fase terminale". "Il personale sanitario che procedesse, in una delle strutture del Servizio Sanitario, alla sospensione dell'idratazione e alimentazione artificiale - scrive ancora il direttore generale della Sanità lombarda - verrebbe dunque meno ai propri obblighi professionali e di servizio anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiede l'esecuzione, non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati".

L'ennesimo stop delle istituzioni non spaventa Beppe Englaro. "Ormai è solo una questione legale - spiega il padre di Eluana - C'è un decreto e deve essere eseguito, quindi seguiremo tutte le vie legali perchè ciò avvenga. Andremo fino in fondo, perché è questa la strada che stiamo seguendo Ora vedremo dal punto di vista legale come superare quest'altro ostacolo".

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Nuova luce sulla Telomerasi: l'enzima che salva le cellule

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I ricercatori del Wistar Institute di Philadelphia hanno pubblicato sulla rivista "Nature" i risultati della loro ricerca relativa alla decifrazione della regione attiva della telomerasi. Lo staff di ricercatori, guidati da Skordalakes, hanno ricostruito la struttura dell’enzima in una rappresentazione in tre dimensioni grazie a tecniche avanzate di cristallografia a raggi X e ottenendo in tal modo dettagli importanti relativi alla molecola. Uno studio approfondito di questo enzima apre le prospettive alla creazione di farmaci che possano prolungarne l’attività

La telomerasi è un enzima che permette la ricostruzione dei telomeri mancanti in modo da mantenere integri i cromosomi. Si tratta di una vera e propria trascrittasi inversa (o DNA polimerasi RNA-dipendente) dal momento che utilizza frammenti di RNA come stampo per l'elongazione dei telomeri. I telomeri sono le parti finali di un cromosoma, formati da esameri la cui sequenza nucleotidica è specie specifica, ad esempio nella specie umana tale sequenza è: TTAGGG. Ogni volta che una cellula si duplica perde una parte delle sequenze di telomeri che in alcuni tipi di cellule (quelle somatiche) non vengono più rimpiazzate, portando a un danno del DNA che porta a morte la cellula per processo di apoptosi (in pratica, la cellula si suicida). La telomerasi presente in cellule non somatiche, quali ad esempio le cellule embrionali, può scongiurare questo destino sintetizzando nuove sequenze telomeriche e proteggendo in tal modo l’integrità della cellula.
I telomeri sono le parti finali dei cromosomi eucariotici, sono formati da sequenze oligomeriche ripetute. La necessità di queste strutture terminali è palese quando consideriamo che tutte le DNA polimerasi conosciute allungano le catene di DNA dall'estremità 3' e che tutte richiedono un primer a RNA o a DNA. Come detto sulla rivista da Skordalakes: “La telomerasi è un obiettivo ideale per la chemioterapia, dato che è attiva in quasi tutti i tumori umani ma è inattiva nella maggioranza delle cellule normali e ciò significa che un farmaco che disattivi la telomerasi agirebbe contro tutti i cancri, ma con scarsi effetti collaterali. Inoltre, lo studio di questa molecola suggerisce nuove possibilità di ricerca nella cura dell'invecchiamento, perchè le cellule invecchiano proprio quando l'enzima non funziona.”.
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02 settembre, 2008

Il lenalidomide nuova arma per la cura dei linfomi

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La lenalidomide può essere una nuova speranza per i malati di linfoma non-Hodgkin. E’ quanto sostenuto dal “Journal of Clinical Oncology”, che ha pubblicato pochi giorni fa i risultati di uno studio clinico di Fase II sul trattamento con lenalidomide di forme aggressive di linfoma non-Hodgkin recidivante o refrattario. In base a questi risultati il farmaco assunto come mono-terapia orale si è dimostrata efficace in pazienti con malattia avanzata, sottoposti precedentemente a quattro o più linee di terapia e con possibilità di cura limitate. Secondo quanto riportato nella pubblicazione, in un campione di 49 pazienti è stata osservata una risposta accertata nel 35% dei casi mentre il 12% ha mostrato una risposta “completa” o completa ma “non confermata”. Particolarmente interessante è la risposta a lenalidomide nel 53% dei pazienti con linfoma mantellare: questi hanno dato esito positivo. La risposta al farmaco è stata notata inoltre anche in altri sottotipi di linfoma, incluso il tipo B diffuso a grandi cellule, follicolare di grado III e trasformato. "Questi dati sono importanti perchè mostrano che lenalidomide è attiva in una patologia aggressiva, attualmente trattabile con opzioni terapeutiche molto limitate" ha affermato Peter S.Wiernik, Direttore del “Montefiore Medical Center-North Division” e primo autore dello studio. I linfomi non Hodgkin sono tumori maligni del tessuto linfatico, con localizzazione primitiva nei linfonodi e che più raramente possono comparire in sede extra-nodale quali cute, ghiandole esocrine, gonadi, apparato gastro-enterico, SNC. Data la somiglianza nell'evoluzione della patologia con le leucemie, che rappresentano il corrispettivo ematologico dei linfomi in ambito oncologico, spesso in fase avanzata diventa difficile, se non impossibile distinguere sottotipi di linfomi da analoghi sottotipi leucemici. In generale i linfomi sono spesso dovuti sia a linfociti di tipo B che T che proliferano in maniera incontrollata in linfonodi e poi in organi linfatici, e alcune varianti, come quelli a piccole cellule o linfoblastici possono diffondersi e assumere carattere sistemico. La diagnosi si effettua su esami di laboratorio, dove oltre l'esame del sangue e l'elettroforesi delle proteine, in cui si rivela un picco di gammaglobuline, per l'aumento degli anticorpi prodotti dal clone linfocitario B iperproliferante (nei linfomi B), resta fondamentale l'esame istologico.
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Scoperta relazione fra Vitamina D e esordio del diabete

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Giovani che presentano un valore alto di Vitamina D hanno una minore possibilità di ammalarsi di diabete giovanile fino a circa i 22 anni, perché la mancanza di vitamina D interferisce con la secrezione di insulina. Ciò è quanto sostenuto da uno studio compiuto dal dottor Paul Knekt del “National Public Health Institute di Helsinki” (Finlandia) e pubblicato sulla rivista "Epidemiology”. Il team finlandese ha studiato per 22 anni uomini e donne che all'inizio della ricerca avevano tra i 40 e i 74 anni e non erano malati di diabete: questa è la prima indagine che abbia seguito i pazienti per un periodo di tempo molto prolungato e quindi i dati ottenuti dovrebbero essere affidabili. Nel corso del test circa 412 persone hanno sviluppato il diabete di tipo 2. Il team di Knekt ha quindi messo a confronto i livelli di vitamina D nei 412 pazienti ammalatisi e nei 986 individui rimasti sani e hanno scoperto il legame tra bassi livelli di vitamina D nel sangue e aumentato rischio di diabete. La relazione non risulta però applicabile per le donne, laddove i test compiuti non hanno fornito dei dati sufficientemente coerenti. La vitamina D è un gruppo di pro-ormoni liposolubili: si presenta sotto due forme principali dall'attività biologica molto simile, quali il colecalciferolo (D3), derivante dal colesterolo e sintetizzato negli organismi animali, e l'ergocalciferolo (D2), di provenienza vegetale (ergosterolo). La storia della scoperta della vitamina D parte nel 1919 quando venne evidenziato, da Huldschinsky, che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta. In caso di prolungata assunzione di vitamina, superiore a 250-1250 μg/die si possono verificare fenomeni di tossicità acuta o cronica con comparsa di nausea, diarrea, ipercalciuria, ipercalcemia, poliuria, calcificazione dei tessuti molli. Generalmente ciò avviene allorché i livelli circolanti di vitamina D superano i 100 ng/ml. Per evitare ciò, è consigliabile non superare un’assunzione giornaliera di 50 μg/die. L' 8 giugno 2007 sulla rivista americana "American Journal of Clinical Nutrition" sono stati pubblicati i risultati di una ricerca condotta da Joan Lappe, professore di medicina nella Creighton University, secondo la quale l'assunzione di vitamina D (1100 UI/die) e calcio (1400-1500 mg/die) da parte di donne in menopausa ha determinato una diminuzione statisticamente significativa del rischio d'insorgenza di carcinomi.

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